Massimo Giove, presidente del Taranto, è stato intervistato dai colleghi de La Gazzetta del Mezzogiorno.
Queste le dichiarazioni del patron rossoblù: “Ci troviamo di fronte ad una situazione inimmaginabile ed è impossibile azzardare ipotesi su un’eventuale ripresa dell’attività sportiva. L’ideale sarebbe completare i campionati anche con formule ad hoc, ma penso che farlo a porte chiuse significherebbe togliere valore al calcio. Chi deve decidere ha una grande responsabilità. Insieme a tutti i club di serie D attendiamo le decisioni di Sibilia, alle quale dovremmo adeguarci. Vedremo che succede, ma secondo me la stagione sportiva è compromessa“.
Sulla situazione in casa Taranto: “Ho sentito diversi calciatori ma non abbiamo parlato di accordi sulle retribuzioni qualora non si riuscisse a tornare in campo. Vediamo gli sviluppi, anche se il mio auspicio è che si trovi una soluzione uguale per tutta la serie D in considerazione dei notevoli danni economici subiti dalle società. Adesso, però, sono concentrato sulle mie aziende dell’indotto ex Ilva, sui miei dipendenti in difficoltà e costretti a stare a casa per la crisi. Va tamponata in fretta anche questa emergenza“.
Sul futuro: “Stavo iniziando a pensare ad un nuovo piano per il Taranto ma, alla luce di quanto sta accadendo, dovranno necessariamente cambiare tutte le strategie, pure nel mondo del calcio. Nel breve periodo, si dovrà ragionare in modo diverso perché nulla sarà più come prima e mi riferisco anche alle sponsorizzazioni. I prossimi mesi ci aiuteranno a capire come muovervi anche in base a quanto accadrà tra i professionisti. Panarelli? Tutto è sospeso, preferisco essere cauto, senza illudere nessuno visto che non sappiamo dove ci porterà quest’esperienza drammatica. Stesso discorso vale anche per il ds De Santis, a cui non posso rimproverare nulla, il clima ostile non l’ha aiutato“.
Taranto, Avvantaggiato a La Gazzetta del Mezzogiorno "cerco di trovare i giusti stimoli anche rinchiuso tra quattro mura…"
Alessandro Avvantaggiato, 20enne calciatore del Taranto, è stato intervistato da Alfredo Ghionna de La Gazzetta del Mezzogiorno.
Queste le sue dichiarazioni: “Mi alleno restando a casa, cercando di trovare i giusti stimoli anche rinchiuso tra quattro mura. I nostri tecnici ci chiamano molto frequentemente e questo continuo contatto fa in modo che l’impegno di ognuno di noi, sebbene a distanza, prosegua nel modo più giusto. Non vedo l’ora di tornare a calcare i campi di gioco per provare a centrare l’obiettivo playoff che, al momento, è l’unico perseguibile qualora il campionato dovesse riprendere. Sul piano del rendimento personale posso affermare con certezza che posso e devo dare di più. Mister Panarelli? Mette tutti sullo stesso piano e ci dice la formazione solo 10 minuti prima dell’inizio“.
Taranto, Avvantaggiato: "Panarelli ci dà la formazione 10 minuti prima della partita…"
Alessandro Avvantaggiato, 20enne calciatore del Taranto, è stato intervistato da Alfredo Ghionna de La Gazzetta del Mezzogiorno.
Queste le sue dichiarazioni: “Mi alleno restando a casa, cercando di trovare i giusti stimoli anche rinchiuso tra quattro mura. I nostri tecnici ci chiamano molto frequentemente e questo continuo contatto fa in modo che l’impegno di ognuno di noi, sebbene a distanza, prosegua nel modo più giusto. Non vedo l’ora di tornare a calcare i campi di gioco per provare a centrare l’obiettivo playoff che, al momento, è l’unico perseguibile qualora il campionato dovesse riprendere. Sul piano del rendimento personale posso affermare con certezza che posso e devo dare di più. Mister Panarelli? Mette tutti sullo stesso piano e ci dice la formazione solo 10 minuti prima dell’inizio“.
Taranto, Benvenga: "Sono cinico, la fortuna va costruita. Sul futuro…"
Il difensore del Taranto, Alex Benvenga, intervistato sulle colonne del Corriere dello Sport (ed. Puglia) ha parlato anche del suo rapporto con la società rossoblu: “Avremmo dovuto e potuto fare di più. Mi ritengo una persona estremamente cinica: credo che la fortuna bisogna essere in grado di costruirsela, ma per noi quest’anno ogni errore è stato devastante, soprattutto agli inizi della stagione. Ci sono mancate continuità e forse un pizzico di personalità necessaria per gestire le pressioni in campo e fuori, tant’è che in trasferta i risultati ci hanno sorriso il più delle volte“.
E sul futuro chiarisce: “Sono un calciatore che vive di emozioni e Taranto è una piazza straordinaria. Accetterei soprattutto per provare a riscattare la stagione in corso: le contestazioni e i fischi subiti devono trasformarsi in uno stimolo per fare meglio“.
Taranto, Masi: "ecco come vivo questo momento particolare…"
Oggi ai microfoni di Mondorossoblù.it il calciatore del Taranto, Vincenzo Masi, ha confessato come sta vivendo questo momento particolare.
Cosa pensa della situazione attuale? Come sta vivendo questo momento da uomo e da atleta?
Penso che tutti noi stiamo vivendo un momento difficile, fatto di sconforto e di nostalgia, ma nonostante ciò non ho mai smesso di essere positivo. Questa situazione ha cambiato molti aspetti della nostra vita quotidiana, ma sono fiducioso nello sperare che ritorni tutto alla normalità. Grazie al mister ed allo staff tecnico che ci fornisce giornalmente lavori e allenamenti da fare, fortunatamente, io e la squadra ci manteniamo allenati.
Il calcio come sta affrontando questa pandemia e poteva fare di più? Confida nel senso civico della gente e vede che sta rispettando le ordinanze?
Da un punto di vista calcistico credo che si siano adottate le misure giuste. La gente sta rispettando le ordinanze e ripeto: bisogna essere fiduciosi, combattere e andare avanti.
A Taranto come stanno vivendo la situazione, la città e la squadra?
La nostra squadra ha risposto bene a questa situazione, continuando ad allenarsi ,e cercando di dare il meglio. La città di Taranto, sicuramente ne avrà risentito del peso delle misure di precauzione, ma cerca di andare avanti.
Come si augura che finisca questo campionato? Qual è l’ opzione più giusta?
Mi auguro con tutto me stesso che la situazione pian piano si sblocchi e che le partite riprendano per portare a termine ciò che a settembre abbiamo cominciato.
Taranto, Manzo: "Cosa non è andato? Vi spiego i tre problemi…"
Ai microfoni di Giornalerossoblu.it è intervenuto Luigi Manzo, difensore centrale dei rossoblù. Tra i temi toccati la situazione Coronavirus, la stagione ionica e uno sguardo al futuro. Queste le sue dichiarazioni:
Prima di tutto come stai, e come stai passando questo periodo di riposo forzato?
“Fortunatamente io e la mia famiglia stiamo bene. Mi dedicando interamente a mio figlio, poiché in questo anno e mezzo sono stato molto fuori casa. Questo periodo non è bello sia per l’Italia che per il mondo”.
Se dovesse dipendere da te, faresti riprendere il campionato? E alla fine secondo una tua opinione cosa succederà?
“Se si riprendesse vuol dire che la situazione si sta sistemando. Sinceramente però, la vedo un po’ difficile. Perché più tempo passa e più diventa complicato concludere il campionato. Ogni giorno ci sono tante vittime e i contagiati aumentano, a me sembra difficile che il campionato si concluda”.
Cosa è andato storto in questa annata?
