-SPECIALE- Maradona, il genio della bellezza che ha salvato il mondo.

“Ogni genio rimane un pò bambino, guarda al suo mondo come qualcosa di strano, uno spettacolo incantevole, con interesse puramente oggettivo”, Arthur Schopenhauer

Lanus, 30 ottobre 1960, nasce Diego Armando Maradona. Detto così potrebbe significare poco, ma a distanza di 60 anni si può ritenere tale data come un “avvento” per il mondo del calcio e non solo. Proprio così perchè quel bimbo venuto alla luce in un sobborgo di periferia era destinato a cambiare le sorti non solo calcistiche ma anche sociali di due realtà molto difficili e simili tra loro, come l’ Argentina e la sua amata Napoli.
La grandezza di quest’ uomo non stava solo nelle sue splendide quanto uniche giocate, figlie di atti sottratti all’ inimmaginabile, ma soprattutto nella capacità di trasmettere quella voglia di rivalsa, di non darsi mai per vinti, di non partire mai sconfitti dinanzi a nessuno e di mettere sempre il cuore oltre l’ ostacolo. Diego, per questo motivo, ha sempre rappresentato gli ultimi, schierandosi in ogni circostanza dalla parte dei più deboli ed emarginati, cercando talvolta di attaccare i poteri forti con l’ estro delle sue giocate, riuscendo ad essere un vero leader e trascinatore perchè ad infondeva tranquillità, sicurezza e determinazione ai suoi compagni ed a tutto l’ ambiente. E non vi poteva essere posto migliore di Napoli per realizzare tutto ciò: una città dove la spensieratezza e la genialità artistica sono ampiamente diffuse nel tessuto sociale e che mal possono convivere con la società capitalistica e consumistica, ieri come oggi. Una realtà quella napoletana molto difficile, alla quale Diego si è subito legato ed appassionato e che ha guidato a risultati epici, come la vittoria dello scudetto e della Coppa Uefa. Eventi che hanno regalato una gioia immensa al popolo napoletano che lo ha “adottato” come un figlio.
Un artista del pallone che come tutti i grandi artisti ha vissuto momenti a dir poco tragici, che però non intaccano per niente la sua grande caratura umana e, perchè no permettetemelo, divina! Semmai gli eventi sfortunati della sua vita e carriera ne aumentano ancora di più lo spessore consegnandolo al mito e rendendo meno distante il paragone con qualche eccelsa divinità.
I problemi con alcool e droga, seppur troppo spettacolarizzati da media che altrimenti sarebbero morti prima di nascere, sembrano quasi il prezzo da pagare e guardando con discreto interesse alla storia ci si accorgerebbe che ogni grande e geniale artista ha avuto delle gravi grane durante la sua vita, da Caravaggio ad Oscar Wilde, giusto per fare qualche esempio( per non dimenticare la figura di Gesù Cristo).
Oggi compie 60 anni un uomo che al di la di tutto ha saputo regalare gioie infinite a chi ama questo sport, attimi di pura poesia, condensati talvolta da pause di ribellione interiore, proprio come avviene a un bambino durante il suo percorso di crescita. E poco importa che Maradona anagraficamente non lo fosse, perchè la sua genialità stava proprio nell’ essere un eterno bambino e da tale voler regalare sorrisi al mondo senza badare troppo alle chiacchiere.
La sua grandezza sta nell’ essere riuscito a cadere e rialzarsi sempre, proprio come fa un pargolo che poco o niente si fossilizza sulle malelingue moraliste, spesso costruite ad hoc in questo mondo falso e perbenista.
Una grande vittoria anche per l’ uomo Maradona che forse qualcuno avrebbe voluto vedere soccombere più per il suo carattere che per le sue doti innate.
Per noi ragazzi nati negli anni 80′ Diego ha rappresentato la voglia di giocare a calcio e di vedere questo sport come un mezzo per emergere. Mai, prima di lui, un calciatore aveva ispirato tanto la vena artistica di cantanti ed artisti pronti a dedicargli un tributo ed omaggio.
Ognuno di noi nel suo piccolo deve dire grazie a Maradona per aver portato con le sue magie questo sport ai massimi livelli espressivi.
Con le sue gesta, sia in campo che fuori, Maradona si è consegnato al mito e non vi è condanna o accusa che possa negare tutto ciò.
La bellezza stilistica e balistica dei suoi colpi sono episodi che rimarranno per sempre come immagini indelebili sia per il mondo del calcio sia per gli occhi di noi ex bambini che abbiamo avuto la fortuna di poterli ammirare.
Se è vero che, come affermava Fedor Dostoevskij, la bellezza salverà il mondo allora è altrettanto tale il fatto che Maradona ci sia riuscito in pieno e noi ne siamo stati testimoni visivi ed oculari.
TANTI AUGURI DIEGO E GRAZIE PER AVERCI ILLUMINATO GLI OCCHI!

