Corrado Papirri (Manfredonia 1932): “Peccato per il gol, ma ora di riparte”

Nella fase finale regionale il regolamento della FIGC settore giovanile e scolastico prevede che le reti effettuate in trasferta valgano il doppio, e quindi dopo il successo per 2-1 contro i coratini, i ragazzi di Fiananese dovranno affrontarli di nuovo, questa volta a casa dei neroverdi difendendo un vantaggio esiguo.

A parlare è il portiere Corrado Papirri e con aria gentile e garbata racconta: “I cambi ci hanno sfavorito maggiormente, poiché abbiamo saputo mantenere il 2-0 fino ad un quarto d’ora dal triplice fischio. Non mi sento particolarmente in colpa, poiché so che ho fatto il possibile e continuerò a farlo. In realtà, eravamo più preoccupati nell’affrontare eventualmente il Cerignola, ma i sorteggi hanno voluto che ci battessimo contro il Corato che era più debole sulla carta e ciò, personalmente, mi ha fatto comprendere la difficoltà che possiede ogni partita. Bisogna scindere dai risultati effettivi a volte”.

Dopo le dichiarazioni sulla gara, il giovane estremo difensore esprime le sue sensazioni sulla sua esperienza: “Gioco a calcio fin da piccolo e questo è sempre stato il mio ruolo. Mi rendo conto che si hanno più responsabilità: se non lo pari, il tiro del marcatore è stato impreciso, se non riesci a difendere i pali, è colpa tua. Per fortuna c’è chi comprende la delicatezza della tua posizione. Sono stato due anni all’Accademia e con il mio numero 1 ho giocato gare magnifiche, dove ho conosciuto tanti ragazzi con cui tuttora ho uno splendido rapporto, soprattutto con Mirko Fabrizio, l’allora capitano. Spero non sia ancora arrabbiato per il derby perso (ride, ndr). Anche il mister Luca (Rignanese) mi affiancava e mi ha fatto piacere ritrovarlo qui, poiché se sono felice qui è anche grazie a lui, alla squadra e allo staff”.

Riguardo gli allenamenti e lo studio, ci tiene a precisare un particolare: “Proprio per la grande mole di compiti, non mi alleno sempre con gli altri, ma faccio il possibile. Oggi, ad esempio, sono venuto anche perché sapevo dell’intervista (ride, ndr). A parte gli scherzi, cerco di rientrare nelle esigenze dei mister”.

A proposito, essendo da tempo titolare, è doveroso chiedere quale sia esattamente la sensazione dell’essere ripetutamente reclutato dal primo minuto:” Io ringrazio sia Gagliardi che Fiananese per le opportunità, però riconosco che i miei compagni di reparto Alessandro Salice, Michele Spagnuolo e Thomas Amoruso, sono in forte crescita anche se due di loro sono più piccoli di me. Siamo comunque uniti, mi piace giocare con loro”.

Le parole del giovane Papirri sprizzano tanta grinta e arrivati a questo punto, è giusto continuare a crederci fino alla fine.

Michela Rinaldi 

Carlo Bordo e Domenico Rignanese dopo il derby

Gli allievi del mister Gagliardi hanno espugnato il Miramare contro lo Sporting Arena, vincendo 3-0 e due cadetti hanno deciso di esprimersi: Carlo Bordo e Domenico Rignanese, entrambi attaccanti affrontano l’intervista in maniera diversa, poiché Bordo appare sicuro mentre Rignanese sorride spesso, probabilmente per timidezza. 


CARLO BORDO: “Eravamo consapevoli delle ultime difficoltà avversarie, ma comunque abbiamo vinto con le nostre forze, è entusiasmante <marcare il territorio> dal punto di vista calcistico. Sarei bugiardo se dicessi che la gara contro il Cerignola mi è indifferente poiché non bisogna sottovalutare l’influenza che può dare la prima squadra di una piazza e in questo caso, l’Audace, è in Serie D e di conseguenza milita nella categoria più alta fra i comuni di Foggia, però siamo consapevoli delle nostre capacità. Ho giocato alla Salvemini e lì ho conosciuto Gaetano Prencipe, eravamo due pesti (ride, ndr) e quando sono arrivato qui e ho indossato la numero 9, ricordo i momenti in cui mister Ionata mi sosteneva e per la mia crescita ringrazierò anche lui”. Tornando ai tempi attuali, ammette di aver chiesto una concessione di spazio maggiore, ma ha sempre rispetto le varie decisioni dei mister, anche perché hanno portato sempre a buoni risultati. Il giovane attaccante continua: “La trasferta più difficile? A Torremaggiore, non credo che il loro campo sia idoneo alle nostre abitudini, però è anche giusto essere pronti a tutto. Credo di essere cresciuto abbastanza, sia fisicamente che mentalmente e se non dovessimo vincere il campionato regionale, saremo comunque felici di ciò che abbiamo creato, questa città merita un po’ di notorietà sportiva, soprattutto da parte del settore giovanile”.

DOMENICO RIGNANESE: “Non mi piace definirmi attaccante e basta, sono un’ala poiché cerco di puntare l’uomo e centrare lo specchio della porta, per questo non apprezzo molto la <partitella a due tocchi> (allenamento tipico, ndr), credo sia più utile per altre postazioni. Questo derby ha dimostrato che la fatica porta a compiere grandi cose, anche se la corsa non è ancora finita. All’andata sono riuscito a fare gol e mi incantava l’entusiasmo di tutto il pubblico, mi sono sentito importante. Il mio più grande compagno d’avventure? Il portiere Corrado Papirri, ci sostentiamo a vicenda ed entrambi riconosciamo reciprocamente il nostro valore”. Parlando della sua famiglia, dichiara che non sono mai stati posti ostacoli, qualche anno fa mi accompagnarono a Catanzaro per partecipare ad un raduno di rappresentanza calcistica giovanile e la Calabria non è mica qui dietro (ride, ndr). Per le prossime gare, che saranno toste come già ha anticipato Bordo, credo necessiterà massima disciplina poiché arrivati a questo punto non ci si può arrendere, ma con l’aiuto degli allenatori non credo che ci saranno problemi”. Dopo le scorse dichiarazioni del suo compagno Cristian Sciotti, centrocampista col vizio del “gol” e con la voglia di specificare che ne ha  più degli attaccanti, Rignanese replica, in maniera giocosa: “La metà delle sue reti effettuate hanno ricevuto il mio ausilio, tra rigori ed assist che gli ho servito, però finché riesce a segnare”.

La frase goliardica di stampo dialettale, detta con l’aggiunta di un sorriso, è segno di un clima di grande intesa ed senz’altro ideale per la compattezza della squadra.

Michela Rinaldi

Cristian Pio Sciotti e Giorgio Corvino, uniti dalla provenienza

Seppur in minima parte, Manfredonia ha sempre accolto in squadra ragazzi di altre città: di Lucera, Mattinata, Foggia e spesso hanno rilasciato interviste. Le vere domande sono: si sentono accolti? Hanno notato differenze? Ora tocca a due giovanissimi foggiani, Cristian Pio Sciotti, centrale e Giorgio Corvino, difensore (Corvino ha origini leccesi). Il primo appare esuberante, mentre il secondo è riservato nella sua compostezza.  

CRISTIAN PIO SCIOTTI: “Io credo che sia il contesto a far la differenza, si può incontrare un mister con delle idee condivisibili e potrebbe accadere il contrario. All’inizio io e Giorgio eravamo più distanti dal gruppo, però man mano che passava il tempo ci siamo integrati meglio. Se il viaggio mi pesa? Tutti se lo chiedono, ma la risposta è semplice: se qualcosa ti piace, non hai remore nel farlo. Ad esempio, io provengo dalla Juventus San Michele e lì ho conosciuto Giorgio, le cose non sono andate come speravamo, ci aspettavamo delle diverse considerazioni. Ora siamo alle fasi finali” – continua il giovane centrale – “a noi il derby non spaventa, se vinceremo (dichiarazioni rilasciate prima della gara), potremmo giocarcela con gli altri gironi”. Riguardo la crescita personale, aggiunge: “Ho segnato 17 reti, molto più degli attaccanti (ride, ndr), ritengo di potermi ritenere soddisfatto ed ho dimostrato di meritarmi il posto in campo, ringrazierò sempre i mister. Io voglio giocare, non lo dico per presunzione ma se una squadra di categoria superiore volesse tesserarmi ma i progetti di gioco non dovessero comprendermi, non accetterei”  

GIORGIO CORVINO: “In realtà spesso mi sono sentito additato da alcuni genitori, magari mossi da un campanilismo che porta a pensare che per ragioni di provenienza un ragazzo meriti il posto in campo a discapito di un altro. Per fortuna tra di noi non facciamo questo tipo di differenze, soprattutto i nostri allenatori. Abbiamo Liberto (dirigente) che ci sta sempre accanto, anche se per noi fa così tante cose che non so quale sia il suo ruolo preciso (ride, ndr). Riguardo la crescita, ho assunto una consapevolezza diversa della mia postazione, non ho certo fatto 17 gol come Sciotti, questo è certo (ridono entrambi, ndr), ma ora ho un scatto diverso e non mi spaventa la fase offensiva avversaria. All’inizio mia madre non voleva che inseguissi la mia passione poiché avrei potuto trascurare lo studio, ma quando ha notato che i miei rendimenti peggioravano proprio a causa dell’abbandono degli scarpini, ha cambiato idea ed ora mi sostiene e mi vede felice. Condivido il pensiero di Sciotti: anche se siamo giovani, è giusto far scorrere il minutaggio e per questo non accetterei di far parte di una squadra dove mi si dedichi poco spazio, sarebbe inutile. Ora attendiamo le fasi finali e comunque vada a finire, rimarrà un’ottima esperienza”.

Potrebbe spiazzare la sincerità dei due ragazzi, però in effetti non è stato detto nulla che non sia noto: il posto in campo è di chi se lo merita, che sia di Manfredonia, Cerignola o Barletta, tocca alle varie società puntare sui ragazzi del proprio territorio, ma dopo che un gruppo viene creato non c’è differenza che tenga.

Michela Rinaldi 

I sipontini non perdonano, San Marco-Manfredonia 1-3 

Domenica 2 aprile allo stadio di San Marco Antonio Parisi il Donia è riuscito a sconfiggere i ragazzi del mister Iannaccone: a sbloccare la partita ci ha pensato Trotta (21′ e 52′), anche Monopoli lascia il segno al 74′ e Salerno ha semplicemente non lasciato i sipontini a reti inviolate. Per il San Marco la situazione si complicata ulteriormente e la salvezza passera necessariamente per i play-out.

I sammarchesi non si chiudono nel silenzio dopo la gara e Aniello Calabrese, dirigente treminese e Michele Dimonte (terzino) si espongono telefonicamente.

ANIELLO CALABRESE: “Non nego che gli avversari avessero la classifica dalla loro parte, ma le partite si giocano sul terreno di gioco e dovevamo vincere a tutti i costi. Purtroppo quest’anno siamo stati penalizzati, spesso, anche dalle circostanze arbitrali. Potevamo approfittare di alcuni errori dei sipontini, ma non abbiamo avuto la giusta mentalità. Una vittoria in casa, contro i biancocelesti, ci avrebbe consentito di migliorare la posizione, però a Trinitapoli daremo tutto. Questa piazza se lo merita”

Michele Dimonte, giovane terzino sinistro barlettano, con aria tenace e convinte si esprime: “Sono qui da pochi mesi, però ho conosciuto la cittadina di San Marco e lo spirito che emana. La gente ti accoglie e ti vuole bene perché sa che con la sua maglia difendi la città, è stupendo. Io provengo dall’Eccellenza abruzzese (Bagicalupo Vasto) e mi rendo conto che il livello della mia attuale categoria è più alto. Le stagioni trascorse a Cerignola e Barletta mi hanno fatto condividere dei momenti con alcune vedette del calcio pugliese e, anche se mi è stato dato poco spazio in campo, sono riuscito ad apprendere tantissimo. L’ultima gara? I manfredoniani avevano un buon perno tattico-tecnico che, nonostante le varie sedute in vista dell’occasione, non siamo riusciti a smontare. A parte l’ultima prestazione, ora siamo concentrati sulla prossima e, in caso di vittoria e pareggio, la possibilità di giocarci la salvezza resterebbe alta. Ho apprezzato fin dall’inizio la vicinanza del capitano Paolo Augelli e del resto del team, se è vero che l’unione fa la forza, noi vinceremo”

Tralasciando i vari colori, gli amanti del calcio saranno sempre dalla parte delle piccole realtà sportive, poiché solo in queste si conserva ancora la genuinità di questo sport che a causa di tanti cambiamenti ha perso, inevitabilmente e innegabilmente, il vero significato. In poche parole, è doveroso esortare anche questa realtà.

