Per il Manfredonia una Caporetto contro il Canosa al ritorno al “Miramare”

Si aspettavano qualcosa in più, sicuramente, i tifosi sipontini presenti al Miramare. Il Donia dopo le sue partite casalinghe a Monte Sant’Angelo da questa domenica tornava sul suo terreno di gioco, però il risultato e la prestazione bloccano subito l’entusiasmo manfredoniano. Il rigore dato in seguito al fallo su Kone al 23′, l’espulsione di Salvemini per doppia ammonizione (42′) aggiunta alla prima ammonizione (28′), hanno costretto alla sconfitta ai ragazzi di Cinque. Con ulteriori cartellini rossi per il Donia, volati subito dopo la fine della partita al culmine scaturiti da vari litigi.  

Nei primi 20 minuti, il gioco rimane piatto. Al 23′ Kone subisce un fallo in area di rigore (così deciso dal direttore di gara Doronzo) e il Canosa passa in vantaggio grazie al calcio di rigore trasformato nonostante l’opposizione di Sarri. Al 27′ Monopoli, a pochi metri dalla porta, cerca di gonfiare la rete ma Taborda lo blocca. Dopo l’episodio della massima punizione, causa anche di agitazione sugli spalti, gli animi non sono certo quieti, e la reazione del Donia si spegne con l’espulsione di Salvemini. Poi più nulla da segnalare fino alla fine del primo tempo chiuso dopo tre minuti di recupero.

Nella ripresa al 57′ Trotta, su punizione, cerca di accorciare le distanze ma fallisce la mira. Stessa sorte capita a D’Imperio (75′). Come già anticipato, dopo i cinque minuti di recupero e il triplice fischio finale, si sono verificati alcuni contatti ravvicinati sul terreno di gioco, che causeranno almeno altri due squalifiche per le prossime gare (Palumbo e Ninkovic, ndr).

FINE GARA
Mister Cinque non si sottrae alle dichiarazioni: “Credo che nelle due ultime gare l’arbitraggio abbia lasciato parecchio a desiderare, nulla toglie che da parte nostra ci siano delle pecche. Reparto difettoso? Assolutamente nessuno, solo che sarò costretto a schierare molti più Under e la poca esperienza, in questo momento di contraccolpi, potrebbe costarci caro. Durante la settimana discuteremo a fondo su ciò, prima della gara contro il Real Siti di domenica prossima e quella di recupero contro il San Severo (gara saltata, per l’elevato numero di positivi al Covid-19 della squadra ospite, ndr). Gli ultimi due rossi a fine gara? Un po’ superficiali da parte del direttore di gara, però dobbiamo stare attenti a non farci prendere dalla rabbia. Non siamo riusciti a rimanere concentrati, questo è il problema”.

Per il Canosa, invece, mister Girolamo Zinfollino spiega il suo “riscatto”: “E’ stata dura perdere contro il Corato, qui dovevamo riprenderci il nostro. Penso di aver fatto una bella figura di fronte al nostro pubblico. Vincere qui non è affatto facile, però siamo riusciti a mantenere il risultato anche grazie al nostro portiere”. In effetti, considerati i pochi tiri in porta da parte dei canosini, la gara si è basata sull’estrema difesa. Anche Giorgio Consonni, vuole precisare alcune cose, sorridente in volto grazie al risultato: “Non credo che abbiamo vinto per demerito dell’avversario, noi abbiamo sudato per vincere questa partita. Ci hanno comunque pressati, seppur in 10 e soprattutto perché per loro doveva essere un gran ritorno, sebbene terminato diversamente. In questa settimana penseremo al Di Benedetto Trinitapoli che ci verrà a trovare e non sarà mica una visita di cortesia (ride, ndr) ma se ci crediamo veramente sapremo farci valere, com’è accaduto oggi. Giocare titolare e per aggiunta fuori casa, è indice di grande fiducia e per questo ringrazio il mister ”.

Per concludere, Giovanni Bruno dichiara, visibilmente soddisfatto tra l’altro: “Non ce l’aspettavamo, in realtà. Devo dire grazie al mister per la fiducia mostrata nei miei confronti dopo il lungo stop e le settimane faticose per recuperare. Il lavoro darà i suoi frutti”.

