Futuro Taranto, Giove annuncia: "Cambieranno le strategie"

Massimo Giove, presidente del Taranto, è stato intervistato dai colleghi de La Gazzetta del Mezzogiorno.
Queste le dichiarazioni del patron rossoblù: “Ci troviamo di fronte ad una situazione inimmaginabile ed è impossibile azzardare ipotesi su un’eventuale ripresa dell’attività sportiva. L’ideale sarebbe completare i campionati anche con formule ad hoc, ma penso che farlo a porte chiuse significherebbe togliere valore al calcio. Chi deve decidere ha una grande responsabilità. Insieme a tutti i club di serie D attendiamo le decisioni di Sibilia, alle quale dovremmo adeguarci. Vedremo che succede, ma secondo me la stagione sportiva è compromessa“.
Sulla situazione in casa Taranto: “Ho sentito diversi calciatori ma non abbiamo parlato di accordi sulle retribuzioni qualora non si riuscisse a tornare in campo. Vediamo gli sviluppi, anche se il mio auspicio è che si trovi una soluzione uguale per tutta la serie D in considerazione dei notevoli danni economici subiti dalle società. Adesso, però, sono concentrato sulle mie aziende dell’indotto ex Ilva, sui miei dipendenti in difficoltà e costretti a stare a casa per la crisi. Va tamponata in fretta anche questa emergenza“.
Sul futuro: “Stavo iniziando a pensare ad un nuovo piano per il Taranto ma, alla luce di quanto sta accadendo, dovranno necessariamente cambiare tutte le strategie, pure nel mondo del calcio. Nel breve periodo, si dovrà ragionare in modo diverso perché nulla sarà più come prima e mi riferisco anche alle sponsorizzazioni. I prossimi mesi ci aiuteranno a capire come muovervi anche in base a quanto accadrà tra i professionisti. Panarelli? Tutto è sospeso, preferisco essere cauto, senza illudere nessuno visto che non sappiamo dove ci porterà quest’esperienza drammatica. Stesso discorso vale anche per il ds De Santis, a cui non posso rimproverare nulla, il clima ostile non l’ha aiutato“.

Taranto, Avvantaggiato a La Gazzetta del Mezzogiorno "cerco di trovare i giusti stimoli anche rinchiuso tra quattro mura…"

Alessandro Avvantaggiato, 20enne calciatore del Taranto, è stato intervistato da Alfredo Ghionna de La Gazzetta del Mezzogiorno.
Queste le sue dichiarazioni: “Mi alleno restando a casa, cercando di trovare i giusti stimoli anche rinchiuso tra quattro mura. I nostri tecnici ci chiamano molto frequentemente e questo continuo contatto fa in modo che l’impegno di ognuno di noi, sebbene a distanza, prosegua nel modo più giusto. Non vedo l’ora di tornare a calcare i campi di gioco per provare a centrare l’obiettivo playoff che, al momento, è l’unico perseguibile qualora il campionato dovesse riprendere. Sul piano del rendimento personale posso affermare con certezza che posso e devo dare di più. Mister Panarelli? Mette tutti sullo stesso piano e ci dice la formazione solo 10 minuti prima dell’inizio“.

Taranto, Avvantaggiato: "Panarelli ci dà la formazione 10 minuti prima della partita…"

Alessandro Avvantaggiato, 20enne calciatore del Taranto, è stato intervistato da Alfredo Ghionna de La Gazzetta del Mezzogiorno.
Queste le sue dichiarazioni: “Mi alleno restando a casa, cercando di trovare i giusti stimoli anche rinchiuso tra quattro mura. I nostri tecnici ci chiamano molto frequentemente e questo continuo contatto fa in modo che l’impegno di ognuno di noi, sebbene a distanza, prosegua nel modo più giusto. Non vedo l’ora di tornare a calcare i campi di gioco per provare a centrare l’obiettivo playoff che, al momento, è l’unico perseguibile qualora il campionato dovesse riprendere. Sul piano del rendimento personale posso affermare con certezza che posso e devo dare di più. Mister Panarelli? Mette tutti sullo stesso piano e ci dice la formazione solo 10 minuti prima dell’inizio“.

Brindisi, D'Ancora: "Viviamo di calcio, sacrificherei l'estate per giocare"

