ZEMAN: “IL BARI? MI PORTA FORTUNA”

“A me i derby contro il Bari portano fortuna, il primo, allo Zaccheria, l’ho vinto 4-1, al ritorno a Bari abbiamo vinto 3-1…”.
Zeman torna indietro di 30 anni e si affida alla cabala per parlare del derby di domani sera al San Nicola contro i biancorossi di Mignani.
Poi, naturalmente, messa da parte la scaramanzia c’è spazio anche per i commenti tecnici: “La classifica dice che il Bari è primo, non ha mai avuto problemi fino ad oggi, ha una squadra esperta con almeno 10 giocatori che hanno giocato ad alto livello. Noi abbiamo entusiasmo e voglia di fare, sarà una gara difficile ma io spero che lo sarà anche per loro”.
Poi ci sono le considerazioni sulla gara: Bari-Foggia è il derby, difficile, per i tifosi, etichettarla come le altre gare: “Questo lo so – annuisce il mister rossonero – ma i punti in palio sono sempre 3, non è che se vinciamo ce ne danno 5. Detto questo c’è da dire che fino ad oggi loro hanno dimostrato di essere i più forti, spero che non riescano a fare lo stesso contro di noi”.

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Zeman “Tour de force? Gioca chi sta bene”

“Io ho il dovere di mettere in campo sempre l’undici migliore, anche se ci sono tre gare in una settimana, e non cambio idea”.
Coerente sempre con sé stesso. Zdenek Zeman non si smentisce: alla vigilia della gara contro il Monopoli nessun dubbio, si pensa all’immediato, al tour de force ci penseremo dopo.
Poi si fa un passo indietro, si torna a Palermo, agli errori difensivi, alla linea alta: “Noi quando abbiamo palla attacchiamo, non difendiamo, tanto è vero che abbiamo preso 2 gol su nostri errori, mentre avevamo la palla noi. La verità è che gli errori si pagano e a Palermo noi abbiamo pagato”.
Sull’attacco e sui suoi attaccanti Zeman ha qualcosa da dire: “Gli attaccanti devono attaccare, devono fare gol non devono costruire, i miei invece cercano di costruire, di fare cose che non tocca a loro fare, spero che capiscano presto quello che voglio”.
La chiusura è sul Monopoli, sul suo 3-5-2 sui pericoli di una squadra che dopo 3 gare era a punteggio pieno. “Contromisure? Sappiamo che loro giocano a 5 e che molte squadre basano il loro gioco su una fase difensiva aggressiva e lanciando lungo noi stiamo studiando le contromisure a questo gioco e speriamo di riuscirci presto”.

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Zdenek Zeman (Calcio Foggia 1920): regalati due gol su tre

E’ uno Zeman incredulo quello che si presenta in sala stampa alla fine della gara contro i rosanero del Palermo: “Mi chiedete come mai si è perso oggi? Me lo chiedo anch’io, oggi i miei giocatori hanno regalato due gol su tre, quella di oggi è una sconfitta su cui lavorare molto”.

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Zeman: “Palermo è casa mia ma noi vogliamo fare bene”

“Palermo è la mia seconda città dopo Praga e lì ho anche lavorato per nove anni, più che a Foggia. Ho ricordi positivi, a Palermo ho ancora casa, ci vado spesso in estate, non torno da nemico o da avversario: quando vado a Palermo vado a casa”.
E’ uno Zeman che sembra dare spazio alle emozioni parlando della sfida di domenica prossima del suo Foggia al Barbera e del suo rapporto con la città di Palermo, poi, ovviamente c’è una gara da giocare e possibilmente, da vincere:  ”Spero che la mia squadra riesca a produrre qualcosa di positivo, certo il Palermo è una squadra che rappresenta una grande città ed ha voglia di fare bene. Sono sicuramente più esperti di noi ma io spero che la nostra voglia di fare bene superi la loro maggiore esperienza”.
Le domande dei cronisti, poi, lo fanno addentrare sulla tattica e sulla posizione di Rocca: “Per me la tattica è importante, è la base. Una squadra diventa tale quando capisce quello che vuole fare e lo fa, altrimenti è solo gioco individuale, diventa solo uno contro uno. Io cerco di mettere in campo un gruppo in cui ognuno ha sempre 3, 4 soluzioni di giocata e poi sceglie la giocata migliore. Su Rocca dico che a sinistra giocava forse troppo vicino a Curcio, si pestavano i piedi, mentre ora a destra non ha questo problema con Merola e Merkaj. È anche migliorato tutto il reparto del centrocampo come posizione e tempi di giocate”.
Infine è lapalissiano sul sostituto di Nicoletti infortunato: “Come terzino destro ho due soluzioni: Martino, che può giocare indifferentemente a destra e a sinistra, e Di Jenno. Valuterò la soluzione migliore”.