Il match contro il Real Siti è prossimo e si spera che le fatiche e la delusione di oggi non spengano del tutto le ultime speranze biancocelesti…

Michela Rinaldi

Giuseppe D’Amico continua a crescere: “Grazie Manfredonia”

Forse il più sfacciato tra i ragazzi finora intervistati, ma con atteggiamento sincero, così si avvicina Giuseppe D’Amico, difensore centrale e capitano della Juniores: “Dal 9 agosto mi alleno con la prima squadra ed è incredibile la differenza che sussiste tra il settore giovanile. Mi ha aiutato soprattutto Colangione, c’è sempre stata collaborazione con le varie generazioni”.

A causa del duro allenamento, D’Amico ha subito anche un piccolo infortunio al ginocchio che l’ha messo in out per tre settimane circa, ma ci tiene a specificare: “Ora sono al top, ma ricordo che con il cambio del mister il training si è intensificato (iniziano mezz’ora prima, ndr) e ne ho risentito. Ne approfitto per ringraziare Massimiliano Ciuffreda, il nostro fisioterapista. C’è una grande collaborazione”.

Il giovane difensore sipontino, non dimentica però di aver giocato alla Salvemini (società manfredoniana ormai scomparsa, ndr) per ben undici anni: “Ho vinto un campionato dei Giovanissimi, con mister Franco Grasso. Eravamo in trasferta, a San Marco ed eravamo euforici, Ora è qui con noi ed è di grande aiuto. Non ha creduto solo in me, ma in tanti giovani che non hanno smesso di lottare e sognare. Il mio ruolo? Mi è stato assegnato nel 2018 dal mister Vincenzo Gagliardi e sono grato anche a lui. Ero appena arrivato qui e il gruppo mi piaceva tantissimo”.

La questione “campo” rimane la più sofferta (per la FIGC il Miramare non è omologato e per questo i calciatori biancocelesti sono ospitati a Monte Sant’Angelo, ndr) non solo per la prima squadra, ma anche per il settore giovanile, a tal proposito espone: “Il campo assegnatoci è ostico, di terra battuta e non è facile abituarsi. I nostri risultati non sono ottimali, siamo lontani qualche punto di troppo dalla prima anche se un po’ me lo sarei aspettato. Personalmente non mi pesa il doppio allenamento e ritirarmi prima il sabato, per poter essere <presentabile> la domenica, per la gara”.

È raro che se ne parli, ma è importante accentuare l’aspetto dell’alimentazione, altrettanto per i più giovani: “Il mister, in un’intervista, ha dichiarato di notare un pò di pesantezza fisica nei ragazzi della Juniores, soprattutto nei contrasti. Non ho ritenuto fosse una critica, anzi, ho preso spunto ed è per questo che sono più attento a ciò che mangio, avendo un occhio di riguardo per i legumi e verdura”.

Riconoscere il talento dei propri compagni di squadra è molto lodevole, soprattutto a quest’età, dove la rivalità e la poca maturità portano a mettersi in competizione (maturità di gioco, ndr) e Giuseppe D’Amico parla di Michele Mastrogiacomo, suo coetaneo, anche lui arruolato da mister Cinque: “Entrambi sognavamo questa maglia e insieme l’abbiamo ottenuta, anche questo per me è importante. Abbiamo giocato, vinto e perso uniti. È un mio grande amico anche fuori dal campo e gli auguro di raggiungere tutti i suoi obiettivi. È un po’ scemo (ride, ndr) ma gli voglio troppo bene. Uno dei momenti migliori è stata la vittoria del campionato degli Allievi 2019/2020 con lui, rovinata però dalla pandemia e così non si sono tenuti i festeggiamenti”.

Il giovane calciatore sipontino ammette la difficoltà che trasmette questa “perenne trasferta”, un po’ dispiaciuto racconta: “Anche Lucera ci ha ospitati, addirittura. Noi ringraziamo le varie piazze, ma giocare a casa nostra non ha prezzo, è ovvio. Tra l’altro, è stata fatta una promessa ai tifosi e vorrei, io per prima, che venisse rispettata. Posso dire che il mio sogno non è completo….”.