La Serie D è ferma, ormai, da un mese a causa dell’emergenza Coronavirus ma i giocatori delle varie squadre continuano a sostenere dei programmi mirati di allenamento, seguendo le indicazioni dello staff tecnico. Il centrocampista d’esperienza del Brindisi, Salvatore D’Ancora, ai microfoni di TUTTOcalcioPUGLIA.com, si racconta a 360°: tanti i punti toccati con l’ex Savoia che racconta il suo periodo di quarantena, analizzando anche la questione stipendi e l’eventuale ripresa dei campionati nelle prossime settimane.
L’emergenza Coronavirus sta costringendo voi atleti ad allenarvi presso i propri domicili: come si svolge il programma di allenamenti?
“Cerchiamo di allenarci nel miglior modo possibile, seguendo le indicazioni dello staff tecnico. Si sa, il campo è un’altra cosa: speriamo che questa pandemia finisca presto così potremo tornare, nel più breve tempo possibile, alla normalità”
Quanto è difficile, per un atleta mantenere la concentrazione e la costanza negli allenamenti lontano dal terreno di gioco?
“Più che la concentrazione, ciò che manca è proprio la quotidianità di un atleta: il lavoro settimanale, gli allenamenti, il ritiro prepartita del sabato e la partita della domenica. È ciò che manca di più ad un calciatore: sappiamo che può essere un periodo di emergenza e cerchiamo, nel miglior modo possibile, di continuare a lavorare sperando di calcare il terreno di gioco quanto prima”.
Come si vive lo spogliatoio ai tempi del COVID?
“Siamo, fortunatamente, un gruppo unito: ci sentiamo tutti i giorni tramite chiamate e videochiamate. Lo spogliatoio manca molto, insieme alla quotidianità: l’importante ora è la tutela della salute nostra e delle famiglie. Siamo speranzosi di poter ricominciare il prima possibile: vogliamo allenarci e svolgere il nostro lavoro”.
Negli ultimi giorni si è parlato tanto del taglio degli stipendi ai calciatori di Serie D e C: qual è il suo pensiero a riguardo?
“Noi viviamo di calcio, le nostre famiglie vivono di calcio: dobbiamo essere tutelati per non creare disagi partendo dal più piccolo alla persona più anziana. Questo, per noi, è un lavoro vero e proprio: non è un gioco. Il rischio di perdere lo stipendio è molto alto: speriamo che l’AIC, come già sta facendo, continui ad impegnarsi per trovare una soluzione affinché tutte le parti siano d’accordo. Non dimentichiamo, comunque, che siamo una situazione d’emergenza: un sacrificio dobbiamo farlo tutti quanti però bisogna venirsi incontro. Come calciatori, dobbiamo essere tutelati: si vive di calcio e di questi stipendi e se ad un ragazzo che ha famiglia vengono tolti quei soldi, si rischia di andare in difficoltà”.
Quale futuro vede, ad oggi, per i campionati italiani e, in particolar modo, per il campionato di Serie D?
“Credo che Serie A, B e C possano riprendere, in un modo o nell’altro: in D, invece, la vedo un poco più complicata, soprattutto per le norme igieniche e sanitarie che devono essere rispettate. Ci sono molte squadre che non hanno una forza economica tale da poter permettere il rispetto di queste norme, partendo dai loro impianti: credo che in Serie D sia più difficile ripartire, almeno in tempi brevi. Naturalmente, io spero che si possa ricominciare e che si possa trovare una soluzione che metta d’accordo tutti quanti. Credo che, eventualmente, si continuerà a giocare a porte chiuse: il calcio senza i tifosi perde tantissimo ma, in una situazione di emergenza come questa, si dovranno fare dei sacrifici per il bene comune”.
Tu ed i tuoi colleghi sareste disposti a sacrificare le ferie estive per poter proseguire il campionato?
“Per quanto mi riguarda, sono pronto a rinunciare al periodo estivo: è vero, serve per staccare un attimo la spina e, con la preparazione, ci si appresta ad affrontare la stagione successiva, ma io sono comunque dell’idea che il campionato vada portato a compimento il prima possibile, anche per rispetto di quelle società che hanno fatto degli investimenti importanti e per gli obiettivi prefissati ad inizio stagione. Non importa se finiranno a giugno o luglio, noi vogliamo scendere in campo”.
Ad oggi, il Brindisi si trova una spanna sopra la zona playout: crede che la posizione occupata dai biancazzurri sia veritiera?
“Per quello che è il valore dei giocatori e degli uomini che compongono questa rosa e, soprattutto, per ciò che abbiamo fatto, credo che meriteremmo qualcosa in più. Abbiamo sempre messo in campo il massimo delle nostre potenzialità, siamo un grande gruppo e speriamo di ricominciare quanto prima per centrare l’obiettivo che ci siamo prefissati, all’inizio della stagione: vogliamo ottenere la salvezza sul campo, com’è giusto che sia”.
Hai calcato campo di B e C, militando in Puglia anche nelle fila del Bisceglie. Quest’anno l’esperienza con la maglia del Brindisi, in una piazza che vive di pane e calcio: che giudizio dai al tuo campionato?
“Fino a dicembre ho fatto un gran campionato, poi potevo fare qualcosa in più: ho avuto, purtroppo, dei problemi fisici che mi hanno costretto a stare fuori qualche settimana. Personalmente, tendo sempre a fare un po’ di autocritica: potevo fare qualcosa in più e spero di poter dimostrare nelle otto partite restanti, qualora dovessero riprendere i campionati, quanto di buono fatto sono riuscito a mostrare nella prima parte della stagione”.
Alla vigilia della sosta forzata, il Bitonto vantava una lunghezza di vantaggio nei confronti del Foggia e cinque punti sul Sorrento: in caso di ripresa, chi vedi come squadra favorita alla promozione in Serie C?
“Se devo essere sincero, Bitonto e Cerignola sono le due squadre che mi hanno impressionato: credo che queste due si contenderanno il primo posto. Hanno dimostrato di essere un gradino sopra le altre: esprimono un ottimo gioco ed hanno due rose di grandissima qualità. La sosta potrebbe sfalsare gli equilibri che si sono creati fino a qualche settimana fa: ormai è un mese che siamo tutti quanti fermi e non svolgiamo allenamenti di gruppo. Avrà un impatto abbastanza forte: chi sarà più bravo a mantenere la condizione in questo periodo di emergenza, sia dal punto di vista mentale, sia quello fisico, ne uscirà vincitore”.
Al momento sembrerebbe prematuro parlarne ma vedrebbe il suo futuro in riva all’Adriatico?
“Adesso spero solo di ricominciare a giocare e portare a casa l’obiettivo in queste ultime otto partite di campionato. Penso solo a finire la stagione, qualora ci dovessero dare l’opportunità, nel miglior modo possibile: valuterò poi, con la mia famiglia, la scelta migliore per me e per la mia carriera”.

Taranto, Benvenga: "Sono cinico, la fortuna va costruita. Sul futuro…"

Il difensore del Taranto, Alex Benvenga, intervistato sulle colonne del Corriere dello Sport (ed. Puglia) ha parlato anche del suo rapporto con la società rossoblu: “Avremmo dovuto e potuto fare di più. Mi ritengo una persona estremamente cinica: credo che la fortuna bisogna essere in grado di costruirsela, ma per noi quest’anno ogni errore è stato devastante, soprattutto agli inizi della stagione. Ci sono mancate continuità e forse un pizzico di personalità necessaria per gestire le pressioni in campo e fuori, tant’è che in trasferta i risultati ci hanno sorriso il più delle volte“.
E sul futuro chiarisce: “Sono un calciatore che vive di emozioni e Taranto è una piazza straordinaria. Accetterei soprattutto per provare a riscattare la stagione in corso: le contestazioni e i fischi subiti devono trasformarsi in uno stimolo per fare meglio“.

Bitonto, il ds Rubini: "Annulare la stagione? Ridateci i soldi allora"

Leonardo Rubini, direttore sportivo della capolista Bitonto, è stato intervistato dai colleghi di Tuttomercatoweb: “A livello societario ci sentiamo continuamente con tutto lo staff -spiega il ds Rubini-. I ragazzi sono seguiti dal preparatore atletico, si allenano da casa e non è la stessa cosa. Da quando c’è lo stop totale, poi, non è allenamento propedeutico al calcio. Purtroppo il campionato è falsato”.
Voi siete primi.
“Sarebbe bello vincere e festeggiare sul campo. Personalmente bloccherei tutto, facendo salire le prime due di ogni categoria ma vedo che ci sono sempre difficoltà. Potremmo fare un quarto girone di C ma si lamenterebbero dalla terza alla quinta. Serve il modo per rendere meno scontenti possibili. Oppure… Dei play-off a fine preparazione, ma che con che rosa? E’ un bel problema”.
A livello societario il contraccolpo è forte.
“Le società si mantengono con gli sponsor o con un presidente che mette a disposizione gli utili della sua azienda. Però le aziende sono bloccate… Il nostro presidente sta mantenendo i suoi impegni, li sta onorando”.
Gli spunti in giro per l’Europa non mancano.
“Ho sentito molti aggiornamenti, molte idee. Ho visto anche in Germania, come lavora il Bayern. Da noi chi è fuori sede, vive in un B&B, ognuno ha una stanza, ogni due stanze c’è un bagno. E’ comunque condivisa. E dove li facciamo mangiare? Una decisione deve essere imminente. Noi continuiamo a pagare gli affitti dei fuori sede. In D abbiamo questi problemi, come possiamo dire ai proprietari degli appartamenti ‘non ti paghiamo perché non giochiamo’? C’è un onore degli impegni da mantenere, anche con soggetti estranei alla gestione sportiva”.
E annullare la stagione?
“E come fate? Ridateci i soldi spesi, allora…”.

