Corrado Papirri (Manfredonia 1932): “Peccato per il gol, ma ora di riparte”

Nella fase finale regionale il regolamento della FIGC settore giovanile e scolastico prevede che le reti effettuate in trasferta valgano il doppio, e quindi dopo il successo per 2-1 contro i coratini, i ragazzi di Fiananese dovranno affrontarli di nuovo, questa volta a casa dei neroverdi difendendo un vantaggio esiguo.

A parlare è il portiere Corrado Papirri e con aria gentile e garbata racconta: “I cambi ci hanno sfavorito maggiormente, poiché abbiamo saputo mantenere il 2-0 fino ad un quarto d’ora dal triplice fischio. Non mi sento particolarmente in colpa, poiché so che ho fatto il possibile e continuerò a farlo. In realtà, eravamo più preoccupati nell’affrontare eventualmente il Cerignola, ma i sorteggi hanno voluto che ci battessimo contro il Corato che era più debole sulla carta e ciò, personalmente, mi ha fatto comprendere la difficoltà che possiede ogni partita. Bisogna scindere dai risultati effettivi a volte”.

Dopo le dichiarazioni sulla gara, il giovane estremo difensore esprime le sue sensazioni sulla sua esperienza: “Gioco a calcio fin da piccolo e questo è sempre stato il mio ruolo. Mi rendo conto che si hanno più responsabilità: se non lo pari, il tiro del marcatore è stato impreciso, se non riesci a difendere i pali, è colpa tua. Per fortuna c’è chi comprende la delicatezza della tua posizione. Sono stato due anni all’Accademia e con il mio numero 1 ho giocato gare magnifiche, dove ho conosciuto tanti ragazzi con cui tuttora ho uno splendido rapporto, soprattutto con Mirko Fabrizio, l’allora capitano. Spero non sia ancora arrabbiato per il derby perso (ride, ndr). Anche il mister Luca (Rignanese) mi affiancava e mi ha fatto piacere ritrovarlo qui, poiché se sono felice qui è anche grazie a lui, alla squadra e allo staff”.

Riguardo gli allenamenti e lo studio, ci tiene a precisare un particolare: “Proprio per la grande mole di compiti, non mi alleno sempre con gli altri, ma faccio il possibile. Oggi, ad esempio, sono venuto anche perché sapevo dell’intervista (ride, ndr). A parte gli scherzi, cerco di rientrare nelle esigenze dei mister”.

A proposito, essendo da tempo titolare, è doveroso chiedere quale sia esattamente la sensazione dell’essere ripetutamente reclutato dal primo minuto:” Io ringrazio sia Gagliardi che Fiananese per le opportunità, però riconosco che i miei compagni di reparto Alessandro Salice, Michele Spagnuolo e Thomas Amoruso, sono in forte crescita anche se due di loro sono più piccoli di me. Siamo comunque uniti, mi piace giocare con loro”.

Le parole del giovane Papirri sprizzano tanta grinta e arrivati a questo punto, è giusto continuare a crederci fino alla fine.

Michela Rinaldi 

Cristian Pio Sciotti e Giorgio Corvino, uniti dalla provenienza

Seppur in minima parte, Manfredonia ha sempre accolto in squadra ragazzi di altre città: di Lucera, Mattinata, Foggia e spesso hanno rilasciato interviste. Le vere domande sono: si sentono accolti? Hanno notato differenze? Ora tocca a due giovanissimi foggiani, Cristian Pio Sciotti, centrale e Giorgio Corvino, difensore (Corvino ha origini leccesi). Il primo appare esuberante, mentre il secondo è riservato nella sua compostezza.  

CRISTIAN PIO SCIOTTI: “Io credo che sia il contesto a far la differenza, si può incontrare un mister con delle idee condivisibili e potrebbe accadere il contrario. All’inizio io e Giorgio eravamo più distanti dal gruppo, però man mano che passava il tempo ci siamo integrati meglio. Se il viaggio mi pesa? Tutti se lo chiedono, ma la risposta è semplice: se qualcosa ti piace, non hai remore nel farlo. Ad esempio, io provengo dalla Juventus San Michele e lì ho conosciuto Giorgio, le cose non sono andate come speravamo, ci aspettavamo delle diverse considerazioni. Ora siamo alle fasi finali” – continua il giovane centrale – “a noi il derby non spaventa, se vinceremo (dichiarazioni rilasciate prima della gara), potremmo giocarcela con gli altri gironi”. Riguardo la crescita personale, aggiunge: “Ho segnato 17 reti, molto più degli attaccanti (ride, ndr), ritengo di potermi ritenere soddisfatto ed ho dimostrato di meritarmi il posto in campo, ringrazierò sempre i mister. Io voglio giocare, non lo dico per presunzione ma se una squadra di categoria superiore volesse tesserarmi ma i progetti di gioco non dovessero comprendermi, non accetterei”  

GIORGIO CORVINO: “In realtà spesso mi sono sentito additato da alcuni genitori, magari mossi da un campanilismo che porta a pensare che per ragioni di provenienza un ragazzo meriti il posto in campo a discapito di un altro. Per fortuna tra di noi non facciamo questo tipo di differenze, soprattutto i nostri allenatori. Abbiamo Liberto (dirigente) che ci sta sempre accanto, anche se per noi fa così tante cose che non so quale sia il suo ruolo preciso (ride, ndr). Riguardo la crescita, ho assunto una consapevolezza diversa della mia postazione, non ho certo fatto 17 gol come Sciotti, questo è certo (ridono entrambi, ndr), ma ora ho un scatto diverso e non mi spaventa la fase offensiva avversaria. All’inizio mia madre non voleva che inseguissi la mia passione poiché avrei potuto trascurare lo studio, ma quando ha notato che i miei rendimenti peggioravano proprio a causa dell’abbandono degli scarpini, ha cambiato idea ed ora mi sostiene e mi vede felice. Condivido il pensiero di Sciotti: anche se siamo giovani, è giusto far scorrere il minutaggio e per questo non accetterei di far parte di una squadra dove mi si dedichi poco spazio, sarebbe inutile. Ora attendiamo le fasi finali e comunque vada a finire, rimarrà un’ottima esperienza”.

Potrebbe spiazzare la sincerità dei due ragazzi, però in effetti non è stato detto nulla che non sia noto: il posto in campo è di chi se lo merita, che sia di Manfredonia, Cerignola o Barletta, tocca alle varie società puntare sui ragazzi del proprio territorio, ma dopo che un gruppo viene creato non c’è differenza che tenga.

Michela Rinaldi 

I sipontini non perdonano, San Marco-Manfredonia 1-3 

Domenica 2 aprile allo stadio di San Marco Antonio Parisi il Donia è riuscito a sconfiggere i ragazzi del mister Iannaccone: a sbloccare la partita ci ha pensato Trotta (21′ e 52′), anche Monopoli lascia il segno al 74′ e Salerno ha semplicemente non lasciato i sipontini a reti inviolate. Per il San Marco la situazione si complicata ulteriormente e la salvezza passera necessariamente per i play-out.

I sammarchesi non si chiudono nel silenzio dopo la gara e Aniello Calabrese, dirigente treminese e Michele Dimonte (terzino) si espongono telefonicamente.

ANIELLO CALABRESE: “Non nego che gli avversari avessero la classifica dalla loro parte, ma le partite si giocano sul terreno di gioco e dovevamo vincere a tutti i costi. Purtroppo quest’anno siamo stati penalizzati, spesso, anche dalle circostanze arbitrali. Potevamo approfittare di alcuni errori dei sipontini, ma non abbiamo avuto la giusta mentalità. Una vittoria in casa, contro i biancocelesti, ci avrebbe consentito di migliorare la posizione, però a Trinitapoli daremo tutto. Questa piazza se lo merita”

Michele Dimonte, giovane terzino sinistro barlettano, con aria tenace e convinte si esprime: “Sono qui da pochi mesi, però ho conosciuto la cittadina di San Marco e lo spirito che emana. La gente ti accoglie e ti vuole bene perché sa che con la sua maglia difendi la città, è stupendo. Io provengo dall’Eccellenza abruzzese (Bagicalupo Vasto) e mi rendo conto che il livello della mia attuale categoria è più alto. Le stagioni trascorse a Cerignola e Barletta mi hanno fatto condividere dei momenti con alcune vedette del calcio pugliese e, anche se mi è stato dato poco spazio in campo, sono riuscito ad apprendere tantissimo. L’ultima gara? I manfredoniani avevano un buon perno tattico-tecnico che, nonostante le varie sedute in vista dell’occasione, non siamo riusciti a smontare. A parte l’ultima prestazione, ora siamo concentrati sulla prossima e, in caso di vittoria e pareggio, la possibilità di giocarci la salvezza resterebbe alta. Ho apprezzato fin dall’inizio la vicinanza del capitano Paolo Augelli e del resto del team, se è vero che l’unione fa la forza, noi vinceremo”

Tralasciando i vari colori, gli amanti del calcio saranno sempre dalla parte delle piccole realtà sportive, poiché solo in queste si conserva ancora la genuinità di questo sport che a causa di tanti cambiamenti ha perso, inevitabilmente e innegabilmente, il vero significato. In poche parole, è doveroso esortare anche questa realtà.

Michela Rinaldi

Gaetano Prencipe e Antonio Facciorusso raccontano le loro difficoltà

Spesso non ci si sofferma abbastanza sulla preparazione dei giovani, che un domani potrebbero indossare la maglia della prima squadra, sulle varie complicazioni e gli obiettivi. Questa volta saranno Gaetano Prencipe, centrocampista degli Allievi e Antonio Facciorusso, suo compagno di reparto. Le risposte dei due cadetti, all’apparenza molto diversi (Prencipe si presenta timido di fronte alle domande poste, mentre Facciorusso sembra addirittura spaesato), hanno corrisposto in gran parte e con un po’ di coinvolgimento, si sono concessi ai microfoni.

GAETANO PRENCIPE: “Fin da bambino ho capito che il calcio fosse un gioco duro e ringrazio mio nonno per avermi indirizzato. A cinque anni mi ha portato alla Salvemini e con il n. 11 scorrazzavo per tutto il campo. Non dimenticherò mai quei bei momenti. Da quando sono qui, però, le cose sono cambiate: gli allenamenti sono più precisi e completi, anche dal punto di vista sociale, valorizzando molto il gioco di gruppo. Purtroppo, i campi di terra battuta sono più duri degli avversari stessi e vorrei esserne più abituato, così le sfide si possono affrontare in maniera più sicura. Nonostante alcuni svantaggi, anche grazie ai mister Gagliardi e Fiananese, siamo riusciti ad avere buoni risultati”.

Ci sono state delle sfide parecchio toste, ad esempio contro i sangiovannesi: “Per poter passare al girone regionale, bisognava batterli e l’accoglienza non era mai delle migliori, qualche volta abbiamo rischiato anche di essere aggrediti fuori dal campo, stessa storia contro l’Apocalisse (San Severo), dopo un sofferto pareggio.” continua Prencipe con il racconto: “Se qualcuno di noi avesse minacciato un avversario, il nostro mister ci avrebbe ripreso a dovere. Il nostro. Non è per creare polemica, ma è giusto che, la sportività tanto discussa, inizi a farsi vedere soprattutto dai più piccoli e dalle categorie minori. Anche noi sbagliamo, però sappiamo riconoscerlo, dopodiché porgiamo delle scuse. Il nervosismo è giustificabile, però l’esagerazione non va bene”.

Il centrocampista cambia espressione del volto quando si inizia a parlare del suo futuro, a tal proposito espone: “Penso che indossare la maglia del Manfredonia sia il sogno di tutti i giovani sipontini che giocano a calcio, ma so che se voglio crescere davvero calcisticamente devo andare via, ringraziando ovviamente tutti quelli che me lo permetteranno. Sarei ipocrita se dicessi che io voglia giocare per sempre al Miramare”.


ANTONIO FACCIORUSSO: “Mi sono unito ai più grandi (Facciorusso è nato nel 2006, ndr) grazie a Gaetano ed ho trovato un gruppo unito. Le prime difficoltà, di cui anche gli altri miei compagni hanno parlato, sono state più insidiose all’inizio dei gironi. Io ho iniziato a calciare da mezz’ala destra, ma in base ai vari schemi attuati dai mister, sono anche predisposto al centrocampo. Quegli episodi spiacevoli? Sinceramente non ci aspettavamo così tanta aggressività, in entrambi i casi. Certo noi non ci sentiamo i <paladini dei valori sportivi>, però è giusto ammettere che alcune volte non reagire è segno di maturità. Poi, sia ben chiaro, situazioni spiacevoli si sono verificate anche qui, ma come ha specificato Prencipe, noi sappiamo riconoscerlo. Anche a me piacerebbe entrare a far parte degli under, quando sarà possibile, però è bene dare il giusto spazio. Ad esempio, credo che Giuseppe Guerra e Thomas Lauriola possano supportare tantissimo il gruppo se venissero più coinvolti e non lo dico perché sono miei amici (ride, ndr). Rispetto le decisioni dei cari preparatori, però da esterno posso precisarlo”.