Giuseppe D’Amico esprime, peraltro, la sua gratitudine nei confronti della cittadina e dei vari mister, per l’apice personale raggiunto. Forse, però, è il paese stesso a dover essere grato ai giovani cittadini come lui, che mirano a rendere questa città sportivamente degna e con atleti residenti validi e audaci che non hanno mollato anche per merito del presidente Iraldo Colicelli”.

Michela Rinaldi

Michele Sventurato (Manfredonia), dalla trave alla traversa

Giovane portiere 2004, molto timido racconta un po’ di sé: “Mi sono avvicinato al calcio a 11 anni, grazie ad un amico che giocava qui, Matteo Prencipe. Prima di giocare, praticavo ginnastica artistica e riconosco che è una cosa molto insolita. Avevamo un grande gruppo e dopo la terza media ho dovuto scegliere tra i due sport, sovraccaricato dai compiti e ho scelto la sfera”.

Il padre dell’estremo difensore della juniores, è Giovanni Sventurato, membro societario del Donia e su questo a Michele preme puntualizzare: “Non ho mai pensato di dover meritare di più solo perché sono “figlio di”. Per una questione di etichetta, non potevo stare tra i tifosi a cantare, ma oltre a ciò nulla mi differenzia dagli altri giovani tesserati”.

Parlando della sua famiglia, specifica che suo padre e sua madre sono comunque molto attenti al suo rendimento scolastico e cerca di conciliare le due cose, sono però molto fieri di lui (le informazioni riguardo l’istruzione possono sembrare non pertinenti in una intervista a sfondo sportivo, ma vengono riportate data la giovane età degli atleti in questione, in quanto ciò è parte integrante del loro quotidiano, inoltre anche per evidenziare l’importanza che ha la passione e la formazione culturale, ndr).

Sventurato ritiene che il gruppo sia fondamentale, soprattutto per un ragazzo chiuso come lui: “Siamo un team compatto ed anche il mister lo pensa. Siamo cresciuti insieme e anche le sconfitte le viviamo tutti allo stesso modo, seppur con caratteri diversi. Sono legatissimo a Ciro Petrangelo, mediano”.

Come per Marco Roberti (intervista precedente, ndr), anche per Michele c’è lo zampino del mister Grasso: “Lui mi ha aiutato a non mollare e anche in prima squadra ci sono ragazzi allenati da lui, miei amici tra l’altro, e questo penso faccia bene al calcio sipontino. Nei brutti ricordi, mette una brutta sconfitta su un campo di terra battuta (5-0) subita contro la Cosmano Foggia ed ero nervosissimo, mi infortunai pure il lunedì, durante gli allenamenti. Bel ricordo? Quando a San Giovanni riuscii a mantenere il risultato che ci vedeva vincitori (0-2), facendo anche qualche gran bella parata, con il mio primo numero di maglia, il 12”.

Spesso la Juniores integra l’allenamento con la prima squadra e su questo Sventurato dice: “Credo sia producente per noi. In fin dei conti sono più grandi e più esperti, disponibili anche a consigliarci”.

Nonostante non giochi titolare, è doveroso ricordare con quest’articolo che anche la città di Manfredonia ha giovani promesse che hanno voglia di crescere e di stare in un campo, in particolare sull’erba dello stadio Miramare.

Michela Rinaldi

3°Categoria, tanti scontri diretti nell’8° giornata. A San Severo il match di cartello

Nell’ottava giornata del campionato foggiano di III Categoria occhi puntati sulla neocapolista Atletico Apricena: tra le mura amiche dello Stadio “MadrePietra”, i blugranata ospiteranno il Celle di San Vito e proveranno ad allungare sugli inseguitori.

A San Severo va in scena quella che, classifica alla mano, è la sfida di cartello della giornata: l’ex prima della classe Maracanà, dai più indicata come la favorita per la vittoria del campionato, ospita la terza in classifica, il sorprendente Poggio Imperiale. Il San Severo vuole riprendere la corsa dopo il pareggio con il Soccer Stornara; gli ospiti, evidentemente non partiti con ambizioni di alta classifica, sono reduci dal primo stop stagionale e, quindi, sono chiamati a dimostrare di non essere nelle zone alte della classifica per caso.