Danilo Sandalo


-INEDITO- In direzione ostinata e contraria: "Come Zeman nessuno mai"!

Zdenek Zeman, il ribelle del calcio italiano, il 12 maggio ha compiuto 73 anni. Una data particolare, piena di suggestione e d’intrigo cabalistico se si pensa che proprio nello stesso giorno il Foggia Calcio festeggiava i suoi 100 anni di storia! Proprio così Zeman e Foggia, un binomio frizzante che a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 fece impazzire   l’ Italia calcistica offrendo un calcio spettacolare che, forse, mai una squadra di provincia, arrivata dalla Serie B e con tanti giovani semi sconosciuti, aveva offerto e dimostrato fino a quel momento.
Un personaggio molto introverso e controverso il boemo, uno che credeva nei valori e nei principi morali che cercava di riportare anche nello sport. Zeman con le sue dichiarazioni sempre un pò piccanti e controcorrente, ma senza dubbio non citate a caso e senza cognizione di causa, è entrato di diritto nell’ immaginario collettivo come colui che sta dalla parte dei più deboli ed indifesi, anche se non sempre è stato apprezzato da tutti. Ma prima ancora delle sue dichiarazioni a parlare erano state le gesta delle sue squadre che offrivano spettacolo al pubblico perchè Zeman non si è mai nascosto dietro l’ ipocrisia del fare risultato a tutti i costi, magari giocando male ed in maniera catenacciara, ma ha sempre dichiarato che chi paga il biglietto deve godersi lo spettacolo, ben consapevole che il calcio sia un gioco, un bellissimo gioco.
Una lunga carriera senza vittorie importanti, ma con il grande merito di aver lanciato giovani, poi diventati illustri, come Schillaci, Signori, Baiano, Rambaudi, VucinicBojinovVerratti, Insigne, Immobile e di aver portato alla ribalta nazionale realtà sociali talvolta difficili che sono riuscite grazie al calcio voluto dal boemo, a dimostrare la loro esistenza anche al resto dello stivale insieme ai relativi, ma nonostante tutto questo la gioia di poter essere orgogliosi di quella loro appartenenza non veniva certamente meno.
Fedor Dostoevskij affermava che “la bellezza salverà il mondo” lanciando un messaggio dove la salvezza degli uomini può avvenire solo per mezzo della contemplazione della bellezza e della ricerca armoniosa di essa. In questo Zeman probabilmente ci è riuscito in pieno avendo ricercato in maniera sublime e, visto il suo carattere molto taciturno, contemplativa il concetto di bellezza estetica in un campo da calcio, regalando armonia e serenità a quelle piazze che per questioni storiche e socioculturali, sono relegate ad essere “emarginate” e “snobbate” in maniera piuttosto impari dal resto del Paese. La bellezza espressa dal gioco Zemaniano è stata una vera rivoluzione sociale prim’ ancora che calcistica fatta grazie alla spensieratezza e la voglia di un mondo migliore che solo la grande energia dei giovani possono avere ed emanare. In tutto questo Zeman è stato più di un condottiero, filosofo o messia. E’ stato un vero Maestro da cui attingere insegnamenti di vita per provare a ribaltare l’ ordine prestabilito.
Il Foggia dei miracoli per questo motivo rappresenta la punta più alta di questo concetto non più astratto identificabile con la bellezza. Il trio delle meraviglie BaianoSignoriRambaudi rimarrà per sempre negli occhi di chi l’ ha potuta ammirare senza mai dimenticare che se è vero che “gli eroi son tutti giovani e belli”, come affermava Francesco Guccini, è altrettanto veritiero che, come professato da Alessandro Magno, al “Maestro si deve una vita che vale la pena di essere vissuta”!

Una formazione del Foggia dei miracoli allenato da Zeman nel 1991/92


Danilo Sandalo