Tuttavia, è da apprezzare la sincerità di entrambi le reclute e soprattutto il sostegno reciproco ed è doveroso precisare che, la poca esperienza al gioco tecnico e duro (come ad esempio giocare su terreni in terra battuta) non è a causa della singola società ma dell’intero sistema calcistico giovanile italiano e dei tempi che cambiano ulteriormente, facendo sfumare l’idea del comune bimbo che gioca sotto casa e che così svilupperà una buona base tecnica,  sostituendola malgrado al bimbo che col pallone si scatterà solo un selfie o una foto di rovesciata, da pubblicare quanto prima (ndr) .

Essendo giovani, sono incerti del loro futuro, ma per ora ci tengono a ringraziare chi fino ad adesso chi ha permesso la loro inclusione nel gruppo, dai membri societari al  presidente e ai preparatori tecnici.

Ian Ninkovic (Manfredonia): Cuore “albiceleste”, come la città

Ian Ninkovic, mediano venticinquenne che proviene dall’Argentina, appare bendisposto a raccontare l’amore per la sua terra e per Manfredonia: “Mio nonno ha origini serbe, ma io sono cresciuto a Rada Tilly, splendida cittadina argentina e lì ho iniziato a crescere calcisticamente. Divenuto un po’ più maturo, mi sono assunto la responsabilità di andare a Buenos Aires e inserirmi nel Lanus, juniores dell’epoca. Ancora adesso ricordo la gioia di aver indossato la n. 10, il sogno di tutti < los niños sudamericanos>“.

Ninkovic fu impostato al centrocampo, iniziando da trequartista e negli anni quest’aspetto è rimasto invariato: “Il mio ruolo mi piace molto poiché posso aiutare la squadra in tanti modi, incastrando l’avversario per recuperare palla, oppure creando buone occasioni-assist, quasi sempre provvidenziali quando vengo schierato (ride, ndr)”.

In realtà, il giovane ci tiene a specificare che non ama il gioco meramente individuale, poiché “A meno che tu non sia Messi, puntualmente non può funzionare (ndr)”. Prima di arrivare in Puglia, Ninkovic ha militato in diverse squadre, addirittura in Slovenia: “A 21 anni sto indossato la maglia del JuJo de Urquiza e dopo due anni sono approdato a Ionica, una bellissima città siciliana. Per un po’ di tempo sono stato al Nkdravaptui, squadra slovena. La verità è che le sensazioni del sud Italia non puoi trovarle ovunque, qui è diverso. Tralasciando il buon cibo, i bei paesaggi e la calorosa accoglienza, è lo spirito locale ad accompagnarmi. Prima di fermarmi a causa della pandemia, ho avuto il piacere di conoscere anche la Virtus Cilento, squadra salernitana e prima di unirmi ai sipontini, ero a Corato e dopo il mio procuratore mi ha suggerito di fare quest’esperienza. Non mi pento di aver fatto tantissimi sacrifici. Per esempio, ho vissuto poco i miei familiari, ma loro mi supportano e  soprattutto mi comprendono. Qualche mese fa venne a trovarmi mio fratello Geronimo e dopo questo viaggio così lungo, a causa degli stop, non ha potuto neanche vedermi giocare”.

Come già è noto, Ian non è l’unico calciatore d’oltreoceano, ma è in dolce compagnia: “Ho un buon rapporto con tutti, tra società e spogliatoio, ma a Santi (D’Imperio) e Agu (Laborda), credo sia normale essere più legato, viviamo anche insieme quindi credo sia inevitabile. Anche in campo avvertiamo questa grande sintonia, meglio così (ride, ndr)”.

Il giovane ha già espresso la sua compatibilità con la mentalità meridionale, però vuole ribadire la sua per quanto riguarda la tifoseria: “I ragazzi del Donia li riconosci ovunque, sono in tanti e ci sostengono anche al di fuori del nostro stadio. Ci sono stati molti momenti difficili, come la mia ingiusta squalifica, contro il Canosa, insieme ad altri miei compagni. Era la prima mia gara al Miramare e ci aspettavamo una grande vittoria, però non ci hanno mai voltato le spalle e per le ultime sfide speriamo di riscaldare ancora i loro cuori”.

Purtroppo, non sono previsti play-off per l’Eccellenza pugliese, però è giusto che le restanti gare siano affrontate come se il titolo fosse ancora in gioco, i sipontini se lo meritano. Lo pensa anche Ian Ninkovic.

Ian Ninkovic, volante de 25 años procedente de Argentina, parece dispuesto a hablar del amor por su tierra y por Manfredonia: “Mi abuelo es de origen serbio, pero yo crecí en Rada Tilly, un espléndido pueblo argentino. y ahí empecé a crecer futbolísticamente. Habiendo madurado un poco, asumí la responsabilidad de ir a Buenos Aires y unirme a los Lanus, juniors de la época. Incluso ahora recuerdo la alegría de llevar el n° 10, el sueño de todos <los niños sudamericanos>”. Ninkovic estuvo marcado por el centro del campo, partiendo como centrocampista ofensivo y con el paso de los años esta vertiente se ha mantenido invariable: “Me gusta mucho mi papel porque puedo ayudar al equipo de muchas formas, encuadrando al rival para recuperar el balón, o creando buenas ocasiones-asistencias, casi siempre providenciales cuando estoy desplegado (risas, ed)”. En realidad, el joven quiere precisar que no le gusta el juego puramente individual, ya que “Salvo que seas Messi, no se puede trabajar a tiempo (ed)”. Antes de llegar a Puglia, Ninkovic jugó en varios equipos, incluso en Eslovenia: “A los 21 años estoy vistiendo la camiseta de JuJo de Urquiza y después de dos años aterricé en Ionica, una hermosa ciudad siciliana. Durante algún tiempo estuve en el Nkdravaptui, un equipo esloveno. La verdad es que las sensaciones del sur de Italia no se encuentran en todas partes, aquí es diferente. Además de buena comida, hermosos paisajes y una cálida bienvenida, es el espíritu local lo que me acompaña. Antes de parar por la pandemia, tuve el placer de conocer a Virtus Cilento, un equipo de Salerno y antes de unirme a los Sipontini, estuve en Corato y después mi agente me sugirió que tuviera esta experiencia. No me arrepiento de haber hecho tantos sacrificios. Por ejemplo, he vivido un poco con mi familia, pero me apoyan y sobre todo me entienden. Hace unos meses vino a verme mi hermano Gerónimo y después de eso viajar tanto, por las paradas, no podía ni verme jugar”. Como ya se sabe, Ian no es el único futbolista de ultramar, pero está en dulce compañía: “Tengo buena relación con todos, entre club y vestuario, pero con Santi (D’Imperio) y Agu (Laborda), Creo que es normal estar más conectados, también vivimos juntos, así que creo que es inevitable. Incluso en la cancha sentimos esta gran armonía, mejor así (risas, ed)”. El joven ya ha manifestado su compatibilidad con la mentalidad sureña, pero quiere reiterar la suya de cara a la afición: “A los chicos del Donia los reconoces por todos lados, son muchos y nos apoyan hasta fuera de nuestro estadio. Ha habido muchos momentos difíciles, como mi injusta descalificación, contra Canosa, junto con mis otros compañeros. Era mi primera carrera en Miramare y esperábamos una gran victoria, pero nunca nos dieron la espalda y esperamos volver a calentarles el corazón para los últimos desafíos”. Desafortunadamente, no hay playoffs para Apulia Excellence, pero es correcto que las carreras restantes se jueguen como si el título todavía estuviera en juego, los Sipontini se lo merecen. Ian Ninkovic también lo cree.

Michela Rinaldi

Manfredonia Calcio 1932-Città di Mola 2-1, una meritata vittoria

Si è disputata il 27 marzo, la gara tanto attesa che ha visto protagonisti i sipontini ed i molesi. Addirittura a seguire questo incontro c’è stata la presenza di sua eminenza, dell’arcivescovo Francesco Moscone, che ha parlato dei vari progetti sociali di questa cittadina che lo vedono promotore.

La gara è terminata con il punteggio di 2-1 per i padroni di casa con Diagne che illudeva il suo team con la prima rete della gara (17′), ma prima il rigore di Trotta 57′ successivamente la giocata del duo offensivo Colangione-Stoppiello al 74′ siglavano la rimonta.

Nella ripresa Al 55′, il giudice di gara assegnava la massima punizione per i biancocelesti, a causa del fallo di mano di Daniele: il rigore veniva battuto da Trotta e il capitano non sbagliava. Subito dopo (57′) Laborda creava una buona occasione, ma la sfera terminav sul fondo. Al 74′ su assist di Colangione, Stoppiello gonfiava la rete e lo stadio era in subbuglio. Gli ospiti rimanevano in dieci uomini per la doppia ammonizione al capitano Diagne che era obbligato a lasciare il campo e passare la fascia a Cantalice.

L’eccezionale recupero da parte dei ragazzi di mister Cinque ha capovolto il risultato, mettendo in ginocchio i molesi.
Tra le intervista, era in programma anche quella di Diagne, ma a causa dell’espulsione non poteva rilasciare alcuna dichiarazione.

Dopo un po’ di settimane, ritornava ai microfoni mister Cinque che appariva soddisfatto: “All’inizio eravamo un po’ spiazzati, poi abbiamo trovato la retta via. Questa partita ci è servita moralmente, poiché spesso ci abbattiamo nonostante sappiamo che il nostro valore sia maggiore. Oggi lo abbiamo dimostrato. I pochi cambi effettuati? Non ho azzardato non solo per dare più fiducia ai ragazzi, ma anche perché volevo mantener fede al progetto iniziale e il secondo tempo mi ha dato ragione. La prossima settimana saremo a San Marco e cercheremo di uscirne vittoriosi, per poi concludere bene col Barletta, in casa”.

Peraltro, l’amore di questa città non farà smettere di crederci ogni volta nella svolta decisiva.

Michela Rinaldi

Il Manfredonia torna a vincere fuori casa battendo il Team Orta Nova

Domenica 20 marzo, allo stadio comunale di San Ferdinando, si è disputata la gara che vedeva protagonista l’ospite Donia e i padroni di casa del Team Orta Nova. I biancoazzurri sono riusciti a spuntarla grazie alle reti di Prota (34′) e di capitan Trotta (60′). 

Intervengono telefonicamente Dario Di Giacomo, dirigente sportivo dell’Orta Nova e Francesco Golia, terzino sinistro classe 2004.
Di Giacomo: “Siamo stati penalizzati dalle importanti assenze a causa dei tesserati risultati positivi nei giorni scorsi e tra l’altro dovremo fare i conti con alcune gare da recuperare. Ad esempio Bentos, la nostra  punta, l’esterno La Macchia e Mastropasqua per squalifica. Abbiamo saputo mantener testa ai rivali, poi mentalmente siamo un pò crollati dopo il fallo ai danni di Grasso, ma il direttore di gara ha ritenuto che non ci fosse nulla da sanzionare. A parte ciò, mister Franco Cinque è un grande preparatore e ha saputo gestire al meglio il match. Per ora siamo fuori dai play-out, ma dovremo continuare a fare punti fino alla fine. 

Il giovane cosentino, Francesco Golia, in maniera disponibile e diretta spiega: “Credo che questa gara sia stata energicamente poco equilibrata, purtroppo alcuni tratti ci hanno penalizzato. La difesa ha retto dall’incisività avversaria ma in attacco potevamo fare di più, alcune decisioni arbitrarli sono state determinanti. Sono qui da metà ottobre, dopo un’esperienza quaternaria a Reggio Calabria e ho voluto provare l’ebrezza di giocare in eccellenza (ride, ndr). Sono lontano dai miei ma loro mi sostengono in ogni modo ed apprezzano che alla mia età sia così audace. Non è solito che un under calabrese opti per giocare in Puglia, tra l’altro non confinano neanche (ride, ndr), ma sono stato deciso ad avvicinarmi a questa terra. Mi parlarono splendidamente dell’Eccellenza Pugliese, in particolare modo del girone garganico-barese. Differenze riscontrate? Culturalmente solo alcune, per il resto lo stile di gioco resta lo stesso, in fin dei conti devi prepararti per le gare e viverle per portare, se possibile, i famigerati tre punti a casa. Ho segnato con il mio n. 2 a San Marco e poi a Bisceglie, però quello contro i baresi sarebbe meglio non ricordarlo visto che tra l’altro non lo convalidarono (ride di nuovo, ndr). Comunque vada, avrò un meraviglioso ricordo di quest’esperienza, grazie soprattutto ai compagni di squadra, alla società e al mister Luigi Agnelli (allenatore col quale il Donia riuscì a salire di categoria)”.