“Ho un mio pensiero, per me ci sono state tre situazioni che hanno fatto in modo che il Taranto non competa per la vittoria del campionato. All’inizio si partiva con i favori del pronostico e con troppa sicurezza, poi la partenza sbagliata ci ha tolto un po’ di fiducia e certezze. Eravamo un gruppo, anche a livello numerico, ed è normale, quando si parte in quella maniera, possiamo fare tutti i moralisti del mondo ma gli strascichi all’interno dello spogliatoio si fanno sentire. Con l’avvento di Panarelli, la rosa si è rinvigorita e il primo mese abbiamo fatto dei numeri importanti. Poi nella partita col Gravina ci é girato tutto storto e lì sono riusciti gli scheletri dall’armadio. Il periodo del mercato ha leso la serenità di tutti , poiché ogni giorno uscivano dei nomi. L’unico dispiacere è che il gruppo non è stato compatto in quel periodo, in quelle parte di stagione abbiamo imbarcato tanta acqua, anche perché sono arrivate critiche da tutte le parti, e le situazioni come quelle di Genchi e D’Agostino sono sfaccettature che ci si portava dietro da quando si sono venute a creare”.
Qual ora si dovesse riprendere, l’obiettivo del Taranto quale sarebbe?
“L’obiettivo comune e personale deve essere quello di fare queste partite che rimangono al massimo delle proprie possibilità. Tante volte ci siamo dati degli obiettivi e non sono stati raggiunti, perciò mi auguro di finire questo campionato nel miglior modo possibile. Alla base c’è sempre una dignità, penso che ognuno di noi debba dare il massimo fino alla fine, poi se arriviamo nei play off dobbiamo giocarceli per concludere al meglio la stagione”.
Vorresti rimanere in riva allo ionio anche la prossima stagione?
“Sinceramente mi sono trovato bene a Taranto, la città mi piace. A prescindere che l’empatia fra la squadra e i tifosi non ci sia mai stata, per via dei mancati risultati. Ci vorrebbe una linea guida, un pensiero unico, che faccia in modo che gli errori commessi negli anni precedenti non si ripetano. Detto ciò non avrei nessun problema a restare qui”.
Taranto, mister Panarelli: "Lo insegnano: mai dare le dimissioni"
Il tecnico del Taranto, Luigi Panarelli, ha rilasciato la seguente intervista ai colleghi della Gazzetta del Mezzogiorno:
EMERGENZA COVID-19 – Oggi la priorità è la salute. Tutto il resto è secondario. Ma ognuno di noi ha disegnato la propria esistenza inseguendo un sogno, un ideale, una passione. Io vivo di calcio. Pensare al calcio, per me, è naturale. Inevitabile.
I NUMERI – Facile far parlare i numeri. Ho lavorato su un progetto che non era il mio. Ma avevo lasciato delle tracce e da lì sono ripartito, cercando la complicità di tutti. Sono rientrato nel gruppo, portando concetti e valori in cui credo. Abbiamo intrapreso un percorso, lavorando sul fisico e sulla tattica. Non solo quattro vittorie. Anche 13 gol fatti e 1 subito. E soprattutto l’attenzione di tutti verso ciò che proponevo.
IL BARATRO – Col Gravina potevamo fare gol subito: non uno ma quattro. Poi siamo andati sotto su una palla inattiva. Non fu sbagliato l’approccio. A Fasano prima frazione dignitosa. Nella ripresa la squadra è venuta clamorosamente meno e abbiamo perso con merito. Con la Nocerina, prima di soccombere, ci sono i due gol ingiustamente annullati, un palo e diversi salvataggi sulla linea di porta. Insomma, se proprio vogliamo trovare una matrice comune, io la rintraccerei nella mole, davvero considerevole, di episodi negativi.
CASO KOSNIC E SITUAZIONI VARIE – Che era mio dovere salvaguardare l’integrità psicologica del gruppo. Io lavoro sul campo. Il mio pensiero, alla fine, va sempre lì.
IDEA DI SQUADRA INIZIALE – Pensavo fosse una buona squadra composta da ottimi giocatori, non tutti, però, congeniali al progetto vincente che stava alla base. Mancava qualcosa. E sarebbe arrivata a dicembre. Su questo punto col presidente ci fu subito totale convergenza. La pensavamo allo stesso modo.
POST FRANCAVILLA – Esiste, semmai, la partita che mi suggerisce di essere sulla strada giusta. Dopo lo 0-4 di Francavilla in Sinni mi convinco che il Taranto, ritoccato adeguatamente, può vincere il campionato. Poi, però, cominciano gli smottamenti, le frenate, le scollature. Non c’è una data del crollo. Ci sono le tappe di una resa progressiva.
DESTABILIZZAZIONE – Mentre si avvicina il mercato, un ex dirigente va in tv e fa i nomi dei calciatori che non avrebbero più fatto parte del progetto. Commette un errore imperdonabile perché rischia di destabilizzare lo spogliatoio. Così tocca farmi carico delle ansie dei calciatori, raccontando loro la verità. E gli scompensi vengono attutiti.
CASO D’AGOSTINO – A Coverciano ci hanno insegnato che le dimissioni non si danno mai. Questione di etica professionale più che di calcolo economico. Se credi in quello che fai, non lasci le cose a metà. Sull’attacco erano comunque in corso delle valutazioni. Stavamo cercando qualcosa di diverso. Croce, per esempio, chiedeva maggiore minutaggio e io non potevo garantirglielo. Favetta, dopo quell’errore dal dischetto, non era più lui: mi confessò che voleva cambiare aria, non sopportando le pressioni della piazza. L’esclusione di D’Agostino l’ho invece subita. Ero contrario e l’ho detto.
LA COERENZA – Penso di sì. Sono cinque anni che alleno e ho avuto sei-sette spogliatoi da gestire perché dopo ogni mercato cambiano le dinamiche relazionali all’interno di un gruppo, e ho sempre fondato il rapporto sulla correttezza. La offro e la pretendo. Solo così è possibile crescere.
ALLENATORE MODERNO – L’allenatore moderno è chiamato ad evolversi continuamente. Non è più tempo di integralismi. Lavoro su più sistemi di gioco. E sui tanti modi di interpretare una partita condizionata com’è dalle cosiddette variabili esterne: la forza degli avversari, lo stato di forma dei singoli, la strategia da adottare.
DIFETTO DI CRESCITA – Penso che un po’ tutti facciano riferimento alle partite di Gravina e Francavilla, parlo dello scorso campionato. Ma ci si dimentica di tutte le altre partite dove le correzioni, anche robuste, hanno prodotto benefici innegabili. A Gravina, per esempio, riempii la formazione di attaccanti, portando in mezzo al campo i due migliori palleggiatori: D’Agostino e Salatino. Lo scopo era quella di velocizzare i tempi di esecuzione della manovra, nel tentativo di stanare un avversario che si era chiuso. Non fu sufficiente.
LA DIDATTICA – È il passaggio decisivo. Si tratta di trasferire ciò che sai nella testa dei calciatori, partendo dalla postura del corpo che deve essere corretta. Perché se un centrocampista dà le spalle al lato opposto, si preclude una visuale di gioco. Ma la didattica da sola non basta. Un allenatore deve avere personalità. Deve essere percepito come il leader.
MANCANZA DI GIOCO – Rispondo che è falso. Ci sono state prestazioni in cui la bellezza del gioco ha rimandato al Taranto di Dionigi. L’ho letto. Non me lo sto inventando. E partite vinte grazie agli opportuni accorgimenti, ovvero in forza di una lettura corretta. Penso alla partita di Sorrento. Il bel gioco da solo non fa vincere. È la qualità della prestazione che ti avvicina maggiormente alla vittoria. Il bel gioco è un dato soggettivo. Per Klopp è la capacità di arrivare in porta dopo tre passaggi. Per Guardiola è l’esaltazione del possesso palla prima dell’imbucata decisiva. Mi piace allargare le possibilità d’impiego dei calciatori che alleno. Convincerli che possono fare l’una e l’altra cosa. Penso a D’Agostino che non era abituato a curare la fase di non possesso, alla versatilità di Ferrara, a Marino che da interno di centrocampo fa il terzino, a Pelliccia che nasce centrocampista.
IDENTITA’ – È qualcosa che rimanda alla mentalità e all’atteggiamento. Ho avuto la fortuna nella mia carriera di avere allenatori importanti: Mazzone, Mondonico, Gigi Simoni, in ritiro con la Roma ho visto lavorare Capello. A tutti ho rubato qualcosa. Sono stato una spugna. Ora faccio sintesi. Perché col copia e incolla non si fa strada.