Lo Stornara, quarto in classifica a pari punti con il Poggio Imperiale, sarà di scena a Manfredonia contro lo Sporting. Entrambe le squadre vengono da due pareggi a reti bianche: lo Stornara con il San Severo; i sipontini con il Gargano Academy. Per il Soccer potrebbe essere l’occasione per rosicchiare punti sia al Maracanà che al Poggio Imperiale, magari sperando in un pareggio tra le inseguitrici.

Interessante anche il testa a testa a distanza per una posizione playoff tra San Giovanni Rotondo (Michele Biancofiore) e Sant’Agata, con entrambe le squadre che giocheranno in casa: i garganici ospiteranno l’Uniti per Cerignola; il Sant’Agata, invece, il Bovino.

Completa il turno la sfida nelle retrovie tra le ultime due momentaneamente della graduatoria: a San Nicandro si sfideranno i padroni di casa, alla ricerca della prima vittoria, ed il Gargano Academy di Carpino, che invece è alla ricerca del secondo successo stagionale.
Di seguito nel dettaglio il programma delle gare con la classifica parziale.

Per la Vitulano Manfredonia solo un pareggio al Palascaloria contro la Todis Lido di Ostia

la gara Vitulano Drugstore Manfredonia-Todis Lido di Ostia è terminata in parità con il punteggio di 2-2. Alle reti degli ospiti messe a segno da Sanchez (2:58) e capitan Cutrupi (3:49), i padroni di casa hanno risposto prima con Cutrignelli (12:43) e successivamente con Caruso (17:29 s.f.) che realizzava il pareggio. L’ultima emozione arrivava all’ultimo secondo con la clamorosa traversa di Boutabazi che lasciava a bocca aperta gli spalti. 

Al termine della gara si concedeva alla stampa Nicola Cutrignelli, autore del primo gol per i ragazzi di Monsignori: “Tutto il gruppo è un po’ rammaricato per i punti, eravamo vicinissimi alla vittoria in casa e sarebbe stato grandioso. Ci sono state varie occasioni, tra cui la mia in cui ho voluto rimediare all’errore precedente, in cui penso che abbiamo subito gol anche per una disattenzione evitabile. Tuttavia, credo che la prestazione sia stata abbastanza compiacente, continuando così possiamo raggiungere grandi risultati, con un po’ più di concentrazione”.

Riguardo gli ospiti, per dover di cronaca è giusto ricordare che le dichiarazioni del capitano Christopher Dyann Cutrupi sono state interrotte improvvisamente, causa silenzio stampa societario non comunicato evidentemente ai propri tesserati.

Ora, mercoledì 8, i manfredoniani giocheranno contro il Sandro Abate (Avellino), in casa degli irpini.

Non è un’impresa impossibile per la neopromossa… 

Michela Rinaldi

Marco Roberti, un giovane in rosa al Manfredonia

Classe 2004, timido in volto e di poche parole, così appare il giovane centrocampista manfredoniano, da poco tempo inserito in rosa da mister Cinque.

Ha dichiarato: “Era aprile e mister Ionata, colui che mi ha formato maggiormente, mi ha chiamato chiedendomi se volevo allenarmi con la prima squadra ed ovviamente ho accettato. Sapevo, però, che le fatiche si sarebbero intensificate. Fino a poco tempo fa cantavo sugli spalti dopo la partita della domenica mattina, con Francesco De Filippo, portiere della Juniores che conosco fin da piccolo, con lui ho un rapporto speciale. Continuo anche ad allenarmi con la Juniores”.

Ha fatto piacere anche alla sua famiglia, aggiungendo che però sua madre vorrebbe si impegnasse di più sullo studio: “Sono all’ultimo anno del liceo scientifico e richiede il massimo impegno. Ammetto che non eccello in alcuna materia, ma faccio comunque il minimo indispensabile finché non c’è da impegnarsi sul serio”.

Come già accennato, Roberti è molto legato e grato ai mister precedenti, in particolare ricorda Franco Grasso: “Mi sostiene tutt’ora e ha sempre creduto in me, lui in realtà crede in tutti i giovani sportivi della città e vorrebbe che il settore giovanile avesse più lustro. Ha aiutato anche altri ragazzi come me e noto che è orgoglioso quando ci vede giocare ”.