Dopo le parole degli ortesi, si attendono ancora le risposte dei sipontini, oltretutto reduci di una bella vittoria dopo due sconfitte consecutive. 

Michela Rinaldi

Giorgio Bambacaro, Giuseppe Palumbo e Lorenzo Murgo (Manfredonia): “Dopo la fatica iniziale ci godiamo il momento”

Tre giocatori diversi, tre ruoli distinti e tre personalità differenti, ma una sensazione in comune: la svolta dopo le difficoltà. Giorgio Bambacaro, centrocampista, fra i tre visibilmente più entusiasta della sua presenza ai microfoni. L’altro centrocampista Giuseppe Palumbo, più piccolo fra i ragazzi, appare meno confidenziale ma coinvolto, mentre Lorenzo Murgo, terzino, mostra un certo distacco all’inizio, forse dato anche dalla timidezza del momento. Seppur opposti, insieme hanno rilasciato dichiarazioni riguardo la loro esperienza agli allievi e sulle precedenti 

Inizia il centrocampista Bambacaro che racconta: “Negli anni passati sono stato a Foggia ma, una volta arrivato, non ho avuto problemi ad inserirmi. Io e Lorenzo, tra l’altro, siamo cresciuti insieme. Penso, però, che data la giovane età tendiamo a distaccarci un pò in campo e agli arbori si notava di più e i risultati lo testimoniavano. Riguardo il mio rapporto generale col calcio, ho iniziato da piccolissimo grazie soprattutto al sostegno di mio nonno Antonio, porto stretto con me il gol dedicatogli e spero di segnarne altri e come potrei dimenticarmi del numero 2, primo numero che mi è stato assegnato. Il mister Gagliardi?  Se abbiamo superato le difficoltà è anche per merito suo, ci ha sempre messi in riga e ci ha spiegato che senza l’umiltà del singolo, non esiste l’intero gruppo. Nel campionato provinciale possiamo vantare il titolo di miglior seconda, ora vogliamo dare il massimo per le regionali”.

La sua famiglia, da ciò che si evince dalle sue parole, è sempre presente e apprezza soprattutto il fatto che collezioni buoni voti a scuola, congiungendo alla perfezione così sia lo studio che lo sport. Parlando della sua ispirazione, spiega “Non credo che al giorno d’oggi il calcio venga vissuto, da noi giovani, in maniera pulita e semplice come dovrebbe essere, quindi non posso ammettere di aver avuto un calciatore come esempio di sportività, se non per il semplice gioco in campo”.

Detto questo, confessa di essere juventino.

Giuseppe Palumbo, il piccolo centrocampista/esterno, quest’anno ha dovuto fermarsi per un po’ di tempo a causa del Covid-19, però ciò non l’ha fermato: “Da due anni a questa parte capita di doversi ritirare per un po’ di tempo a causa del virus e fa male distanziarsi dai compagni e dal campo. Ricollegandomi a ciò che ha detto Giorgio, all’inizio c’erano degli screzi, non lo metto in dubbio e la cattiva mentalità influenza molto il rendimento. Io ho iniziato da piccolissimo, alla Salvemini, ma entrare nei biancocelesti è stata la miglior scelta. Anche se ho un anno in meno agli altri, non mi sono mai sentito inferiore ma al contrario, ho creduto di aver del potenziale per farne parte. Mi è sempre piaciuto il mio ruolo e ritengo che N’Golo Kanté possa essere preso come modello di gioco. Ricordo che mi piacque molto il mio primo numero 4, ero ancora alle prime armi. Soddisfatto? Abbastanza, soprattutto perché sto iniziando a capire alcuni meccanismi che vanno oltre il calcio e magari riesco a decidere cosa fare per il mio futuro. Per ora stimo sia ancora molto presto (ride, ndr)”. 

Per concludere, il terzino fa il punto, ma senza dilungarsi: “Fra i tre sono il più fedele alla maglia sipontina (ride, ndr), gioco qui dai primi calci e credo di conoscere tutti. Anche nel derby, contro lo Sporting Arena, ho affrontato dei ragazzi con cui ho legato: Matteo Ionata, mio vecchio mister, ci ha sempre aiutati ad unirci ed è grazie a lui se molti ragazzi, ancora adesso e seppur non allenati più da lui, riescono ad avere quella vecchia sintonia. Vorrei essere più certo del mio futuro, però per ora mi trovo molto bene qui. Un mio idolo? Sarò scontato, però Neymar e Ronaldo, anche se risultano antipatici ai media e avversari per i loro modi, bisogna riconoscere che portano avanti la visione del calcio, al giorno d’oggi molto più dedita alla aspettavo ”.

Con queste riflessioni, non è difficile notare come il pensiero sullo sport sia mutato tantissimo nel giro di vent’anni, in particolar modo dalle reclute e cadetti. Indipendentemente dai tre allievi in questione, sarà il tempo a stabilire se questo mutamento sia controproducente o no.

Michela Rinaldi

Corato-Manfredonia 2-0, le interviste 

Dopo la sconfitta in casa col Trinitapoli, per i biancocelesti non c’è stato scampo neanche domenica scorsa a Corato, squadra posizionata in scia alla capolista barlettana: al 5′ Obodo portava in vantaggio la sua squadra e Di Rito al 19′ dava colpo di grazia. Sulla questione intervengono (telefonicamente, ndr) Vito Tursi, direttore generale e Federico Frappampina, terzino sinistro della formazione barese.

Queste la parole del direttore: “I nostri ragazzi hanno mostrato maggiore confidenza col il terreno, non credo che la superiorità mostrata dai neroverdi sia data dallo scarso organico avversario. In diverse occasioni li abbiamo anche temuti, com’è giusto che sia. I sipontini sono sempre stati degli onorati avversari”

Si ricorda che la partita si è svolta a porte chiuse, causa provvedimenti disciplinari contro la tifoseria coratina, riguardanti la sfida contro il Mola, rei dei cori razzisti contro Ababacar Diagne, centrocampista e capitano senegalese, su questo ha precisato Tursi
“Sono state presentate le scuse al diretto interessato e siamo contro chi sporca il nostro tifo. Molta gente per bene ci sostiene e episodi spiacevoli come questo non devono assolutamente intaccare la nostra piazza. Noi prendiamo le distanze dall’accaduto”

Il giovane terzino barese, telefonicamente si presenta più rilassato del dovuto, potenzialmente grazie alla vittoria ed all’imbarazzo di affrontare la prima intervista, però riesce a esprimere un pensiero: “Sono arrivato l’anno scorso e sono felicissimo della scelta fatta. Il mister, Massimiliano Olivieri, ha creduto in me e spero di ricambiare la fiducia in ogni mio minuto di gioco. Domenica eravamo convinti delle nostre qualità, ma i sipontini ci hanno comunque fatto sudare. Non potevamo perdere alcuna occasione. Sinceramente non ha fatto piacere sapere che la Federazione permetterà di salire di categoria solo alla prima classificata, abbiamo faticato tanto e meritavamo di avere una possibilità più concreta. So’ forti sti barlettani (aggiunge con una forte accezione barese e ridendo Frappampina, ndr) però noi non abbiamo abbassato la guardia, un vero peccato per la situazione che tuttavia poteva essere <aggiustata>“.

Le tristi vicende contro il Mola sono respinte anche dal ventunenne: ”Il calcio, come lo sport in generale, dovrebbe insegnare agli uomini l’importanza dell’unione, del gruppo e tutte le discriminazioni vanno sempre condannate. Il provvedimento è giusto, ma ricordo che i veri tifosi del Corato sono altri”. Messa alla spalle la sconfitta, il Manfredonia si concentra nel silenzio, volendosi riscattare domenica a San Ferdinando (contro Team Orta Nova, ndr). Peraltro, invitiamo la tifoseria a supportare ancora una volta i ragazzi del mister Cinque, anche se è risaputo che i manfredoniani lo faranno anche senza sollecitazioni esterne o giornalistiche.

Michela Rinaldi

Simone Di Canio: da una buona “Primavera” ad un’ottima stagione

Un po’ spiazzato e con un’aria frettolosa, così si è presentato ai microfoni il giovane lucerino, Simone Di Canio, ormai da mesi trequartista del Donia: “In realtà nel 2013 mi traferii a San Salvo per ragioni familiari. Lì ho militato fino al mio ritorno in Puglia, nel 2016. Qui la mia permanenza è durata poco, seppur non ho mai abbandonato il calcio. Nel 2020 mi propongono di giocare a Viterbo, anche se la pandemia ha rovinato i piani di tutti. Qui a Manfredonia sono arrivato grazie al mio procuratore. I giorni di prova erano tre ma il mister mi ha confermato in rosa anche prima. Non c’è rivalità tra noi ragazzi e i più grandi si mettono a nostra disposizione. Nel calcio se non presti ascolto rimani lì, dove sei, in poche parole non cresci. Anche nella vita è così, ma per adesso non faccio di testa mia solo nello sport (ride, ndr)”.

Il 18enne racconta anche del suo rapporto speciale con l’allenatore che l’ha spronato e affiancato a Foggia, Gaetano Pavone: “Credo molto nel rapporto atleta-allenatore, soprattutto quando l’altro vuole il meglio per te. È un legame che va oltre il terreno di gioco, le ore di allenamento e gli aspetti tecnici da chiarire. Se il mio talento verrà riconosciuto in futuro da qualsiasi squadra, sarà anche grazie a lui”.

Spesso conciliare gli studi con gli impegni sportivi risulta un’impresa, lo sa bene Di Canio: “Mi rendo conto di trascurare un po’ troppo la scuola, ma non è facile per una questione di tempistica. Allenandomi a sessanta km da casa mia, faccio il possibile ma a volte non basta. Anche se l’aspetto istruttivo è fondamentale, io voglio provare a dedicarmi completamente al calcio, non lascerò però gli studi. La mia famiglia? Concorda su ciò e vengono anche qui al Miramare, a vedermi giocare”.

Cresciuto con la fede nerazzurra, grande estimatore di Neymar: “Ha un gioco prettamente individuale, ma lui se lo può permettere considerata la sua produttività”.

Non nasconde il suo grande rapporto con il concittadino Vincenzo Manna, difensore: “Lo conosco da una vita e condividere anche questi momenti fa in modo che il nostro legame si solidifichi di più. È quasi un fratello per me”.

È importante notare l’enorme spazio concesso agli Under, facendo zittire le vecchie voci che spesso criticavano l’ipotetico “mancato amore per il calcio”, da parte dei giovani del Manfredonia, che secondo le stesse “volevano il posto in campo senza faticare”.

Simone, come tante altre reclute, apprezza tutte le decisioni degli adulti (i vari mister e preparatori, ndr) e fa tesoro di tutto ciò che può giovargli per una crescita personale e competitiva. Magari questo concerto potrebbe essere da monito per tanti “grandi”?

Michela Rinaldi

Manfredonia-Trinitapoli: una sconfitta inaspettata

In un nuvoloso pomeriggio, il Manfredonia ha sfidato il Di Benedetto Trinitapoli. I ragazzi di Cinque sono stati giustiziati da capitan Stefanini (24′), nonostante i numerosi tiri in porta da parte del Donia.

La pressione degli ospiti è subito evidente: Mbaye cerca la rete al 3′, ma Mascolo evitava il peggio. Al 13′ D’Imperio impressionava tutti con la sua incornata,ma la sfera terminava fuori. Al 24′ Stefanini , calciatore di categoria, riusciva ad aggirare Mascolo, portando la sua squadra in vantaggio. 
Il gioco offensivo della squadra di Scaringella metteva in seria difficoltà i garganici. 

All’inizio del secondo tempo (49′), Mbaye ritornava alla carica ma non aveva fortuna. Al 55′, in area di rigore ospite il pubblico protestava per un fallo di mano non visto da nessuno della terna arbitrale, ma Stoppiello aveva creato un’ottima occasione. Al 76′ ed al 77′, in seguito ad un calcio d’angolo, Tarolli riusciva ad bloccare per ben due volte le azioni del capitano biancoceleste. 

FINE GARA

Tra i ragazzi chiamati a rilasciare dichiarazioni, nessuno dei tre si è rifiutato: Antonio Stefanini, ex Serie C, racconta con aria sicura: “Segnare qui mi fa essere orgoglioso della mia squadra e della mia maglia. Ringrazierò sempre mister Cinque (allenatore del Trinitapoli fino ad ottobre 2021 prima del suo ritorno a Manfredonia, ndr) e mi ha fatto piacere rivederlo, spero non sia arrabbiato con me per il gol (ride, ndr). La mia fascia? La fiducia riposta in me spero di ripagarla aiutando la mia piazza, poi questa in cui gioco è la mia città di nascita e questo titolo mi rende doppiamente felice”.

Anche Francesco Barrasso, centrocampista cerignolano, spiega le sue sensazioni: “Abbiamo preparato questa sfida in maniera impeccabile, vincere qui ci ha restituito quell’autostima che avevamo perso. Loro ci hanno pressato, abbiamo rischiato più volte, ma questa volta non abbiamo voluto lasciar scampo all’avversario”.