Bitonto, il presidente Russiello: "Ogni presidente coltiva il proprio orticello…"

Continua il ciclo di interviste “neroverdi” in occasione di questa sosta forzata causata dall’emergenza sanitaria del Covid-19 da parte della redazione di dabitonto.com. Questa volta lunga chiacchierata tra il prof. Giuseppe Urbano e il Presidente del Bitonto Calcio, Francesco Rossiello: seduti idealmente ad un “Bar dello Sport” virtuale, come la situazione impone, i nostri due interlocutori hanno scambiato idee ed impressioni non solo su quel che è stata e potrebbe ancora essere la stagione in stand-by degli amati leoncelli neroverdi ma anche e soprattutto sui disagi e gli sviluppi “bitontini” che questa tremenda pandemia ha innescato.
Ciao Francesco. Come state tu e i tuoi cari?
Ciao prof.! Ringraziando il cielo, stiamo tutti bene…
A proposito di famiglia, le attività del gruppo aziendale facente capo alla famiglia Rossiello stanno procedendo regolarmente o questa emergenza fuori dall’ordinario vi ha frenati molto?
Le nostre aziende hanno avuto una brusca frenata in quanto sono al servizio di attività produttive di vario genere; ma è proprio in queste circostanze che elaboriamo nuove idee di mercato e si va avanti.
Da bitontino e tifoso del Bitonto, come ti sembra la nostra città ai tempi della “grande epidemia”? Tante difficoltà, talvolta anche per mettere qualcosa a tavola, ma anche tantissima solidarietà…
Sì, hai ragione, le difficoltà sono tantissime, ma dalle sabbie mobili delle difficoltà emergono storie di straordinaria solidarietà e sensibilità. Sono sotto gli occhi di tutti.
Aiutare il prossimo in condizioni critiche, appunto: da parte del Bitonto Calcio è stata già avviata qualche iniziativa o è in cantiere qualcosa per provare a dare una piccola grande mano ai nostri concittadini più svantaggiati? Magari questa chiacchierata pubblica può diventare un traino eccezionale…
Io sono dell’avviso che tutto quello che si può fare lo si deve fare senza la necessità di metterlo in evidenza. Però, se devo proprio dirtelo, nei prossimi giorni il Bitonto Calcio metterà a disposizione delle famiglie più bisognose un banco alimentare giornaliero di beni di prima necessità. Seguiranno a breve, ovviamente, tutte le indicazioni in merito…
La squadra di calcio della città, un tuo grande amore ormai da anni. Come stai vivendo questa separazione forzata dai ragazzi? Calciatori, staff tecnico, dirigenti o collaboratori a vario titolo che possano essere, sappiamo che i rapporti con i componenti dell’altra tua famiglia – quella sportiva – solitamente non sono mai solo professionali, anzi, tendi a stringere legami molto stretti con gli uomini che ti circondano. Con che frequenza vi sentite?
Con i dirigenti ho contatti telefonici quotidiani per aggiornarci e scambiare opinioni su quello che stiamo vivendo. Con tutti gli altri mi sento un po’ meno ma ci pensa mio padre a tenere la squadra su di morale! È in costante contatto con i ragazzi, molto più di me, infatti tutti loro hanno un rapporto speciale con lui e di questo ne sono molto molto felice… La sensazione è comunque sempre la stessa, per me: c’è un carico d’affetto pronto per essere scaricato in qualsiasi momento, la voglia di tornare ad abbracciarsi è davvero tanta.
Proviamo quantomeno ad avvicinarci un po’ al “campo”, non potendo tornarci su per chissà ancora quanto… Come hai lasciato il gruppo dopo il pareggio casalingo contro il Brindisi? Eri preoccupato dopo le tre partite consecutive senza vittorie o fiducioso per un prosieguo di cammino sempre davanti al resto del plotone?
Nell’ultimo periodo, cioè nelle ultime tre partite disputate, abbiamo tirato un po’ il fiato, sì, ma soltanto per prepararci al meglio in vista del rush finale che, ne sono sicuro, anche grazie al sostegno dei nostri tifosi, sarà strabiliante. Non ho detto ‘sarebbe stato’, attenzione, ho detto ‘sarà’…!
Quindi, secondo te, si riuscirà a tornare in campo per disputare le ultime otto giornate in calendario?
Ho già espresso in precedenza la mia opinione sull’argomento e la ribadisco: bisogna tornare a giocare – certamente solo quando le possibilità di contagio saranno pari a zero – senza partite infrasettimanali, poiché noi saremmo disposti a giocare anche nei mesi estivi, facendo slittare l’inizio della prossima stagione, se necessario. Le restanti otto giornate in calendario, in un modo o nell’altro, vanno disputate.
In caso di impossibilità oggettive, come dovrebbe comportarsi il “palazzo”? Annullare del tutto la stagione potrebbe rivelarsi mossa fallimentare, ad ogni livello…
Annullare un Campionato, quando si sono disputati regolarmente i due terzi delle partite, la trovo un’assurdità. Gli organi federali dovrebbero quindi considerare, in caso di oggettiva impossibilità nel proseguire ogni attività agonistica dovuta ad una causa di forza maggiore (come lo è questa pandemia, evidentemente), ritenere conclusa ogni contesa al 1° marzo, domenica in cui si è giocata l’ultima giornata di Serie D. Mi auguro che la LND faccia di tutto per permetterci di concludere ‘sul campo’ il Campionato, sia chiaro, altrimenti dovrebbe diramare ufficialmente ogni verdetto alla succitata data: promozione diretta in C per tutte le squadre al primo posto e delle migliori necessarie fra le nove seconde, senza disputare i playoff. Anche le retrocessioni in Eccellenza verrebbero così stabilite a classifica ‘congelata’, abolendo i playout.
Nell’ultimo mese hai avuto modo di scambiare pareri, sensazioni e idee con altri presidenti di squadre inserite nello stesso girone del Bitonto? Siete stati contattati da rappresentanti della LND?
No, non ho sentito nessuno. Ogni Presidente poi coltiva il proprio orticello, quindi, quello che penso io ‘potrebbe’ non andar bene ai miei omologhi di Foggia, Cerignola, Sorrento e viceversa… Lasciamo che siano i più alti in grado a decidere e quando lo faranno ci contatteranno per comunicarci ogni decisione.
Tra le fila neroverdi ci sono degli stranieri, famiglie al seguito anche. Sono rimasti in Italia o sono andati via?
Dei nostri giocatori stranieri, solo Foufoué è tornato in patria (Francia, ndr), gli altri tre sono rimasti in Italia, anche perché due di loro vivono stabilmente qui con le loro famiglie; Montaldi vive a Monopoli e Merkaj a Perugia, mentre Biason è rimasto a Bitonto. Lui torna in Argentina tutti gli anni, una volta finita la stagione.
Come pensi di gestire il delicato nodo-rimborsi? Immaginiamo bene come non si possano attuare nelle serie minori le stesse misure dei massimi campionati europei, dove circolano stipendi milionari…
Per quanto concerne i rimborsi, sono sempre per il rispetto delle regole. Tutti i calciatori e gli uomini dello Staff tecnico conoscono bene il mio pensiero: per il periodo successivo a marzo (mese per il quale ho rispettato ogni impegno, nonostante non sia ‘maturato’ per intero, a livello di prestazioni sportive) aspettiamo che ci vengano date dalla Federazione delle disposizioni ufficiali. Nel frattempo, il sostentamento non è mancato a nessuno, com’è giusto che sia.
Dovessi selezionare l’istantanea neroverde più “libidinosa” (per usare un’espressione licenziosa tanto cara a mister Ventura) della stagione fin qui andata in scena, su quale momento cadrebbe la tua scelta?
Sono tutte belle le istantanee riconducibili al momento in cui la squadra al completo va a prendersi il meritato tributo dei nostri calorosi tifosi, sotto la tribuna. Alla fine facciamo tutto ciò solo per rendere felici i sostenitori del Bitonto.
E il giorno in cui sei tornato a casa più preoccupato, deluso o triste?
Delusione e tristezza mi pervadono solo quando mi accorgo di non riuscire a trasmettere alla piazza bitontina il mio entusiasmo e la voglia di emergere. Non sono quindi dei sentimenti che ho potuto ricondurre alle prestazioni sul campo, quest’anno. La squadra merita solo applausi e gioia, per quanto fatto fin qui!
Chiudiamo rispondendo a mister Taurino, se lo merita. In una recente intervista gentilmente concessaci, ha consigliato alla Bitonto sportiva (testuali parole): “tenetevi ben stretto Francesco Rossiello e la sua straordinaria famiglia”. Con la speranza di lasciarci il prima possibile alle spalle questo maledettissimo virus, ed a prescindere dalla categoria, cosa diciamo a lui ed a tutti i tifosi bitontini?
Con mister Taurino ho un gran bel rapporto, sincero e leale. Sono sicuro di poter costruire con lui un percorso che porterà il Bitonto Calcio a giocare su palcoscenici sino ad ora inimmaginabili…

Nardò, mister Foglia Manzillo: "La prima settimana siamo stati bene, poi…"

Antonio Foglia Manzillo, allenatore del Nardò, intervenuto sulle colonne del Quotidiano di Puglia, ha parlato di come la compagine neretina stia vivendo questa quarantena: “La prima settimana ci ha fatto bene, ci siamo riposati. Però poi non sappiamo stare senza calcio. Ci manca il quotidiano, non solo la domenica: vederci tutti i giorni al campo con i ragazzi, scambiare due chiacchiere con la dirigenza, parlare di calcio, di tutto. Però adesso le priorità sono altre e quindi con tanta pazienza stiamo cercando di fare il nostro dovere restando a casa e invitando i tifosi a fare altrettanto“.