Di gol ne ha fatti tanti, ci confessa, ma nessuno ha meritato una sua dedica: “Penso che il mio gioco sia creativo, non mi piacciono le azioni troppo corte o poco studiate. È vero, l’importante è fare gol, ma se non c’è calcolo e astuzia, il talento serve a ben poco”.

Come ripetuto negli articoli precedenti, il Donia ha un gruppo compatto e i veterani tendono ad indirizzare le “reclute” della prima squadra e su questo Roberti afferma: “Matteo Stoppiello è come un fratello maggiore, non solo per me. In prima squadra ho ritrovato Michele Mastrogiacomo, Giuseppe D’Amico e Giuseppe Guerra e spero di poter condividere con loro tanti altri bei momenti”. 

Roberti vuole esprimersi anche sulla questione-campo: “Uno dei miei sogni è quello di sentire il mio nome dallo speaker. Tanto di cappello allo stadio di Monte S. Angelo, ringrazio per l’ospitalità, però tutti vogliamo tornare a giocare qui”.

Riguardo le ultime prestazioni, commenta: “Tralasciando la disfatta a Bisceglie, posso dire che la squadra reagisce bene e il lavoro del mister sta dando i suoi frutti”.

Il giovane biancoceleste ha anche una fede calcistica, tifa a’ Magica: “La Roma è sempre stata la mia squadra del cuore e ho sofferto tanto per l’addio di Totti, inutile dire che è il mio idolo. Mourinho? Non ero felicissimo del suo arrivo, non amo la sua impostazione di gioco e noto che ultimamente la squadra è poco motivata. A parte l’Inter, vedo molto favorito il Napoli”.

E dopo che i napoletani avranno azionato i loro metodi scaramantici (anche piuttosto intuibili, ndr), non resta che augurare alla squadra di proseguire per il meglio, e alla giovane promessa sipontina di crescere ancora.

Michela Rinaldi

Agustìn Laborda (Manfredonia): il mediano che viene da lontano

È da poco tre mesi, qui in Italia, e il suo italiano non è così male. Disponile e sorridente, così si è presentato ai nostri microfoni: “L’accoglienza è stata ottima, non pensavo di trovarmi così bene fin da subito. Anche a Grottaglie, seppur sono stato per pochissimo tempo, ho compreso che qui in Europa il gioco del calcio è più tecnico, i ragazzi fin da piccoli sono indottrinati. In Argentina, o comunque in Sudamerica, i bambini sviluppano una velocità e uno scatto differente, giocando tantissimo per le strade. Così ho iniziato io, a sei anni”.

Il giovane centrocampista è cresciuto a Buenos Aires e lì ha forgiato il suo ruolo: “All’inizio ero arruolato come mediano, infatti il mio primo numero di maglia fu il 5 (ci tiene a precisare che invece, qui in Italia, il numero del mediano solitamente è il 6 ndr.) e penso che il centrocampo sia il mio posto. Posso servire la mia squadra in varie occasioni e non amo molto il gioco “ristretto”. Credo che un buon gioco offensivo, se non troppo enfatizzato, sia il migliore, senza tralasciare le decisioni del mister e le varie rivali, sempre diverse tra loro”.

La famiglia è un tassello importante per un giovane che, per inseguire i suoi sogni, si allontana; proprio su questo si sofferma: “Ho due fratelli e una sorella, amano tutti il calcio e mi sostengono sempre. Mi spiace vederli poco, ma siamo sempre in contatto. La pandemia è stata traumatica per tutti, per chi pratica sport di squadra ancora di più, e rivivere queste emozioni fa sempre bene. Sono fieri di me”. Il gruppo? È eccezionale, poi avendo in squadra altri due “hermanos argentinos” (l’attaccante D’Imperio Santiago e il difensore Morro Nicolas), mi fa sentire di più a casa e ci divertiamo tantissimo, sembriamo dei pazzi (ride, ndr). Il mister si prodiga per noi e mette al primo posto la nostra persona, questo lo rende speciale”.

L’argentino ha addirittura giocato in Grecia, a Ael Lekfimmi (Corfù) e spiega: “Ci sono tantissimi italiani lì, ci sono stato per un anno (2020/2021 periodo pandemico), però in precedenza ho tastato il terreno spagnolo (2019/2020 PE Sant Jordi e dopo CD Inter Ibiza). Ma l’emozione più grande l’ho vissuta quando mi hanno contattato per un provino all’Excursionistas, squadra della mia città”.