Infine si presenta Giorgio Sergio, anche lui centrocampista: “E’ stata un’ottima gara, non solo per il risultato ma anche perché ora siamo consapevoli di quanto valiamo. Il mister ci segue in maniera sistematica e questa settimana abbiamo letteralmente buttato il sangue, e una vittoria fuori casa è più che positiva. Poi, al Miramare…”

Tuttavia, i biancocelesti non sono apparsi “in difficolta” davanti alle buone occasioni degli ospiti, ed hanno lavorato sodo sul campo di gioco in cerca del pareggio, ma la fortuna spesso è cieca… 

Michela Rinaldi

Santiago D’Imperio, un calciatore in giro per il mondo

Giovane argentino, classe ’97 e pieno di esperienze si è presentato ai microfoni tranquillo in volto e visibilmente contento di far conoscere alla nostra cittadina e comunicare le sue sensazioni passate e attuali: “Sia la piazza che la squadra mi hanno accolto benissimo, spesso mi fermano in giro e mi piace scambiare qualche chiacchiera. Oltre ad amare il mare ed il buon cibo, condivido con i miei compaesani Agustin Laborda e Ninkovic, la maggior parte del tempo oltre agli allenamenti, anche se mi è dispiaciuto tantissimo salutare l’altro argentino, Nicholas Morro, ma il calcio è anche questo. Credo che l’unione giovi molto alle prestazioni”.

Parlando un po’ della sua infanzia, spiega: “Ho iniziato a giocare a 5 anni e negli anni successivi gli allenatori notarono le mie qualità sulla fascia d’attacco e la mia predisposizione offensiva, così mi assegnarono la maglia numero 11, mica poco, no? (ride, ndr)”.

Tante sono state le sue esperienze, è stato presente persino in alcune rose statunitensi: “Nel 2014 ho iniziato a giocare in Argentina, nell’Acasuso, per poi passare in uno stato vicino, in Colombia col Deportivo Pereira. Negli USA, ho militato nel Tulsa rougjnecks F.C (2017) e nel 2018 sono tornato in patria e ho continuato nell’Atala. Dopo la parentesi sportiva nel Milwaukee Torrent F.C, ne è iniziata una più dolorosa, ovvero la pandemia. Sono così abituato ad essere circondato di gente, a vivere i momenti in maniera collettiva e a condividere le ore con gli altri che ne ero angustiato, ero anche preoccupato per la mia famiglia, che ha sempre creduto in me e sono legatissimo, ci sentiamo spesso e sono orgogliosi del mio percorso. Proprio adesso che questa piaga stava per chiudersi, ne inizia un’altra per mano dell’uomo” – continua con aria preoccupata, questa volta – “la guerra non porterà ricchezza e potere a nessuno, solo fame e miseria se continuerà a lungo, sperando che non si espanda, però questo sembra difficile da comprendere per alcuni. Nel mio paese c’è stata, dove ci ha portati? Al devasto”.

È importante sapere cosa pensano gli sportivi riguardo questa situazione così vicina a noi, di qualsiasi categoria facciano parte (ndr). Per i mister che l’hanno accompagnato nella vita, ricorda: “Considero Nestor Craviotto e Carlos Cordoba due uomini eccezionali, mi hanno sempre guidato e spero siano fieri di me. Un episodio in particolare che mi ha regalato gioia? Il mio 3-2 contro l’U.S Bisceglie a Monte Sant’Angelo, mi sono sentito un perno importante in quel caso, anche se so che tutto ciò che finora abbiamo creato è stato frutto di un duro lavoro di gruppo. Io e i miei compagni abbiamo sempre contato l’uno sull’altro, dal più piccolo al più grande, grazie anche alla diligenza del mister Cinque, sempre pronto a sostenerci. Le difficoltà sono state tante, dalle gare disputate in doppia trasferta e talvolta rinviate per la neve (a Manfredonia non sarebbe successo viste le poche precipitazioni nevose che si verificano durante gli anni, ndr) alle prolungate espulsioni (Salvemini otto giornate, Ninkovic e Palumbo cinque dopo la sfida casalinga contro il Canosa). E da buon ragazzo argentino, D’Imperio è simpatizzante dell’Inter: “Il mio mito indiscusso è Ronaldo (il fenomeno brasiliano, specifica con fermezza, ndr) e credo che Javier Zanetti sia un esempio sia all’interno che al di fuori del campo. Secondo me, tra l’altro, faremo la nostra bella figura il prossimo autunno ai mondiali, vista la nuova squadra albiceleste allestita”.

Bueno Santiaguito, aquí te quieran mucho, però le vittorie mondiali devono tornare ad essere Azzurre…  

Joven argentino, nacido en el ’97 y me siento como si estuviera presente en el micrófono con calma en el intercambio y visiblemente feliz de conocer a todo nuestro pueblo con sus sentidos pasados ​​y actuales: “Sí, la plaza que me recibió muy bien el equipo, sexo stop”. Yo alrededor y me gusta charlar. Una vez que amo el mar y las buenas noticias, comparto con mis compañeros Agustín Laborda y Ninkovic, la mayoría de las veces, de nuevo a entrenar, además estoy tan descontento de saludar al otro argentino, Nicolás Morro, también mi fútbol está aquí. Creo que la unión es muy beneficiosa para el rendimiento”. Hablando un poco de su infancia, dice: “Empecé a jugar con 5 años y en los siguientes años los entrenadores han notado mis cualidades como lateral delantero y mi predisposición al ataque. , porque me dieron la camiseta n° 11, muy poco ¿no?, en Acasuso, para luego mudarme a un estado vecino, en Colombia con el Deportivo Pereira.En USA, jugué en el Tulsa rougjnecks FC (2017) y en el 2018 volvió a su patria continuando a Atala.Después del paréntesis deportivo en Milwaukee Torrent FC, empezó más doloroso, más allá de la pandemia.Estoy acostumbrado al círculo de esta gente, a vivir y momento en colectivo y compartir con ellos rezo con los demás a no angustiarme, pero también a preocuparme por mi familia, que siempre ha creído en mí y soy legítimo, soy yo mismo Me sentí pesado y estoy orgulloso de mi camino. Precisamente se cerraba esta hora dolorosa, comienza otra de manos del hombre – continúa con aire preocupado, esta vez – la guerra no traerá riquezas y poder a nadie, solo la fama y la miseria seguirán por mucho tiempo, a la espera de no se expande, sin embargo, esto parece difícil de entender para algunos. En mi país ha sido, ¿hacia dónde nos ha llevado? A la desolación”. Es importante saber lo que pienso de los deportistas respecto a esta situación tan cercana a nosotros, de la categoría que sea que formen parte (ed). Para los entrenadores que lo han acompañado en la vida, recuerden: “Considero Néstor Craviotto y Carlos Córdoba dos hombres excepcionales, siempre me han guiado y espero que estén orgullosos de mí. ¿Un episodio en particular que me dio alegría? Mi 3-2 contra U.S. Bisceglie en Monte Sant’Angelo, me sentí como un pivote importante en ese caso, aunque sé que todo lo que hemos creado hasta ahora ha sido el resultado de un arduo trabajo en equipo. Mis compañeros y yo siempre hemos contado el uno con el otro, desde el más pequeño hasta el más grande, gracias también a la diligencia del Sr. Cinque, siempre dispuesto a apoyarnos. Las dificultades fueron muchas, desde las carreras celebradas a doble partido fuera de casa y en ocasiones aplazadas por la nieve (en Manfredonia no habría ocurrido dadas las pocas nevadas que se producen a lo largo de los años, ndr) hasta las prolongadas expulsiones (Salvemini 8 días, Ninkovic y Palumbo 5 tras el partido en casa ante Canosa). Y como buen chico argentino, D’Imperio es simpatizante del Inter: “Mi mito indiscutible es Ronaldo (el fenómeno brasileño, precisa con firmeza, ed) y creo que Javier Zanetti es un ejemplo tanto dentro como fuera del campo. En mi opinión, entre otras cosas, daremos una buena impresión el próximo otoño en el Mundial, dada la nueva configuración de la selección albiceleste”. Bueno Santiaguito, aquí te quieren mucho, pero las victorias mundiales deben volver a ser Azules…

Michela Rinaldi

Il Manfredonia batte il Vieste e continua a scaldare i cuori dei tifosi

In questa gara sentita, insolitamente disputata alle 18.00, i sipontini hanno dato seguto alla vittoria nel recupero con il San Severo. Pronti via ed al 7′ Monopoli segnava a seguito del calcio d’angolo battuto da Trotta, mettendo la gara in discesa per la propria squadra. Nella ripresa il capitano completava il tutto, trasformando un calcio di rigore al 79′. Decisione che è costato l’espulsione Francesco Innangi dalla panchina del Vieste da parte del direttore di gara Consales. A fine partita, il Vieste conta tre ammonizioni (Sernia, 60′, Sicuro 78′ e Vogliacco 87′) oltre l’espulsione di Innangi, mentre il Donia se la cava con l’ammonizione di Cicerelli a fine gara.
Nella prima frazione di gioco da segnalare dopo lo splendido gol di Monopoli, varie occasioni da parte di entrambe le sfidanti. Il Vieste provava a reagire e Colella metteva in estrema difficoltà Mascolo, dopo l’assist di Sernia, ma il direttore di gara non convalidava la rete. Nei due minuti di recupero assegnati, un cross di Albano veniva intercettato facilmente dal portiere dei padroni di casa.

Nella ripresa, dopo il rigore, i ragazzi di Sollitto (sostituto in panchina da Menga poiché squalificato dopo la sfida contro il Mola, ndr) nonostante i quattro minuti di recupero non riuscivano a reagire.


Evidentemente provati dalla sconfitta, Samuele Sicuro (difensore viestano) , Michele Sernia (centrocampista tarantino e Vittorio Vogliacco (difensore barese) decidono di sottrarsi alle dichiarazioni. Giovanni Albano, ala destra napoletana ma residente da tempo a Foggia, si “sacrifica” per il gruppo sollecitando la stampa però, con un sorriso, di fare in fretta: “Durante la settimana c’è stata una lunga preparazione, poiché sapevamo delle insidie, però in alcuni momenti non siamo stati impeccabili. Loro ci hanno pressato, ce li trovavamo ovunque e fa parte del loro gioco. Non mi pento di nulla, personalmente e ritengo che il resto del gruppo sia del mio stesso avviso,. Anche se Menga è un grande professionista, la voce di Sollitto dall’area tecnica è un po’ mancata”.

Mister Cinque, ai microfoni, esprime il suo parere: “I sette punti degli ultimi tre match sono stati preziosissimi. Ci mancano tre pezzi importanti, dopo le espulsioni durante Manfredonia-Canosa, ma sono più che soddisfatto di come stiano andando le cose. In settimana i tre ragazzi squalificati e un membro della società andranno a Bari per discutere riguardo i provvedimenti presi: è palese il fatto che otto giornate di stop per Salvemini e cinque a Palumbo/Ninkovic siano spropositate e per questo abbiamo presentato ricordo dopo il comunicato, attenderemo con ansia la sentenza. Domenica andremo a Bisceglie col sangue agli occhi, arrivati fin qui non possiamo mica mollare”.

Infatti no, non dovete mollare!

Michela Rinaldi

Manfredonia-San Severo, la reti del “Miramare” tornano a gonfiarsi

In un pomeriggio umido, il Donia recupera la gara contro il San Severo e lo fa nel migliore dei modi: al 25′ il capitan Trotta riesce a segnare a distanza e al 68′ raddoppia, fissando il punteggio sul 2-0 finale. 

La voglia di riscatto dei locali si fa subito sentire ed al 15′ D’Imperio cerca di aggirare Carella, ma il portiere riesce ad agguantare la sfera. Anche Monopoli contribuisce nelle occasioni-gol, ma il suo tiro viene respinto dalla difesa giallorossa (18′). Al 25′ capitan Trotta crea un’azione perfetta, dalla sinistra, che spiazza la difesa avversaria e porta in vantaggio la sua squadra. Il San Severo prova a reagire con Morra (Alessandro, ex giocatore del Manfredonia, ndr) che tira dalla corta distanza ma Mascolo lo ferma (37′). La prima fazione  di gioco si conclude con il vantaggio del Donia visibilmente affaticato. 

Nella ripresa i diversi calci d’angolo assegnati denotato che la seconda fazione di gioco è stata maggiormente combattuta da entrambe le squadre, ma i padroni di casa non hanno mostravano segni di cedimento e al 68′ Trotta chiudeva la gara, approfittando di un errore avversario. 