Serie D, chi vuole ricominciare e chi no: facciamo chiarezza

L’incertezza regna sovrana sul campionato di serie D 2019-2020 e, da diverse settimane, stiamo raccogliendo tanti punti di vista degli addetti ai lavori con tantissime esclusive sul portale www.notiziariocalcio.com; continueremo a farlo anche nei prossimi giorni, cercando di dare voce a tutte le società della quarta serie.
Oggi proviamo a mettere ordine sui vari pensieri raccolti finora, fermo restando la costrizione a “generalizzare”, poiché specificare il pensiero di 166 società, più altri addetti ai lavori e vertici della LND, appare davvero complicato.
CHI VUOLE CONTINUARE?
Innanzitutto è la Federazione a voler cercare di completare la stagione e, ad onor del vero, i vertici della LND non si sono neanche nascosti più di tanto. Il presidente Sibilia, infatti, ha ribadito a più riprese che, qualora ce ne fosse la possibilità, vorrebbe concludere la stagione, auspicando prima di tutto che la comunità scientifica dia il via libero ad eventi sportivi. Ed il motivo è chiaro: in questo modo, sarebbe il campo a decretare promozione e retrocessioni, evitando alla LND il duro compito di decidere cosa fare con promozioni e retrocessioni, qualora non si riuscisse a continuare.
Tanta voglia di ricominciare ce l’hanno anche i calciatori: al netto di qualcuno che ha una più che comprensibile paura, la maggior parte degli atleti di serie D vorrebbe tornare in campo, qualora l’emergenza sanitaria si placasse. Il motivo è molto semplice: con lo stop definitivo, si perderebbero come minimo tre stipendi (Marzo, Aprile e Maggio), senza contare che, ne siamo certi, più di una società di serie D ha altre mensilità arretrate. Una situazione molto particolare che, ovviamente, riguarda anche altre componenti: staff tecnico, staff medico, team manager, magazziniere, e tutte quelle figure che, con alcune centinaia di euro mensili, riescono a dare una mano ai propri nuclei familiari.
CHI NON VUOLE CONTINUARE?
La maggior parte dei presidenti di serie D non vuole continuare questa stagione, lo scriviamo senza paura di essere smentiti. Non solo abbiamo ascoltato diversi presidenti a riguardo, ma è una situazione che appare più che comprensibile: la maggior parte dei proprietari delle squadre di calcio di serie D sono anche imprenditori che, in questo periodo di crisi, vorrebbero dedicarsi maggiormente alla salvaguardia delle proprie aziende. Molti, poi, si sentono responsabili della salute dei propri tesserati e, soprattutto in alcune zone del Nord Italia, pare difficile pensare di tornare ad allenarsi entro una ventina di giorni.
Chiaro che, ovviamente, non mancano i “banditi”, ovvero quei presidenti a cui non dispiacerebbe affatto risparmiare 3 mesi di stipendi, magari perché il campionato non ha molto da offrire alla propria squadra; questo, poi, è un altro discorso, ma va tenuto in considerazione. Ciò che pare certo è che, per quelle società che ricevono linfa vitale da biglietteria, sponsorizzazioni e centri sportivi, quest’emergenza ha indubbiamente tolto molto; la biglietteria è in parte recuperabile (ma dovremmo parlare delle poche presenze di pubblico dei turni infrasettimanali), ma trovare sponsor disponibili a tornare in campo appare molto difficile, e la chiusura dei centri sportivi (tanti tornei sono stati già definitivamente annullati) non è recuperabile.
COSA FARE?
La cosa migliore è, paradossalmente, non decidere: sarà la comunità scientifica prima ed il governo, poi, a decidere se e quando si potrà tornare in campo. Spesso il presidente Sibilia ha parlato di una quarantina di giorni utili, in modo da concludere il campionato entro il 30 giugno: ipotesi ottimistica che, però, pare si allontani sempre di più. Se proprio si vuole tentare di concludere il campionato una volta affievolita l’emergenza, forse sarebbe meglio iniziare a capire se e come prolungare la scadenza dei contratti. Sperando di poter quanto prima tornare a scrivere e parlare di calcio giocato.

L'allarme di Tommasi: «Servono garanzie per i giocatori di Serie C e D»

Intervistato da Rainews24, Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione italiana calciatori, ha parlato della questione dei tagli degli stipendi, tema molto discusso negli ultimi giorni.
Queste le parole del numero uno Aic: «Il Monza? Sono accordi che singolarmente i club stanno iniziando a cercare con i loro tesserati. Quello di cui stiamo parlando con la Lega Pro è un tema a cui teniamo molto, che sono i redditi più bassi. Soprattutto in Lega Pro, Serie D e nel calcio donne ci sono giocatori che mantengono la famiglia con redditi molto bassi, ma che rischiano oggi di non venire rispettati per la crisi. Il tentativo che stiamo facendo è capire se le risorse che si risparmiano e che si riescono a recuperare dal sistema possono aiutare ad avere almeno una garanzia e una tutela di questi stipendi più bassi, senz’altro non paragonabili a quelli che sentiamo sui giornali dei grandi campioni. Il 70% dei giocatori di lega Pro guadagna meno di 50 mila euro lordi. Sono tanti i ragazzi che oggi non hanno una prospettiva davanti perché non si sa quando e se si riprenderà a giocare. La Serie D conta più di 160 squadre ed è complicato trovare una situazione di sicurezza totale in tutto il territorio e quindi il rischio di finire anticipatamente è molto alto e questo ovviamente mette in difficoltà parecchi ragazzi che vivono di calcio. Al di là della tutela della salute dei singoli atleti, credo che abbiamo anche la responsabilità di far ripartire una macchina che non coinvolge solo atleti, allenatori e dirigenti, ma anche magazzinieri, massaggiatori, autisti, addetti al campo. Tutte queste persone devono essere messe in sicurezza e tornare al lavoro quando le condizioni lo permetteranno. Come abbiamo visto è troppo veloce l’inizio di un nuovo focolaio e non possiamo permettercelo».

Foggia, Viscomi: "speriamo si possa ripartire"

Il difensore del Foggia Francesco Viscomi ha analizzato il momento che sta attraversando ai colleghi del Corriere dello Sport: “Se penso che proprio ora avremmo potuto cominciare a divertirci… Foggia è una città che ti entra dentro, una tifoseria molto esigente ma caldissima. Lì ti senti davvero un calciatore arrivato anche se sei soltanto in Serie D. Sarebbe un sogno per me giocare il prossimo anno in C, non lo nascondo. Ci sono tutte le condizioni perchè ciò accada, ma c’erano anche prima quando correvamo in classifica per soffiare il primo posto al Bitonto. Ci stavamo riuscendo, eravamo ormai a un punto. Per questo dico che ci siamo fermati proprio sul più bello. Speriamo almeno che si possa ripartire”.