Infine, Laborda ha aggiunto che è fiducioso nei confronti dei progetti del mister (l’allenatore Franco Cinque ndr.), che riguardo la sconfitta contro l’U.S Bisceglie ha dichiarato di aver compreso durante i momenti-cardine che hanno portato alla sconfitta, condizionati anche da alcuni episodi arbitrali. Nonostante ciò, ha concluso, i primi 60 minuti di gara i suoi biancocelesti avevano dominato.

Con il costante sostegno dei tifosi, le prossime sfide saranno affrontate meglio: parola di Laborda.

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Han pasado un poco más de tres meses, aquí en Italia, y tu italiano no es tan malo. Estaba dispuesto y sonriente, por lo que se presentó a nuestros micrófonos: “La bienvenida fue excelente, no pensé que me encontraría tan bien de inmediato. Incluso en Grottaglie, aunque llevo muy poco tiempo, me di cuenta de que aquí en Europa el juego del fútbol es más técnico, se adoctrina a los niños desde pequeños. En Argentina, o al menos en Sudamérica, los niños desarrollan una velocidad y sprint diferente, jugando mucho en las calles. Entonces comencé cuando tenía seis años ”.

El joven centrocampista creció en Buenos Aires y allí forjó su papel: “Al principio estaba inscrito como centrocampista, de hecho mi primer número de camiseta fue el 5 (quiere precisar que en cambio, aquí en Italia, el número de medianos suele ser 6 ed) y creo que el mediocampo es mi lugar. Puedo servir a mi equipo en varias ocasiones y no me gusta mucho el juego “restringido”. Creo que un buen juego ofensivo, si no demasiado enfatizado, es lo mejor, sin descuidar las decisiones del técnico y de los distintos rivales, que siempre son diferentes entre sí ”.

La familia es una pieza importante para un joven que, para perseguir sus sueños, se marcha; Precisamente en esto se centra: “Tengo dos hermanos y una hermana, todos aman el fútbol y siempre me apoyan. Lamento ver poco de ellos, pero siempre estamos en contacto. La pandemia ha sido traumática para todos, para quienes practican deportes de equipo aún más, y revivir estas emociones siempre es bueno. Están orgullosos de mí ”. ¿El grupo? Es excepcional, luego tener otros dos “hermanos argentinos” en el equipo (el delantero D’Imperio Santiago y el zaguero Morro Nicolás), me hace sentir más como en casa y nos divertimos mucho, nos vemos como locos (risas, ed) . El entrenador hace todo lo posible por nosotros y pone a nuestra persona en primer lugar, eso lo hace especial ”.

El argentino incluso ha jugado en Grecia, a Ael Lekfimmi (Corfú) y explica: “Hay muchos italianos ahí, yo llevo un año (periodo de pandemia 2020/2021), pero antes probé el suelo español (2019 / 2020 PE Sant Jordi y después CD Inter Ibiza). Pero la emoción más grande la experimenté cuando me contactaron para una audición en los Excursionistas, un equipo de mi ciudad ”.

Finalmente, Laborda agregó que confía en los planes del técnico (Franco Cinque), que respecto a la derrota ante el U.S Bisceglie declaró que entendió durante los puntos cruciales que llevaron a la derrota, también condicionada por algunos episodios. A pesar de esto, concluyó, los primeros 60 minutos su biancocelesti había dominado la raza.

Con el apoyo constante de la afición, los próximos retos se afrontarán mejor: palabra de Laborda.

Michela Rinaldi

Alla Vitulano Drugstore Manfredonia non è bastato il doppio vantaggio contro Came Dosson

Gli spalti del Palascaloria erano in fermento per i primi due gol dei padro ni di casa (Well, 2:33 e Canabarro 10:23), ma è durata poco la gioia per i ragazzi di Monsignori, raggiunti subito dopo e superati da Japa (12:11), Arnon (12:27) e Di Guida (17:44).

Anche nella seconda frazione di gioco i delfini hanno sofferto, a causa della seconda rete di Japa (8:47). Raguso al 8:50 accorciava le distanze ma la gare terminava con la sconfitta per 3-4 per i padroni di casa.