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ZEMAN: “3 PUNTI SOFFERI MA MERITATI”

“È stata una gara difficile al di là del risultato positivo, che ovviamente serve”. Zeman parla chiaro e analizzando la gara afferma: “nel primo tempo, dopo che siamo andati sotto di un gol, abbiamo costruito diverse occasioni. Martino è stato un jolly, in ogni partita c’è. Nel secondo tempo abbiamo sofferto sia per l’avversario e sia per le condizioni del campo. Credo che la squadra non sia stanca, sono tutti titolari ma devono ancora imparare a leggere bene l’avversario”. Sulla decisione di far giocare Volpe al posto di Alastra dice “il numero uno resta Alastra, ma Volpe si impegna tanto in settimana e ho voluto farlo sentire parte integrante del gruppo”.

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ZEMAN: “MESSINA DIVERSO DALLA COPPA ITALIA, MA ANCHE NOI…”

E’ ancora la vittoria di Andria a tenere banco alla conferenza stampa di Mister Zeman alla vigilia della gara contro l’ACR Messina, troppo bella per non meritare ancora un passaggio: “Sono molto soddisfatto della prestazione di Andria e spero che i giocatori capiscano che giocando come io cerco di farli giocare possiamo vincere. E’ un gruppo sano in cui tutti lavorano per arrivare al massimo anche se dobbiamo ancora capire qual è il nostro massimo”.
Poi l’attenzione si sposta su Curcio che ad Andria ha dato il la alla vittoria rossonera: “Curcio per me è un ragazzo sano, è molto emotivo e risente della critiche, chiaro che la gente si aspetta da lui sempre di più”.
Poi è il momento dell’avversario: “Il Messina che affrontiamo domani è diverso da quello che abbiamo affrontato in Coppa Italia, lì Volpe aveva parato tutto quello che c’era da parare, sono migliorati molto, ma anche noi siamo migliorati da quella gara”.

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Zeman: “Avanti così, possiamo competere con tutti”

“La squadra mi è piaciuta, è entrata in campo con personalità e voglia di vincere”. Zeman appare soddisfatto nel post gara contro l’Andria. “Oggi siamo riusciti a fare bene. A me interessa che la squadra entri in campo, dall’inizio, con la mentalità giusta. Continuando di questo passo e migliorando credo che possiamo competere con tutti”. Su Curcio chiarisce: “Non conta solo quando fa gol. Lui è un giocatore esperto, di talento e con una grande tecnica. Insieme a Ferrante sono di categoria superiore”.

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-INEDITO- In direzione ostinata e contraria: "Come Zeman nessuno mai"!