Team Altamura, il presidenca Calia: "Non ha senso pensare di tornare in campo"

Fatto (ahinoi) il Coronavirus, bisognava fare anche gli altamurani. La città di Altamura – tra le più colpite dalla pandemia dell’area metropolitana di Bari – non si è comunque persa d’animo, cercando di rispondere (e rialzarsi) attraverso le sue armi migliori. Tra queste spicca in primo piano lo sport cittadino, grazie alla Team Altamura.
Il club biancorosso, attraverso i suoi canali social, ha infatti promosso la consegna dei beni di prima necessità per le famiglie bisognose nei centri di raccolta di San Giovanni Bosco, San Lorenzo, Saero Cuore, Sant’Agostino e San Michele. Ma non solo: è infatti possibile la partecipazione con un contributo libero alla raccolta fondi per consentire l’acquisto di buoni spesa (codice IBAN per le donazioni IT46 B053 8541 3340 0000 0000 760). «Il nostro impegno – si legge nella nota societaria – non si ferma e continueremo uniti ai nostri amici, dirigenti, sponsor, tifosi e donatori. Vogliamo rifornire il più possibile e fino alla fine dell’emergenza. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, unitevi a noi. Facciamolo per la nostra città». Perchè a volte è soprattutto con la solidarietà che si può andare in gol. L’avversario da affrontare è ostico, la partita decisiva: si può vincere solo di squadra.
L’iniziativa è caldamente sostenuta e meglio illustrata dal presidente biancorosso Michele Calia: «È nata – dice – dall’ultimo Dpcm del presidente Conte. Abbiamo usato i fondi offerti ai vari comuni per aiutare le famiglie bisognose. Ci sentivamo in dovere di aiutare tante persone. Un grazie va ai soci ed a tutti i nostri sponsor, c’è stata una risposta incredibile da parte di tutti. Stiamo offrendo e distribuendo beni di prima necessità. Il tutto viene smistato in vari punti di raccolta. Notevole, per una città grande come Altamura. Noi rappresentiamo questa realtà a livello calcistico, dovevamo dare un segnale. La speranza, ovviamente, è quella di tornare al più presto alla normalità».
Impossibile, malgrado tutto, ignorare il calcio. L’incertezza è totale, non potrebbe essere altrimenti. Gli uomini guidati da mister Monticciolo erano impegnati nella lotta-salvezza, nel sempre ostico e competitivo girone H del campionato di Serie D. Ma la voglia (e soprattutto la possibilità) di tornare in campo deve essere forzatamente accantonata. Facile immaginare il senso di smarrimento ed un morale sotto i tacchi per Gambuzza e compagni: «Sono spesso in contatto con l’allenatore, cosi come coi calciatori. Da casa – prosegue – tutti stanno cercando di fare il massimo, ma la principale priorità al momento è quella di salvare le nostre aziende. Certo, è bene farsi trovare pronti nel caso di un’eventuale ripresa. Tutto l’ambiente è naturalmente disorientato, ciò dipende dallo stato d’incertezza attuale. Nessuno sa davvero cos’altro potrà accadere. Allo stato attuale direi che pensare al calcio giocato, e quindi proseguire l’attività sul campo, non avrebbe alcun senso. Lo sport va in secondo piano». Per tornare a riempire gli spalti del “Tonino D’Angelo” ci vorrà ancora un bel po’ di tempo, con buona pace di tutti.

Taranto, Masi: "ecco come vivo questo momento particolare…"

Oggi ai microfoni di Mondorossoblù.it il calciatore del Taranto, Vincenzo Masi, ha confessato come sta vivendo questo momento particolare.
Cosa pensa della situazione attuale? Come sta vivendo questo momento da uomo e da atleta?
Penso che tutti noi stiamo vivendo un momento difficile, fatto di sconforto e di nostalgia, ma nonostante ciò non ho mai smesso di essere positivo. Questa situazione ha cambiato molti aspetti della nostra vita quotidiana, ma sono fiducioso nello sperare che ritorni tutto alla normalità. Grazie al mister ed allo staff tecnico che ci fornisce giornalmente lavori e allenamenti da fare, fortunatamente, io e la squadra ci manteniamo allenati.
Il calcio come sta affrontando questa pandemia e poteva fare di più? Confida nel senso civico della gente e vede che sta rispettando le ordinanze?
Da un punto di vista calcistico credo che si siano adottate le misure giuste. La gente sta rispettando le ordinanze e ripeto: bisogna essere fiduciosi, combattere e andare avanti.
A Taranto come stanno vivendo la situazione, la città e la squadra?
La nostra squadra ha risposto bene a questa situazione, continuando ad allenarsi ,e cercando di dare il meglio. La città di Taranto, sicuramente ne avrà risentito del peso delle misure di precauzione, ma cerca di andare avanti.
Come si augura che finisca questo campionato? Qual è l’ opzione più giusta?
Mi auguro con tutto me stesso che la situazione pian piano si sblocchi e che le partite riprendano per portare a termine ciò che a settembre abbiamo cominciato.

Audace Cerignola, Coletti: "Vincere le ultime 8. Il sistema calcio ne uscirà…"

“Peccato perchè come avevamo recuperato molti punti negli ultimi tre mesi ne potevamo sicuramente recuperare altri nelle ultime otto partite”. Tommaso Coletti è rammaricato per lo stop del calcio ed in particolare per non aver potuto cavalcare il buon periodo che stava attraversando la sua Audace Cerignola, ma l’esperto calciatore è anche consapevole del momento che il Paese sta attraversando.
Giusto fermarsi, tra l’altro l’Audace Cerignola è stata una delle prime a fermarsi – rimarca –, una decisione importante da parte della società di bloccare subito gli allenamenti per tutelare l’incolumità dei propri calciatori”.
Una situazione surreale ed il rinnovo e l’invito a tutti di stare a casa. “Avevamo un sogno in testa ma in questo momento ci sono cose più importanti, c’è una battaglia da cui si può uscire solo con l’aiuto di tutti. Ci tenevo a ringraziare tantissimo medici, infermieri e addetti al servizio sanitario che in questo momento stanno facendo qualcosa di eroico e straordinario. Torneremo ad apprezzare le piccole cose che avevamo tralasciato. Con i compagni ci sentiamo ogni giorno, è un modo per stare insieme in qualche modo, per vivere lo spogliatoio anche a distanza”.
Coletti è sicuro che se il campionato riprenderà il Cerignola disputerà un gran finale. “Abbiamo raggiunto la giusta amalgama tra di noi – spiega -, e stavamo davvero giocando bene. Se dobbiamo giocare a giugno e luglio? Per me non ci sarebbe nessun problema, l’importante è tutelare i calciatori, il pubblico e tutto quanto ruota intorno al calcio. Spero che si trova una soluzione perchè questo virus ha messo tutto a soqquadro. Certo il sistema calcio ne uscirà con le ossa rotte economicamente e soprattutto nelle nostre categorie“.
Coletti è stato sicuramente il colpo dell’estate dell’Audace Cerignola ed il suo sogno e portare nella categoria superiore la compagine gialloblu. “E’ il sogno di noi tutti – ammette Coletti -, sogniamo di vincere le ultime otto partite con le altre che magari inciampano strada facendo. A livello personale ho avuto la fortuna di giocare in piazze importanti e mi sono sempre trovato bene ma a Cerignola è nato un feeling particolare. Ho iniziato in prova, per me è stata una sorta di sfida personale. Sono vicino casa mia e qui mi sono sentito parte di un progetto importante”.