CAMBIAMENTO – Serve uno sforzo corale per un processo che, oltre a coinvolgere tutti, deve avere due cardini: l’orgoglio e la progettualità. Dobbiamo dimostrare al mondo che a Taranto valiamo. Mi conforta l’idea che questa fermata generale ci stia fornendo la possibilità di una presa di coscienza individuale. Ripartire sarà come rinascere. Viverla come un’occasione: non ci resta altro.
LA RICONFERMA – Sì, per due ragioni: dare continuità al lavoro svolto e condividere il progetto sin dalla sua stesura. Il calcio è fatto di scelte da indovinare e di tempi da rispettare. Non bisogna, ogni volta, smontare tutto. Occorre continuità programmatica sull’esempio del Chievo di Delneri, della scalata del Sassuolo, dell’Atalanta di Gasperini, della Lazio di Inzaghi. Guardo a quei modelli. E ai miei 100 punti in 52 partite da allenatore del Taranto. Ed è su quella panchina che mi rivedo ancora.
Casarano, il pensiero di Morleo sulle altre salentine
Intervenuto sulle pagine del Nuovo Quotidiano di Puglia, il difensore del Casarano Archimede Morleo esprime il suo pensiero anche sulle altre pugliesi del girone H, Taranto e Brindisi in primis. Ecco uno stralcio della sua intervista, pubblicata oggi:
Parliamo delle altre quattro squadre salentine: Fasano, Taranto, Brindisi e Nardò.
Il Fasano è a metà classifica e con la finale di Coppa Italia da giocare è quella che la classifica alla mano sta perdendo più di tutti. Mi aveva impressionato molto all’inizio del campionato, un gruppo consolidato anche se in casa li abbiamo battuti. Il loro livello è venuto fuori, hanno un bel gioco ma sono calati fisicamente.
Il Taranto è partita tra le favorite ed è secondo me una buona squadra anche se ha perso qualche pezzo. La piazza è esigente e particolare e avrebbe bisogno di più tranquillità per poter raggiungere importanti risultati. Se il campionato riprenderà, se la giocherà con noi per i playoff ma credo che abbiano comunque disputato un torneo sottotono, salvo qualche partita.
Il Brindisi è la squadra dove ho tanti amici anche per stagioni passate. Anche li una piazza importante e una buona squadra dove la tranquillità sarebbe fondamentale per centrare traguardi di rilievo. Comunque un campionato positivo anche se con alti e bassi.
Il Nardò è la squadra che in Coppa Italia ci aveva impressionato, specie con i giocatori davanti. Ha avuto qualche difficoltà all’inizio, poi con qualche rinforzo sono ripartiti e hanno ottenuto una serie di risultati utili consecutivi. All’andata li abbiamo battuti e non era la squadra vista in estate. Al ritorno, sia pure a sprazzi, l’abbiamo rivista.
Taranto, Matute: “Se torniamo a giocare, l’obiettivo è vincere i playoff”
Ai microfoni di Giornalerossoblu.it è intervenuto Kelvin Matute, centrocampista del Taranto. Queste le sue dichiarazioni in merito alla situazione attuale, con uno sguardo anche verso il futuro:
Innanzitutto come stai, e come stai passando questo periodo di riposo forzato?
“Sto bene, sono in casa con la mia famiglia. Stiamo passando un momento bruttissimo per la storia del mondo. Dispiace per tutti quelli che stanno soffrendo”.
Se dovesse dipendere da te, faresti riprendere il campionato? E alla fine secondo una tua opinione cosa succederà?
“Per adesso è difficile parlare del campionato, visto quello che sta succedendo. La vita viene prima di tutto, perciò discutere di calcio è superfluo, dobbiamo essere umani e cercare di aiutare il prossimo”.
Cosa non è andato in questa stagione?
“È stata una stagione particolare, non è andato niente per il verso giusto. Personalmente non sono venuto qua per giocare questo campionato, ma volevo vincerlo, poiché ero anche convinto del progetto. Abbiamo fatto di tutto per vincere in campo, ma purtroppo non è andata, anche le partite che potevamo fare nostre sono girate storte. A questo punto non posso dire cosa è andato storto o meno, non riesco a capirlo”.
Qual è l’obiettivo del Taranto in questa annata, qualora si dovesse riprendere a giocare?
“Minimo vincere i play off. Anche se per il momento siamo fuori, sono fiducioso di questo gruppo. La sosta ci poteva aiutare a dare una scossa. Abbiamo la voglia di fare risultato, tanto che pensavo che prima o poi la ruota dovesse girare dalla nostra parte, ma così non è stato”.
Vorresti rimanere in riva allo ionio per un’altra stagione?
“La mia intenzione era quella di vincere il campionato e di proseguire con la maglia del Taranto. Il campionato non è ancora finito, adesso non posso dire che non voglio rimanere, anche perché mi piacerebbe vestire la maglia rossoblù anche il prossimo anno. Ora vediamo come vanno a finire le cose e poi tireremo le somme”.
Taranto, Cuccurullo: “Non c’è voglia di pensare alla fine del campionato”
Ai microfoni di MondoRossoBlù quest’oggi uno degli under della compagine jonica, stiamo parlando del centrocampista Marco Cuccurullo, classe 2000 in prestito dal Benevento.
Marco, stiamo vivendo indubbiamente una situazione non facile
Proprio così, il Covid-19 ci ha colpiti all’improvviso e ci ha costretto a fermare tutti i campionati. So che è difficile ma dobbiamo adeguarci, questo è un virus pericoloso. Tutto ciò che possiamo fare è stare tranquilli a casa per evitare inutili diffusioni di contagi.
Come va il rapporto con la società e l’allenamento a distanza?
Abbastanza bene. Con la società e col mister, ma anche con lo staff medico c’è grande sintonia e stiamo mantenendo dei contatti costanti. Per gli allenamenti stiamo ricevendo delle schede per mantenerci in forma, anche se non tutti hanno la casa grande per potersi esercitare: prima facevamo attività fuori casa ma adesso sappiamo tutti che le attuali disposizioni ce lo impediscono.
Chiaramente parlarne adesso è impossibile, ma hai delle tue soluzioni per la ripresa?
Come hai detto tu adesso non c’è nemmeno molta voglia di pensare al domani. Viviamo nell’incertezza, i casi continuano ad aumentare, quindi la cosa fondamentale adesso è pensare a sconfiggere questo virus, poi se il campionato lo finiremo a maggio o a giugno non cambierà granché.
Parliamo di calcio giocato: che bilancio fai della tua esperienza al Taranto sino a questo momento?
Sicuramente posso dire di aver imparato tanto in quest’anno. La mia fortuna è stata quella di essere arrivato in un grande gruppo, e di questo ne sono onorato. Sono cresciuto anche nelle difficoltà che abbiamo incontrato durante la stagione, e per questo devo dire grazie ai miei compagni che hanno più esperienza: mi hanno migliorato sotto tanti punti di vista, sia tecnici che caratteriali. Posso assicurare che darò il massimo fino alla fine.
Un saluto a tutti i tifosi rossoblù
Ciao a tutti, ragazzi, forza Taranto e, soprattutto, restiamo a casa.
Taranto, Guaita: “La falsa partenza ha prodotto effetti disastrosi”
Sicuramente quella interrotta tre settimane da non potrà mai considerarsi la sua migliore stagione, ma Leandro Guaita, 33enne esterno argentino del Taranto guarda avanti, in attesa che la pandemia di Covid-19 possa rallentare e consentire il graduale ritorno alla normalità.
Come sta trascorrendo questo tempo sospeso?
Come tutti, chiuso nella mia casa qui a Taranto. Siamo ovviamente preoccupati per l’escalation di contagi che si sono registrati in Italia ed osserviamo scrupolosamente le indicazioni fornite dal Governo. Ora la priorità è quella di preservare la salute, per il calcio ci sarà tempo dopo, quando tutto questo sarà alle spalle. È chiaro, però, che nel frattempo cerco di mantenermi in forma attenendomi alle schede di allenamento che settimanalmente il nostro preparatore atletico ci invia. Purtroppo non tutti abbiamo a disposizione giardini o cortili per svolgere attività all’aperto e chi, come me, deve lavorare in casa, è molto limitato.
Tornando con la mente a qualche settimana fa, c’è il rammarico per un campionato che il Taranto e Guaita non hanno vissuto da protagonisti come ci si attendeva.