Seppur amareggiati, alcuni ragazzi del mister Bonetti hanno rilasciato dichiarazioni. Donato Grieco, difensore potentino spiega: “Noi abbiamo applicato il nostro gioco, non è stato facile. Abbiamo avuto diverse occasioni ma non siamo stati in grado di sfruttarle. La stanchezza di domenica si è fatta sentire, ma credo che da questa sconfitta possiamo solo imparare”. Anche il giovane bomber beneventano, Aldo Abbissinia ha qualcosa da dire: “Penso sia stata una gara difficile dal punto di vista mentale, non fisico: ciò lo dimostra anche il fatto che riuscivamo a creare buone occasioni ma non le portavamo mai a buon fine. Ora, però, bisogna pensare alla prossima sfida, dove ospiteremo il Borgorosso Molfetta, un vero osso duro”.

Per concludere le interviste degli ospiti, ci pensa Antongiulio Torraco, altro attaccante foggiano: “Dopo la grande vittoria contro il San Marco (4-1 ndr), speravamo di portare a casa un buon risultato anche per questa sfida di recupero. Come già hanno detto i miei compagni, non ci si può fossilizzare sulla sconfitta o pensare che qualcuno abbia più responsabilità di altri: il calo emotivo è stato collettivo, ma lasciamo questo campo senza rimpianti. La mia titolarità? Ringrazio il mister per la totale fiducia attribuitami, spero di vivere un’ottima esperienza qui”.

Franco Cinque, per il Donia, esprime la sua opinione su questa gara: “Alla squadra non pesa il fatto di dipendere da Trotta, poiché se un giocatore individualmente riesce a fare bene, è grazie all’intero gruppo. D’altronde, è ovvio che ci siano dei perni fondamentali per il mio tipo di gioco, ma se si vince non è mai merito del singolo. Seppur affaticati dalla scorsa gara, mi fa piacere vedere che siamo stati in grado di prenderci ciò che è nostro, tornando a vincere al “Miramare”. Contro il Real Siti? È stato doloroso subire gol al 90′, a Stornara, che ci ha negato due punti. Non solo stavamo vincendo, ma eravamo andati vicini a chiudere la gara, ma nulla da dire sull’arbitraggio”.

Domenica ci sarà un derby tutto garganico, Manfredonia-Vieste, i tifosi saranno entusiasti di poter assistere a questo match, come una volta al Miramare.

Michela Rinaldi

Per il Manfredonia una Caporetto contro il Canosa al ritorno al “Miramare”

Si aspettavano qualcosa in più, sicuramente, i tifosi sipontini presenti al Miramare. Il Donia dopo le sue partite casalinghe a Monte Sant’Angelo da questa domenica tornava sul suo terreno di gioco, però il risultato e la prestazione bloccano subito l’entusiasmo manfredoniano. Il rigore dato in seguito al fallo su Kone al 23′, l’espulsione di Salvemini per doppia ammonizione (42′) aggiunta alla prima ammonizione (28′), hanno costretto alla sconfitta ai ragazzi di Cinque. Con ulteriori cartellini rossi per il Donia, volati subito dopo la fine della partita al culmine scaturiti da vari litigi.  

Nei primi 20 minuti, il gioco rimane piatto. Al 23′ Kone subisce un fallo in area di rigore (così deciso dal direttore di gara Doronzo) e il Canosa passa in vantaggio grazie al calcio di rigore trasformato nonostante l’opposizione di Sarri. Al 27′ Monopoli, a pochi metri dalla porta, cerca di gonfiare la rete ma Taborda lo blocca. Dopo l’episodio della massima punizione, causa anche di agitazione sugli spalti, gli animi non sono certo quieti, e la reazione del Donia si spegne con l’espulsione di Salvemini. Poi più nulla da segnalare fino alla fine del primo tempo chiuso dopo tre minuti di recupero.

Nella ripresa al 57′ Trotta, su punizione, cerca di accorciare le distanze ma fallisce la mira. Stessa sorte capita a D’Imperio (75′). Come già anticipato, dopo i cinque minuti di recupero e il triplice fischio finale, si sono verificati alcuni contatti ravvicinati sul terreno di gioco, che causeranno almeno altri due squalifiche per le prossime gare (Palumbo e Ninkovic, ndr).

FINE GARA
Mister Cinque non si sottrae alle dichiarazioni: “Credo che nelle due ultime gare l’arbitraggio abbia lasciato parecchio a desiderare, nulla toglie che da parte nostra ci siano delle pecche. Reparto difettoso? Assolutamente nessuno, solo che sarò costretto a schierare molti più Under e la poca esperienza, in questo momento di contraccolpi, potrebbe costarci caro. Durante la settimana discuteremo a fondo su ciò, prima della gara contro il Real Siti di domenica prossima e quella di recupero contro il San Severo (gara saltata, per l’elevato numero di positivi al Covid-19 della squadra ospite, ndr). Gli ultimi due rossi a fine gara? Un po’ superficiali da parte del direttore di gara, però dobbiamo stare attenti a non farci prendere dalla rabbia. Non siamo riusciti a rimanere concentrati, questo è il problema”.

Per il Canosa, invece, mister Girolamo Zinfollino spiega il suo “riscatto”: “E’ stata dura perdere contro il Corato, qui dovevamo riprenderci il nostro. Penso di aver fatto una bella figura di fronte al nostro pubblico. Vincere qui non è affatto facile, però siamo riusciti a mantenere il risultato anche grazie al nostro portiere”. In effetti, considerati i pochi tiri in porta da parte dei canosini, la gara si è basata sull’estrema difesa. Anche Giorgio Consonni, vuole precisare alcune cose, sorridente in volto grazie al risultato: “Non credo che abbiamo vinto per demerito dell’avversario, noi abbiamo sudato per vincere questa partita. Ci hanno comunque pressati, seppur in 10 e soprattutto perché per loro doveva essere un gran ritorno, sebbene terminato diversamente. In questa settimana penseremo al Di Benedetto Trinitapoli che ci verrà a trovare e non sarà mica una visita di cortesia (ride, ndr) ma se ci crediamo veramente sapremo farci valere, com’è accaduto oggi. Giocare titolare e per aggiunta fuori casa, è indice di grande fiducia e per questo ringrazio il mister ”.

Per concludere, Giovanni Bruno dichiara, visibilmente soddisfatto tra l’altro: “Non ce l’aspettavamo, in realtà. Devo dire grazie al mister per la fiducia mostrata nei miei confronti dopo il lungo stop e le settimane faticose per recuperare. Il lavoro darà i suoi frutti”.

Il match contro il Real Siti è prossimo e si spera che le fatiche e la delusione di oggi non spengano del tutto le ultime speranze biancocelesti…

Michela Rinaldi

Francesco Carella (Manfredonia): “Ispirato dal calcio di Roy Keane”

Si potrebbe reputare uno dei ragazzi più timidi che abbiano rilasciato dichiarazioni.

È un giovane di poche parole, ma efficaci. Infatti Francesco Carella, 17enne centrocampista manfredoniano , non ci gira intorno: “Dopo una lunga esperienza alla Salvemini e poi nelle giovanili del Foggia, ho deciso da solo di diventare parte di questo progetto. Della Salvemini mi manca il campo ed un pò il clima, ma l’ho un po’ ritrovato anche qui”.

Tre amici di viaggio, Michele Mastrogiacomo, Marco Roberti e Giuseppe d’Amico, sono ancora con lui, a proposito dice: “Non sono molto aperto, penso si noti abbastanza (ride, ndr) ma con il loro carattere vivace ed espansivo, mi hanno reso molto più flessibile, tra l’altro con Marco gridavo sugli spalti durante le gare casalinghe. Quanto vorrei che quei momenti ritornassero…”.

Per non “perdere il vizio”, anche Carella è stato spronato dal mister Grasso: “Rispetto ad altre giovani leve, io sono qui da pochissimo tempo e per questo il sostegno di chi ti circonda mi è fondamentale. Per la mia postazione mi sento più che adatto. Non mancano le occasioni per fare gol però molto più spesso riesco a percepire la palla, per poi passarla al compagno che conclude l’azione. Non è importante chi segna ma che la squadra collezioni vittorie, no?”.

Il giovane calciatore sipontino ha un idolo insolito per un ragazzo della sua età, il grande ex centrocampista irlandese Roy Keane, ormai allenatore (dal 2019, Nottingham Forest): “Essendo un grande amante del calcio estero, in particolare modo della Premier League, sono sempre rimasto affascinato dalla sua tecnica e capacità di intercettare e recuperare palla ovunque, non a caso è stato inserito da Pelé nella FIFA 100 (classifica emessa nel 2004, includente i calciatori più distinti dell’epoca tra cui due donne, ndr)” .

I suoi genitori, suoi assidui sostenitori, gli raccomandano solo una cosa: “Il calcio non ti garantisce, ahimè, un futuro certo, per questo bisogna ancora fra i banchi di scuola, finché è caldo. Mia madre insiste su questo aspetto e credo faccia assolutamente bene, dovrei solo ascoltarla un po’ di più… (ride timidamente, ndr)”.

Il campo-gate sta diventando una questione di primaria importanza ed anche Carella, naturalmente, vuole dire la sua seppur in maniera contenuta e non troppo polemica: “Noi dobbiamo rispettare le varie direttive, che siano di natura medica a causa della pandemia o di omologazione per il campo, ma è evidente che noi ragazzi dobbiamo al più presto tornare qui. Fra l’altro, io l’ho vissuto veramente poco ed è un peccato affrontare altre sfide in doppia trasferta, in un campo neutro e in più non è neanche fisso, varia di tanto in tanto. La prossima gara sarà contro il San Severo e la disputeremo a Lucera, ringraziamo comunque i comuni ospitanti e chi ha concesso i vari permessi”.

È doveroso ricordare che Francesco Carella non sta tenendo allenamenti con i compagni e non sarà in campo nelle prossime gare per questioni interne, ma tutti lo stanno aspettando.

Michela Rinaldi

Cheikh Ndiaye, un mattinatese di adozione in rampa di lancio per il Manfredonia

È risaputo che lo sport è un punto-cardine per la società e Cheikh lo sa bene. Diciannovenne di origini senegalesi, ormai però abitante della costa mattinatese (ad una decina di chilometri dall’antica Sipontum).

Già rilasciò un’intervista e con lo stesso volto sorridente si avvicina, racconta la sua grande esperienza e spiega come un gruppo calcistico l’abbia totalmente reso partecipe: “Sono qui da quattro anni, anche se sembrerebbe che questa terra mi abbia dato i natali. Feci qui, a Manfredonia, l’esordio con gli allievi e non conoscevo nessuno, subito dopo ho stretto buonissimi rapporti. In particolar modo con Michele Prota, giovane attaccante della prima squadra. Sono felicissimo per lui e spero di poter esserci anch’io, tra qualche tempo”.

Anche sul suo ruolo non ha alcun niente da lamentarsi: “Ho sempre rispettato le scelte dei mister e penso mi si addica molto il ruolo dell’attaccante. All’inizio, il mister Trombetta, riteneva che il centrocampo fosse il mio reparto idoneo, data la mia versatilità. Anche a lui sono grato, ricordo ancora quando mi diede la maglia numero 14, con grande emozione la presi. Altre persone a cui direi mille volte “grazie“? Tra questi sicuramente ci sono i mister Luigi Rennis e Franco Grasso, capaci di supportare tutti i ragazzi allo stesso modo, seppur diversi in campo e caratterialmente. Anche il presidente Iraldo Collicelli merita la nostra gratitudine, senza di lui e del suo staff, tra cui il direttore sportivo Liberto D’Amico, non avremmo così tante attenzioni ed un’organizzazione impeccabile, nonostante i mille ostacoli, tra cui il campo in cui giochiamo molto diverso dal suolo del Miramare (per ordini della federazione, da settembre nello stadio comunale di Manfredonia non è ancora possibile giocare alcuna sfida ufficiale, ndr)  ”.

La sua famiglia è al suo fianco, fin dall’inizio, consapevole del fatto che una realtà sportiva giovi molto al ragazzo: “Loro sanno ogni particolare, mi appoggiano e spero di ricompensarli un giorno. I sacrifici sono tanti, ad esempio devo prendere il pullman ogni giorno (come già precisato in precedenza, la piccola cittadina litorale di Mattinata si trova a 14 km da Manfredonia), ma siccome amo ciò che faccio, ci salgo con piacere.  La situazione cambia quando si tratta di spostarsi per la scuola (ride, ndr).  Juventino dalla nascita, esprime il suo apprezzamento verso un ex bianconero, Paul Pogba: “Con la sua personalità stravolge il campo, era considerato uno dei migliori nel suo ruolo in Serie A a soli 20 anni, tra l’altro era un vero collante per la squadra, i suoi tiri sono scattanti e precisi allo stesso tempo, insomma un vero talento!. È un grande esempio per tutti noi, giovani atleti, che abbiamo tanti sogni ed obiettivi”.

Ndiaye, peraltro, ritiene che questa situazione pesante, causa Covid-19, possa essere combattuta soprattutto se si è uniti, così davanti ai microfoni incita un suo compagno, in dialetto strettamente mattinatese, a vaccinarsi. Pure coscienzioso, che si vuol esigere di più?  