Bitonto, il presidente Rossiello: "No ai turni infrasettimanali. Giochiamo in estate"

Questo quant dichiarato del presidente del Bitonto, Francesco Rossiello ai colleghi del Corriere dello Sport: “Il pensiero societario si rispecchia nell’intenzione di tornare in campo, completando così la stagione, ma è evidente che tale scenario sarà plausibile soltanto a condizione che il rischio-contagio sia totalmente azzerato. Abbiamo l’obbligo, infatti, di salvaguardare la salute dei nostri tesserati. In caso di ripresa, servirà innanzitutto garantire due-tre settimane di allenamenti affinché i calciatori possano riacquistare la corretta forma fisica, dopo di che si dovranno assicurare le tempistiche necessarie per consentire la disputa delle otto gare conclusive in linea con quanto stabilito agli inizi della stagione, vale a dire senza turni infrasettimanali: la stagione, in tal caso, verrebbe completata nell’arco di due mesi. Come società siamo disposti a giocare in estate”
“Qualora non vi fossero le condizioni per riprendere le attività”, continua il presidente neroverde, “saremmo propensi all’ipotesi di una cristallizzazione della classifica. Il Bitonto, nel corso di questi mesi, ha meritato ampiamente quel primo posto guadagnato a metà ottobre e, da quel momento, mai più lasciato: in alcuni periodi, siamo stati anche capace di portarci a +5 sulla seconda”.

Brindisi, intervista a Niccolò Dario

Il difensore del Brindisi Niccolò Dario ha rilasciato un’intervista ai colleghi di Agenda Sport.
Questo un estratto delle sue dichiarazioni: “In attesa della ripresa dei campionati, sto seguendo le sessioni di allenamento che ci ha mandato il professor Cristian Manco. Questa situazione di emergenza, che spero finisca presto, ci fa capire la reale importanza della vita. Il calcio passa in second’ordine. Mister Ciullo? Con lui ho avuto la possibilità di giocare con continuità, per questo lo ringrazio. Mi ha dato subito fiducia e, per un giovane come me, questa è stata la cosa più importante: spero di averlo ripagato con buone prestazioni”.

Taranto, Manzo: "Cosa non è andato? Vi spiego i tre problemi…"

Ai microfoni di Giornalerossoblu.it è intervenuto Luigi Manzo, difensore centrale dei rossoblù. Tra i temi toccati la situazione Coronavirus, la stagione ionica e uno sguardo al futuro. Queste le sue dichiarazioni:
Prima di tutto come stai, e come stai passando questo periodo di riposo forzato?
Fortunatamente io e la mia famiglia stiamo bene. Mi dedicando interamente a mio figlio, poiché in questo anno e mezzo sono stato molto fuori casa. Questo periodo non è bello sia per l’Italia che per il mondo”.
Se dovesse dipendere da te, faresti riprendere il campionato? E alla fine secondo una tua opinione cosa succederà?
Se si riprendesse vuol dire che la situazione si sta sistemando. Sinceramente però, la vedo un po’ difficile. Perché più tempo passa e più diventa complicato concludere il campionato. Ogni giorno ci sono tante vittime e i contagiati aumentano, a me sembra difficile che il campionato si concluda”.
Cosa è andato storto in questa annata?
Ho un mio pensiero, per me ci sono state tre situazioni che hanno fatto in modo che il Taranto non competa per la vittoria del campionato. All’inizio si partiva con i favori del pronostico e con troppa sicurezza, poi la partenza sbagliata ci ha tolto un po’ di fiducia e certezze. Eravamo un gruppo, anche a livello numerico, ed è normale, quando si parte in quella maniera, possiamo fare tutti i moralisti del mondo ma gli strascichi all’interno dello spogliatoio si fanno sentire. Con l’avvento di Panarelli, la rosa si è rinvigorita e il primo mese abbiamo fatto dei numeri importanti. Poi nella partita col Gravina ci é girato tutto storto e lì sono riusciti gli scheletri dall’armadio. Il periodo del mercato ha leso la serenità di tutti , poiché ogni giorno uscivano dei nomi. L’unico dispiacere è che il gruppo non è stato compatto in quel periodo, in quelle parte di stagione abbiamo imbarcato tanta acqua, anche perché sono arrivate critiche da tutte le parti, e le situazioni come quelle di Genchi e D’Agostino sono sfaccettature che ci si portava dietro da quando si sono venute a creare”.
Qual ora si dovesse riprendere, l’obiettivo del Taranto quale sarebbe?
L’obiettivo comune e personale deve essere quello di fare queste partite che rimangono al massimo delle proprie possibilità. Tante volte ci siamo dati degli obiettivi e non sono stati raggiunti, perciò mi auguro di finire questo campionato nel miglior modo possibile. Alla base c’è sempre una dignità, penso che ognuno di noi debba dare il massimo fino alla fine, poi se arriviamo nei play off dobbiamo giocarceli per concludere al meglio la stagione”.
Vorresti rimanere in riva allo ionio anche la prossima stagione?
Sinceramente mi sono trovato bene a Taranto, la città mi piace. A prescindere che l’empatia fra la squadra e i tifosi non ci sia mai stata, per via dei mancati risultati. Ci vorrebbe una linea guida, un pensiero unico, che faccia in modo che gli errori commessi negli anni precedenti non si ripetano. Detto ciò non avrei nessun problema a restare qui”.

Lnd, il presidente Sibilia conferma: "Rischia il 30% delle società"

Cosimo Sibilia, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, intervenuto ai microfoni di Radio Sportiva, ha dichiarato: “Dalla relazione dei nostri esperti si evince che la Lega nazionale dilettanti potrebbe perdere intorno al 30% delle società sportive. Questo fa capire le condizioni in cui ci potremmo trovare, siamo molto preoccupati. Ci aspettiamo un’attenzione particolare per quanto riguarda il calcio giovanile e di base in Italia. Ci aspettiamo vicinanza per consentire di portare a termine i campionati con le certificazioni mediche dovute. Quando ci saranno le condizioni sanitarie potremo riprendere e il giudice dev’essere soltanto il rettangolo di gioco. Abbiamo la necessità di chiudere i campionati in 40-45 giorni, siamo obbligati a dare il risultato dal campo“.

