Il calcio italiano è in lutto per la scomparsa all’ età di 81 anni di Gigi Simoni, ex allenatore di Inter e Cremonese. Con i nerazzurri riuscì ad ottenere una Coppa Uefa vinta contro la Lazio, mentre rimane memorabile l’ ascesa dei grigiorossi nel calcio che conta.
Nel giugno scorso era stato colpito da un ictus nella sua casa di San Piero a Grado in provincia di Pisa.
Un allenatore gentiluomo, signorile ed elegante, sempre molto composto e garbato capace di farsi apprezzare in ogni piazza nella quale ha allenato. Lo stesso Massimo Moratti, ex presidente dell’ Inter allenata da Simoni, proprio riguardo all’ esonero del tecnico dichiarò più volte a posteriori di ritenersi pentito di quella decisione.
Nel suo palmares poteva vantare il record di promozioni dalla Serie B alla Serie A (sette promozioni), la già citata vittoria della Coppa Uefa e la Panchina d’ Oro ricevuta grazie alla splendida annata svolta proprio con l’ Inter nel 1997/98.
Un altro pezzo di calcio pulito va via, dopo aver fatto il suo tempo ed il suo corso. In un ambiente malato come quello del football moderno, dove il business la fa sempre più da padrone, mostrando il lato più oscuro e becero di questo sport, un uomo come Gigi Simoni mancherà soprattutto per la serenità, l’armonia e la passione, oltre alla serietà ed alla professionalità, che lo hanno contraddistinto per tutta la sua lunga carriera.
Grazie di tutto a prescindere mister…che il tuo insegnamento possa continuare a vivere!
Danilo Sandalo
Destinazione Serie B, con Gigi Simoni nel calcio di provincia e dei play-off di Lega Pro
È un giro d’Italia senza bici, ma con il pallone. Non si corre sulla strada ma negli stadi. Qui gli spalti si colorano con le sciarpe della squadra del cuore. In campo, come un tatuaggio sulla pelle, la maglia corre orgogliosa di portare su di sé i colori della provincia del nostro Belpaese.
Emozioni per grandi e piccini. Si chiamano play-off, nacquero 27 anni fa e assomigliano a un viaggio in treno che prevede soste in tutte le città dei club partecipanti. In questo 2019, sono state 28 le tappe previste: Piacenza, Pisa, Arezzo, Vercelli, Siena, Carrara, Busto Arsizio (VA), Novara, Alessandria, Trieste, Imola (BO), Salò (BS), Monza, Bolzano, Ravenna, Vicenza, San Benedetto del Tronto (AP) e Fermo (AN). E, ancora, si corre sulle rotaie per arrivare a Trapani, Catanzaro, Catania, Potenza, Francavilla (BR), ReggioCalabria, Monopoli (BA), Caserta, Rende (CS) e Viterbo. La destinazione finale, da raggiungere il 16 giugno, ha un cartello ben in evidenza: due posti per la Serie B. Non si scende, come dalla carrozza, ma si sale verso il campionato cadetto.
I play-off sono come un libro da sfogliare: ogni pagina è intrisa di inchiostro e gesta, lacrime di gioia o di tristezza se non c’è il lieto fine, ma alla chiusura del sipario c’è la consapevolezza di dire: «Io c’ero».
O, ancora, sono come la favola che un nonno può raccontare al nipotino, che ascolta mentre con il piede accarezza il pallone. «Quando in giro per l’Italia presento la mia biografia e mi chiedono qual è la vittoria più bella della mia lunga carriera da allenatore non esito a rispondere che, se il trionfo in Coppa Uefa con l’Inter è stato il momento più alto, il successo nel campionato di C2 con la Carrarese nella stagione 1991-92 è quello a cui sono più affezionato». Gli occhi di Gigi Simoni, in passato alla guida di squadre come Lazio, Napoli, Inter, Piacenza, Torinoe CSKA Sofia in Bulgaria, si illuminano mentre ripercorre le sue tappe. «Non si può scordare – continua – neanche quello del 2010 da direttore tecnico del Gubbio con i play-off di Seconda Divisione, che mi hanno dato una carica e un entusiasmo indescrivibile».
A questo punto, l’interesse del nipotino sarebbe davvero alto: «Cosa sono davvero i play-off?», chiederebbe. «Per chi allena e per chi scende in campo – risponderebbe mister Simoni – sono passione, sfida, speranza, entusiasmo e voglia di abbracciare la squadra che ti ha permesso di realizzare un sogno».
«E come si fa a vincerli?», continuerebbe il bambino.
«Non c’è una formula magica, un segreto recondito, una ricetta infallibile per vincere le sfide che valgono una stagione. Nei momenti di difficoltà serve unità d’intenti nello spogliatoio. E tanta positività. La mia esperienza a Gubbio ne è un esempio. Quando hai una squadra giovane che si integra con tre o quattro giocatori esperti, grazie al lavoro, all’amicizia e seguendo con umiltà e rispetto lo staff tecnico, si taglia il traguardo. In quell’occasione riuscimmo a conquistare i play-off, trascinando un’intera comunità e ribaltando i favori del pronostico, e a ottenere un’insperata promozione in C1».
Si scende in campo l’8, 9, 15 e 16 giugno lo spettacolo delle final four.