Il calcio è uno sport di quadra, e come tale va vissuto e valutato. Da qui si può tranquillamente desumere che il mio rendimento è stato in linea con quello di tutto l’organico. So di aver reso molto meno rispetto al passato, ma purtroppo in questa annata tutto ha girato per il verso sbagliato. A cominciare dalla gara con il Brindisi. Psicologicamente quella falsa partenza ha prodotto effetti disastrosi sul piano dell’entusiasmo. La piazza ha cominciato a mugugnare e, nonostante le successive tre vittorie, non siamo riusciti a mantenere la continuità necessaria. Se le analizziamo tutte, le nostre sconfitte, ci renderemo conto che c’è sempre stato qualche episodio che ci ha penalizzato. L’unica volte, forse, che la fortuna ci aveva baiato le gote è stata quando abbiamo agguantato il pareggio nella gara interna contro il Cerignola. Gioia effimera, subito vanificata dalla sconfitta a tavolino. Anche quella per noi è stata una mazzata.
Cosa c’è nel futuro di Guaita, ammesso che si riesca a riprendere a giocare?
Io mi auguro ci sia il Taranto. Spero di avere un’altra opportunità.
Taranto, Manzo: “Novembre decisivo in negativo per il nostro campionato”
Per Stefano Manzo il riposo forzato era cominciato ben prima che l’esplosione della pandemia causata dalla diffusione del virus Covid-19 provocasse il lockdown italiano. La frattura della clavicola rimediata lo scorso 23 febbraio in occasione di Taranto-Bitonto, infatti, lo ha costretto ad un intervento chirurgico (effettuato dal dottor Mario Mercede presso la clinica Pineta Grande di Castelvolturno) e ad un lungo periodo di riabilitazione.
Manzo, come procede la convalescenza?
“Tutto sommato bene. Oggi (ieri, ndr) avrei dovuto sostenere una visita di controllo, ma vista la situazione mi è stato consigliato di rimanere in casa. Il prossimo 30 marzo, però, dovrò necessariamente recarmi presso la struttura dove mi sono operato per togliere il filo di Kirshner (il tutore in titanio che ora è all’interno della sua spalla) e constatare se il tutto volge alla completa guarigione. Non nascondo che sono impaziente, anche perchè è oltre un mese che ho il braccio immobilizzato ed ora che avverto miglioramenti comincia a pesarmi non poco”.
E dal punto di vista psicologico come ha assorbito questo periodo, coinciso con lo scoppio della pandemia le successive restrizioni?
“Sinceramente, considerando anche la mia condizione fisica, per me cambia poco. In ogni caso non avrei potuto allenarmi, nè tantomeno giocare. E’ chiaro che il mio obiettivo personale è quello di recuperare quanto prima per farmi trovare pronto nel momento in cui si deciderà di riprendere a giocare”.
Si tornerà a giocare? Lei che sensazioni ha?
“Da quello che si può evincere dalle decisioni dell’Uefa e delle varie Federazioni, penso che ci sia la volontà di riprendere a giocare non appena le condizioni lo permetteranno. Ovviamente va tutelata prima la salute pubblica e, se ripresa sarà, avverrà solo in situazioni di massima sicurezza. Lo spostamento di un anno degli Europei è il segnale che tutti vogliono portare a termine i vari campionati nazionali, e dunque a cascata anche quello di serie D”.
Per il Taranto si tratterebbe di portare a termine un campionato deludente.
“Purtroppo siamo mancati in alcune partite nel mese di novembre. Quelle sconfitte in successione hanno condizionato in negativo tutta l’intera stagione”.
Taranto, la fondazione Taras: “No a questi metodi nella nostra comunità”
L’A.p.s. Taras 706 a.C. condanna nel modo più deciso il gesto intimidatorio indirizzato nei giorni scorsi a Massimo Giove, che si aggiunge alla serie di atti violenti rivolti nei mesi scorsi a dirigenti, ex dirigenti e calciatori rossoblù.
Questi metodi non devono e non possono trovare cittadinanza nella nostra comunità e, più in generale, nello sport. Anche la più dura critica nei confronti dell’operato dell’attuale proprietà del Taranto deve avvenire nel perimetro di modalità democratiche e non violente. Al buon senso e alla lealtà, pertanto, richiamiamo tutte le componenti che si interrogano sul futuro del nostro amato Taranto, specialmente in un momento di tensione collettiva come quello che stiamo affrontando.
Taranto, il ds De Santis a NC: “Qui una pressione fuori da ogni logica”
Il direttore sportivo Vincenzo De Santis è, dallo scorso 12 dicembre, in forza al Taranto. Ne sono successe di cose in queste tre mesi, tra calcio giocato, calciomercato e contestazione.
Abbiamo interevistato il ds jonico per saperne di più: “Quando sono arrivato a Taranto si è parlato soprattutto di progettualità, non era una cosa a breve termine; fare mercato di riparazione è difficile e deleterio, finisci col prendere ciò che trovi. Molti giocatori che volevo ingaggiare hanno preferito sposare altre situazioni, tipo Bitonto o Foggia, situazioni migliori di classifica e di ambiente. I campionati si vincono costruendo una base nel tempo, non solo facendo squadre forti. Da esterno, ho sempre pensato che a Taranto si è cambiato troppo; standoci dentro, mi rendo conto che qui si lavora sotto una pressione fuori da ogni logica, e porta tutte le componenti a sbagliare. Mai trovate da altre parti una situazione del genere: giuste le contestazioni, ma qui c’è un’esasperazione che parte da lontano, contro tutto e tutti che passano e non fanno risultato“.
“Faccio un esempio di progettualità“, continua il ds jonico. “Gasperini all’inizio con l’Atalanta ha perso tante partite consecutive; lo hanno, però, legittimato, ed oggi sono ai quarti di finale di Champion’s League. Qui si è fatta sempre la rivoluzione per dare l’ossicino; Taranto è una piazza importante, affascinante, ma in questo momento si è sempre partiti al contrario, mai con umiltà e silenzio. Altra cosa che ho notato stando qui, ed è uno dei mali peggiori: quasi tutti gli addetti ai lavori tarantini, se non sono all’interno del progetto Taranto, fanno la guerra al Taranto; lo avevo percepito anche negli anni scorsi. Si va a fomentare la piazza, perché uno è l’amico di un altro, troppe fughe di notizie che vengono riportate in maniera sbagliata“.
Sulla lotta alla serie C: “Fino a qualche tempo fa avrei dato il Bitonto come favorita, poiché avevano avuto un ruolino di marcia impressionante. Anche i neroverdi, però, hanno accusato un po’ di flessione. Il Cerignola è la squadra più forte sulla carta, solo che hanno perso due partite importanti a Foggia e sul campo della Gelbison, e quest’ultima ha spezzato un po’ l’entusiasmo. Mancano otto partite e può succedere di tutto, oggi vedo il Foggia favorito, anche se il Sorrento sta facendo un campionato straordinario, e ne approfitto per complimentarmi con mister, staff e calciatori, un altro esempio di programmazione, dando fiducia a Maiuri“.
Taranto, non si ferma la contestazione: altra testa mozzata, Giove nel mirino
Nemmeno l’emergenza coronavirus placa la contestazione nei confronti di Massimo Giove, presidente del Taranto. Come riporta Canale 85, nella mattinata di venerdì scorso, sulla porta che dà accesso agli spogliatoi dello stadio “Iacovone” è stato rinvenuto uno striscione con una testa mozzata di maiale. È l’ennesimo attacco nei confronti del numero uno rossoblu, il quale ha fatto sapere a più riprese che non intende mollare nonostante queste minacce.
Taranto, Guaita: “Il girone di ritorno è sempre più difficile. Futuro? Se la società vuole…”
I colleghi di giornalerossoblu hanno intervistato Leandro Guaita, esterno argentino del Taranto giunto la scorsa estate in riva allo Ionio. Con lui abbiamo affrontato vari argomenti ma in primis il calciatore stesso ci ha tenuto a rivolgere un appello all’intera cittadinanza e tifoseria di Taranto sull’emergenza sanitaria legata al Coronavirus.