Michela Rinaldi

Gaetano Prencipe e Antonio Facciorusso raccontano le loro difficoltà

Spesso non ci si sofferma abbastanza sulla preparazione dei giovani, che un domani potrebbero indossare la maglia della prima squadra, sulle varie complicazioni e gli obiettivi. Questa volta saranno Gaetano Prencipe, centrocampista degli Allievi e Antonio Facciorusso, suo compagno di reparto. Le risposte dei due cadetti, all’apparenza molto diversi (Prencipe si presenta timido di fronte alle domande poste, mentre Facciorusso sembra addirittura spaesato), hanno corrisposto in gran parte e con un po’ di coinvolgimento, si sono concessi ai microfoni.

GAETANO PRENCIPE: “Fin da bambino ho capito che il calcio fosse un gioco duro e ringrazio mio nonno per avermi indirizzato. A cinque anni mi ha portato alla Salvemini e con il n. 11 scorrazzavo per tutto il campo. Non dimenticherò mai quei bei momenti. Da quando sono qui, però, le cose sono cambiate: gli allenamenti sono più precisi e completi, anche dal punto di vista sociale, valorizzando molto il gioco di gruppo. Purtroppo, i campi di terra battuta sono più duri degli avversari stessi e vorrei esserne più abituato, così le sfide si possono affrontare in maniera più sicura. Nonostante alcuni svantaggi, anche grazie ai mister Gagliardi e Fiananese, siamo riusciti ad avere buoni risultati”.

Ci sono state delle sfide parecchio toste, ad esempio contro i sangiovannesi: “Per poter passare al girone regionale, bisognava batterli e l’accoglienza non era mai delle migliori, qualche volta abbiamo rischiato anche di essere aggrediti fuori dal campo, stessa storia contro l’Apocalisse (San Severo), dopo un sofferto pareggio.” continua Prencipe con il racconto: “Se qualcuno di noi avesse minacciato un avversario, il nostro mister ci avrebbe ripreso a dovere. Il nostro. Non è per creare polemica, ma è giusto che, la sportività tanto discussa, inizi a farsi vedere soprattutto dai più piccoli e dalle categorie minori. Anche noi sbagliamo, però sappiamo riconoscerlo, dopodiché porgiamo delle scuse. Il nervosismo è giustificabile, però l’esagerazione non va bene”.

Il centrocampista cambia espressione del volto quando si inizia a parlare del suo futuro, a tal proposito espone: “Penso che indossare la maglia del Manfredonia sia il sogno di tutti i giovani sipontini che giocano a calcio, ma so che se voglio crescere davvero calcisticamente devo andare via, ringraziando ovviamente tutti quelli che me lo permetteranno. Sarei ipocrita se dicessi che io voglia giocare per sempre al Miramare”.


ANTONIO FACCIORUSSO: “Mi sono unito ai più grandi (Facciorusso è nato nel 2006, ndr) grazie a Gaetano ed ho trovato un gruppo unito. Le prime difficoltà, di cui anche gli altri miei compagni hanno parlato, sono state più insidiose all’inizio dei gironi. Io ho iniziato a calciare da mezz’ala destra, ma in base ai vari schemi attuati dai mister, sono anche predisposto al centrocampo. Quegli episodi spiacevoli? Sinceramente non ci aspettavamo così tanta aggressività, in entrambi i casi. Certo noi non ci sentiamo i <paladini dei valori sportivi>, però è giusto ammettere che alcune volte non reagire è segno di maturità. Poi, sia ben chiaro, situazioni spiacevoli si sono verificate anche qui, ma come ha specificato Prencipe, noi sappiamo riconoscerlo. Anche a me piacerebbe entrare a far parte degli under, quando sarà possibile, però è bene dare il giusto spazio. Ad esempio, credo che Giuseppe Guerra e Thomas Lauriola possano supportare tantissimo il gruppo se venissero più coinvolti e non lo dico perché sono miei amici (ride, ndr). Rispetto le decisioni dei cari preparatori, però da esterno posso precisarlo”.

Tuttavia, è da apprezzare la sincerità di entrambi le reclute e soprattutto il sostegno reciproco ed è doveroso precisare che, la poca esperienza al gioco tecnico e duro (come ad esempio giocare su terreni in terra battuta) non è a causa della singola società ma dell’intero sistema calcistico giovanile italiano e dei tempi che cambiano ulteriormente, facendo sfumare l’idea del comune bimbo che gioca sotto casa e che così svilupperà una buona base tecnica,  sostituendola malgrado al bimbo che col pallone si scatterà solo un selfie o una foto di rovesciata, da pubblicare quanto prima (ndr) .

Essendo giovani, sono incerti del loro futuro, ma per ora ci tengono a ringraziare chi fino ad adesso chi ha permesso la loro inclusione nel gruppo, dai membri societari al  presidente e ai preparatori tecnici.

Ian Ninkovic (Manfredonia): Cuore “albiceleste”, come la città

Ian Ninkovic, mediano venticinquenne che proviene dall’Argentina, appare bendisposto a raccontare l’amore per la sua terra e per Manfredonia: “Mio nonno ha origini serbe, ma io sono cresciuto a Rada Tilly, splendida cittadina argentina e lì ho iniziato a crescere calcisticamente. Divenuto un po’ più maturo, mi sono assunto la responsabilità di andare a Buenos Aires e inserirmi nel Lanus, juniores dell’epoca. Ancora adesso ricordo la gioia di aver indossato la n. 10, il sogno di tutti < los niños sudamericanos>“.

Ninkovic fu impostato al centrocampo, iniziando da trequartista e negli anni quest’aspetto è rimasto invariato: “Il mio ruolo mi piace molto poiché posso aiutare la squadra in tanti modi, incastrando l’avversario per recuperare palla, oppure creando buone occasioni-assist, quasi sempre provvidenziali quando vengo schierato (ride, ndr)”.

In realtà, il giovane ci tiene a specificare che non ama il gioco meramente individuale, poiché “A meno che tu non sia Messi, puntualmente non può funzionare (ndr)”. Prima di arrivare in Puglia, Ninkovic ha militato in diverse squadre, addirittura in Slovenia: “A 21 anni sto indossato la maglia del JuJo de Urquiza e dopo due anni sono approdato a Ionica, una bellissima città siciliana. Per un po’ di tempo sono stato al Nkdravaptui, squadra slovena. La verità è che le sensazioni del sud Italia non puoi trovarle ovunque, qui è diverso. Tralasciando il buon cibo, i bei paesaggi e la calorosa accoglienza, è lo spirito locale ad accompagnarmi. Prima di fermarmi a causa della pandemia, ho avuto il piacere di conoscere anche la Virtus Cilento, squadra salernitana e prima di unirmi ai sipontini, ero a Corato e dopo il mio procuratore mi ha suggerito di fare quest’esperienza. Non mi pento di aver fatto tantissimi sacrifici. Per esempio, ho vissuto poco i miei familiari, ma loro mi supportano e  soprattutto mi comprendono. Qualche mese fa venne a trovarmi mio fratello Geronimo e dopo questo viaggio così lungo, a causa degli stop, non ha potuto neanche vedermi giocare”.

Come già è noto, Ian non è l’unico calciatore d’oltreoceano, ma è in dolce compagnia: “Ho un buon rapporto con tutti, tra società e spogliatoio, ma a Santi (D’Imperio) e Agu (Laborda), credo sia normale essere più legato, viviamo anche insieme quindi credo sia inevitabile. Anche in campo avvertiamo questa grande sintonia, meglio così (ride, ndr)”.

Il giovane ha già espresso la sua compatibilità con la mentalità meridionale, però vuole ribadire la sua per quanto riguarda la tifoseria: “I ragazzi del Donia li riconosci ovunque, sono in tanti e ci sostengono anche al di fuori del nostro stadio. Ci sono stati molti momenti difficili, come la mia ingiusta squalifica, contro il Canosa, insieme ad altri miei compagni. Era la prima mia gara al Miramare e ci aspettavamo una grande vittoria, però non ci hanno mai voltato le spalle e per le ultime sfide speriamo di riscaldare ancora i loro cuori”.

Purtroppo, non sono previsti play-off per l’Eccellenza pugliese, però è giusto che le restanti gare siano affrontate come se il titolo fosse ancora in gioco, i sipontini se lo meritano. Lo pensa anche Ian Ninkovic.

Ian Ninkovic, volante de 25 años procedente de Argentina, parece dispuesto a hablar del amor por su tierra y por Manfredonia: “Mi abuelo es de origen serbio, pero yo crecí en Rada Tilly, un espléndido pueblo argentino. y ahí empecé a crecer futbolísticamente. Habiendo madurado un poco, asumí la responsabilidad de ir a Buenos Aires y unirme a los Lanus, juniors de la época. Incluso ahora recuerdo la alegría de llevar el n° 10, el sueño de todos <los niños sudamericanos>”. Ninkovic estuvo marcado por el centro del campo, partiendo como centrocampista ofensivo y con el paso de los años esta vertiente se ha mantenido invariable: “Me gusta mucho mi papel porque puedo ayudar al equipo de muchas formas, encuadrando al rival para recuperar el balón, o creando buenas ocasiones-asistencias, casi siempre providenciales cuando estoy desplegado (risas, ed)”. En realidad, el joven quiere precisar que no le gusta el juego puramente individual, ya que “Salvo que seas Messi, no se puede trabajar a tiempo (ed)”. Antes de llegar a Puglia, Ninkovic jugó en varios equipos, incluso en Eslovenia: “A los 21 años estoy vistiendo la camiseta de JuJo de Urquiza y después de dos años aterricé en Ionica, una hermosa ciudad siciliana. Durante algún tiempo estuve en el Nkdravaptui, un equipo esloveno. La verdad es que las sensaciones del sur de Italia no se encuentran en todas partes, aquí es diferente. Además de buena comida, hermosos paisajes y una cálida bienvenida, es el espíritu local lo que me acompaña. Antes de parar por la pandemia, tuve el placer de conocer a Virtus Cilento, un equipo de Salerno y antes de unirme a los Sipontini, estuve en Corato y después mi agente me sugirió que tuviera esta experiencia. No me arrepiento de haber hecho tantos sacrificios. Por ejemplo, he vivido un poco con mi familia, pero me apoyan y sobre todo me entienden. Hace unos meses vino a verme mi hermano Gerónimo y después de eso viajar tanto, por las paradas, no podía ni verme jugar”. Como ya se sabe, Ian no es el único futbolista de ultramar, pero está en dulce compañía: “Tengo buena relación con todos, entre club y vestuario, pero con Santi (D’Imperio) y Agu (Laborda), Creo que es normal estar más conectados, también vivimos juntos, así que creo que es inevitable. Incluso en la cancha sentimos esta gran armonía, mejor así (risas, ed)”. El joven ya ha manifestado su compatibilidad con la mentalidad sureña, pero quiere reiterar la suya de cara a la afición: “A los chicos del Donia los reconoces por todos lados, son muchos y nos apoyan hasta fuera de nuestro estadio. Ha habido muchos momentos difíciles, como mi injusta descalificación, contra Canosa, junto con mis otros compañeros. Era mi primera carrera en Miramare y esperábamos una gran victoria, pero nunca nos dieron la espalda y esperamos volver a calentarles el corazón para los últimos desafíos”. Desafortunadamente, no hay playoffs para Apulia Excellence, pero es correcto que las carreras restantes se jueguen como si el título todavía estuviera en juego, los Sipontini se lo merecen. Ian Ninkovic también lo cree.