Michela Rinaldi

Giuseppe D’Amico continua a crescere: “Grazie Manfredonia”

Forse il più sfacciato tra i ragazzi finora intervistati, ma con atteggiamento sincero, così si avvicina Giuseppe D’Amico, difensore centrale e capitano della Juniores: “Dal 9 agosto mi alleno con la prima squadra ed è incredibile la differenza che sussiste tra il settore giovanile. Mi ha aiutato soprattutto Colangione, c’è sempre stata collaborazione con le varie generazioni”.

A causa del duro allenamento, D’Amico ha subito anche un piccolo infortunio al ginocchio che l’ha messo in out per tre settimane circa, ma ci tiene a specificare: “Ora sono al top, ma ricordo che con il cambio del mister il training si è intensificato (iniziano mezz’ora prima, ndr) e ne ho risentito. Ne approfitto per ringraziare Massimiliano Ciuffreda, il nostro fisioterapista. C’è una grande collaborazione”.

Il giovane difensore sipontino, non dimentica però di aver giocato alla Salvemini (società manfredoniana ormai scomparsa, ndr) per ben undici anni: “Ho vinto un campionato dei Giovanissimi, con mister Franco Grasso. Eravamo in trasferta, a San Marco ed eravamo euforici, Ora è qui con noi ed è di grande aiuto. Non ha creduto solo in me, ma in tanti giovani che non hanno smesso di lottare e sognare. Il mio ruolo? Mi è stato assegnato nel 2018 dal mister Vincenzo Gagliardi e sono grato anche a lui. Ero appena arrivato qui e il gruppo mi piaceva tantissimo”.

La questione “campo” rimane la più sofferta (per la FIGC il Miramare non è omologato e per questo i calciatori biancocelesti sono ospitati a Monte Sant’Angelo, ndr) non solo per la prima squadra, ma anche per il settore giovanile, a tal proposito espone: “Il campo assegnatoci è ostico, di terra battuta e non è facile abituarsi. I nostri risultati non sono ottimali, siamo lontani qualche punto di troppo dalla prima anche se un po’ me lo sarei aspettato. Personalmente non mi pesa il doppio allenamento e ritirarmi prima il sabato, per poter essere <presentabile> la domenica, per la gara”.

È raro che se ne parli, ma è importante accentuare l’aspetto dell’alimentazione, altrettanto per i più giovani: “Il mister, in un’intervista, ha dichiarato di notare un pò di pesantezza fisica nei ragazzi della Juniores, soprattutto nei contrasti. Non ho ritenuto fosse una critica, anzi, ho preso spunto ed è per questo che sono più attento a ciò che mangio, avendo un occhio di riguardo per i legumi e verdura”.

Riconoscere il talento dei propri compagni di squadra è molto lodevole, soprattutto a quest’età, dove la rivalità e la poca maturità portano a mettersi in competizione (maturità di gioco, ndr) e Giuseppe D’Amico parla di Michele Mastrogiacomo, suo coetaneo, anche lui arruolato da mister Cinque: “Entrambi sognavamo questa maglia e insieme l’abbiamo ottenuta, anche questo per me è importante. Abbiamo giocato, vinto e perso uniti. È un mio grande amico anche fuori dal campo e gli auguro di raggiungere tutti i suoi obiettivi. È un po’ scemo (ride, ndr) ma gli voglio troppo bene. Uno dei momenti migliori è stata la vittoria del campionato degli Allievi 2019/2020 con lui, rovinata però dalla pandemia e così non si sono tenuti i festeggiamenti”.

Il giovane calciatore sipontino ammette la difficoltà che trasmette questa “perenne trasferta”, un po’ dispiaciuto racconta: “Anche Lucera ci ha ospitati, addirittura. Noi ringraziamo le varie piazze, ma giocare a casa nostra non ha prezzo, è ovvio. Tra l’altro, è stata fatta una promessa ai tifosi e vorrei, io per prima, che venisse rispettata. Posso dire che il mio sogno non è completo….”.

Giuseppe D’Amico esprime, peraltro, la sua gratitudine nei confronti della cittadina e dei vari mister, per l’apice personale raggiunto. Forse, però, è il paese stesso a dover essere grato ai giovani cittadini come lui, che mirano a rendere questa città sportivamente degna e con atleti residenti validi e audaci che non hanno mollato anche per merito del presidente Iraldo Colicelli”.

Michela Rinaldi

Michele Sventurato (Manfredonia), dalla trave alla traversa

Giovane portiere 2004, molto timido racconta un po’ di sé: “Mi sono avvicinato al calcio a 11 anni, grazie ad un amico che giocava qui, Matteo Prencipe. Prima di giocare, praticavo ginnastica artistica e riconosco che è una cosa molto insolita. Avevamo un grande gruppo e dopo la terza media ho dovuto scegliere tra i due sport, sovraccaricato dai compiti e ho scelto la sfera”.

Il padre dell’estremo difensore della juniores, è Giovanni Sventurato, membro societario del Donia e su questo a Michele preme puntualizzare: “Non ho mai pensato di dover meritare di più solo perché sono “figlio di”. Per una questione di etichetta, non potevo stare tra i tifosi a cantare, ma oltre a ciò nulla mi differenzia dagli altri giovani tesserati”.

Parlando della sua famiglia, specifica che suo padre e sua madre sono comunque molto attenti al suo rendimento scolastico e cerca di conciliare le due cose, sono però molto fieri di lui (le informazioni riguardo l’istruzione possono sembrare non pertinenti in una intervista a sfondo sportivo, ma vengono riportate data la giovane età degli atleti in questione, in quanto ciò è parte integrante del loro quotidiano, inoltre anche per evidenziare l’importanza che ha la passione e la formazione culturale, ndr).

Sventurato ritiene che il gruppo sia fondamentale, soprattutto per un ragazzo chiuso come lui: “Siamo un team compatto ed anche il mister lo pensa. Siamo cresciuti insieme e anche le sconfitte le viviamo tutti allo stesso modo, seppur con caratteri diversi. Sono legatissimo a Ciro Petrangelo, mediano”.

Come per Marco Roberti (intervista precedente, ndr), anche per Michele c’è lo zampino del mister Grasso: “Lui mi ha aiutato a non mollare e anche in prima squadra ci sono ragazzi allenati da lui, miei amici tra l’altro, e questo penso faccia bene al calcio sipontino. Nei brutti ricordi, mette una brutta sconfitta su un campo di terra battuta (5-0) subita contro la Cosmano Foggia ed ero nervosissimo, mi infortunai pure il lunedì, durante gli allenamenti. Bel ricordo? Quando a San Giovanni riuscii a mantenere il risultato che ci vedeva vincitori (0-2), facendo anche qualche gran bella parata, con il mio primo numero di maglia, il 12”.

Spesso la Juniores integra l’allenamento con la prima squadra e su questo Sventurato dice: “Credo sia producente per noi. In fin dei conti sono più grandi e più esperti, disponibili anche a consigliarci”.

Nonostante non giochi titolare, è doveroso ricordare con quest’articolo che anche la città di Manfredonia ha giovani promesse che hanno voglia di crescere e di stare in un campo, in particolare sull’erba dello stadio Miramare.

Michela Rinaldi

Per la Vitulano Manfredonia solo un pareggio al Palascaloria contro la Todis Lido di Ostia

la gara Vitulano Drugstore Manfredonia-Todis Lido di Ostia è terminata in parità con il punteggio di 2-2. Alle reti degli ospiti messe a segno da Sanchez (2:58) e capitan Cutrupi (3:49), i padroni di casa hanno risposto prima con Cutrignelli (12:43) e successivamente con Caruso (17:29 s.f.) che realizzava il pareggio. L’ultima emozione arrivava all’ultimo secondo con la clamorosa traversa di Boutabazi che lasciava a bocca aperta gli spalti. 

Al termine della gara si concedeva alla stampa Nicola Cutrignelli, autore del primo gol per i ragazzi di Monsignori: “Tutto il gruppo è un po’ rammaricato per i punti, eravamo vicinissimi alla vittoria in casa e sarebbe stato grandioso. Ci sono state varie occasioni, tra cui la mia in cui ho voluto rimediare all’errore precedente, in cui penso che abbiamo subito gol anche per una disattenzione evitabile. Tuttavia, credo che la prestazione sia stata abbastanza compiacente, continuando così possiamo raggiungere grandi risultati, con un po’ più di concentrazione”.

Riguardo gli ospiti, per dover di cronaca è giusto ricordare che le dichiarazioni del capitano Christopher Dyann Cutrupi sono state interrotte improvvisamente, causa silenzio stampa societario non comunicato evidentemente ai propri tesserati.

Ora, mercoledì 8, i manfredoniani giocheranno contro il Sandro Abate (Avellino), in casa degli irpini.

Non è un’impresa impossibile per la neopromossa… 

Michela Rinaldi

Marco Roberti, un giovane in rosa al Manfredonia

Classe 2004, timido in volto e di poche parole, così appare il giovane centrocampista manfredoniano, da poco tempo inserito in rosa da mister Cinque.

Ha dichiarato: “Era aprile e mister Ionata, colui che mi ha formato maggiormente, mi ha chiamato chiedendomi se volevo allenarmi con la prima squadra ed ovviamente ho accettato. Sapevo, però, che le fatiche si sarebbero intensificate. Fino a poco tempo fa cantavo sugli spalti dopo la partita della domenica mattina, con Francesco De Filippo, portiere della Juniores che conosco fin da piccolo, con lui ho un rapporto speciale. Continuo anche ad allenarmi con la Juniores”.

Ha fatto piacere anche alla sua famiglia, aggiungendo che però sua madre vorrebbe si impegnasse di più sullo studio: “Sono all’ultimo anno del liceo scientifico e richiede il massimo impegno. Ammetto che non eccello in alcuna materia, ma faccio comunque il minimo indispensabile finché non c’è da impegnarsi sul serio”.

Come già accennato, Roberti è molto legato e grato ai mister precedenti, in particolare ricorda Franco Grasso: “Mi sostiene tutt’ora e ha sempre creduto in me, lui in realtà crede in tutti i giovani sportivi della città e vorrebbe che il settore giovanile avesse più lustro. Ha aiutato anche altri ragazzi come me e noto che è orgoglioso quando ci vede giocare ”.

Di gol ne ha fatti tanti, ci confessa, ma nessuno ha meritato una sua dedica: “Penso che il mio gioco sia creativo, non mi piacciono le azioni troppo corte o poco studiate. È vero, l’importante è fare gol, ma se non c’è calcolo e astuzia, il talento serve a ben poco”.

Come ripetuto negli articoli precedenti, il Donia ha un gruppo compatto e i veterani tendono ad indirizzare le “reclute” della prima squadra e su questo Roberti afferma: “Matteo Stoppiello è come un fratello maggiore, non solo per me. In prima squadra ho ritrovato Michele Mastrogiacomo, Giuseppe D’Amico e Giuseppe Guerra e spero di poter condividere con loro tanti altri bei momenti”. 

Roberti vuole esprimersi anche sulla questione-campo: “Uno dei miei sogni è quello di sentire il mio nome dallo speaker. Tanto di cappello allo stadio di Monte S. Angelo, ringrazio per l’ospitalità, però tutti vogliamo tornare a giocare qui”.

Riguardo le ultime prestazioni, commenta: “Tralasciando la disfatta a Bisceglie, posso dire che la squadra reagisce bene e il lavoro del mister sta dando i suoi frutti”.

Il giovane biancoceleste ha anche una fede calcistica, tifa a’ Magica: “La Roma è sempre stata la mia squadra del cuore e ho sofferto tanto per l’addio di Totti, inutile dire che è il mio idolo. Mourinho? Non ero felicissimo del suo arrivo, non amo la sua impostazione di gioco e noto che ultimamente la squadra è poco motivata. A parte l’Inter, vedo molto favorito il Napoli”.

E dopo che i napoletani avranno azionato i loro metodi scaramantici (anche piuttosto intuibili, ndr), non resta che augurare alla squadra di proseguire per il meglio, e alla giovane promessa sipontina di crescere ancora.

Michela Rinaldi

Agustìn Laborda (Manfredonia): il mediano che viene da lontano

È da poco tre mesi, qui in Italia, e il suo italiano non è così male. Disponile e sorridente, così si è presentato ai nostri microfoni: “L’accoglienza è stata ottima, non pensavo di trovarmi così bene fin da subito. Anche a Grottaglie, seppur sono stato per pochissimo tempo, ho compreso che qui in Europa il gioco del calcio è più tecnico, i ragazzi fin da piccoli sono indottrinati. In Argentina, o comunque in Sudamerica, i bambini sviluppano una velocità e uno scatto differente, giocando tantissimo per le strade. Così ho iniziato io, a sei anni”.