Tifosi restate a casa: “In questo momento tutti noi calciatori siamo a casa. Alcuni di noi qui a Taranto ma la maggior parte nelle rispettive città di origine. Speriamo che questa situazione legata al virus migliori presto e ci prepariamo nel miglior modo possibile, considerando le difficoltà, per una eventuale ripresa delle attività agonistiche. Stiamo seguendo il programma di allenamenti personalizzato che abbiamo. C’è chi ha a disposizioni degli attrezzi per allenarsi e chi no ma ci inventiamo comunque qualsiasi modo. Stiamo seguendo anche una dieta per mantenere i nostri standard abituali e la linea. A proposito di questo argomento, però, ci tengo a fare un appello ai tifosi del Taranto. Sono sicuro che andrà tutto per il verso giusto ma bisogna seguire le disposizioni del decreto e stare a casa il più possibile. Anche io sto uscendo solo per fare la spesa. Basta che solo uno di non non segua il giusto comportamento per mettere in pericolo la vita dell’altro. Dai nostri gesti dipende la salute altrui, per cui mi raccomando, torneremo presto a parlare di calcio ma per far questo dobbiamo essere uniti.”
Scelte del calcio: “Sicuramente almeno all’inizio c’è stata una sottovalutazione del problema che adesso si sta rivelando in realtà molto grave a livello mondiale. Per questo motivo si è deciso di andare avanti col calcio anche in serie A e nelle competizioni europee. Sicuramente si è tardato a prendere certe decisioni, ora però l’importante è che ora si sia presa la giusta coscienza. Mi sono piaciute molto ad esempio alcune iniziative di raccolta fondi da destinare agli ospedali da parti di molti calciatori di serie A.”
Taranto senza vittorie e reti: “Effettivamente i numeri sono questi. Dopo la partita di Sorrento dei primi di Febbraio abbiamo avuto difficoltà a segnare e vincere. Poi però penso che ci siano state prestazioni come quella in casa col Bitonto in cui abbiamo fatto di tutto per segnare senza riuscirci, colpimmo anche due pali a cospetto della prima della classe. Anche contro il Foggia in precedenza avremmo meritato di più, loro trovarono un gol fortuito mentre noi con la traversa di Oggiano non riuscimmo a raccogliere almeno un punto che avremmo meritato. Poi sono arrivate partite disastrose come quella di Altamura dettate a mio avviso dal momento e dalle circostanze negative come successo anche con il Gladiator. Queste sono figlie delle situazioni. Nel girone di ritorno tutto è più difficile, ci sono squadre che si devono salvare e si mettono tutte dietro la linea della palla perché un punto contro di noi gli va bene. Nel gruppo però non c’è stato uno scollamento, siamo sempre stati compatti. Ci sono semplicemente state delle partite da cancellare in cui non siamo riusciti a sbloccare la gara e per il troppo nervosismo poi abbiamo incassato delle brutte sconfitte. Non è un caso che le nostre migliori prestazioni nel girone di ritorno siano state contro squadre come Bitonto, Casarano e per numero di occasioni anche quella col Foggia. Sono convinto che l’annata sia nata male ma cercheremo di farla finire nel migliore dei modi. Ci sono state un’infinità di occasioni sprecate e pali , non abbiamo mai avuto un pizzico di fortuna. Anche le partite casalinghe contro Brindisi, Nocerina e Sorrento hanno dell’incredibile. Basta pensare che alla prima giornata abbiamo perso con Brindisi al 90′ dopo aver prodotto almeno 4-5 occasioni. L’unica sconfitta del girone di andata meritata fu quella di Fasano. Non voglio dire che sia tutta colpa della sfortuna, per carità ma di certo non siamo stati fortunati.
Posizione in campo e rendimento: “Sto giocando sia sulla corsia mancina che su quella destra. Posso dire che sono due ruoli diversi, ci sono aspetti positivi di giocare in ambo i ruoli. Giocando a destra, dove ho giocato maggiormente, assisti i compagni mentre a sinistra ci sono più possibilità di andare al tiro. A questo punto però sinceramente i ruoli contano poco, bisogna mettere la palla in porta in qualsiasi modo. Io sono convinto che ci sono delle annate in cui la sfera entra in porta anche se tiri da centrocampo, altre in cui non entra neanche da mezzo metro dalla porta. La mia esperienza personale me lo ha insegnato.
Aspetti caratteriali: Se mi chiedi se questa squadra giocherebbe meglio in Lega Pro che non in serie D dico che tutto è possibile, forse non tutti si sono adattati al meglio. Ci sono giocatori a cui succede questo, penso a qualcuno del Cerignola ad esempio che è sceso dalla serie A ma all’inizio ha faticato molto. La serie D è un campionato difficile in cui si gioca poco a calcio; magari si prepara una partita guardando i filmati degli avversari che poi fanno tutt’altra partita. Un esempio è quello della partita col Foggia al ritorno, in cui loro hanno attuato una tattica attendistica e con eccesso di agonismo. Erano venuti qui per prendere un punto e si sono trovati a portarne via tre. In questi campionati si vince così, con gol sporchi e partite brutte. Anche nella mia esperienza a Potenza vincevamo spesso così. Finchè non si sblocca la partita soffri, poi magari vincevamo con tre gol di scarto.
Obiettivo play-off: “Sento parlare di questo fatto che il Taranto non potrebbe essere ripescato perché nell’arco degli ultimi cinque anni ne ha già usufruito, ma io non sono così convinto di questo. Nel calcio ogni anno cambiano le regole e non si sa mai cosa può accadere. Noi intanto dobbiamo rientrare nei play-off e poi vincerli. Non è facile ma ci proveremo fino in fondo. Credo che nelle ultime partite da qui alla fine l’avversario del Taranto sia proprio il Taranto. Se ricominciamo in un mese e mezzo dovremo fare otto partite; incomincerà un mini torneo in cui dovremo giocare spesso e tutti si daranno battaglia per i rispettivi obiettivi- Sarà molto importante partire forte.”
Rendimento personale: Nella mia stagione c’è stato un cambio di rendimento, questo lo so. Nelle prime partite molto mi hanno condizionato i risultati. Le prime sei partite le abbiamo iniziate con mister Ragno facendo un certo tipo di gioco con un modulo. Il gioco era un buon gioco ma i risultati non sono arrivati e penso sempre alle gare con Brindisi e Nocerina che sono state incredibili. Poi dico che anche per quanto mi riguarda è difficile vedere subito un calciatore al top dopo il ritiro. Sapevamo di dover partire forte e vincere pur non essendo al massimo e purtroppo non ci siamo riusciti. Dopo abbiamo cambiato allenatore con schemi e metodi. Poi è giunto il mercato, per quasi due mesi ero incerto della mia permanenza ma non per mia volontà. Anzi mi hanno chiamato e cercato squadre di Lega Pro ma io sin da questa estate avevo dato la precedenza al Taranto, perché voglio vincere qui. Alla fine la società ha deciso di tenermi e io ne sono stato molto contento, ma durante il calcio mercato non è stato facile. Non giocavo perché c’era la possibilità che la società potesse vendermi e per me è stato brutto.”
Futuro e società: “Il mio obiettivo personale e la mia sfida è quello di vincere a Taranto. Finchè il Taranto vorrà, ed avrà voglia di provare a vincere io sarò disposto ad ascoltare i programmi della dirigenza. La scorsa estate non appena ho perso la finale play-off con il Potenza contro il Catania, tra l’altro senza perdere neanche una partita delle due, ho accettato Taranto. E posso garantire che avevo diverse richieste di categoria superiore. Il contratto a livello economico che mi offrivano era lo stesso di quello del Taranto, quindi la mia è stata proprio una scelta voluta. Volevo giocare e vincere qui, anche perché sono consapevole che le contestazioni e l’ambiente ostile di quest’anno sono un’eccezione. La tifoseria del Taranto è tra le migliori d’Italia. Purtroppo il dissenso verso il Presidente Giove si è manifestato anche con forme eccessive. Sappiamo che la tifoseria del Taranto non ha più pazienza, giustamente però bisogna anche capire che non si può contestare una squadra dalle prime partite. Così si fa un danno solo a se stessi. Ora abbiamo un campionato a termine e speriamo di farlo tutti insieme.”