Michela Rinaldi

Manfredonia Calcio 1932-Città di Mola 2-1, una meritata vittoria

Si è disputata il 27 marzo, la gara tanto attesa che ha visto protagonisti i sipontini ed i molesi. Addirittura a seguire questo incontro c’è stata la presenza di sua eminenza, dell’arcivescovo Francesco Moscone, che ha parlato dei vari progetti sociali di questa cittadina che lo vedono promotore.

La gara è terminata con il punteggio di 2-1 per i padroni di casa con Diagne che illudeva il suo team con la prima rete della gara (17′), ma prima il rigore di Trotta 57′ successivamente la giocata del duo offensivo Colangione-Stoppiello al 74′ siglavano la rimonta.

Nella ripresa Al 55′, il giudice di gara assegnava la massima punizione per i biancocelesti, a causa del fallo di mano di Daniele: il rigore veniva battuto da Trotta e il capitano non sbagliava. Subito dopo (57′) Laborda creava una buona occasione, ma la sfera terminav sul fondo. Al 74′ su assist di Colangione, Stoppiello gonfiava la rete e lo stadio era in subbuglio. Gli ospiti rimanevano in dieci uomini per la doppia ammonizione al capitano Diagne che era obbligato a lasciare il campo e passare la fascia a Cantalice.

L’eccezionale recupero da parte dei ragazzi di mister Cinque ha capovolto il risultato, mettendo in ginocchio i molesi.
Tra le intervista, era in programma anche quella di Diagne, ma a causa dell’espulsione non poteva rilasciare alcuna dichiarazione.

Dopo un po’ di settimane, ritornava ai microfoni mister Cinque che appariva soddisfatto: “All’inizio eravamo un po’ spiazzati, poi abbiamo trovato la retta via. Questa partita ci è servita moralmente, poiché spesso ci abbattiamo nonostante sappiamo che il nostro valore sia maggiore. Oggi lo abbiamo dimostrato. I pochi cambi effettuati? Non ho azzardato non solo per dare più fiducia ai ragazzi, ma anche perché volevo mantener fede al progetto iniziale e il secondo tempo mi ha dato ragione. La prossima settimana saremo a San Marco e cercheremo di uscirne vittoriosi, per poi concludere bene col Barletta, in casa”.

Peraltro, l’amore di questa città non farà smettere di crederci ogni volta nella svolta decisiva.

Michela Rinaldi

Il Manfredonia torna a vincere fuori casa battendo il Team Orta Nova

Domenica 20 marzo, allo stadio comunale di San Ferdinando, si è disputata la gara che vedeva protagonista l’ospite Donia e i padroni di casa del Team Orta Nova. I biancoazzurri sono riusciti a spuntarla grazie alle reti di Prota (34′) e di capitan Trotta (60′). 

Intervengono telefonicamente Dario Di Giacomo, dirigente sportivo dell’Orta Nova e Francesco Golia, terzino sinistro classe 2004.
Di Giacomo: “Siamo stati penalizzati dalle importanti assenze a causa dei tesserati risultati positivi nei giorni scorsi e tra l’altro dovremo fare i conti con alcune gare da recuperare. Ad esempio Bentos, la nostra  punta, l’esterno La Macchia e Mastropasqua per squalifica. Abbiamo saputo mantener testa ai rivali, poi mentalmente siamo un pò crollati dopo il fallo ai danni di Grasso, ma il direttore di gara ha ritenuto che non ci fosse nulla da sanzionare. A parte ciò, mister Franco Cinque è un grande preparatore e ha saputo gestire al meglio il match. Per ora siamo fuori dai play-out, ma dovremo continuare a fare punti fino alla fine. 

Il giovane cosentino, Francesco Golia, in maniera disponibile e diretta spiega: “Credo che questa gara sia stata energicamente poco equilibrata, purtroppo alcuni tratti ci hanno penalizzato. La difesa ha retto dall’incisività avversaria ma in attacco potevamo fare di più, alcune decisioni arbitrarli sono state determinanti. Sono qui da metà ottobre, dopo un’esperienza quaternaria a Reggio Calabria e ho voluto provare l’ebrezza di giocare in eccellenza (ride, ndr). Sono lontano dai miei ma loro mi sostengono in ogni modo ed apprezzano che alla mia età sia così audace. Non è solito che un under calabrese opti per giocare in Puglia, tra l’altro non confinano neanche (ride, ndr), ma sono stato deciso ad avvicinarmi a questa terra. Mi parlarono splendidamente dell’Eccellenza Pugliese, in particolare modo del girone garganico-barese. Differenze riscontrate? Culturalmente solo alcune, per il resto lo stile di gioco resta lo stesso, in fin dei conti devi prepararti per le gare e viverle per portare, se possibile, i famigerati tre punti a casa. Ho segnato con il mio n. 2 a San Marco e poi a Bisceglie, però quello contro i baresi sarebbe meglio non ricordarlo visto che tra l’altro non lo convalidarono (ride di nuovo, ndr). Comunque vada, avrò un meraviglioso ricordo di quest’esperienza, grazie soprattutto ai compagni di squadra, alla società e al mister Luigi Agnelli (allenatore col quale il Donia riuscì a salire di categoria)”.

Dopo le parole degli ortesi, si attendono ancora le risposte dei sipontini, oltretutto reduci di una bella vittoria dopo due sconfitte consecutive. 

Michela Rinaldi

Giorgio Bambacaro, Giuseppe Palumbo e Lorenzo Murgo (Manfredonia): “Dopo la fatica iniziale ci godiamo il momento”

Tre giocatori diversi, tre ruoli distinti e tre personalità differenti, ma una sensazione in comune: la svolta dopo le difficoltà. Giorgio Bambacaro, centrocampista, fra i tre visibilmente più entusiasta della sua presenza ai microfoni. L’altro centrocampista Giuseppe Palumbo, più piccolo fra i ragazzi, appare meno confidenziale ma coinvolto, mentre Lorenzo Murgo, terzino, mostra un certo distacco all’inizio, forse dato anche dalla timidezza del momento. Seppur opposti, insieme hanno rilasciato dichiarazioni riguardo la loro esperienza agli allievi e sulle precedenti 

Inizia il centrocampista Bambacaro che racconta: “Negli anni passati sono stato a Foggia ma, una volta arrivato, non ho avuto problemi ad inserirmi. Io e Lorenzo, tra l’altro, siamo cresciuti insieme. Penso, però, che data la giovane età tendiamo a distaccarci un pò in campo e agli arbori si notava di più e i risultati lo testimoniavano. Riguardo il mio rapporto generale col calcio, ho iniziato da piccolissimo grazie soprattutto al sostegno di mio nonno Antonio, porto stretto con me il gol dedicatogli e spero di segnarne altri e come potrei dimenticarmi del numero 2, primo numero che mi è stato assegnato. Il mister Gagliardi?  Se abbiamo superato le difficoltà è anche per merito suo, ci ha sempre messi in riga e ci ha spiegato che senza l’umiltà del singolo, non esiste l’intero gruppo. Nel campionato provinciale possiamo vantare il titolo di miglior seconda, ora vogliamo dare il massimo per le regionali”.

La sua famiglia, da ciò che si evince dalle sue parole, è sempre presente e apprezza soprattutto il fatto che collezioni buoni voti a scuola, congiungendo alla perfezione così sia lo studio che lo sport. Parlando della sua ispirazione, spiega “Non credo che al giorno d’oggi il calcio venga vissuto, da noi giovani, in maniera pulita e semplice come dovrebbe essere, quindi non posso ammettere di aver avuto un calciatore come esempio di sportività, se non per il semplice gioco in campo”.

Detto questo, confessa di essere juventino.

Giuseppe Palumbo, il piccolo centrocampista/esterno, quest’anno ha dovuto fermarsi per un po’ di tempo a causa del Covid-19, però ciò non l’ha fermato: “Da due anni a questa parte capita di doversi ritirare per un po’ di tempo a causa del virus e fa male distanziarsi dai compagni e dal campo. Ricollegandomi a ciò che ha detto Giorgio, all’inizio c’erano degli screzi, non lo metto in dubbio e la cattiva mentalità influenza molto il rendimento. Io ho iniziato da piccolissimo, alla Salvemini, ma entrare nei biancocelesti è stata la miglior scelta. Anche se ho un anno in meno agli altri, non mi sono mai sentito inferiore ma al contrario, ho creduto di aver del potenziale per farne parte. Mi è sempre piaciuto il mio ruolo e ritengo che N’Golo Kanté possa essere preso come modello di gioco. Ricordo che mi piacque molto il mio primo numero 4, ero ancora alle prime armi. Soddisfatto? Abbastanza, soprattutto perché sto iniziando a capire alcuni meccanismi che vanno oltre il calcio e magari riesco a decidere cosa fare per il mio futuro. Per ora stimo sia ancora molto presto (ride, ndr)”. 

Per concludere, il terzino fa il punto, ma senza dilungarsi: “Fra i tre sono il più fedele alla maglia sipontina (ride, ndr), gioco qui dai primi calci e credo di conoscere tutti. Anche nel derby, contro lo Sporting Arena, ho affrontato dei ragazzi con cui ho legato: Matteo Ionata, mio vecchio mister, ci ha sempre aiutati ad unirci ed è grazie a lui se molti ragazzi, ancora adesso e seppur non allenati più da lui, riescono ad avere quella vecchia sintonia. Vorrei essere più certo del mio futuro, però per ora mi trovo molto bene qui. Un mio idolo? Sarò scontato, però Neymar e Ronaldo, anche se risultano antipatici ai media e avversari per i loro modi, bisogna riconoscere che portano avanti la visione del calcio, al giorno d’oggi molto più dedita alla aspettavo ”.

Con queste riflessioni, non è difficile notare come il pensiero sullo sport sia mutato tantissimo nel giro di vent’anni, in particolar modo dalle reclute e cadetti. Indipendentemente dai tre allievi in questione, sarà il tempo a stabilire se questo mutamento sia controproducente o no.

Michela Rinaldi

Corato-Manfredonia 2-0, le interviste 

Dopo la sconfitta in casa col Trinitapoli, per i biancocelesti non c’è stato scampo neanche domenica scorsa a Corato, squadra posizionata in scia alla capolista barlettana: al 5′ Obodo portava in vantaggio la sua squadra e Di Rito al 19′ dava colpo di grazia. Sulla questione intervengono (telefonicamente, ndr) Vito Tursi, direttore generale e Federico Frappampina, terzino sinistro della formazione barese.