Taranto, mister Panarelli: "Lo insegnano: mai dare le dimissioni"

Il tecnico del Taranto, Luigi Panarelli, ha rilasciato la seguente intervista ai colleghi della Gazzetta del Mezzogiorno:
EMERGENZA COVID-19 – Oggi la priorità è la salute. Tutto il resto è secondario. Ma ognuno di noi ha disegnato la propria esistenza inseguendo un sogno, un ideale, una passione. Io vivo di calcio. Pensare al calcio, per me, è naturale. Inevitabile.
I NUMERI – Facile far parlare i numeri. Ho lavorato su un progetto che non era il mio. Ma avevo lasciato delle tracce e da lì sono ripartito, cercando la complicità di tutti. Sono rientrato nel gruppo, portando concetti e valori in cui credo. Abbiamo intrapreso un percorso, lavorando sul fisico e sulla tattica. Non solo quattro vittorie. Anche 13 gol fatti e 1 subito. E soprattutto l’attenzione di tutti verso ciò che proponevo.
IL BARATRO – Col Gravina potevamo fare gol subito: non uno ma quattro. Poi siamo andati sotto su una palla inattiva. Non fu sbagliato l’approccio. A Fasano prima frazione dignitosa. Nella ripresa la squadra è venuta clamorosamente meno e abbiamo perso con merito. Con la Nocerina, prima di soccombere, ci sono i due gol ingiustamente annullati, un palo e diversi salvataggi sulla linea di porta. Insomma, se proprio vogliamo trovare una matrice comune, io la rintraccerei nella mole, davvero considerevole, di episodi negativi.
CASO KOSNIC E SITUAZIONI VARIE – Che era mio dovere salvaguardare l’integrità psicologica del gruppo. Io lavoro sul campo. Il mio pensiero, alla fine, va sempre lì.
IDEA DI SQUADRA INIZIALE – Pensavo fosse una buona squadra composta da ottimi giocatori, non tutti, però, congeniali al progetto vincente che stava alla base. Mancava qualcosa. E sarebbe arrivata a dicembre. Su questo punto col presidente ci fu subito totale convergenza. La pensavamo allo stesso modo.
POST FRANCAVILLA – Esiste, semmai, la partita che mi suggerisce di essere sulla strada giusta. Dopo lo 0-4 di Francavilla in Sinni mi convinco che il Taranto, ritoccato adeguatamente, può vincere il campionato. Poi, però, cominciano gli smottamenti, le frenate, le scollature. Non c’è una data del crollo. Ci sono le tappe di una resa progressiva.
DESTABILIZZAZIONE – Mentre si avvicina il mercato, un ex dirigente va in tv e fa i nomi dei calciatori che non avrebbero più fatto parte del progetto. Commette un errore imperdonabile perché rischia di destabilizzare lo spogliatoio. Così tocca farmi carico delle ansie dei calciatori, raccontando loro la verità. E gli scompensi vengono attutiti.
CASO D’AGOSTINO – A Coverciano ci hanno insegnato che le dimissioni non si danno mai. Questione di etica professionale più che di calcolo economico. Se credi in quello che fai, non lasci le cose a metà. Sull’attacco erano comunque in corso delle valutazioni. Stavamo cercando qualcosa di diverso. Croce, per esempio, chiedeva maggiore minutaggio e io non potevo garantirglielo. Favetta, dopo quell’errore dal dischetto, non era più lui: mi confessò che voleva cambiare aria, non sopportando le pressioni della piazza. L’esclusione di D’Agostino l’ho invece subita. Ero contrario e l’ho detto.
LA COERENZA – Penso di sì. Sono cinque anni che alleno e ho avuto sei-sette spogliatoi da gestire perché dopo ogni mercato cambiano le dinamiche relazionali all’interno di un gruppo, e ho sempre fondato il rapporto sulla correttezza. La offro e la pretendo. Solo così è possibile crescere.
ALLENATORE MODERNO – L’allenatore moderno è chiamato ad evolversi continuamente. Non è più tempo di integralismi. Lavoro su più sistemi di gioco. E sui tanti modi di interpretare una partita condizionata com’è dalle cosiddette variabili esterne: la forza degli avversari, lo stato di forma dei singoli, la strategia da adottare.
DIFETTO DI CRESCITA – Penso che un po’ tutti facciano riferimento alle partite di Gravina e Francavilla, parlo dello scorso campionato. Ma ci si dimentica di tutte le altre partite dove le correzioni, anche robuste, hanno prodotto benefici innegabili. A Gravina, per esempio, riempii la formazione di attaccanti, portando in mezzo al campo i due migliori palleggiatori: D’Agostino e Salatino. Lo scopo era quella di velocizzare i tempi di esecuzione della manovra, nel tentativo di stanare un avversario che si era chiuso. Non fu sufficiente.
LA DIDATTICA – È il passaggio decisivo. Si tratta di trasferire ciò che sai nella testa dei calciatori, partendo dalla postura del corpo che deve essere corretta. Perché se un centrocampista dà le spalle al lato opposto, si preclude una visuale di gioco. Ma la didattica da sola non basta. Un allenatore deve avere personalità. Deve essere percepito come il leader.
MANCANZA DI GIOCO – Rispondo che è falso. Ci sono state prestazioni in cui la bellezza del gioco ha rimandato al Taranto di Dionigi. L’ho letto. Non me lo sto inventando. E partite vinte grazie agli opportuni accorgimenti, ovvero in forza di una lettura corretta. Penso alla partita di Sorrento. Il bel gioco da solo non fa vincere. È la qualità della prestazione che ti avvicina maggiormente alla vittoria. Il bel gioco è un dato soggettivo. Per Klopp è la capacità di arrivare in porta dopo tre passaggi. Per Guardiola è l’esaltazione del possesso palla prima dell’imbucata decisiva. Mi piace allargare le possibilità d’impiego dei calciatori che alleno. Convincerli che possono fare l’una e l’altra cosa. Penso a D’Agostino che non era abituato a curare la fase di non possesso, alla versatilità di Ferrara, a Marino che da interno di centrocampo fa il terzino, a Pelliccia che nasce centrocampista.
IDENTITA’ – È qualcosa che rimanda alla mentalità e all’atteggiamento. Ho avuto la fortuna nella mia carriera di avere allenatori importanti: Mazzone, Mondonico, Gigi Simoni, in ritiro con la Roma ho visto lavorare Capello. A tutti ho rubato qualcosa. Sono stato una spugna. Ora faccio sintesi. Perché col copia e incolla non si fa strada.
CAMBIAMENTO – Serve uno sforzo corale per un processo che, oltre a coinvolgere tutti, deve avere due cardini: l’orgoglio e la progettualità. Dobbiamo dimostrare al mondo che a Taranto valiamo. Mi conforta l’idea che questa fermata generale ci stia fornendo la possibilità di una presa di coscienza individuale. Ripartire sarà come rinascere. Viverla come un’occasione: non ci resta altro.
LA RICONFERMA – Sì, per due ragioni: dare continuità al lavoro svolto e condividere il progetto sin dalla sua stesura. Il calcio è fatto di scelte da indovinare e di tempi da rispettare. Non bisogna, ogni volta, smontare tutto. Occorre continuità programmatica sull’esempio del Chievo di Delneri, della scalata del Sassuolo, dell’Atalanta di Gasperini, della Lazio di Inzaghi. Guardo a quei modelli. E ai miei 100 punti in 52 partite da allenatore del Taranto. Ed è su quella panchina che mi rivedo ancora.

Nardò, Vella: "Abbiamo risolto delle vecchie pendenze, ma…"

Paola Vella, responsabile marketing e public relations del Nardò, ha rilasciato un’intervista ai colleghi del Corriere dello Sport: “Sarebbe inutile negare la preoccupazione legata al triste momento e purtroppo il calcio, una volta archiviata l’emergenza, pagherà un prezzo altissimo: l’interesse primario di una qualunque azienda, com’è giusto che sia, sarà quello di garantire una ripresa economica e di salvaguardare i rispettivi dipendenti e nessuna di esse considererà prioritari ambiti come le sponsorizzazioni o gli investimenti legati a questo sporto“.
Malgrado le difficoltà riscontrate a livello globale“, continua Vella, “la società del Nardò è solida, tant’è che di recente sono state sistemate anche alcune pendenze legate a situazioni passate. Da parte nostra vi è tutta l’intenzione di proseguire, ma per farlo necessitiamo dell’aiuto del pubblico: i tifosi sono la nostra prima forza e, malgrado io non sia del posto, ho sin da subito avvertito tutto il nostro calore e la loro passione nei confronti della causa calcistica. Quest’anno, in media, si sono registrate tra le 700 e le 1200 presenze allo stadio, con picchi ancor più elevati nelle gare di maggior spessore: la nostra stabilità dipende anche dagli incassi, senza i quali riscontreremmo alcune difficoltà. Ringrazio, a tal proposito, tutti i nostri seguaci, ma anche quelle aziende che, nonostante il default economico, continuano regolarmente a tenere fede agli impegni già sottoscritti in precedenza, mostrandoci così vicinanza e serietà“.