Taranto, Manzo: “Operazione ok, periodo difficile per tutti”
Intervistato dai colleghi di Canale 85, Stefano Manzo parla del suo infortunio e della attuale situazione. Infortunatosi nel primo tempo di Taranto – Bitonto dello scorso 23 febbraio, il centrocampista rossoblù è a casa in attesa di iniziare la riabilitazione per una frattura della clavicola con interessamento della scapola. Ecco le sue parole:
“Fortunatamente l’operazione è andata bene. Attualmente porto un tutore per immobilizzare la spalla. Quando lo toglierò potrò iniziare la riabilitazione e il richiamo sul campo. È un periodo difficile per tutti, si vive con ansia e paura. Ci manca la quotidianità, prima tutto era scontato adesso no. Ci dobbiamo attenere alle regole, stare in casa e speriamo di uscire presto da questo incubo. Spero di tornare alla vita di tutti i giorni, mi piacerebbe finire questo campionato e rivedere i tifosi allo Iacovone“.
Taranto, Pelliccia: «Ripartenza campionato? Ci faremo trovare pronti»
Ai colleghi de “La Gazzetta del Mezzogiorno” ha parlato il terzino mancino del Taranto, ma di proprietà della Paganese, Salvatore Pelliccia. Col campionato fermo, naturalmente l’argomento principe è quando e se ripartirà lo stesso.
Ecco quanto riportato dalla nostra redazione: «È nostro dovere farci trovare pronti nel momento in cui si deciderà di tornare a giocare. Certo, psicologicamente non è un grande momento, ma dobbiamo comunque rimanere concentrati e curare la forma fisica, perché siamo atleti e come tali dobbiamo comportarci. Se mi doveste chiedere cosa non ha funzionato in questa annata, onestamente non saprei proprio rispondere. Il gruppo non ha mai mostrato crepe, noi ci siamo sempre allenati al massimo delle nostre potenzialità e abbiamo provato a dare il massimo. Purtroppo i risultati non sono venuti e questo ci rammarica non poco. Penso che una pausa così lunga potrà alterare gli equilibri. Dico questo pensando a quelle compagini che prima dell’interruzione attraversavano un periodo di forma straordinario, condito dalla continuità di risultati. Interrompere di botto il proprio percorso potrebbe causare contraccolpi non semplici da gestire. Questo aspetto, nel caso di ripresa del torneo, a mio avviso peserà».
Taranto, Giove: “Vendo solo a chi ha progetti seri”
Voce determinata, atteggiamento “sul pezzo”, impermeabile alle critiche. Il tentativo è quello di capire le intenzioni di Giove e lo stato di salute del Taranto.
La società è in vendita? Tillia e il suo gruppo hanno formulato una proposta
La ringrazio, ma non ho preso in considerazione la loro offerta. Dobbiamo partire in generale, però, da un presupposto fondamentale, che faccio da imprenditore e da tifoso. Dal primo punto di vista ho il dovere di vendere a chi fornisce garanzie solide e programi seri: è un dovere non solo per me ma per il futuro del Taranto. Da tifoso aggiungo che venderò solo se si affaccerà un gruppo industriale importante, con risorse e programmi ambiziosi per il calcio e per la città che possa rapresentare un salto di qualità economico e sportivo rispetto al sottoscritto. So che non è un’ambizione facile da realizzare in una città depressacome la nostra ma se non si verificherà io sono pronto a continuare, più determinato di prima con l’intento di fare un campionato competitivo.
Due nomi: Canonico e Campitiello
Su Canonico mi sono già espresso: è un amico, abbiamo interessi aziendali in comune. Al momento sono certo che ha in mente solo il Bisceglie. Campitiello non ho il piacere di conoscerlo, mai avuto contatti.
Altre trattative sotterranee?
Nessuna, vi prego di credermi
Situazione debitoria: grave? Sostenibile? Può dirci precisamente di più?
Girano molte fandonie a questo proposito. Distinguiamo: la società ha un debito significativo (Giove non vuole fare cifre, ndc) verso l’Erario la cui stragrande parte riviene da gestioni precedenti alle mie. Già molto tempo fa è stata concordata una rateizzazione a 10 anni con l’Agenzia delle Entrate (da indiscrezioni circa 90.000 euro, ndc) che stiamo puntualmente onorando. Aggiungo: nelle scorse settimane ho estinto anticipatamente alcuni impegni che risalgono alla gestione Zelatore-Bongiovanni (sempre da indiscrezioni, Giove avrebbe estinto in anticipo le rate residue del mutuo acceso per il ripescaggio del 2016, per circa 150.000 euro, ndc). Ad oggi la società non ha alcun contenzioso in piedi. Il debito gestionale e sportivo è interamente saldato ed onorato a scadenza: non c’è tesserato o calciatore o fornitore che avanzi un euro dal sottoscritto. Permettetemi una battuta: l’unico debito che devo ancora saldare sono i 4.500 euro di multe ricevute tra Altamura e Santa Maria Capua Vetere”.
Quali colpe si assume?
Certamente ho commesso molti errori, questo non l’ho mai negato. Innanzitutto ho sbagliato a fare troppi proclami di vittoria la scorsa estate, convinto com’ero di aver costruito una super squadra per vincere il campionato. E sempre sbagliato alzare le aspettative anche quando sei certo della bontà di ciò che stai facendo. Poi ci sono i tanti errori nel progetto sportivo, come purtroppo possono capitare in una stagione. Detto questo non posso rimproverarmi nulla in termini di risorse investite, di passione e di tempo dedicato al Taranto, di cui non mi pento perché l’ho fatto e lo faccio son spirito da tifoso”
Con la Taras è andato giù duro, troppo nei confronti di chi ha contribuito alla salvezza societaria nel 2012.
Il mio giudizio riguarda la mia gestione. Non hanno portato alcun contributo costruttivo, né economicamente, né in termini di abbonamenti, né su altri aspetti. Lamentano di non aver visionato il bilancio in anticipo: conoscono bene quella situazione debitoria verso l’Erario che descrivevo prima perché loro erano dentro le gestioni precedenti che quel debito hanno generato e non ricordo che allora abbiano sollevato polemiche come quelle che stanno alzando nei confronti del sottoscritto. Vi svelo due dettagli: nei giorni scorsi mi hanno proposto di acquisire la loro quota, aspetto che lo facciano formalmente; l’attuale logo della società è di loro proprietà. Gli ho chiesto di cederlo gratuitamente al Taranto, ma si sono rifiutati. A giugno avremo allora un nuovo simbolo di proprietà del club.
Secondo alcune voci il DS De Santis sarebbe ormai defilato
Ripeto quanto detto più volte: a giugno ci siederemo con De Santis come pure con Panarelli, faremo un blancio e trarremo valutazioni serene e puntuali.
Chiosa sul fermo del campionato
A norma di regolamento il torneo può essere completato entro il 30 giugno, tempo per finire il campionato ce n’è. Ma come tutta Italia non sappiamo cosa accadrà.
Taranto, gli uomini di Panarelli in campo domenica?
L’emergenza per il Corona Virus va affrontata anche in ottica agonistica: gli uomini di Panarellli, per non perdere il ritmo e per affrontare le ultime gare di campionato, continuano gli allenamenti con le sedute già programmate, almeno fino a sabato.
Per domenica si cerca un avversario di categoria inferiore disposto ad una gara amichevole, per non perdere il ritmo partita. Non ha recuperato dall’infortunio Benvenga, ancora in infermeria, mentre Stefano Manzo, stoppato dall’infortunio contro Bitonto, si è rivisto dopo l’operazione alla clavicola. Per i primi di aprile il centrocampista dovrebbe iniziare la riabilitazione e, poco alla volta, tornare anche sul terreno di gioco per allenarsi normalmente.
Taranto, ora è ufficiale: contro la Gelbison si gioca a porte chiuse
Come previsto, il Taranto è stato punito dal giudice sportivo con una multa ed una gara da giocare a porte chiuse. Niente tifosi quindi nel match casalingo di domenica allo “Iacovone” contro la Gelbison.
Euro 2.000,00 e 1 gara a porte chiuse TARANTO F.C. 1927 S.R.L. Per avere propri sostenitori introdotto e utilizzato materiale pirotecnico (2 bombe carta) che veniva lanciato sul campo per destinazione esplodendo a circa 2 metri da un A.A. Inoltre i medesimi lanciavano alcune bottigliette (5-6) piene di acqua e confezioni di caffè borghetti che cadevano sul campoper destinazione e sul terreno di gioco rischiando di colpire un A.A. e alcuni calciatori. Sanzione così determinata anche in ragione della recidiva specifica di cui al C.U. 95.