Queste la parole del direttore: “I nostri ragazzi hanno mostrato maggiore confidenza col il terreno, non credo che la superiorità mostrata dai neroverdi sia data dallo scarso organico avversario. In diverse occasioni li abbiamo anche temuti, com’è giusto che sia. I sipontini sono sempre stati degli onorati avversari”

Si ricorda che la partita si è svolta a porte chiuse, causa provvedimenti disciplinari contro la tifoseria coratina, riguardanti la sfida contro il Mola, rei dei cori razzisti contro Ababacar Diagne, centrocampista e capitano senegalese, su questo ha precisato Tursi
“Sono state presentate le scuse al diretto interessato e siamo contro chi sporca il nostro tifo. Molta gente per bene ci sostiene e episodi spiacevoli come questo non devono assolutamente intaccare la nostra piazza. Noi prendiamo le distanze dall’accaduto”

Il giovane terzino barese, telefonicamente si presenta più rilassato del dovuto, potenzialmente grazie alla vittoria ed all’imbarazzo di affrontare la prima intervista, però riesce a esprimere un pensiero: “Sono arrivato l’anno scorso e sono felicissimo della scelta fatta. Il mister, Massimiliano Olivieri, ha creduto in me e spero di ricambiare la fiducia in ogni mio minuto di gioco. Domenica eravamo convinti delle nostre qualità, ma i sipontini ci hanno comunque fatto sudare. Non potevamo perdere alcuna occasione. Sinceramente non ha fatto piacere sapere che la Federazione permetterà di salire di categoria solo alla prima classificata, abbiamo faticato tanto e meritavamo di avere una possibilità più concreta. So’ forti sti barlettani (aggiunge con una forte accezione barese e ridendo Frappampina, ndr) però noi non abbiamo abbassato la guardia, un vero peccato per la situazione che tuttavia poteva essere <aggiustata>“.

Le tristi vicende contro il Mola sono respinte anche dal ventunenne: ”Il calcio, come lo sport in generale, dovrebbe insegnare agli uomini l’importanza dell’unione, del gruppo e tutte le discriminazioni vanno sempre condannate. Il provvedimento è giusto, ma ricordo che i veri tifosi del Corato sono altri”. Messa alla spalle la sconfitta, il Manfredonia si concentra nel silenzio, volendosi riscattare domenica a San Ferdinando (contro Team Orta Nova, ndr). Peraltro, invitiamo la tifoseria a supportare ancora una volta i ragazzi del mister Cinque, anche se è risaputo che i manfredoniani lo faranno anche senza sollecitazioni esterne o giornalistiche.

Michela Rinaldi

Simone Di Canio: da una buona “Primavera” ad un’ottima stagione

Un po’ spiazzato e con un’aria frettolosa, così si è presentato ai microfoni il giovane lucerino, Simone Di Canio, ormai da mesi trequartista del Donia: “In realtà nel 2013 mi traferii a San Salvo per ragioni familiari. Lì ho militato fino al mio ritorno in Puglia, nel 2016. Qui la mia permanenza è durata poco, seppur non ho mai abbandonato il calcio. Nel 2020 mi propongono di giocare a Viterbo, anche se la pandemia ha rovinato i piani di tutti. Qui a Manfredonia sono arrivato grazie al mio procuratore. I giorni di prova erano tre ma il mister mi ha confermato in rosa anche prima. Non c’è rivalità tra noi ragazzi e i più grandi si mettono a nostra disposizione. Nel calcio se non presti ascolto rimani lì, dove sei, in poche parole non cresci. Anche nella vita è così, ma per adesso non faccio di testa mia solo nello sport (ride, ndr)”.

Il 18enne racconta anche del suo rapporto speciale con l’allenatore che l’ha spronato e affiancato a Foggia, Gaetano Pavone: “Credo molto nel rapporto atleta-allenatore, soprattutto quando l’altro vuole il meglio per te. È un legame che va oltre il terreno di gioco, le ore di allenamento e gli aspetti tecnici da chiarire. Se il mio talento verrà riconosciuto in futuro da qualsiasi squadra, sarà anche grazie a lui”.

Spesso conciliare gli studi con gli impegni sportivi risulta un’impresa, lo sa bene Di Canio: “Mi rendo conto di trascurare un po’ troppo la scuola, ma non è facile per una questione di tempistica. Allenandomi a sessanta km da casa mia, faccio il possibile ma a volte non basta. Anche se l’aspetto istruttivo è fondamentale, io voglio provare a dedicarmi completamente al calcio, non lascerò però gli studi. La mia famiglia? Concorda su ciò e vengono anche qui al Miramare, a vedermi giocare”.

Cresciuto con la fede nerazzurra, grande estimatore di Neymar: “Ha un gioco prettamente individuale, ma lui se lo può permettere considerata la sua produttività”.

Non nasconde il suo grande rapporto con il concittadino Vincenzo Manna, difensore: “Lo conosco da una vita e condividere anche questi momenti fa in modo che il nostro legame si solidifichi di più. È quasi un fratello per me”.

È importante notare l’enorme spazio concesso agli Under, facendo zittire le vecchie voci che spesso criticavano l’ipotetico “mancato amore per il calcio”, da parte dei giovani del Manfredonia, che secondo le stesse “volevano il posto in campo senza faticare”.

Simone, come tante altre reclute, apprezza tutte le decisioni degli adulti (i vari mister e preparatori, ndr) e fa tesoro di tutto ciò che può giovargli per una crescita personale e competitiva. Magari questo concerto potrebbe essere da monito per tanti “grandi”?

Michela Rinaldi

Manfredonia-Trinitapoli: una sconfitta inaspettata

In un nuvoloso pomeriggio, il Manfredonia ha sfidato il Di Benedetto Trinitapoli. I ragazzi di Cinque sono stati giustiziati da capitan Stefanini (24′), nonostante i numerosi tiri in porta da parte del Donia.

La pressione degli ospiti è subito evidente: Mbaye cerca la rete al 3′, ma Mascolo evitava il peggio. Al 13′ D’Imperio impressionava tutti con la sua incornata,ma la sfera terminava fuori. Al 24′ Stefanini , calciatore di categoria, riusciva ad aggirare Mascolo, portando la sua squadra in vantaggio. 
Il gioco offensivo della squadra di Scaringella metteva in seria difficoltà i garganici. 

All’inizio del secondo tempo (49′), Mbaye ritornava alla carica ma non aveva fortuna. Al 55′, in area di rigore ospite il pubblico protestava per un fallo di mano non visto da nessuno della terna arbitrale, ma Stoppiello aveva creato un’ottima occasione. Al 76′ ed al 77′, in seguito ad un calcio d’angolo, Tarolli riusciva ad bloccare per ben due volte le azioni del capitano biancoceleste. 

FINE GARA

Tra i ragazzi chiamati a rilasciare dichiarazioni, nessuno dei tre si è rifiutato: Antonio Stefanini, ex Serie C, racconta con aria sicura: “Segnare qui mi fa essere orgoglioso della mia squadra e della mia maglia. Ringrazierò sempre mister Cinque (allenatore del Trinitapoli fino ad ottobre 2021 prima del suo ritorno a Manfredonia, ndr) e mi ha fatto piacere rivederlo, spero non sia arrabbiato con me per il gol (ride, ndr). La mia fascia? La fiducia riposta in me spero di ripagarla aiutando la mia piazza, poi questa in cui gioco è la mia città di nascita e questo titolo mi rende doppiamente felice”.

Anche Francesco Barrasso, centrocampista cerignolano, spiega le sue sensazioni: “Abbiamo preparato questa sfida in maniera impeccabile, vincere qui ci ha restituito quell’autostima che avevamo perso. Loro ci hanno pressato, abbiamo rischiato più volte, ma questa volta non abbiamo voluto lasciar scampo all’avversario”.

Infine si presenta Giorgio Sergio, anche lui centrocampista: “E’ stata un’ottima gara, non solo per il risultato ma anche perché ora siamo consapevoli di quanto valiamo. Il mister ci segue in maniera sistematica e questa settimana abbiamo letteralmente buttato il sangue, e una vittoria fuori casa è più che positiva. Poi, al Miramare…”

Tuttavia, i biancocelesti non sono apparsi “in difficolta” davanti alle buone occasioni degli ospiti, ed hanno lavorato sodo sul campo di gioco in cerca del pareggio, ma la fortuna spesso è cieca… 

Michela Rinaldi

Santiago D’Imperio, un calciatore in giro per il mondo

Giovane argentino, classe ’97 e pieno di esperienze si è presentato ai microfoni tranquillo in volto e visibilmente contento di far conoscere alla nostra cittadina e comunicare le sue sensazioni passate e attuali: “Sia la piazza che la squadra mi hanno accolto benissimo, spesso mi fermano in giro e mi piace scambiare qualche chiacchiera. Oltre ad amare il mare ed il buon cibo, condivido con i miei compaesani Agustin Laborda e Ninkovic, la maggior parte del tempo oltre agli allenamenti, anche se mi è dispiaciuto tantissimo salutare l’altro argentino, Nicholas Morro, ma il calcio è anche questo. Credo che l’unione giovi molto alle prestazioni”.

Parlando un po’ della sua infanzia, spiega: “Ho iniziato a giocare a 5 anni e negli anni successivi gli allenatori notarono le mie qualità sulla fascia d’attacco e la mia predisposizione offensiva, così mi assegnarono la maglia numero 11, mica poco, no? (ride, ndr)”.

Tante sono state le sue esperienze, è stato presente persino in alcune rose statunitensi: “Nel 2014 ho iniziato a giocare in Argentina, nell’Acasuso, per poi passare in uno stato vicino, in Colombia col Deportivo Pereira. Negli USA, ho militato nel Tulsa rougjnecks F.C (2017) e nel 2018 sono tornato in patria e ho continuato nell’Atala. Dopo la parentesi sportiva nel Milwaukee Torrent F.C, ne è iniziata una più dolorosa, ovvero la pandemia. Sono così abituato ad essere circondato di gente, a vivere i momenti in maniera collettiva e a condividere le ore con gli altri che ne ero angustiato, ero anche preoccupato per la mia famiglia, che ha sempre creduto in me e sono legatissimo, ci sentiamo spesso e sono orgogliosi del mio percorso. Proprio adesso che questa piaga stava per chiudersi, ne inizia un’altra per mano dell’uomo” – continua con aria preoccupata, questa volta – “la guerra non porterà ricchezza e potere a nessuno, solo fame e miseria se continuerà a lungo, sperando che non si espanda, però questo sembra difficile da comprendere per alcuni. Nel mio paese c’è stata, dove ci ha portati? Al devasto”.

È importante sapere cosa pensano gli sportivi riguardo questa situazione così vicina a noi, di qualsiasi categoria facciano parte (ndr). Per i mister che l’hanno accompagnato nella vita, ricorda: “Considero Nestor Craviotto e Carlos Cordoba due uomini eccezionali, mi hanno sempre guidato e spero siano fieri di me. Un episodio in particolare che mi ha regalato gioia? Il mio 3-2 contro l’U.S Bisceglie a Monte Sant’Angelo, mi sono sentito un perno importante in quel caso, anche se so che tutto ciò che finora abbiamo creato è stato frutto di un duro lavoro di gruppo. Io e i miei compagni abbiamo sempre contato l’uno sull’altro, dal più piccolo al più grande, grazie anche alla diligenza del mister Cinque, sempre pronto a sostenerci. Le difficoltà sono state tante, dalle gare disputate in doppia trasferta e talvolta rinviate per la neve (a Manfredonia non sarebbe successo viste le poche precipitazioni nevose che si verificano durante gli anni, ndr) alle prolungate espulsioni (Salvemini otto giornate, Ninkovic e Palumbo cinque dopo la sfida casalinga contro il Canosa). E da buon ragazzo argentino, D’Imperio è simpatizzante dell’Inter: “Il mio mito indiscusso è Ronaldo (il fenomeno brasiliano, specifica con fermezza, ndr) e credo che Javier Zanetti sia un esempio sia all’interno che al di fuori del campo. Secondo me, tra l’altro, faremo la nostra bella figura il prossimo autunno ai mondiali, vista la nuova squadra albiceleste allestita”.