Bitonto, mister Taurino: “Non se lo sport si sia fermato in tempo. La Lnd…”

Alla vigilia dell’emergenza Coronavirus, il Bitonto viveva il sogno promozione in Serie C: la squadra di mister Taurino, allenatore del club neroverde, è la prima classificata del girone H della Serie D. Il tecnico, ai microfoni di dabitonto.com, ha parlato del suo rapporto con lo staff ed i calciatori in questo periodo di emergenza e, soprattutto, delle sensazioni legate al progetto bitontino dal suo arrivo ad oggi.

“La tecnologia ed i “social” ci aiutano a mantenere un contatto costante tra staff e squadra. I ragazzi stanno tutti bene e stanno svolgendo un preciso programma individualizzato sotto l’attenta e scrupolosa supervisione del preparatore atletico Paolo Rizzo. Dover restare a casa senza poter respirare lo spogliatoio è davvero dura, ma assolutamente necessario in questo momento. Non so se lo Sport italiano si sia fermato in tempo ma il mio applauso va alla LND che è stata la prima Lega nazionale a fermare i campionati, dimostrando con i fatti che la salute è prioritaria”.

Il tecnico brindisino parla anche del suo approccio con la tifoseria e la città neroverde, dal suo arrivo ad oggi: “Con la piazza ho avuto subito un buon feeling (alimentatosi strada facendo grazie al percorso entusiasmante che i ragazzi ci stanno regalando) e il confronto con gli ultras neroverdi dopo le due sconfitte contro Fasano e Agropoli è stato determinante, secondo me… Ci ho messo la faccia, in quel momento così negativo, e i tifosi credo abbiano apprezzato il mio assumere le giuste responsabilità. Lì Bitonto ha iniziato a conoscere il Taurino uomo e non soltanto l’allenatore; di lì qualcosa è cambiato in meglio, tutti hanno iniziato a credere nel lavoro mio e di tutto lo staff. E sono arrivati anche i risultati sperati che ci meritavamo per il lavoro e l’impegno di tutti. La gente ha iniziato a credere, com’era giusto che fosse, anche e soprattutto nella figura cardine di tutto il progetto Bitonto Calcio, cioè il presidente Rossiello. A tal proposito, mi permetto di dare un consiglio a tutta la città: tenetevi ben stretto Francesco Rossiello e la sua straordinaria famiglia! Concludo ricordandovi che a luglio avevamo un grande sogno che oggi condividiamo noi squadra con tutta la città e tutti insieme proveremo a realizzarlo. Dobbiamo darci una mano, però, dobbiamo restare uniti e lottare insieme. Sempre. La parola chiave è stata, e lo è in questo momento più che mai, una sola: fiducia”.

Audace Cerignola, il ds Di Toro: “Non si può lasciare la stagione incompleta”

“Lasciare la stagione incompleta significa falsarla”. In casa dell’Audace Cerignola la pensano un pò tutti allo stesso modo: dirigenti, giocatori e staff tecnico vogliono terminare il campionato. La pensa così anche il direttore sportivo Elio Di Toro che spera di rivedere i suoi ragazzi calcare di nuovo i campi della Serie D.

La situazione per il Paese è drammatica e mette in pericolo sia la salute che l’economia. Se penso che si possa portare a termine la stagione? Non lo so ma credo che sia troppo importante chiuderla. Lasciarla incompleta significa falsarla. Il nostro girone, per esempio, ha ancora tante partite da giocare e molti punti a disposizione può cambiare molto.

Un periodo decisamente tosto, il calcio manca a tutti sia a chi va in campo che chi lo dirige. “Dobbiamo stare a casa per forza e ci dobbiamo arrangiare per come possiamo – rilancia Di Toro -: ogni settimana lo staff tecnico manda ai ragazzi il programma da seguire e loro si adeguano. Chiaramente però lo spogliatoio manca a tutti, manca il rapporto di ogni giorno, ma manca anche tanto la domenica, la sensazione della partita: speriamo di farlo presto, tornare a giocare vorrebbe dire che le cose in Italia si sono sistemate. Questo periodo è mentalmente molto tosto, ma non dobbiamo abbatterci.

L’Audace Cerignola era in lotta per qualcosa di importante. “Per il momento teniamoci bassi, alla nostra stagione diamo un ottimo voto per la grande rincorsa. La classifica è bugiarda per il valore che abbiamo, meriteremmo molto di più.

Gli manca il campo, gli mancano i suoi ragazzi – conclude il Ds del Cerignola -. Non è stato, per il momento, deciso quando si ritornerà in campo, in questo senso l’Audace Cerignola sta applicando le norme per come esse esistono e accettarne il responso con responsabilità e sensibilità.

Bitonto, Marsili: “Futuro incerto ma sarà molto difficile riprendere”

Oggi i colleghi di MondoRossoBlù hanno intervistato l’ex capitano del Taranto Massimiliano Marsili, centrocampista classe 1987, oggi tra le fila del Bitonto.

Max, una situazione paradossale alla quale non eravamo minimamente preparati…
No, esattamente, è successo tutto così in fretta. Non pensavamo che nel 2020 potesse accadere qualcosa del genere. Magari abbiamo anche sottovalutato il problema, adesso invece è diventata una situazione grave e pericolosa. La cosa più importante è tutelare noi e le nostre famiglia, il calcio passa in secondo piano.

Come va l’allenamento “indoor” e il rapporto con squadra e società in questo momento?
In questo momento l’unica cosa che possiamo fare è allenarci, e possiamo farlo solo qui, dato che per la nostra sicurezza non ci è concesso di andare fuori a farlo. Non è facile fare attività da soli, senza sentire il calore del gruppo e della squadra, ma è nostro dovere attenerci alle disposizioni. In tutto questo però il Bitonto ci è vicino: allenatore, staff tecnico e medico, presidente, tutti ci stanno facendo sentire il loro affetto, ci chiamano spesso e questo è importante. Naturalmente anche di squadra ci sentiamo ogni giorno, siamo un bel gruppo.

D’accordo, ipotizzare una ripresa al momento è impensabile, ma quale sarebbe una tua soluzione per la stagione in corso?
Adesso non so che dirti, difficile ipotizzare cosa succederà nelle prossime settimane, posso solo dire senza dubbio che riprendere sarà molto difficile. La Federazione farà le sue valutazioni, l’unica cosa che possiamo fare è allenarci e continuare a fare sacrifici da casa.

Per anni sei stato una bandiera del Taranto, cosa pensi della stagione travagliata che i rossoblù hanno affrontato sinora?
Sinceramente mi dispiace per la situazione che sta affrontando il Taranto, sono 12 anni che vivo in questa città e ne sono innamorato, ma adesso devo pensare alla mia squadra, il Bitonto, dove mi sono subito trovato a mio agio, sin dal primo giorno.

Un saluto a chi legge, in questo brutto momento
Posso dire a tutti di fare ancora degli sforzi, so che stare anche senza il calcio è difficile, ma tutti quanti insieme ne usciremo vincitori, l’importante adesso è salvaguardare noi e le nostre famiglie. Un abbraccio a tutti.