Foggia, mister Corda al Corriere dello Sport:" ecco come cambierei la regola degli under"

Il tecnico del Foggia Ninni Corda, ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport: “Io cambierei il regolamento per far crescere meglio questi ragazzi: in questo modo, infatti, rischiano di avere davanti a sè solo il confronto col proprio pari-quota. La regola è questa, dobbiamo tenercela. Io comunque ho fatto sempre giocare i migliori, quelli che mi fornivano più garanzie in quel momento sul piano tecnico dopo averlo dimostrato prima di tutto in allenamento. Sarei più favorevole a una maggiore libertà di gestione da parte dei tecnici, oltretutto così facendo i ragazzi stessi affronterebbero prima l’impatto con il clima di uno spogliatoio. Le garanzie possono far rilassare qualcuno. I bravi devono giocare a prescindere, questa è stata sempre la mia bussola: detto ciò mi sono rigidamente attenuto al regolamento per tutta la stagione. I nostri ragazzi sono cresciuti con noi, vedremo cosa saranno capaci di fare nel prosieguo della loro carriera“.

Il lato oscuro della regola degli under: quei ’97-’98 che non servono più

Una folta schiera di calciatori ha enormi difficoltà a trovare squadra quando non è più under

Il lato oscuro della medaglia Under. Ogni anno la regola degli under mette in mostra nuove classi, come quest’anno dove sarà obbligatorio per le squadre di Eccellenza e Promozione un 2001. Ma se nuove leve avanzano, c’è un esercito silente che passa dalle grandi piazze all’anonimato più assoluto, molti addirittura smettono dopo questo shock. Parliamo dei non più under o meglio i ’97 e i ’98 a cui viene detto senza troppi giri di parole: “non servi”. Eppure per 3/4 anni sono stati ritenuti vitali, adorati da pseudo procuratori che ne fanno un mercato (ricavando anche bei profitti), poi quando non sono più merce da piazzare li abbandonano miseramente al loro destino. E che fine fanno questi ragazzi? La maggior parte si perde, non desiderati da squadre che li ritengono non pronti per coprire un posto da over e spesso vanno nel dimenticatoio, alcuni dopo un po’ smettono addirittura. I più “fortunati” riescono a ricollocarsi nelle compagini a basso budget, dovendo abbassare le loro pretese fino a giocare quasi gratis. Insomma, per questi ragazzi diventa una giungla, dove parliamo di ventenni che si trovano a combattere con veterani che li schiacciano. Certo, i più forti vanno avanti, ma quanti sono veramente un talento cristallino? Quanti magari crescendo possono esplodere e non lo fanno? Nomi abituati a circolare per anni, improvvisamente vanno in archivio e se ne perdono le tracce, si permette a questi ragazzi di calcare campi importanti e di fare esperienza, ma poi a 20 anni vengono nuovamente abbandonati e non seguiti e spesso si perde quanto di buono fatto. “Sei vecchio, mi dispiace non ci serve un ’97 o un ’98”, frasi aberranti con cui questi ragazzi convivono quotidianamente. E quindi che futuro hanno questi giovani? Possibile che si dilapida un patrimonio umano cresciuto per 3/4 anni? Ebbene sì, la mancanza di progettualità passa anche da questi fenomeni, si pensa all’oggi piuttosto che al domani, i nostri giovani vengono bruciati, mandati al macello solo per una norma che non li “coccola” più. Servirebbe maggiore attenzione, basta guardare al mercato degli svincolati per accorgersi quanti 1997 e 1998 sono alla ricerca di una squadra. Qualche tecnico asserisce che il talento si allena, spezzare le ali ai nostri ragazzi è come farlo a noi stessi.