Bueno Santiaguito, aquí te quieran mucho, però le vittorie mondiali devono tornare ad essere Azzurre…  

Joven argentino, nacido en el ’97 y me siento como si estuviera presente en el micrófono con calma en el intercambio y visiblemente feliz de conocer a todo nuestro pueblo con sus sentidos pasados ​​y actuales: “Sí, la plaza que me recibió muy bien el equipo, sexo stop”. Yo alrededor y me gusta charlar. Una vez que amo el mar y las buenas noticias, comparto con mis compañeros Agustín Laborda y Ninkovic, la mayoría de las veces, de nuevo a entrenar, además estoy tan descontento de saludar al otro argentino, Nicolás Morro, también mi fútbol está aquí. Creo que la unión es muy beneficiosa para el rendimiento”. Hablando un poco de su infancia, dice: “Empecé a jugar con 5 años y en los siguientes años los entrenadores han notado mis cualidades como lateral delantero y mi predisposición al ataque. , porque me dieron la camiseta n° 11, muy poco ¿no?, en Acasuso, para luego mudarme a un estado vecino, en Colombia con el Deportivo Pereira.En USA, jugué en el Tulsa rougjnecks FC (2017) y en el 2018 volvió a su patria continuando a Atala.Después del paréntesis deportivo en Milwaukee Torrent FC, empezó más doloroso, más allá de la pandemia.Estoy acostumbrado al círculo de esta gente, a vivir y momento en colectivo y compartir con ellos rezo con los demás a no angustiarme, pero también a preocuparme por mi familia, que siempre ha creído en mí y soy legítimo, soy yo mismo Me sentí pesado y estoy orgulloso de mi camino. Precisamente se cerraba esta hora dolorosa, comienza otra de manos del hombre – continúa con aire preocupado, esta vez – la guerra no traerá riquezas y poder a nadie, solo la fama y la miseria seguirán por mucho tiempo, a la espera de no se expande, sin embargo, esto parece difícil de entender para algunos. En mi país ha sido, ¿hacia dónde nos ha llevado? A la desolación”. Es importante saber lo que pienso de los deportistas respecto a esta situación tan cercana a nosotros, de la categoría que sea que formen parte (ed). Para los entrenadores que lo han acompañado en la vida, recuerden: “Considero Néstor Craviotto y Carlos Córdoba dos hombres excepcionales, siempre me han guiado y espero que estén orgullosos de mí. ¿Un episodio en particular que me dio alegría? Mi 3-2 contra U.S. Bisceglie en Monte Sant’Angelo, me sentí como un pivote importante en ese caso, aunque sé que todo lo que hemos creado hasta ahora ha sido el resultado de un arduo trabajo en equipo. Mis compañeros y yo siempre hemos contado el uno con el otro, desde el más pequeño hasta el más grande, gracias también a la diligencia del Sr. Cinque, siempre dispuesto a apoyarnos. Las dificultades fueron muchas, desde las carreras celebradas a doble partido fuera de casa y en ocasiones aplazadas por la nieve (en Manfredonia no habría ocurrido dadas las pocas nevadas que se producen a lo largo de los años, ndr) hasta las prolongadas expulsiones (Salvemini 8 días, Ninkovic y Palumbo 5 tras el partido en casa ante Canosa). Y como buen chico argentino, D’Imperio es simpatizante del Inter: “Mi mito indiscutible es Ronaldo (el fenómeno brasileño, precisa con firmeza, ed) y creo que Javier Zanetti es un ejemplo tanto dentro como fuera del campo. En mi opinión, entre otras cosas, daremos una buena impresión el próximo otoño en el Mundial, dada la nueva configuración de la selección albiceleste”. Bueno Santiaguito, aquí te quieren mucho, pero las victorias mundiales deben volver a ser Azules…

Michela Rinaldi

Il Manfredonia batte il Vieste e continua a scaldare i cuori dei tifosi

In questa gara sentita, insolitamente disputata alle 18.00, i sipontini hanno dato seguto alla vittoria nel recupero con il San Severo. Pronti via ed al 7′ Monopoli segnava a seguito del calcio d’angolo battuto da Trotta, mettendo la gara in discesa per la propria squadra. Nella ripresa il capitano completava il tutto, trasformando un calcio di rigore al 79′. Decisione che è costato l’espulsione Francesco Innangi dalla panchina del Vieste da parte del direttore di gara Consales. A fine partita, il Vieste conta tre ammonizioni (Sernia, 60′, Sicuro 78′ e Vogliacco 87′) oltre l’espulsione di Innangi, mentre il Donia se la cava con l’ammonizione di Cicerelli a fine gara.
Nella prima frazione di gioco da segnalare dopo lo splendido gol di Monopoli, varie occasioni da parte di entrambe le sfidanti. Il Vieste provava a reagire e Colella metteva in estrema difficoltà Mascolo, dopo l’assist di Sernia, ma il direttore di gara non convalidava la rete. Nei due minuti di recupero assegnati, un cross di Albano veniva intercettato facilmente dal portiere dei padroni di casa.

Nella ripresa, dopo il rigore, i ragazzi di Sollitto (sostituto in panchina da Menga poiché squalificato dopo la sfida contro il Mola, ndr) nonostante i quattro minuti di recupero non riuscivano a reagire.


Evidentemente provati dalla sconfitta, Samuele Sicuro (difensore viestano) , Michele Sernia (centrocampista tarantino e Vittorio Vogliacco (difensore barese) decidono di sottrarsi alle dichiarazioni. Giovanni Albano, ala destra napoletana ma residente da tempo a Foggia, si “sacrifica” per il gruppo sollecitando la stampa però, con un sorriso, di fare in fretta: “Durante la settimana c’è stata una lunga preparazione, poiché sapevamo delle insidie, però in alcuni momenti non siamo stati impeccabili. Loro ci hanno pressato, ce li trovavamo ovunque e fa parte del loro gioco. Non mi pento di nulla, personalmente e ritengo che il resto del gruppo sia del mio stesso avviso,. Anche se Menga è un grande professionista, la voce di Sollitto dall’area tecnica è un po’ mancata”.

Mister Cinque, ai microfoni, esprime il suo parere: “I sette punti degli ultimi tre match sono stati preziosissimi. Ci mancano tre pezzi importanti, dopo le espulsioni durante Manfredonia-Canosa, ma sono più che soddisfatto di come stiano andando le cose. In settimana i tre ragazzi squalificati e un membro della società andranno a Bari per discutere riguardo i provvedimenti presi: è palese il fatto che otto giornate di stop per Salvemini e cinque a Palumbo/Ninkovic siano spropositate e per questo abbiamo presentato ricordo dopo il comunicato, attenderemo con ansia la sentenza. Domenica andremo a Bisceglie col sangue agli occhi, arrivati fin qui non possiamo mica mollare”.

Infatti no, non dovete mollare!

Michela Rinaldi

Manfredonia-San Severo, la reti del “Miramare” tornano a gonfiarsi

In un pomeriggio umido, il Donia recupera la gara contro il San Severo e lo fa nel migliore dei modi: al 25′ il capitan Trotta riesce a segnare a distanza e al 68′ raddoppia, fissando il punteggio sul 2-0 finale. 

La voglia di riscatto dei locali si fa subito sentire ed al 15′ D’Imperio cerca di aggirare Carella, ma il portiere riesce ad agguantare la sfera. Anche Monopoli contribuisce nelle occasioni-gol, ma il suo tiro viene respinto dalla difesa giallorossa (18′). Al 25′ capitan Trotta crea un’azione perfetta, dalla sinistra, che spiazza la difesa avversaria e porta in vantaggio la sua squadra. Il San Severo prova a reagire con Morra (Alessandro, ex giocatore del Manfredonia, ndr) che tira dalla corta distanza ma Mascolo lo ferma (37′). La prima fazione  di gioco si conclude con il vantaggio del Donia visibilmente affaticato. 

Nella ripresa i diversi calci d’angolo assegnati denotato che la seconda fazione di gioco è stata maggiormente combattuta da entrambe le squadre, ma i padroni di casa non hanno mostravano segni di cedimento e al 68′ Trotta chiudeva la gara, approfittando di un errore avversario. 

Seppur amareggiati, alcuni ragazzi del mister Bonetti hanno rilasciato dichiarazioni. Donato Grieco, difensore potentino spiega: “Noi abbiamo applicato il nostro gioco, non è stato facile. Abbiamo avuto diverse occasioni ma non siamo stati in grado di sfruttarle. La stanchezza di domenica si è fatta sentire, ma credo che da questa sconfitta possiamo solo imparare”. Anche il giovane bomber beneventano, Aldo Abbissinia ha qualcosa da dire: “Penso sia stata una gara difficile dal punto di vista mentale, non fisico: ciò lo dimostra anche il fatto che riuscivamo a creare buone occasioni ma non le portavamo mai a buon fine. Ora, però, bisogna pensare alla prossima sfida, dove ospiteremo il Borgorosso Molfetta, un vero osso duro”.

Per concludere le interviste degli ospiti, ci pensa Antongiulio Torraco, altro attaccante foggiano: “Dopo la grande vittoria contro il San Marco (4-1 ndr), speravamo di portare a casa un buon risultato anche per questa sfida di recupero. Come già hanno detto i miei compagni, non ci si può fossilizzare sulla sconfitta o pensare che qualcuno abbia più responsabilità di altri: il calo emotivo è stato collettivo, ma lasciamo questo campo senza rimpianti. La mia titolarità? Ringrazio il mister per la totale fiducia attribuitami, spero di vivere un’ottima esperienza qui”.

Franco Cinque, per il Donia, esprime la sua opinione su questa gara: “Alla squadra non pesa il fatto di dipendere da Trotta, poiché se un giocatore individualmente riesce a fare bene, è grazie all’intero gruppo. D’altronde, è ovvio che ci siano dei perni fondamentali per il mio tipo di gioco, ma se si vince non è mai merito del singolo. Seppur affaticati dalla scorsa gara, mi fa piacere vedere che siamo stati in grado di prenderci ciò che è nostro, tornando a vincere al “Miramare”. Contro il Real Siti? È stato doloroso subire gol al 90′, a Stornara, che ci ha negato due punti. Non solo stavamo vincendo, ma eravamo andati vicini a chiudere la gara, ma nulla da dire sull’arbitraggio”.

Domenica ci sarà un derby tutto garganico, Manfredonia-Vieste, i tifosi saranno entusiasti di poter assistere a questo match, come una volta al Miramare.

Michela Rinaldi

Francesco Carella (Manfredonia): “Ispirato dal calcio di Roy Keane”

Si potrebbe reputare uno dei ragazzi più timidi che abbiano rilasciato dichiarazioni.

È un giovane di poche parole, ma efficaci. Infatti Francesco Carella, 17enne centrocampista manfredoniano , non ci gira intorno: “Dopo una lunga esperienza alla Salvemini e poi nelle giovanili del Foggia, ho deciso da solo di diventare parte di questo progetto. Della Salvemini mi manca il campo ed un pò il clima, ma l’ho un po’ ritrovato anche qui”.

Tre amici di viaggio, Michele Mastrogiacomo, Marco Roberti e Giuseppe d’Amico, sono ancora con lui, a proposito dice: “Non sono molto aperto, penso si noti abbastanza (ride, ndr) ma con il loro carattere vivace ed espansivo, mi hanno reso molto più flessibile, tra l’altro con Marco gridavo sugli spalti durante le gare casalinghe. Quanto vorrei che quei momenti ritornassero…”.

Per non “perdere il vizio”, anche Carella è stato spronato dal mister Grasso: “Rispetto ad altre giovani leve, io sono qui da pochissimo tempo e per questo il sostegno di chi ti circonda mi è fondamentale. Per la mia postazione mi sento più che adatto. Non mancano le occasioni per fare gol però molto più spesso riesco a percepire la palla, per poi passarla al compagno che conclude l’azione. Non è importante chi segna ma che la squadra collezioni vittorie, no?”.