Il giovane centrocampista è cresciuto a Buenos Aires e lì ha forgiato il suo ruolo: “All’inizio ero arruolato come mediano, infatti il mio primo numero di maglia fu il 5 (ci tiene a precisare che invece, qui in Italia, il numero del mediano solitamente è il 6 ndr.) e penso che il centrocampo sia il mio posto. Posso servire la mia squadra in varie occasioni e non amo molto il gioco “ristretto”. Credo che un buon gioco offensivo, se non troppo enfatizzato, sia il migliore, senza tralasciare le decisioni del mister e le varie rivali, sempre diverse tra loro”.

La famiglia è un tassello importante per un giovane che, per inseguire i suoi sogni, si allontana; proprio su questo si sofferma: “Ho due fratelli e una sorella, amano tutti il calcio e mi sostengono sempre. Mi spiace vederli poco, ma siamo sempre in contatto. La pandemia è stata traumatica per tutti, per chi pratica sport di squadra ancora di più, e rivivere queste emozioni fa sempre bene. Sono fieri di me”. Il gruppo? È eccezionale, poi avendo in squadra altri due “hermanos argentinos” (l’attaccante D’Imperio Santiago e il difensore Morro Nicolas), mi fa sentire di più a casa e ci divertiamo tantissimo, sembriamo dei pazzi (ride, ndr). Il mister si prodiga per noi e mette al primo posto la nostra persona, questo lo rende speciale”.

L’argentino ha addirittura giocato in Grecia, a Ael Lekfimmi (Corfù) e spiega: “Ci sono tantissimi italiani lì, ci sono stato per un anno (2020/2021 periodo pandemico), però in precedenza ho tastato il terreno spagnolo (2019/2020 PE Sant Jordi e dopo CD Inter Ibiza). Ma l’emozione più grande l’ho vissuta quando mi hanno contattato per un provino all’Excursionistas, squadra della mia città”.

Infine, Laborda ha aggiunto che è fiducioso nei confronti dei progetti del mister (l’allenatore Franco Cinque ndr.), che riguardo la sconfitta contro l’U.S Bisceglie ha dichiarato di aver compreso durante i momenti-cardine che hanno portato alla sconfitta, condizionati anche da alcuni episodi arbitrali. Nonostante ciò, ha concluso, i primi 60 minuti di gara i suoi biancocelesti avevano dominato.

Con il costante sostegno dei tifosi, le prossime sfide saranno affrontate meglio: parola di Laborda.

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Han pasado un poco más de tres meses, aquí en Italia, y tu italiano no es tan malo. Estaba dispuesto y sonriente, por lo que se presentó a nuestros micrófonos: “La bienvenida fue excelente, no pensé que me encontraría tan bien de inmediato. Incluso en Grottaglie, aunque llevo muy poco tiempo, me di cuenta de que aquí en Europa el juego del fútbol es más técnico, se adoctrina a los niños desde pequeños. En Argentina, o al menos en Sudamérica, los niños desarrollan una velocidad y sprint diferente, jugando mucho en las calles. Entonces comencé cuando tenía seis años ”.

El joven centrocampista creció en Buenos Aires y allí forjó su papel: “Al principio estaba inscrito como centrocampista, de hecho mi primer número de camiseta fue el 5 (quiere precisar que en cambio, aquí en Italia, el número de medianos suele ser 6 ed) y creo que el mediocampo es mi lugar. Puedo servir a mi equipo en varias ocasiones y no me gusta mucho el juego “restringido”. Creo que un buen juego ofensivo, si no demasiado enfatizado, es lo mejor, sin descuidar las decisiones del técnico y de los distintos rivales, que siempre son diferentes entre sí ”.

La familia es una pieza importante para un joven que, para perseguir sus sueños, se marcha; Precisamente en esto se centra: “Tengo dos hermanos y una hermana, todos aman el fútbol y siempre me apoyan. Lamento ver poco de ellos, pero siempre estamos en contacto. La pandemia ha sido traumática para todos, para quienes practican deportes de equipo aún más, y revivir estas emociones siempre es bueno. Están orgullosos de mí ”. ¿El grupo? Es excepcional, luego tener otros dos “hermanos argentinos” en el equipo (el delantero D’Imperio Santiago y el zaguero Morro Nicolás), me hace sentir más como en casa y nos divertimos mucho, nos vemos como locos (risas, ed) . El entrenador hace todo lo posible por nosotros y pone a nuestra persona en primer lugar, eso lo hace especial ”.

El argentino incluso ha jugado en Grecia, a Ael Lekfimmi (Corfú) y explica: “Hay muchos italianos ahí, yo llevo un año (periodo de pandemia 2020/2021), pero antes probé el suelo español (2019 / 2020 PE Sant Jordi y después CD Inter Ibiza). Pero la emoción más grande la experimenté cuando me contactaron para una audición en los Excursionistas, un equipo de mi ciudad ”.

Finalmente, Laborda agregó que confía en los planes del técnico (Franco Cinque), que respecto a la derrota ante el U.S Bisceglie declaró que entendió durante los puntos cruciales que llevaron a la derrota, también condicionada por algunos episodios. A pesar de esto, concluyó, los primeros 60 minutos su biancocelesti había dominado la raza.

Con el apoyo constante de la afición, los próximos retos se afrontarán mejor: palabra de Laborda.

Michela Rinaldi

Alla Vitulano Drugstore Manfredonia non è bastato il doppio vantaggio contro Came Dosson

Gli spalti del Palascaloria erano in fermento per i primi due gol dei padro ni di casa (Well, 2:33 e Canabarro 10:23), ma è durata poco la gioia per i ragazzi di Monsignori, raggiunti subito dopo e superati da Japa (12:11), Arnon (12:27) e Di Guida (17:44).

Anche nella seconda frazione di gioco i delfini hanno sofferto, a causa della seconda rete di Japa (8:47). Raguso al 8:50 accorciava le distanze ma la gare terminava con la sconfitta per 3-4 per i padroni di casa.

Ai microfoni si concede Mattia Raguso, visibilmente dispiaciuto per la sconfitta: “Eravamo entusiasti di aver portato in vantaggio la nostra squadra con due reti di vantaggio, questo calo di concentrazione non me lo spiego. Siamo un gruppo e se si cade lo si fa insieme. Dobbiamo capire i nostri punti deboli tecnici e trasformarli in qualcosa di positivo, non credo dipenda dalla qualità dell’organico poiché tutti i ragazzi sono validi. Speriamo di riscattarci, questa tifoseria ha bisogno di credere in noi e non dobbiamo deluderli”.

Anche Juan Fran, numero 10 ospite e autore di due gol, ha avuto il piacere di esprimersi: “E’ stato un viaggio lungo dieci ore, abbiamo percorso tutti gli Appennini per arrivare qui in Puglia, siamo stati però ben accolti. Non è stata una gara facile (ride, ndr), però in compenso abbiamo vinto ed è ciò che conta. D’altronde era da un pò che non raccoglievamo punti fuori casa”.

La domanda che tutti i tifosi sipontini si fanno, ma era proprio necessario iniziare dalla trasferta a Manfredonia?…

Michela Rinaldi

Vitulano Drugstore Manfredonia: Mirko Lupinella, un giovane capitano

Un po’ teso accenna un sorriso ma appare fin da subito disponibile, in questo modo si è presentato il giovane di Martina Franca (classe ‘97 ndr) Mirko Lupinella, ormai assorbito nella realtà manfredoniana: “Questo è il quarto anno che sono qui ed è inutile aggiungere che mi sento totalmente a casa mia. Ho amato questo sport fin da piccolo, poiché dopo delle brevi esperienze nel calcio a 11, ho conosciuto l’allenatore, mio compaesano d’altronde, Francesco Castellana che mi ha portato ad indossare il mio primo numero di maglia, il 12, rimasto tale, a Cisternino. Lo ringrazierò sempre e credo che la mia crescita sia avvenuta anche grazie a lui. Lì ho compreso il mio potenziale e avevo chiarito bene le idee”.

Riguardo lo sport in generale, il portiere dichiara: “Nonostante ci sia una grande tifoseria, posso dire che c’è poca cultura ”futsal” e spesso veniamo sminuiti anche nei termini, ad esempio spesso viene chiamato “calcetto”. Noi abbiamo degli splendidi spalti al Palascaloria, siamo grati per la carica che ci danno ”.

Quattro anni lontano da casa, a 23 anni, non è una scelta facile e su questo afferma: “Ho preso delle decisioni e mi sono assunto le mie responsabilità. Sapevo che non potevo vivere i miei 16 anni in maniera naturale e non mi sono pentito. Da quando ho capito che questo poteva diventare il mio mestiere, ho dovuto rinunciare a diverse cose”.

Il tarantino ha vissuto fin da piccolo solo con sua madre e su questo vuole precisare: “Mia madre ha fatto dei grossi sacrifici, accompagnandomi sempre agli allenamenti e quando può viene a trovarmi. Non mi è pesato il fatto di essere sostenuto solo da lei, anzi, devo fare di tutto per riempirla d’orgoglio. Le altre esperienze? Sono stato un anno a Rieti e purtroppo ho avuto problemi al ginocchio e dopo essermi ripreso a Roma, sono arrivato qui con Monsignori”.

Nonostante abbia sciolto tutti i legami con il calcio a 11, Lupinella nutre una profonda fede nei confronti dell’Inter: “Il mio cuore ha sempre battuto per i nerazzurri e dopo anni sono fiero di essere tornato a vincere, ma il mio idolo è Gianluigi Buffon, credo sia uno dei portiere più forti degli ultimi 20 anni. Stimo tantissimo anche Stefano Mammarella, portiere campione europeo 2014 del Pescara”.

È evidente la tenacia del giovane capitano, questa piazza ha bisogno di comprendere l’importanza che ha assunto negli ultimi anni questa squadra e il miracolo effettuato. Avere un ottimo portiere a difendere i pali può essere un buon inizio per aprire un ciclo.

Michela Rinaldi

Franco Cinque (Manfredonia), il lungo percorso

A tre settimane dalla scorsa intervista, ritorna il mister Cinque ai nostri microfoni e dichiara:

“Non è stato facile recuperare ed in effetti non penso sia ancora terminato il lavoro di rinforzamento. Essendo un tecnico, devo adattarmi all’organico che mi viene fornito e fare in modo che tutti abbiano un posto in campo. Ultimamente, seppur il mercato non sia terminato e di conseguenza bisogna parlarne alla stampa con prudenza, posso dire che abbiamo “rimpolpato” la rosa almeno con almeno tre elementi. Per fortuna, la nostra infermeria si può considerare vuota, a parte qualche normale fastidio che si può avere (a causa anche della diversa temperatura del comune di Monte Sant’Angelo rispetto alla cittadina marina sipontina, ndr)”.

È importante, dunque, ricordare che ultimamente la società si è mobilitata nel cercare rinforzi, accogliendo l’appello sia del mister che dei tifosi:

“Da parte della direzione c’è totale disponibilità e fiducia e da parte mia sono ricambiate. Altre variazioni in rosa? Se ci saranno non dipenderanno da me, ma dalle possibili circostanti che posso essere disciplinari, di competenza ecc.”

Riguardo le ultime gare, racconta:

“Contro il Vieste, come a noi accade spesso, la tenacia si è affievolita nel secondo tempo, potevamo portare a casa i tre punti, tralasciando che il rigore al 92′ è stato, a parer mio, decisamente dubbio. Penso che questi elementi possano influenzare tanto i risultati e dare meno spazio alla meritocrazia, ma questo è un aspetto fondamentale dello sport, non solo del calcio . Invece, con l’U.S Bisceglie la circostanza è stata differente. È una squadra con forti cardini ed esponenti di spicco per questa categoria, però noi volevamo a tutti i costi portare a casa la vittoria, così abbiamo regalato un’altra gioia a questo splendido pubblico che è disposto a venire in alta quota pur di seguirci”.

Domenica, i ragazzi del “Miramare” sfideranno il Di Benedetto Trinitapoli (ex Barletta, allenato da Cinque fino a settembre, ndr) e non vi è alcun dubbio che questa gara verrà affrontata a muso duro come tutte le altre, non è vero mister? 

Michela Rinaldi

Mister Monsignori (Vitulano Manfredonia): “Posso dire di aver visto questa squadra crescere”

Umbro di provenienza ma ormai manfredoniano di “appartenenza”, mister Massimiliano Monsignori parla fierissimo della sua squadra che ha portato in Serie A1:

“Sono qui dal 2017 e questi anni sono stati splendidi. Mi sento a casa mia e fin da subito sono stato accolto nel miglior dei modi, so anche parlare il dialetto e lo capisco se scandito bene (ride, ndr). Lo scorso anno è stato terribile, i tifosi non potevano accompagnarci, ma nonostante tutto siamo riusciti a far festa a Cassano delle Murge per la promozione, abbiamo esultato soprattutto per loro. Seppur forestiero, credo che questa città meriti più lustro dal punto di vista sportivo e sono contento che un po’ sia riuscito a concederglielo io”.