Zdenek Zeman, il ribelle del calcio italiano, il 12 maggio ha compiuto 73 anni. Una data particolare, piena di suggestione e d’intrigo cabalistico se si pensa che proprio nello stesso giorno il Foggia Calcio festeggiava i suoi 100 anni di storia! Proprio così Zeman e Foggia, un binomio frizzante che a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 fece impazzire   l’ Italia calcistica offrendo un calcio spettacolare che, forse, mai una squadra di provincia, arrivata dalla Serie B e con tanti giovani semi sconosciuti, aveva offerto e dimostrato fino a quel momento.
Un personaggio molto introverso e controverso il boemo, uno che credeva nei valori e nei principi morali che cercava di riportare anche nello sport. Zeman con le sue dichiarazioni sempre un pò piccanti e controcorrente, ma senza dubbio non citate a caso e senza cognizione di causa, è entrato di diritto nell’ immaginario collettivo come colui che sta dalla parte dei più deboli ed indifesi, anche se non sempre è stato apprezzato da tutti. Ma prima ancora delle sue dichiarazioni a parlare erano state le gesta delle sue squadre che offrivano spettacolo al pubblico perchè Zeman non si è mai nascosto dietro l’ ipocrisia del fare risultato a tutti i costi, magari giocando male ed in maniera catenacciara, ma ha sempre dichiarato che chi paga il biglietto deve godersi lo spettacolo, ben consapevole che il calcio sia un gioco, un bellissimo gioco.
Una lunga carriera senza vittorie importanti, ma con il grande merito di aver lanciato giovani, poi diventati illustri, come Schillaci, Signori, Baiano, Rambaudi, VucinicBojinovVerratti, Insigne, Immobile e di aver portato alla ribalta nazionale realtà sociali talvolta difficili che sono riuscite grazie al calcio voluto dal boemo, a dimostrare la loro esistenza anche al resto dello stivale insieme ai relativi, ma nonostante tutto questo la gioia di poter essere orgogliosi di quella loro appartenenza non veniva certamente meno.
Fedor Dostoevskij affermava che “la bellezza salverà il mondo” lanciando un messaggio dove la salvezza degli uomini può avvenire solo per mezzo della contemplazione della bellezza e della ricerca armoniosa di essa. In questo Zeman probabilmente ci è riuscito in pieno avendo ricercato in maniera sublime e, visto il suo carattere molto taciturno, contemplativa il concetto di bellezza estetica in un campo da calcio, regalando armonia e serenità a quelle piazze che per questioni storiche e socioculturali, sono relegate ad essere “emarginate” e “snobbate” in maniera piuttosto impari dal resto del Paese. La bellezza espressa dal gioco Zemaniano è stata una vera rivoluzione sociale prim’ ancora che calcistica fatta grazie alla spensieratezza e la voglia di un mondo migliore che solo la grande energia dei giovani possono avere ed emanare. In tutto questo Zeman è stato più di un condottiero, filosofo o messia. E’ stato un vero Maestro da cui attingere insegnamenti di vita per provare a ribaltare l’ ordine prestabilito.
Il Foggia dei miracoli per questo motivo rappresenta la punta più alta di questo concetto non più astratto identificabile con la bellezza. Il trio delle meraviglie BaianoSignoriRambaudi rimarrà per sempre negli occhi di chi l’ ha potuta ammirare senza mai dimenticare che se è vero che “gli eroi son tutti giovani e belli”, come affermava Francesco Guccini, è altrettanto veritiero che, come professato da Alessandro Magno, al “Maestro si deve una vita che vale la pena di essere vissuta”!

Una formazione del Foggia dei miracoli allenato da Zeman nel 1991/92


Danilo Sandalo

Fabio Liverani riceve il Premio Manlio Scopigno come miglior allenatore della Serie B nella passata stagione

Prestigioso riconoscimento per Fabio Liverani che si aggiudica il Premio Manlio Scopigno come miglior allenatore della Serie B nella passata stagione. Il premio è intitolato allo storico allenatore del Cagliari di Gigi Riva e Ricky Albertosi con cui conquistò lo storico scudetto nel 1970.
Iniziano ad arrivare i primi riconoscimenti ad un allenatore giovane e pieno di idee che cerca di trasmettere alla squadra una propria identità per poter affrontare ogni partita al massimo delle proprie possibilità senza sentirsi sconfitti in partenza, soprattutto quando si gioca con le big del campionato. A tal proposito, nei giorni scorsi, anche Zdenek Zeman si era espresso positivamente su Liverani ed alla domanda se vi fosse una squadra divertente da vedere aveva affermato che “In Italia nessuna. Inter-Juve è stata una bella partita. Caso isolato. Spero ce ne siano altre. Io guardo il Liverpool. Condivido lo spirito di Klopp. Calcio aggressivo, veloce e di qualità. Loro sì, giocano. Anche lì la partita inizia sullo 0 a 0, ma le squadre vanno in campo per cambiare il risultato. E vincere. In Premier anche le ultime della classifica ci provano. E capita che battano le prime. Qui, se sei inferiore non giochi. A parte il Lecce di Liverani. Vediamo se si salverà”. Le parole del boemo ovviamente non sono passate inosservate ai molti, tanto meno al buon Fabio il quale ha ringraziato pubblicamente il “maestro” dichiarando  “Mi ha fatto piacere leggere le sue considerazioni. Zeman è un allenatore che ha fatto la storia del calcio italiano, è una persona di grandissimo spessore. Lo si può amare o odiare, calcisticamente parlando, ma resta il fatto che ha proposto un’idea di gioco e lanciato grandissimi campioni. Per questo certe parole, dette da uno come lui, fanno un bell’effetto. Vedremo poi se riusciremo a centrare la salvezza, per noi sarebbe come vincere uno scudetto”.
Oltre al tecnico leccese hanno ricevuto il premio Gian Piero Gasperini (miglior allenatore Serie A), Cristiano Ronaldo (miglior giocatore Serie A), Fabio Paratici (manager of the year), Antonio Percassi (presidente dell’ anno), Riccardo Orsolini (promessa mantenuta), Maurizio Costanzi (direttore settore giovanile, Atalanta), Massimo Brambilla (allenatore settore giovanile, Atalanta).
Sono stati premiati inoltre per la categoria portieri con il Premio Felice Pulici gli estremi difensori Alessio Cragno (miglior portiere Serie A) e Alberto Paleari (miglior portiere Serie B).
Danilo Sandalo 