Il giovane calciatore sipontino ha un idolo insolito per un ragazzo della sua età, il grande ex centrocampista irlandese Roy Keane, ormai allenatore (dal 2019, Nottingham Forest): “Essendo un grande amante del calcio estero, in particolare modo della Premier League, sono sempre rimasto affascinato dalla sua tecnica e capacità di intercettare e recuperare palla ovunque, non a caso è stato inserito da Pelé nella FIFA 100 (classifica emessa nel 2004, includente i calciatori più distinti dell’epoca tra cui due donne, ndr)” .

I suoi genitori, suoi assidui sostenitori, gli raccomandano solo una cosa: “Il calcio non ti garantisce, ahimè, un futuro certo, per questo bisogna ancora fra i banchi di scuola, finché è caldo. Mia madre insiste su questo aspetto e credo faccia assolutamente bene, dovrei solo ascoltarla un po’ di più… (ride timidamente, ndr)”.

Il campo-gate sta diventando una questione di primaria importanza ed anche Carella, naturalmente, vuole dire la sua seppur in maniera contenuta e non troppo polemica: “Noi dobbiamo rispettare le varie direttive, che siano di natura medica a causa della pandemia o di omologazione per il campo, ma è evidente che noi ragazzi dobbiamo al più presto tornare qui. Fra l’altro, io l’ho vissuto veramente poco ed è un peccato affrontare altre sfide in doppia trasferta, in un campo neutro e in più non è neanche fisso, varia di tanto in tanto. La prossima gara sarà contro il San Severo e la disputeremo a Lucera, ringraziamo comunque i comuni ospitanti e chi ha concesso i vari permessi”.

È doveroso ricordare che Francesco Carella non sta tenendo allenamenti con i compagni e non sarà in campo nelle prossime gare per questioni interne, ma tutti lo stanno aspettando.

Michela Rinaldi

Cheikh Ndiaye, un mattinatese di adozione in rampa di lancio per il Manfredonia

È risaputo che lo sport è un punto-cardine per la società e Cheikh lo sa bene. Diciannovenne di origini senegalesi, ormai però abitante della costa mattinatese (ad una decina di chilometri dall’antica Sipontum).

Già rilasciò un’intervista e con lo stesso volto sorridente si avvicina, racconta la sua grande esperienza e spiega come un gruppo calcistico l’abbia totalmente reso partecipe: “Sono qui da quattro anni, anche se sembrerebbe che questa terra mi abbia dato i natali. Feci qui, a Manfredonia, l’esordio con gli allievi e non conoscevo nessuno, subito dopo ho stretto buonissimi rapporti. In particolar modo con Michele Prota, giovane attaccante della prima squadra. Sono felicissimo per lui e spero di poter esserci anch’io, tra qualche tempo”.

Anche sul suo ruolo non ha alcun niente da lamentarsi: “Ho sempre rispettato le scelte dei mister e penso mi si addica molto il ruolo dell’attaccante. All’inizio, il mister Trombetta, riteneva che il centrocampo fosse il mio reparto idoneo, data la mia versatilità. Anche a lui sono grato, ricordo ancora quando mi diede la maglia numero 14, con grande emozione la presi. Altre persone a cui direi mille volte “grazie“? Tra questi sicuramente ci sono i mister Luigi Rennis e Franco Grasso, capaci di supportare tutti i ragazzi allo stesso modo, seppur diversi in campo e caratterialmente. Anche il presidente Iraldo Collicelli merita la nostra gratitudine, senza di lui e del suo staff, tra cui il direttore sportivo Liberto D’Amico, non avremmo così tante attenzioni ed un’organizzazione impeccabile, nonostante i mille ostacoli, tra cui il campo in cui giochiamo molto diverso dal suolo del Miramare (per ordini della federazione, da settembre nello stadio comunale di Manfredonia non è ancora possibile giocare alcuna sfida ufficiale, ndr)  ”.

La sua famiglia è al suo fianco, fin dall’inizio, consapevole del fatto che una realtà sportiva giovi molto al ragazzo: “Loro sanno ogni particolare, mi appoggiano e spero di ricompensarli un giorno. I sacrifici sono tanti, ad esempio devo prendere il pullman ogni giorno (come già precisato in precedenza, la piccola cittadina litorale di Mattinata si trova a 14 km da Manfredonia), ma siccome amo ciò che faccio, ci salgo con piacere.  La situazione cambia quando si tratta di spostarsi per la scuola (ride, ndr).  Juventino dalla nascita, esprime il suo apprezzamento verso un ex bianconero, Paul Pogba: “Con la sua personalità stravolge il campo, era considerato uno dei migliori nel suo ruolo in Serie A a soli 20 anni, tra l’altro era un vero collante per la squadra, i suoi tiri sono scattanti e precisi allo stesso tempo, insomma un vero talento!. È un grande esempio per tutti noi, giovani atleti, che abbiamo tanti sogni ed obiettivi”.

Ndiaye, peraltro, ritiene che questa situazione pesante, causa Covid-19, possa essere combattuta soprattutto se si è uniti, così davanti ai microfoni incita un suo compagno, in dialetto strettamente mattinatese, a vaccinarsi. Pure coscienzioso, che si vuol esigere di più?  

Michela Rinaldi

Manfredonia, ufficializzato il sipontino Palumbo

Volto nuovo in casa del Manfredonia. Mister Franco Cinque potrà infatti contare anche sull’apporto del centrocampista under, classe 2002, Antonio Palumbo.

L’ufficialità del giocatore d’origini sipontine è arrivato dalla società tramite una nota postata su Facebook: “#ManfredoniaCalcio1932 firma #AntonioPalumbo Un altro manfredoniano a disposizione del Mister Cinque. Si tratta di Antonio Palumbo, centrocampista difensivo classe 2002, che in passato ha vestito le maglie di Foggia, Trinitapoli e Cerignola.Palumbo nasce sportivamente nell’ex Salvemini e con orgoglio torna a Manfredonia per difendere i colori della città.La società rivolge un grosso in bocca al lupo al ragazzo!“.

Ufficiale – Manfredonia, due argentini alla corte di mister Cinque

Due riforzi sudamericani per il Manfredonia. Parliamo degli argentini D’Imperio Tarabini Santiago Luis e Nicolás Morro (in foto): entrambi classe 1997 con trascorsi nel Grottaglie, il primo è un attaccante, il secondo un difensore.

Ne ha reso nota l’operazione in tandem la stessa società tramite la propria pagina Facebook. Ecco i comunicati:

D’Imperio Tarabini Santiago Luis è un nuovo calciatore del Manfredonia Calcio 1932: i sipontini si assicurano le prestazioni e i gol dell’argentino cl. 1997.

Argentino di Buenos Aires, D’Imperio ha al suo attivo esperienze con il CA Acassuso (serie b argentina), Deportivo Pereira (serie b colombiana) e CA Atlas, sempre in Argentina.

Ha vestito inoltre le maglie dei Tulsa Roughnecks e dei Milwaukee Torrent nella seconda lega statunitense. In Italia invece l’esperienza con il Grottaglie.

Fisico imponente, 186 cm, l’argentino è un tipico attaccante da area di rigore, forte fisicamente e tecnico, con una grinta che lo porta anche a sacrificarsi per la squadra. Domenica nella gara interna con l’Unione Calcio Bisceglie ha già timbrato il cartellino, entrando dalla panchina e firmando il pesantissimo gol vittoria.

Queste le prime parole del nostro nuovo attaccante: “Sono entusiasta di indossare questi colori, a me così familiari. L’impatto è stato ottimo, e non solo per l’esordio con il gol, ma soprattutto per l’ambiente che ho trovato e che sono certo mi aiuterà a dare il meglio. Ringrazio la società, il mister e il direttore per la fiducia nei miei confronti e spero di ripagare i tifosi con le mie prestazioni e i mie goal. Forza Manfredonia“.

“Il Manfredonia Calcio 1932 si assicura le prestazioni del difensore Nicolas Morro, il terzo tassello argentino dopo Laborda e Santiago D’Imperio.

Il classe 1997, vanta al suo attivo le esperienze con il Quilmes AC, il Gral. Lamadrid, l’Atlas Fútbol Club ed il CA Argentino De Merlo, tutte in patria. In Italia lo porta il Grottaglie.

Nicolas è un difensore che può disimpegnarsi sia in una difesa a tre che a quattro, grazie alla sua duttilità e al suo senso della posizione. Calciatore reattivo e abile nelle chiusure, ha nel colpo di testa una delle sue armi migliori, oltre a possedere un carattere tipico della terra d’origine.

Morro ha esordito domenica contro l’Unione Calcio Bisceglie ed è pronto a proseguire il campionato. Queste le prime parole da calciatore biancoceleste: “Arrivare a Manfredonia è per me motivo di orgoglio e sono carico per questa nuova avventura. La vittoria di domenica deve essere un punto di partenza e con i miei compagni siamo pronti per ottenere altri risultati positivi. Ho trovato un ambiente ottimo ed uno spogliatoio affiatato e non vedo l’ora di tornare in campo. Forza Manfredonia“.

Michele Prota (Manfredonia): “E’ qui che sono cresciuto”

Timido ma non troppo e accennando di tanto in tanto un sorriso, il giovane esterno d’attacco del Donia, Michele Prota, ci racconta la sua esperienza dagli arbori:

“Sono di Mattinata, ma cresciuto qui praticamente. Ho giocato un po’ nella mia città natale, subito dopo sono sceso a Manfredonia. Conosco il Miramare ormai da 8 anni e non dimenticherò mai i bei momenti passati, dai pulcini alle convocazioni in prima squadra”.

A proposito di ricordi, Prota nomina alcuni dei suoi vecchi mister che l’hanno aiutato a trovare il suo ruolo in campo e la giusta armonia di gioco:

Marinaro mi ha supportato tantissimo e con lui ho vinto due campionati regionali. L’indimenticabile gioia mia e della squadra mi tornerà sempre in mente. Anche Ionata e Grasso hanno contribuito alla mia crescita e tutt’ora mi vedono giocare e sono felicissimi di vedermi in prima squadra. In fondo, il merito è stato anche il loro”.

Parlando del suo ruolo, è orgoglioso del suo primo numero di maglia, il 7:

“A giudicare da chi lo indossa per i sipontini (il capitano Trotta, ndr), posso dire che mi è andata bene (ride, ndr). In realtà il 7 mi piace molto per ciò che rappresenta, anche se l’importante è scendere in campo e non la stampa dietro la schiena, soprattutto in categorie come queste dove i numeri non sono fissi ma l’attaccamento alla piazza è fortissimo”.

Come già detto, il giovane mattinatese è presente nei registri biancocelesti da un po’, ma a settembre non dava per scontato che avessero bisogno di lui:

“Ringrazio il mister Rufini per la fiducia che ha riposto in me. Ho notato che sa trovare un posto in campo per tutti, ciò ci fa sentire validi, soprattutto ai ragazzi che hanno poca esperienza come me (under, ndr). Quando ebbi la conferma del mio inserimento in rosa, ero entusiasta di passare un altro anno con i miei vecchi compagni, soprattutto con Antonio Olivieri e Francesco Ciuffreda. Sono un ragazzo ottimista, per questo tendo a parlare solo di ciò che mi ha fatto star bene, ad esempio la partita contro la SLY, anche se sono stato in panchina e il mio gol contro il Real Siti, in Coppa” .

Anche la famiglia  apprezza la sua passione e fa il tifo per lui:

“Anche se sono l’unico che ha avuto quest’ispirazione, so che i miei parenti ne vanno fieri. Mia madre vorrebbe che mi dedicassi un po’ di più allo studio ma faccio il possibile per far concordare le due cose. Fede calcistica? Sono interista fin da piccolino ma non sono un fan sfegatato e amo CR7, è il mio idolo. Ho anche un poster appeso in camera”.

A causa del COVID, la corsa ai playoff sarà diversa e in attinenza dice:

“Per ora ci concentriamo sul Barletta, speriamo di portare un buon risultato fuori casa. I tifosi non ci hanno mai abbandonato e vengono a trovarci, ogni loro gesto per noi è fondamentale e li aspettiamo a darci la carica giusta, però sugli spalti, com’è giusto che sia”.