Caos Taranto, capitan Giuseppe Genchi al passo d’addio
Giuseppe Genchi non è più da considerare come un calciatore del Taranto. Tecnicamente lo è ancora, ma nella realtà non fa più parte dell’organico a disposizione di Luigi Panarelli. La decisione è stata presa direttamente dal presidente Massimo Giove dopo la prestazione del calciatore contro il Gladiator, dove ha pesato l’errore sotto porta nella ripresa, anche se il divorzio tra le parti stava maturando da diverse settimane, almeno dal momento in cui Genchi sbagliò un calcio di rigore nel match interno contro il Gravina.
Ma andiamo ai fatti. Al calciatore sarebbe stato comunicato di non presentarsi più alla ripresa degli allenamenti di martedì pomeriggio. Inoltre sarebbe stata proposta la risoluzione consensuale del contratto. Non c’è nessuna possibilità che il presidente Massimo Giove possa tornare sui propri passi. Ora quindi la palla passa tra le mani del calciatore e del procuratore dello stesso, Menolascina, che nelle prossime ore daranno una risposta alla comunicazione giunta dalla società.
Sono diverse le motivazioni che risultano alla base di questo potenziale divorzio. Il primo è certamente il rendimento non in linea con le aspettative. A seguire il rapporto non ottimale con parte dello spogliatoio, della dirigenza e dello staff tecnico, ma anche dei comportamenti che non sono stati graditi dalla presidenza.
In attesa dell’ufficialità, il dato certo è che Genchi contro la Gelbison non scenderà in campo, anche se le scelte di Panarelli nelle ultime settimane avevano lasciato presagire questo epilogo.
Taranto, attacco flop: i rossoblù non segnano da 400 minuti
Il pareggio per 0-0 di domenica sul campo del Gladiator, ha confermato i problemi in attacco del Taranto di mister Panarelli. Per la quarta partita consecutiva, infatti, la squadra jonica non ha segnato: dopo le sconfitte con Foggia (0-1) ed Altamura (2-0), in terra campana è arrivato il secondo pareggio ad occhiali consecutivo, dopo quello interno con la capolista Bitonto. La compagine pugliese non trova il gol dal 24’st di Sorrento-Taranto dello scorso 2 Febbraio.
La scarsa propensione al gol si nota anche guardando altri fattori: basti pensare che il Taranto ha siglato appena un gol più della Fidelis Andria, due in più della Nocerina, cinque in più del Grumentum, tutte squadre attualmente in zona playout. Ed il miglior marcatore dei rossoblù, Giuseppe Genchi, è fermo a quota 9 reti siglate.
Casarano-Taranto è lotta per il quinto posto: sarà un testa a testa
Nove giornate di fuoco, ventisette punti in palio per conquistare il treno playoff e salvare quella che, fino ad oggi, è stata una stagione deludente: entra nel vivo la lotta a distanza tra Taranto e Casarano che, in quest’ultimo quarto di stagione, si contenderanno la quinta posizione in classifica, l’ultima per accedere alla graduatoria dei playoff.
Due club che, alla vigilia del campionato, erano dati da tutti gli addetti ai lavori tra i favoriti per la vittoria finale del campionato: il campo, come sempre giudice inappellabile, ha ribaltato i pronostici, sancendo che le due squadre dovranno lottare, sino all’ultima giornata, per accontentarsi di un piazzamento dignitoso.
Un cammino non semplice per entrambe le formazioni che, in quest’ultimo scorcio di torneo, affronteranno squadre in corsa per gli obiettivi promozione e salvezza. Nelle nove giornate, Taranto e Casarano disputeranno ben cinque sfide lontane dalle mura amiche: un fattore importante e che, statistiche alla mano, può essere fondamentale per il cammino delle due squadre.
La statistica. In particolar modo, il Taranto, lontano dallo “lacovone”, ha, paradossalmente, una marcia in più: 22 punti conquistati nelle 12 gare disputate in trasferta, frutto di sette vittorie, un pareggio e quattro sconfitte. Numeri importanti per i rossoblu che, fuori casa, sarebbero la seconda forza del campionato, ad un solo punto di distanza dal Bitonto, ad oggi leader indiscusso del girone H. Dati meno confortanti per gli uomini di Bitetto: 12 punti su 36, un terzo di quelli disponibili, conquistati dalle serpi fuori dal territorio salentino, maturati con sole due vittorie, sei pareggi e quattro sconfitte.
Marzo mese clou. In diiave ros- soblù, il mese di marzo sarà fondamentale per la corsa al quinto posto: Gladiator, Gelbison, Agropoli e Francavilla sono di caratura inferiore rispetto alle potenzialità della rosa di mister Panarelli che, adesso, deve spingere sull’acceleratore e dare continuità alla buona prova di domenica scorsa col Bitonto. Poi, il rush finale con impegni delicati come la trasferta del “Vicino” di Gravina, con i gialloblù che, in qualche modo, hanno contribuito all’inizio della crisi di risultati degli ionici con lo 0-3 del girone d’andata, ma soprattutto, alla penultima di campionato, l’insidiosa trasferta contro un Cerignola che potrebbe aver bisogno di punti importanti per la promozione. Anche in ottica Casarano, le prossime quattro sfide saranno fondamentali per il raggiungimento dei playoff: dopo l’insidiosa trasferta di Altamura, giungerà la capolista Bitonto prima dei match contro Gladiator (trasferta) e Gelbison (casa). Un mese, quello di marzo, che può valere la corsa ai playoff: occorrerà sbagliare il meno possibile per non perdere di vista l’obiettivo.
Nuova cordata interessata al Taranto. C’è anche Montervino
Attorno al Taranto del presidente Giove, in questi giorni, sembra si stiano avvicinando una serie di cordate (o presunte tali) per intavolare una trattativa per la cessione del club. Le dichiarazioni del presidente del Taranto sono chiare, reiterate anche martedì in TV (la società non è in vendita ma se dovesse avvicinarsi qualche grosso gruppo che garantirebbe solidità e progetti importanti sarei pronto a farmi da parte).
Ma in verità, chi si sta avvicinando al Taranto? I nomi usciti in questi giorni sono quelli dell’ex Martina Luca Tilia, in primis, a capo di una cordata romana. Giove ha dichiarato di non aver mai conosciuto Tilia e di non sapere assolutamente chi ci sia dietro la sua cordata. È stato tirato in mezzo anche il presidente del Bisceglie Nicola Canonico, ma anche in questo caso è stato lo stesso Giove a dichiarare che con Canonico c’è solo amicizia ma nessuna trattativa, neppure di un ingresso come socio.
Prende sempre più piede, invece, la notizia che un interesse particolare provenga dall’irpinia: a guidare il gruppo, come già riportato da alcune fonti nelle ultime ore, l’ex DS Montervino (visto ultimamente allo Iacovone), intermediario del gruppo facente capo a Luigi Izzo, attualmente in fase di divorzio con l’Avellino. Notizia di ieri, l’attuale presidente dei biancoverdi ha messo in vendita le sue quote e sembra sarebbe pronto a ripartire da Taranto con uomini di sua fiducia (si pensa ad Aniello Martone, ex DG che a Caserta e ad Avellino ha concluso anzitempo la sua esperienza), proprio spinto dall’ex Montervino. Insieme ad Izzo, sembra, ci sia anche un imprenditore di Nola del ramo degli infissi (si vocifera il nome di Nusco). Le voci non sono però confermate.
Quanto l’interesse del gruppo sia fondato è tutto da verificare, sia per i fatti in divenire in casa biancoverde, sia per capire che tipo di offerta sia pronta a mettere sul tavolo il gruppo di Montervino. Attualmente il Taranto sta attirando diversi interessi, ma nessuno è uscito allo scoperto con nomi (e quindi con contezza della capacità economica), programmi, volontà. A proposito di gruppi solidissimi, sembra che si chi si stia avvicinato a Giove sembra lo abbia fatto con l’intenzione di acquistare a zero o quasi. “Senza soldi non si canta messa”, per intavolare una trattativa seria, quindi, per il presidente Giove servono i soldi, pare di capire. Pensiamo che, comunque, il numero uno del sodalizio jonico abbia già “valutato” la sua società e forse proprio questo ha fatto scoprire il bluff delle varie cordate romane e calabresi.