Il lavoro, però, non si era fermato dopo i festeggiamenti, anzi:

“Io non smetto mai di studiare i vari meccanismi. Il calcio a5 è differente, è un gioco che non lascia tanto tempo di ripresa o di calcolo, bisogna partire con un progetto ben chiaro. Le prime partite sono state dure, soprattutto perché addossate dal punto di vista temporale, lasciando anche poco spazio all’allenamento, ora però si può tirare un piccolo sospiro di sollievo”.

Il suo curriculum è vasto, addirittura vanta alcuni anni di allenamento nell’ambito femminile, a Montebello (Pg):

“E’ totalmente diverso, le donne sono più complicate e lo so bene anche perché ho due figlie femmine (ride, ndr), tuttavia mi sono divertito, seppur mi sentivo con più responsabilità emotiva. Subito dopo sono stato chiamato dalla società maschile della stessa cittadina e poi ci ha pensato il Perugia. La vicinanza a casa mia è stata positiva, in questo modo sono stata accanto alla mia famiglia, è risaputo che questo mondo alcune volte tende a prendersi tutto lo spazio di vita, per questo non è garantito che la vita privata venga prima di quella professionale, alcune volte è complicato ”.

Nella vita di Monsignori, ci sono stati diversi momenti delicati, ma riporta uno in particolare:

“Ricordo che a Gensano (Roma), non ho saputo farmi apprezzare dalla piazza, forse perché ero alle prime armi e poco concentrato su ciò che mi circondava. Un evento tragico, accaduto subito dopo, mi ha fatto acquisire un’apertura mentale maggiore, seppur per un anno mi sia occupato unicamente dell’azienda a conduzione famigliare. Quando mi contattarono da Foligno, ho ritrovato di nuovo la mia forma mentis ed ora questa rimane la mia unica occupazione. Tralasciando l’ultima promozione, i momenti di gioia sono stanti tanti, per fortuna, dal quarto di finale con il Perugia contro la Luparense (terminata 2-2) alla Coppa Italia vinta a Spoleto. Al palazzetto c’erano 2.500 persone, gli spalti erano gremiti, ho ancora uno striscione simpaticissimo con le facce dei giocatori su dei pesci e la mia al posto di Poseidone, potevo mai non conservarlo? (ride, ndr). Anche a Sestu (CA), ho conosciuto una meravigliosa terra e il campionato vinto rimarrà sempre nel cuore”.

L’ultima sfida, per i ragazzi del Vitulano Drugstore, è stata difficile ma allo stesso tempo incoraggiante:

“L’Italservice Perugia è stato creato per vincere il campionato, per questo siamo felicissimi del pareggio. Negli ultimi minuti abbiamo preso un palo clamoroso, sarebbe stato entusiasmante vincere contro di loro”.

Sabato 30 ottobre, il calcio a 5 di Manfredonia accoglierà  l’Opificio 4.0 CMB Matera, al Palascaloria e il mister afferma:

“Questo è il momento di fare punti e sabato, in casa, ci proveremo”.

Michela Rinaldi

Franco Cinque, un ritorno inaspettato a Manfredonia

A causa dei pochi punti raccolti nelle prime tre giornate, mister Ricucci è stato sollevato dal suo incarico e così ha ripreso il suo posto Franco Cinque, per la terza volta:

“Non mi aspettavo di essere chiamato da un dirigente sipontino così presto dopo le divergenze con il presidente del di Benedetto Trinitapoli (ex Barletta, squadra con cui ha battuto il Donia durante i play off, proprio al Miramare), ma non c’è due senza tre (ride, ndr) e sono fiero di tornare qui. Sono di Manfredonia e grande tifoso, ho sempre pensato che negli ultimi anni meritasse di più. Che gruppo ho trovato? Nonostante le difficoltà siamo uniti, sappiamo che mancano elementi importanti soprattutto in difesa e per questo la società si applicherà e aspettiamo con ansia anche il completo recupero di Sementino”.

Ha anche un occhio di riguardo nei confronti dei tifosi, aggiunge infatti: “Non è sbagliato considerarli <dodicesimo uomo in campo>, sanno darti la giusta carica e grinta, noi contiamo sempre sul loro appoggio. Tenendo in conto la diversa sede di gioco (per ora si gioca a Monta Sant’Angelo), apprezziamo chi viene a trovarci e si spera al più presto di tornare al Miramare”.

Sull’impostazione di gioco, non sembra che Cinque abbia pensieri molto rigidi: “Enfatizzare una fase è controproducente e spesso fallimentare , va messo in atto il giusto equilibrio e comprendere quali uomini si ha a disposizione, in questo modo non c’è neanche necessità di parlare di schemi o moduli, ma di gioco e basta”.

Ex difensore del Donia, ha dietro di sé una lunga carriera nelle serie minori: “Ho occupato per la prima volta l’area tecnica nel 2009, subito dopo aver terminato la mia carriera da calciatore, a Vieste, ho iniziato ad allenare. L’anno dopo, abbiamo vinto il campionato di Promozione e siamo saliti in Eccellenza. Nel 2012, mi è stata affidata per la prima volta il timone dei biancocelesti ed sono rimasto fino al 2015. Dal 2015 al 2017 sono stata a Barletta, poi un anno a Trinitapoli e prima di venire qui ero tornato di nuovo a Barletta”.

Il nuovo mister non fa troppe promesse, solo una: dare il massimo per questa nuova sfida che, date le varie circostanze, sembrerebbe essere tutta in salita…

Michela Rinaldi

Francesco Ciuffreda (Manfredonia), un ragazzo cresciuto al Miramare

Ormai ha 19 anni, il difensore che ha esordito tra i “grandi” quando indossava ancora la maglia degli allievi, così Francesco Ciuffreda ci racconta di queste esperienze:

“In realtà, la mia prima squadra è stata la Salvemini, dove ho conosciuto anche Nico quando avevo 7 anni. Dopo due anni sono venuto qui e ho continuato, fino ad arrivare rapidamente in prima squadra. Anche se sono rimasto qui, penso di essere cresciuto perché l’ambiente è sempre stato favorevole, mi sono trovato in sintonia con tutti i ragazzi e mister. Se si lavora serenamente non si hanno problemi nel migliorarsi”.

A proposito di allenatori, ricorda chi gli ha dato completa fiducia: “Partendo da Agnelli, tutti mi hanno incoraggiato sempre, sia in campo che fuori, in particolar modo mister Rufini, con cui potevamo veramente coronare il sogno“.

Nel settore giovanile gli era stato affidato un posto in centrocampo, ma poi le cose sono cambiate: “Per fortuna ci si è resi conto che fare il filtro non faceva proprio per me (ride, ndr) e che era la difesa pane per i miei denti, per questo il mio è un gioco duro e rischioso da un punto di vista sanzionale. Non a caso il mio primo numero di maglia è stato il 5”.

Il suo “attaccamento alla maglia” nasce in realtà da lontano, poiché da piccolino guardava le partite al Miramare con suo nonno. Non solo, la sua famiglia ha appoggiato le varie scelte: “Mi hanno sempre apprezzato, anche se a causa degli impegni ho perso un anno a scuola. Ci tengono a vedermi giocare, perché sanno che con un pallone tra i piedi sono felice, penso siano orgogliosi di me”.

Come già ha anticipato, i ricordi sono tanti ma alcuni si possono riportare: “Il periodo del covid mi ha completamente scosso, il gruppo non era lo stesso in maniera individuale, però al ritorno abbiamo mostrato di aver superato del tutto i disagi, tralasciando il risultato. Un ricordo bello? Quando mi hanno detto che avrei giocato in prima squadra. In fin dei conti, quando vedevo in campo i calciatori del Donia dicevo che un giorno avrei voluto far lo stesso, potevo non esserne felice?”.

Anche se il suo ruolo non è “da gol”, ne ha comunque realizzati e dedicati qualcuno ad un suo amico: “Io e Niccolò viviamo le stesse emozioni, lui gioca nel Calcio a 5, così ci scambiamo le reti dedicate (ride, ndr)”.

Un giovane così innamorato del calcio, poteva non avere una fede calcistica? Risposta, no: “Certo che sono tifoso, rossonero precisamente. Mio padre tifa per i cuginetti e quando c’è il derby casa mia si trasforma. Un calciatore a cui mi ispiro? Ho tanta stima per Sergio Ramos, non esiste difensore migliore, almeno in Italia non è presente una figura del genere per il suo ruolo”.

Le considerazioni sul campionato sono abbastanza “pungenti”, poiché il difensore biancoceleste riconosce che c’è bisogno di un arduo lavoro, seppur con poche parole: “Ora che siamo fuori dalla Coppa possiamo concentrarci del tutto al campionato, io personalmente ho tanta fiducia, ma penso di non essere una voce fuori dal coro”. 

In effetti, da ora si fa sul serio…

Michela Rinaldi

Manfredonia Calcio, anche Nico Salvemini torna in biancazzurro

Anche Nico Salvemini, centrocampista diciottenne manfredoniano, dopo l’esperienza triennale fatta a Ferrara, torna fra i sipontini e racconta: “A 6 anni ho iniziato a giocare a calcio con la Salvemini (prestigiosa società sportiva giovanile di Manfredonia) e non l’ho lasciato più. Ho anche vinto, qui al Miramare, un campionato con mister Marinaro Credo che sono ricordi indelebili. Giocare a Ferrara, nella Spal dall’età di 14 anni, è stato elemento di grande crescita personale e calcistica, tanto che, a proposito del mio ruolo posso  dire che all’inizio giocavo come esterno e non a centrocampo, per questo non davo il massimo, poi ho fatto anche qualche presenza in Nazionale. L’ambiente era diverso, non solo per la categoria (la Spal era in Serie A) ma anche per la posizione geografica. Sono stati duri i primi giorni anche nell’ambito scolastico, ma poi man mano mi hanno conosciuto ed apprezzato. Quest’anno, dopo un periodo particolare nell’Audace Cerignola (Serie D), sono tornato su, ma le cose non sono andate benissimo e ho ricevuto la chiamata dallo staff sipontino per tornare a vestire questa maglia, potevo mai dire di no? (Ride, ndr)”.

La sua famiglia, volendo soprattutto il bene del “campione di casa”, l’ha sempre sostenuto, andando a trovarlo ogni quindici giorni (in occasioni delle sfide casalinghe). I bei ricordi sono tanti, ma in particolare il giovane ricorda “La prima sfida con i professionisti, contro il Brescia, è stata un’emozione unica, chi se la dimentica? Giocavo con gli Under 15. Sugli spalti non mancava la gente che mi conosceva, oltre alla mia famiglia. Ho fatto doppietta, addirittura una rete in zona Cesarini. Una pagina brutta, invece, è stata la sconfitta contro il Chievo. Quella finale di playoff, persa 5-1 non l’ho ancora digerito, lo ammetto”.

Parlando di numeri, è orgoglioso di dire che sulla sua prima maglia aveva c’era stampato il numero 10. Salvemini  non sembrerebbe aver una grande passione per i team della serie A italiana, così accenna una sottile simpatia per la Juve. Riguardo gli idoli, il centrocampista spiega “Mi piace il carattere tecnico di Neymar e De Bruyne, penso che questo tipo di personalità formino l’aspetto vincente di una squadra, quello che i tifosi apprezzano di più”.

Prima della sfida contro il Trani, vinta 3-0 in casa, il Donia ha subito una sconfitta in Coppa Italia contro l’Atletico Vieste e su quest’ultima gara chiarisce: “Non è stato del tutto incoraggiante, lo ammetto, ma siamo stati anche un po’ sfortunati. Dopo l’espulsione di Colangione, abbiamo fatto una prestazione sofferta, ma a quel punto eravamo già in svantaggio. In panchina non avevamo a disposizione difensori centrali e Sementino ha avvertito anche dei problemi fisici, per fortuna ha recuperato rapidamente, comunque non ci abbattiamo, c’è pur sempre il ritorno. Anche se ho segnato, il gruppo non ha portato a casa la vittoria ed era questo ciò che conta, quando si è una squadra non si può ragionare in maniera individualista. Fiducia da parte del mister? Non mi aspetto nulla, durante le settimana mostro di voler stare in campo, allenandomi e se il mister lo ritiene opportuno mi schiera. Io faccio il mio dovere, ma è il mister a prendere le decisioni”. 

Sia lo stadio che i tifosi sono parte integrante di questa società e Salvemini afferma: “Come già hanno dichiarato i miei compagni nelle interviste precedenti (per questa testata, ndr), è un peccato non poter usufruire del nostro campo. I ragazzi meritavano di vederci correre qui, dopo tutti i problemi legati alla pandemia”.

Il centrocampista ha parlato chiaro, ma per tornare al Miramare bisognerà aspettare almeno 4 mesi.

Michela Rinadi