Quella contro i barlettani sarà l’ultima gara di campionato e, come ha detto Prota, al momento bisogna focalizzarsi su questo.

Michela Rinaldi

Manfredonia-Corato: uno scontro diretto ad alta tensione

Come avevano già dichiarato nelle precedenti interviste alcuni calciatori, la sfida di ieri del Donia è stato uno scontro diretto che metteva in palio la possibilità di andare ai play-off. Tra i tanti cartellini e interruzioni in campo per continui battibecchi, i sipontini hanno comunque portato a casa la vittoria grazie alle reti di Trotta (29′ su punizione) e Salerno (al 92′). Da segnalare che dal prossimo incontro interno a giugno sembrerebbe che il Miramare possa contare sulla presenza dei tifosi che non hanno mai abbandonato i ragazzi, fatto confermato dall’incontro avvenuto nel parcheggio, tra calciatori e tifosi. 

Era proprio il capitano Trotta a cercare di sbloccare la sfida (11′), ma il tiro dalla sinistra viene parato da Addario. Al 29′ ci riprovava ancora Trotta di punizione e spediva la sfera in rete all’incrocio dei pali. La gara si accendeva ancor di più con l’espulsione di Cicerelli (al 41′), per somma di ammonizioni. Le liti non terminavano e Dentamaro, durante il recupero, aveva un acceso diverbio con alcuni membri dello staff locale ed il mister stesso. Anche De Nittis, che era in panchina, veniva espulso dopo aver reagito alle provocazioni. Successivamentge nonostante il primo tempo fosse già terminato, Dentamaro continuava ad inveire contro i biancoazzurri evidentemente avendo il “dente avvelenato” con i sipontini.

Nella ripresa al 47′, dopo un colpo sulla fronte, il portiere del Donia doveva lasciare il posto a Sarri. I ragazzi  di Scaringella provavano a reagire con Palmisano, ma la sfera risultava essere troppo alta (64′). Anche Petitti voleva lasciare il segno, ma il suo tiro rasoterra non risultava pericoloso. Era il momento di Olibardi, ma anche in questo caso Sarri non si faceva cogliere impreparato (85′). I minuti di recupero erano quattro, ma non sufficienti per il Corato che anzi al 92′ veniva puniti per la seconda volta da Salerno con un gran tiro da fuori area. La gioia dei pochi presenti (anche se avrebbero dovuto essercene ancor di meno, ndr) era entusiasmante. 

Ai microfoni si concede mister Rufini, commentando così la gara:

“Erano agguerriti, non lo nego, ma sapevo che gli unici punti su cui avrebbero recato più fastidio era verso l’esterno, perchè su quel fronte hanno uomini validissimi. Mi preoccupa un pò il conto dei cartellini, ma sappiamo tutti che questa non era una “partitella” e queste cose succedono. Questa settimana ci riposiamo e poi affronteremo con la stessa determinazione il Barletta”.

Con un’aria un po’ tesa, anche Daniel Cotella (Corato), rilasciava qualche dichiarazione:

“Ad essere sincero, pensavo che l’espulsione indebolisse la loro prestazione ma sembravano ancor più decisi dal voler segnare. Ho sempre sentito parlar bene di questo stadio ed è tosto come dicevano, hanno saputo incalzarci nonostante ci fossimo preparati al meglio”.

Anche Michele Prota, mezzala classe 2002 del Donia, per la prima volta si dedica alla nostra testata:

“Questa vittoria è preziosissima, sono veramente felice di aver giocato da titolare. Questa partita è la prova che sebbene ci siano delle difficoltà, che siano tecniche o di condotta, noi le sappiamo affrontare e sappiamo che con questo spirito dobbiamo affrontare anche i play-off, ora abbiamo in mente solo questo”.

Ebbene sì, non finisce qui il campionato poiché la corsa verso la D è ancora lunga…

Michela Rinaldi

Angelo Rubino (Manfredonia): da Fasano a Manfredonia e non solo


Angelo Rubino è un esempio sano di ciò che un ragazzo, giovane calciatore, potrebbe aspirare oltre al campo:

“Ho 24 anni, ma sono riuscito a fare tanti sacrifici e a laurearmi in marketing e specializzarmi in management. Ho sempre creduto che fosse importante anche formarsi, questo sport non garantisce sempre un futuro di professione. Comunque sia, ho iniziato nella mia Fasano e nel 2016 ho iniziato a conoscere il Gargano, indossando la maglia del Vieste, quindi già conoscevo questa terra. A 19 anni mi sono allontanato ancora un po’ e sono stato accolto dal Bisceglie che era in serie D e a 21 dal Barletta 1922. Queste esperienze mi sono servite tantissimo, anche perché subito dopo ho conosciuto mister Rufini a Brindisi ed anche a Termoli ho deciso di seguirlo. Peraltro l’anno scorso, a San Severo, siamo riusciti a salvarci con 6 punti a fine prima stagione, non dimenticherò quel risultato raggiunto. Conoscevo già quella piazza poiché nel 2019 ho avuto il piacere di essere incluso, seppur per poco”.

Non è la prima volta che un calciatore del Donia si rivolge ai giornalisti parlando con ammirazione del mister calabrese:

“Il suo fattore umano supera di gran lunga quello tecnico. Nessuno mette in dubbio le sue capacità nel prepararci per ogni sfida come se fosse l’ultima, ma penso che la sua più grande forza sia la stima e l’affetto sincero che nutre nei nostri confronti”.

Ormai tutti sanno che il numero due bianco-celeste si presta benissimo a centrocampo, ma per un po’ di tempo ha provato più reparti:

“Il mio primo numero di maglia è stato l’11, quindi ero nell’area offensiva. Dal attaccante all’ala, ho indossato perfino la maglia del mediano. Ora penso di aver compreso appieno il mio ruolo”.

Il giovane fasanese ci tiene a precisare che la sua famiglia l’ha sempre sostenuto e desiderato il meglio per lui:

“Il mio primo tifoso è mio padre, quindi mi appoggia sempre. Peccato sia milanista (ride, ndr), il mio cuore invece è bianconero e Del Piero non può che essere un idolo, fin da piccolo mi ispiravo a lui”.

Parlando di ricordi, Rubino ha voluto rendere omaggio ad un suo amico, Rocco Augelli di San Giovanni Rotondo, lui stesso ha precisato che preferisce considerarlo tale e non solo “collega”:

“Il brutto male ha portato via un grande uomo, amico e attaccante. Era un bomber nella vita, mi ha insegnato tanto. Un bel ricordo? Ne riparliamo il 27 giugno, si spera.”  

L’obiettivo è quello di non perdere di vista i play off, a tal proposito dice:

“Domenica, contro il Corato cercheremo di dare il massimo come abbiamo sempre fatto per rassicurarci matematicamente ai play-off. Non penso ci siano stati dei cali, ma non ci siamo mai posti come “invincibili”, di conseguenza ogni partita vinta non ci ha fatto montare la testa, siamo stati sempre cauti, penso di poter parlare a nome di tutti. Sono arrivato qui anche grazie al mister e ho trovato un gruppo compatto, altra circostanza che ha giovato alle prestazioni e non ci ha diviso in questo difficile periodo.”

Non è fuori luogo, per il centrocampista, parlare anche di crescita personale:

“Gli obiettivi sono cambiati sorprendentemente, infatti all’inizio erano altri. Anche personalmente penso di aver capito qualcosa, forse a crederci ancor di più in ciò che si fa”.

Rubino ringrazia la tifoseria che, seppur a distanza, sostiene i loro animi e auspica che torni subito ad esaltarli sugli spalti. Quindi, dichiara che sarebbe giusto apprezzare tutti gli sforzi fatti, perché d’altronde tutti ambiscono allo stesso punto: la scalata in D!

Michela Rinaldi

Danilo Partipilo (Manfredonia) racconta: “Dopo anni sono tornato in Puglia”

Dopo tempo si concede ai microfoni anche Damiano Partipilo, centrocampista barese che nella sua lunga carriera  ha militato in più categorie e gironi d’Italia, ma non dimentica il momento in cui ha iniziato:

“Ho tirato i primi calci nelle giovanili della mia città, quando il galletto occupava le alte classifiche e raggiungeva anche il campionato italiano. Poi però ho lasciato la mia amata terra per crescere, così ho indossato la maglia del Campobasso, dopo ho militato nel Marcianise, in provincia di Caserta. Allontanandomi ancor di più, ho scelto di fare un’esperienza nel Lazio, prima Cassino e poi nel Sora. Mi hanno voluto anche nell’Aversa (Sa), tornando così in Campania. Non dimentico il “miracolo” effettuato l’anno scorso a San Severo, ci siamo salvati con sei punti”.

È il galletto a far battere il suo cuore calcistico e in merito dichiara:

“Sono orgogliosamente biancorosso fin da piccolino. Negli ultimi tempi, questa piazza, non sta avendo ampio merito come in passato, poi la situazione sanitaria ha aggravato il tutto. Spero torni a splendere come una volta”.

La famiglia di Partipilo non sembra aver avuto mai dubbi sulla validità del centrocampista:

“Il mio ruolo è stato sempre questo, non a caso i primi miei numeri di maglia sono stati il 4 e l’8, tipico. La mia famiglia ha sempre apprezzato tutti gli sforzi e rispettato la mia passione, sapevano che sarebbe stata dura, soprattutto per la distanza. Il calcio prevede anche questo”.

Ora, però, il calciatore barese occupa una postazione nel centrocampo biancoceleste e a proposito di ciò, ricorda il momento dell’arrivo:

“Dopo il San Severo non mi aspettavo di trovare un team a meno di 70 km. Prima ancora che venisse designato Rufini, mi ha chiamò il direttore Fiore ed ero entusiasta della proposta, aggiungendo anche il fatto che conoscevo la maggior parte dei ragazzi, formiamo un grande gruppo . Il progetto era chiaro e siamo riusciti nell’intento, come suggerisce la classifica”.

Nelle ultime gare, contro il Trani fuori casa e contro il Real Siti al Miramare, i sipontini hanno sofferto soprattutto nella prima fazione di gioco e Partipilo chiarisce:

“Le partite si giocano al momento, senza guardare la posizione dell’avversaria. Tra l’altro, quando arrivano al Miramare hanno più “fame” e non posso negare che ci tedino in alcuni punti. Però, come si è potuto notare, riusciamo a recuperare soprattutto rispettando le orme del mister che è il nostro coadiuvante in ogni momento . Siamo sicuri del nostro organico e del nostro lavoro. Il tifo? Spero di rivedere gli appassionati sugli spalti, almeno nella finale, sono fondamentali. Anche se siamo alle battute finali, dobbiamo tenere ancora duro. Questa domenica ci riposiamo, ma da martedì si ritorna in campo per continuare l’opera ”.

Sembrerebbe che Partipilo faccia tesoro di quest’esperienza, seppur abbia tastato più terreni durante la sua carriera, sperando che anche questa città gli rimanga nel cuore.