Il presidente Giove, uscito dall’assemblea ordinaria dei soci con nuove prospettive, è atteso da tutti con i nuovi programmi per il Taranto. Se siamo riusciti a leggere tra le righe del suo intervento a Studio 100, lui non vede nessun vero gruppo solido economicamente che potrebbe invogliarlo a lasciare nelle “buone mani”, frase che ritorna spesso. Ergo, la sua posizione a capo del Taranto resta forte. In attesa di una ufficializzazione della pianificazione dei programmi attualmente congelati (linea verde, potenziamento quadri societari…) che faccia davvero capire quanto Giove voglia ancora investire sulla sua creatura.
Il presidente Giove attacca: “Vi dico la parte negativa del Taranto…”
Nel corso della trasmissione 100 Sport Magazine, il presidente del Taranto FC 1927 Massimo Giove, intervenuto telefonicamente, ha dichiarato quanto segue: “La Fondazione (chiamando l’associazione con il vecchio nome) lascia il tempo che trova. È la parte negativa di questo Taranto. La Fondazione non ha mai messo un centesimo nel calcio, non ha mai dato un contributo, non ha mai fatto un abbonamento, non ha mai fatto qualcosa di costruttivo. Parlare ora della Fondazione è come parlare della parte negativa di questo club”.
Il presidente ha diffamato l’associazione, rappresentando falsità, facilmente smentibili dalla storia e dai documenti degli ultimi anni. Quella che definisce “parte negativa” ha iscritto il club nel 2012, ridando vita al calcio a Taranto e ha provveduto, oltre a versare denaro al primo istante e a finanziare il settore giovanile, a ricapitalizzare, a “mettere i centesimi”, quindi: circostanza da rimarcare con maggior forza, alla luce dell’abbattimento del capitale sociale per perdite (bilancio al 30 giugno 2018). Quei soldi, in sostanza, sono serviti proprio di recente. Il pulmino del settore giovanile, donato al Taranto nel 2017, è in quota futuro aumento di capitale e la ricapitalizzazione l’attendiamo da anni. Oltre questo, le prestazioni fornite a beneficio del Taranto FC 1927, come in occasione della campagna abbonamenti 2016-2017, sono state totalmente gratuite e hanno consentito al club di risparmiare. Basti pensare al Sindaco Unico uscente, il dott. Vicenti, espressione del socio ex Fondazione, che ha prestato gratuitamente servizio per ben sette anni. E tante altre occasioni in cui l’apporto dell’associazione è risultato cruciale: organizzando il settore giovanile per tanti anni, adoperandosi al fianco della società in estati bollenti, prestando volontari in svariate occasioni, per lavori allo stadio.
Fatti, azioni, gesti che restano e non saranno mai offuscati dalla campagna denigratoria, ormai in atto da anni. Se il Taranto attuale non può contare su un apporto maggiore da parte del trust è per la mancanza di progetti chiari, per i continui e immotivati attacchi che non consentono all’associazione di essere una preziosa risorsa. Siamo tifosi comuni e in queste otto stagioni calcistiche non è mai mancato il sostegno dei singoli membri del direttivo in termini di abbonamenti e biglietti per sé stessi e per i propri familiari.
Vorremmo inoltre ricordare al presidente ed amministratore unico uscente della recente grave omissione nei confronti del socio A.P.S. Taras 706 a.C. Il trust, pur avendo fatto richiesta formale e in via privata, non ha avuto accesso al bilancio in preparazione al voto in sede assembleare. Una mancanza che non passerà inosservata.
Il supporters’ trust è un patrimonio della città di Taranto e del Taranto FC 1927 e ha un ruolo importante, riconosciuto da uno statuto innovativo, che ha fatto scuola, con buona pace degli amanti dei vecchi schemi. I tifosi fanno parte del club che hanno fondato loro e già solo per questo meritano rispetto. Saranno sempre e comunque la parte più limpida di un calcio che fa davvero troppa fatica a migliorarsi.
Taranto, Giove: “Società in vendita? Nessun contatto”
Non ho incontrato nessuno e non conosco il signor Tilia, nè ho incontrato altri. Semmai dovesse manifestare dell’interesse verso il Taranto se ne può sempre parlare, ma sia chiaro che cedo la società solo a gruppi importanti”. Queste le parole del presidente del Taranto Massimo Giove su un possibile incontro tra lui un gruppo di imprenditori romani. A questa cordata sarebbe vicino anche l’avvocato Tilia. Quest’ultimo aveva annunciato nel fine settimana appena trascorso un incontro, a questo punto mai tenutosi, con la proprietà del club rossoblu. Peraltro il presidente ha ribadito, ancora una volta, la sua precisa idea di cessione («solo a gruppi importanti») e così sembrerebbe soffocare sul nascere la possibilità che il gruppo romano effettui anche solo un sondaggio.
FIEREZZA. Lo scatto d’orgoglio c’è stato, eccome! Il Taranto, pur stoppato dai pali, ha bloccato la capolista sullo 0-0, che dal suo canto è sembrata troppo nervosa e a volte persino impacciata per essere veramente lei. Buon per i rossoblu che sia stato così, ma il merito di una così buona prestazione è quasi esclusivamente da affibiare al gruppo di Panarelli, che ha tratto ispirazione dalle pesanti vicissitudini dei giorni che hanno preceduto lo scontro domenicale. Il gruppo ha trovato energie apparentemente nascoste e ha dato prova di quanto di buono si possa ancora fare per la causa. In altri tempi lo scontro sarebbe stato vinto: i due legni colpiti, che si vanno ad aggiungere a quello centrato con il Foggia di due settimane prima, raccontano nel dettaglio quanto l’annata sia più maledetta che non benedetta. Il pareggio non muta la situazione, non sposta di un solo millimetro gli umori di una piazza ampiamente delusa e che ha disertato in massa lo Iacovone. Non a caso (nulla lo è mai!) sebbene in città andasse in scena la sfida alla prima della classe, i tifosi hanno pensato di snobbarla. Questo comportamento si chiama disaffezione, ma girando la medaglia si chiama amore. E tuttavia la squadra ha cercato, desiderato, inseguito il successo con giocate interessanti e spirito di sacrificio, perché alle pesanti assenze del pregara (Jimmy Allegrini, Luigi Manzo e Alex Benvenga) si è aggiunta anche quella di Stefano Manzo nel corso della gara. E allora tutti hanno stretto i denti a incominciare da Matute, al centro della difesa, passando per Ferrara e Pelliccia che hanno offerto una prova difensiva di spessore. Il risultato è stato dirompente, perché persino un giocatore di grande tecnica come Cosimo Patierno ha trovato enorme difficoltà a reperire spazi utili per la giocata. Con ottime prove, però, non si costruiscono promozioni o vittorie di campionati. Ci vogliono i punti, necessari nelle prossime nove giornate, perché la cattiva notizia è che con il successo sul Foggia, il Casarano ha usurpato ai rossoblu la quinta piazza della classifica, ultima utile per i playoff.
INFORTUNIO. Con il Bitonto Stefano Manzo è stato costretto a lasciare il campo poco prima della fine del primo tempo. Il responso degli esami parla di frattura della clavicola con interessamento della scapola. La gravità dell’infortunio è apparso subito evidente, per cui il calciatore si sottoporrà a un intervento chirurgico a strettissimo giro. Il rientro in campo, tenendo presente il periodo riabilitativo, è di un paio di mesi, per cui la stagione del mediano può ritenersi, di fatto, conclusa.
Taranto, col Bitonto è emergenza difesa. Buone notizie da Genchi
Test infrasettimanale sul campo B con la Juniores per il Taranto di Panarelli. Sgambatura proficua per valutare lo stato di forma in vista del prossimo incontro interno contro il Bitonto dove sarà certa l’emergenza in difesa in considerazione delle defezioni per squalifica di Allegrini e Luigi Manzo.
Benvenga resta ai box, mentre si ferma anche Cascione. In avanti Genchi ha ripreso regolarmente a lavorare con il gruppo. Oggi allenamento mattutino, sabato sempre di mattina rifinitura pre-gara.