Giuseppe Branà: “Cerchiamo di imporre il nostro gioco anche rischiando”

Giuseppe Branà allenatore dell’ Alto Salento Avetrana è stato autore fin ora di un buon avvio di campionato collezionando quattro pareggi in altrettante gare disputate. Seppur la sua squadra ancora non abbia assaporato il sapore della vittoria i punti conquistati fin ora sono sicuramente pesanti, l’ ultimo dei quali arrivato domenica scorsa in casa contro il Corato, autentica corazzata del campionato di Eccellenza.

Mister, complimenti per il buon avvio di campionato e per il pareggio ottenuto domenica scorsa contro il Corato.

Loro sono veramente forti. Nel primo tempo lo hanno dimostrato, mentre nel secondo tempo siamo usciti meglio noi. Quello che voglio sottolineare è che noi siamo una squadra che cerca sempre di imporre il proprio gioco, non siamo attendisti, infatti dietro preferisco giocare sempre con quattro difensori, mai con cinque, e questi devono essere molto concentrati e bravi, tant’è che abbiamo preso gol per una disattenzione di Romano, altrimenti la partita l’ avremmo vinta.

Mi sembra di percepire che il tuo modo di giocare sia molto zemaniano.

Come mentalità probabilmente si, ma come gioco no perchè lui ha sempre curato poco la fase difensiva. I troppi tatticisimi presenti nel calcio di oggi sono una conseguenza di un sistema sbagliato, dove un allenatore viene cacciato dopo due sconfitte senza avere il tempo necessario per lavorare bene e crescere. Oggi molti allenatori bleffano usando il 3-5-2 ma in realtà è come se usassero il 5-3-2 perchè hanno i laterali che arretrano, quindi il modulo diventa molto difensivista avendo di fatto cinque difensori. Questo modo di giocare mette in crisi lo spettacolo perchè se da un lato prendi meno gol, dall’ altro la conseguenza è che ne farai di meno. Giocando a cinque non si riparte mai come si deve e questo accade perchè gli allenatori hanno paura di perdere, ma è una paura che ti dà il sistema. Sicuramente quando si allena bisogna mantenere degli equilibri anche e sopratutto con la società, ma vivere con la paura di essere esonerato ti fa giocare principalmente per non perdere e in maniera poco spregiudicata. Personalmente cerco di fare sempre la mia partita a prescindere e da questo punto di vista ho la coscienza a posto.

Domenica prossima siete attesi dal Molfetta Calcio. Che partita ti aspetti?

Il Molfetta è una bella squadra, di categoria, con buone individualità in avanti, però prende spesso gol. Noi invece abbiamo raccolto meno di quanto seminato, sopratutto nelle partite fuori casa dove potevamo fare di più. Si può e si deve migliorare e poi io sono uno molto autocritico e che non si accontenta.

A volte avere un proprio credo ti porta a dissociarti ed essere escluso dai contesti nei quali ci si trova e/o lavora. Il caso più famoso è appunto quello di Zeman che per le sue vedute originali e spesso singolari, giuste o sbagliate che fossero, si è trovato fin troppo presto tagliato fuori dal cosiddetto “grande giro”. Però come giustamente ha affermato il tecnico dell’ Avetrana Branà bisogna cercare di fare il proprio gioco anche rischiando di essere più spregiudicati e sopratutto senza bleffare camuffandosi da maestri del calcio, perchè così facendo ne va di mezzo lo spettacolo e la bellezza che questo gioco si è guadagnato nel corso degli anni. Del resto la ludicità è bambina, come ci ha insegnato Maria Montessori, e di conseguenza le forme di bellezza maggiori ce le possono trasmettere solo i bambini, dai quali probabilmente abbiamo tanto da apprendere.

Inoltre non è scritto da nessuna parte che le partite debbano finire 0-0 o con vittorie striminzite e di misura, grande esempio di questo concetto è la partita disputata allo Stadio Azteca di Città del Messico durante il Mondiale del 1970 tra Italia e Germania, terminata con il punteggio di 4-3 per gli azzurri in un sussulto di emozioni e per questo considerata giustamente la Partita del Secolo.

In attesa che vi sia un flusso retrogrado che ci faccia tornare indietro per riprendere la retta via della bellezza calcistica e della vita, proviamo a goderci chi questa strada l’ ha imboccata e cerca di seguirla giornalmente, Giuseppe Branà è sicuramente uno di questi.

Danilo Sandalo