Ai microfoni si concede Mattia Raguso, visibilmente dispiaciuto per la sconfitta: “Eravamo entusiasti di aver portato in vantaggio la nostra squadra con due reti di vantaggio, questo calo di concentrazione non me lo spiego. Siamo un gruppo e se si cade lo si fa insieme. Dobbiamo capire i nostri punti deboli tecnici e trasformarli in qualcosa di positivo, non credo dipenda dalla qualità dell’organico poiché tutti i ragazzi sono validi. Speriamo di riscattarci, questa tifoseria ha bisogno di credere in noi e non dobbiamo deluderli”.

Anche Juan Fran, numero 10 ospite e autore di due gol, ha avuto il piacere di esprimersi: “E’ stato un viaggio lungo dieci ore, abbiamo percorso tutti gli Appennini per arrivare qui in Puglia, siamo stati però ben accolti. Non è stata una gara facile (ride, ndr), però in compenso abbiamo vinto ed è ciò che conta. D’altronde era da un pò che non raccoglievamo punti fuori casa”.

La domanda che tutti i tifosi sipontini si fanno, ma era proprio necessario iniziare dalla trasferta a Manfredonia?…

Michela Rinaldi

Vitulano Drugstore Manfredonia: Mirko Lupinella, un giovane capitano

Un po’ teso accenna un sorriso ma appare fin da subito disponibile, in questo modo si è presentato il giovane di Martina Franca (classe ‘97 ndr) Mirko Lupinella, ormai assorbito nella realtà manfredoniana: “Questo è il quarto anno che sono qui ed è inutile aggiungere che mi sento totalmente a casa mia. Ho amato questo sport fin da piccolo, poiché dopo delle brevi esperienze nel calcio a 11, ho conosciuto l’allenatore, mio compaesano d’altronde, Francesco Castellana che mi ha portato ad indossare il mio primo numero di maglia, il 12, rimasto tale, a Cisternino. Lo ringrazierò sempre e credo che la mia crescita sia avvenuta anche grazie a lui. Lì ho compreso il mio potenziale e avevo chiarito bene le idee”.

Riguardo lo sport in generale, il portiere dichiara: “Nonostante ci sia una grande tifoseria, posso dire che c’è poca cultura ”futsal” e spesso veniamo sminuiti anche nei termini, ad esempio spesso viene chiamato “calcetto”. Noi abbiamo degli splendidi spalti al Palascaloria, siamo grati per la carica che ci danno ”.

Quattro anni lontano da casa, a 23 anni, non è una scelta facile e su questo afferma: “Ho preso delle decisioni e mi sono assunto le mie responsabilità. Sapevo che non potevo vivere i miei 16 anni in maniera naturale e non mi sono pentito. Da quando ho capito che questo poteva diventare il mio mestiere, ho dovuto rinunciare a diverse cose”.

Il tarantino ha vissuto fin da piccolo solo con sua madre e su questo vuole precisare: “Mia madre ha fatto dei grossi sacrifici, accompagnandomi sempre agli allenamenti e quando può viene a trovarmi. Non mi è pesato il fatto di essere sostenuto solo da lei, anzi, devo fare di tutto per riempirla d’orgoglio. Le altre esperienze? Sono stato un anno a Rieti e purtroppo ho avuto problemi al ginocchio e dopo essermi ripreso a Roma, sono arrivato qui con Monsignori”.

Nonostante abbia sciolto tutti i legami con il calcio a 11, Lupinella nutre una profonda fede nei confronti dell’Inter: “Il mio cuore ha sempre battuto per i nerazzurri e dopo anni sono fiero di essere tornato a vincere, ma il mio idolo è Gianluigi Buffon, credo sia uno dei portiere più forti degli ultimi 20 anni. Stimo tantissimo anche Stefano Mammarella, portiere campione europeo 2014 del Pescara”.

È evidente la tenacia del giovane capitano, questa piazza ha bisogno di comprendere l’importanza che ha assunto negli ultimi anni questa squadra e il miracolo effettuato. Avere un ottimo portiere a difendere i pali può essere un buon inizio per aprire un ciclo.

Michela Rinaldi