Michela Rinaldi

Manfredonia-Real Siti 2-1, sofferta vittoria per i sipontini

Ieri pomeriggio al Miramare si è disputata un’altra sfida, che ha visto vincitrice i padroni di casa. Non è stato facile recuperare dopo il gol dell’ex Pelosi, ma Coronese e Trotta hanno ribaltato la situazione (al 38′ ed al 71′). Ricordiamo che in panchina nel Real Siti c’era mister Giuseppe Lopolito, che ha allenato anche i ragazzi sipontini, seppur per poco tempo causa Covid .
Prima occasione con Salerno, ma la sfera terminava alta sulla traversa (4′). Al 5′ era il turno di Peres, del Real Siti, ma la conclusione terminava sul fondo. Ci provava anche Stango, ma in questo caso è Leuci a bloccare la sfeera. La partita si sbloccava al 12′ con Pelosi che servito da Ruggieri) con un rasoterra nondava scampo a Leuci. Al 18′ ancora Peres impegnava Leuci che bloccava la sfera. Nell’occasione si accendeva un diverbio tra il capitano locale e Lanzetta con i pochi presenti tribuna che chiedevano a gran voce provvedimenti arbitrali. Al 38′ i sipontini agguantavano il paregio con Coronese che, sugli sviluppi di un calcio di punizione riusciva a segnare in mischia. dopo un calcio di punizione 

Nella ripresa il Donia ribaltava la gara al 71′ con Trotta con un preciso rasoterra scagliato dalla sinistra. Al 77′ il capitano cercava la doppietta, ma colpiva il legno verticale. Nel finale di gara gli ospiti restavano in 10 dopo un brutto fallo di Gallullo ai danni di Cicerelli. Poi più nulla da segnalare fino al termine dei cinque minuti di recupero.

Ritorna ai nostri microfoni il mister Lopolito, toccato per la sconfitta ma emozionato per aver rivisto alcuni suoi vecchi allievi:

“Ho ritrovato questo campo come l’ho lasciato. Ho imparato che per poterlo calcare ci vuole una mentalità vincente ed è quella che ha sempre avuto il Manfredonia, anche con me. Conosco personalmente il Danilo Rufini e penso sia un ottimo collega, lo dimostrano le diverse occasioni in cui sembra che il Donia si perda d’animo, ma invece è sempre lì a sfruttare anche i secondi per raggiungere la squadra avversaria, se è necessario. Penso sia ciò che è successo oggi, all’inizio abbiamo cercato i loro punti deboli sia in difesa che in attacco, ma poi gli avversari hanno mostrato esperienza ed è prevalsa la loro tecnica. Errori? Non penso ce ne siano stati troppi, sapevamo chi avevamo davanti e siamo felici per come l’abbiamo bordata. Mi sono mancati i cori dei tifosi, anche se oggi sarebbero stati contro. La verità è che non mi sentirò mai avversario in questa città, la gente mi ha fatto sempre sentire a casa. Aspettiamo il Barletta la prossima settimana, anche questo team non ci spaventerà. Lavoreremo duro in settimana ”.

Per i sipontini, invece, ci sarà una giornata di stop in vista del ritiro dal campionato del San Marco. Dopo lo scorso pareggio a Bari (contro il Trani), il Donia si preparerà quindi al meglio per ultime sfide e non dando mai nulla per scontato, come ha sempre dichiarato mister Rufini.

Simone Sarri (Manfredonia): “Non è stato facile recuperare dal problema alla schiena”

È da un po’ di tempo che ai microfoni non si lascia andare un calciatore manfredoniano, per questo ci ha pensato Simone Sarri, di padre milanese e portiere, che non indossa da qualche anno la maglia biancoceleste.

“Penso che i tifosi, seppur in questo momento distanti fisicamente, si aspettino sempre di più dai giocatori locali e, se ci sarà l’occasione, non li deluderò. Sono stato fermo un anno a causa di un problema alla schiena (alcune ernie, ndr) che mi ha portato via un sacco di energia fisica e mentale. Non è stato facile recuperare, però ricominciare a casa mia è stata la parte migliore di questa brutta sfaccettatura, mi mancava questo ambiente dopo anni passati altrove”.

Il giovane portiere, però, non dimentica le vecchie esperienze vissute proprio qui e non solo:

“Il mio ruolo è stato sempre quello, ero destinato a difendere i pali. Anche da piccolo, quando giocavo con miei fratelli più grandi, mi facevano stare sempre in porta ma non mi pesava. Il mio primo numero, non a caso, è stato l’1. Qui sono cresciuto, dai pulcini alla juniores e a tal proposito vorrei ricordare un mio vecchio compagno degli esordienti e pulcini, Fabio Valente, tragicamente scomparso due anni fa. Un ragazzo buono, entusiasta e gentile, un ottimo amico e difensore, peccato abbia abbandonato il pallone così presto e mi dispiace non aver potuto mostrare il mio cordoglio ai suoi genitori. Nel 2017 sono volato in Piemonte, a Novara, dove c’erano anche altri ragazzi del sud ed ero nel pieno delle mie capacità, sono cresciuto in maniera esponenziale. Non dimentichiamo che questa sono anche occasioni per incontrare grandi figure e apprendere molto. Una realtà diversa, ma molto idonea ed efficiente per i giovani talenti, su questo noi meridionali dovremmo prendere esempio, non possiamo celare il fatto che ci sia del marcio in questo ambiente, come in tutti. Dopodiché, ho indossato la maglia rossonera (del Foggia) e ho tanti bei ricordi, legati anche ad Alessandro Lauriola, altro manfredoniano. Mi sovvengono ancora i tragitti e le risate. Anche quand’ero alla Juniores biancoceleste ho avuto a che fare con ragazzi che poi hanno fatto tanta strada, ad esempio Giuseppe “Peppe” Coccia, volato poi in Serie C”.

Riguardo la famiglia, non si nasconde dietro un dito  e dice:

“E’ inevitabile che i pareri dei miei genitori influenzino le mie scelte e penso in positivo, poiché loro vogliono solo il mio bene. Tra l’altro, mio zio è anche stato allenatore del Donia e della juniores (Varrecchia, ndr) quindi sono in buone mani”.

Tornando al suo arrivo, ci tiene a precisare che c’è stato lo zampino del capitano Trotta:

“Pasquale voleva sapere come stessi e mi ha proposto di provarci. Inutile dire che i ragazzi mi hanno accolto benissimo e c’è tanta sintonia, soprattutto con Francesco Leuci, da cui potrei imparare tantissimo per il ruolo. Nello spogliatoio è un pazzo (ride, ndr) ed è un ottima persona. Il mister è il collante del team, sa come educarci al gioco e non solo. Accetterò sempre le sue scelte tecniche poiché il suo progetto e schema sono aderenti alle nostre esperienze e all’organico, non lo dico io ma la classifica che presenta il Donia come capolista. Spero, dunque, di poter stare tra i pali in partita, così da poter rimettermi in gioco”.

In effetti, a Manfredonia visto che sono pochi portieri con un po’ d’esperienza esterna in più Simone merita sicuramente una possibilità. 

Michela Rinaldi

Mario D’Angelo (Manfredonia): “Il calcio non mi appartenne fin da subito”

Il Donia quest’anno ha dato spazio a tanti giovani, tra cui Mario D’Angelo, difensore classe 2001 di San Severo che ha voluto raccontarsi un po’:

“In realtà il calcio non era la mia passione, all’inizio giocavo a basket, al contrario di mio fratello che preferiva calciare, ma il mister mi vide palleggiare e mi disse che ero perfetto per questo sport. Principalmente ero un po’ incredulo, poi ci ho provato e penso di aver fatto benissimo a dargli ascolto”.

Il giovane ricorda che, seppur ora è un difensore, ha militato in più aree, perfino fra i legni e ricorda con emozione il primo numero di maglia nell’esordio in Eccellenza , il 4. Soprattutto agli arbori, è importante ricordare il ruolo fondamentale della famiglia e su questo, D’Angelo, è stato fortunato:

“Tutti mi hanno sostenuto ed hanno creduto in me, però non mi hanno mai fatto montare la testa e spero un giorno di vederli tifare per me dagli spalti”.

Andando indietro nel tempo, il difensore ricorda le sue vecchie esperienze e fra le migliori sceglie la sua esperienza al Foggia, nella massima categoria giovanile:

“Ovviamente ero felicissimo, un calciatore vive per queste cose e la chiamata mi aveva caricato. Un brutto momento, però, è stato un lungo infortunio (durato sei mesi) che, ovviamente, non mi ha permesso di presenziare negli scontri. Non è solo una questione fisica ma anche psicologica, se ami lo sport non accetti uno stop, ma devi farlo se necessario, per poi ritornare più forte di prima”.

Il suo arrivo a Manfredonia era destinato ad esserci, poiché più volte è stato chiamato:

“L’anno scorso ci sono stati dei contatti, però per diverse ragioni non è stato stipulato il contratto. Quest’estate, finalmente, il direttore mi ha di nuovo interpellato e così si è giunti ad un accordo. Se conoscevo qualcuno? Dei nuovi arrivati sì e sono miei carissimi amici, ma della vecchia rosa sapevo solo i loro nomi, il forte rapporto si è creato dopo”.

Non dimentichiamo le fedi calcistiche, (seppur sofferte, ndr) dei ragazzi e a tal proposito ci dice:

“Sono milanista fin da piccolo, sarebbe bello rivivere le sensazioni del Milan di una volta, con le bandiere che hanno scritto la storia rossonera”.

Per quanto riguarda un bilancio di crescita personale e del gruppo, D’Angelo replica:

“E’ un esperimento riuscito, nessuno si aspettava questi risultati e questa classifica. Io sono cresciuto tanto e penso anche gli altri, le ultime giornate di campionato devono comunque esserci da monito”.

Tutti vogliono rivedere il calcio sipontino di qualche anno fa e man mano il sogno s’avvera, si comincia a sperare. 

Michela Rinaldi

Manfredonia-Team Orta Nova: un ottimo ritorno a casa


In una soleggiata domenica di fine aprile, il Donia ha sfidato il Team Orta Nova, battendo gli ospiti 2-1, a cui non è stata sufficiente la perla di De Cosmo. In via del tutto eccezionale il Miramare ha avuto l’onore di ospitare il presidente della FIGC Vito Tisci (intervista a parte).

Anche se lo stadio non era lo stesso senza i calorosi cori dei tifosi, i biancoazzurri iniziano col botto, poiché al 4′ D’Angelo riesce a crossare dalla sinistra in favore di Salerno, ma Capossele capisce tutto. Il momento giusto, per i padroni di casa, arriva al 9′: Salerno serve la sfera a C. Morra e la spedisce in porta centralmente. I biancazzurri cominciano a tremare quando al 12′ Difrancesco si presenta a tu per tu con Leuci: il portiere per deviarla la sfera che colpisce il palo interno ma non termina in rete. Anche il capitano locale, Trotta, si fa notare al 26′. Parte da solo da centrocampo ma pressato da un uomo alle calcagna non riesce a calciare verso la porta avversaria. Al 40′ il Donia firma il 2-0 grazie allo splendido tiro di A. Morra. Immediata reazione del Team Orta Nova che accorcia le distanze con De Cosmo (43′), che sugli sviluppi di un tiro da fermo in favore della sua squadra (battuto da un suo compagno) in mischia riusciva a metterla dentro.

FINE PRIMO TEMPO
Anche se sofferente, il Team Orta Nova riesce a mettere pressione ai ragazzi del mister Rufini, un po’ affaticati a causa di alcuni infortuni accusati nella sfida precedente contro l’Audace Barletta.

INIZIO SECONDO TEMPO
Gli ospiti più volte hanno cercato di stare al passo sipontino (subito dopo la ripresa ci prova Prieto ma Leuci agguanta la palla, la storia si ripete con Flores da distanza ravvicinata), ma fino al triplice fischio il risultato non è più cambiato.

Ai microfoni si è espresso mister Carbone: “Devo ringraziare i miei ragazzi per come hanno giocato, la sconfitta non è dipesa da una scarsa tecnica ma da qualche calo di concentrazione e lo comprendo, i locali sono stati bravi ad approfittarsi di questi momenti. Falle in campo? Vista la centralità dei loro tiro riusciti, penso che ci sia un po’ da lavorare sul filtro ma ci rifaremo domenica prossima contro il Barletta, ovviamente in casa”.

Anche Antonio Di Dedda, giovanissimo centrocampista (03) seppur provato dalla sconfitta, ha parlato alla stampa:

“Mi aspettavo un risultato diverso, eravamo carichi e ci eravamo  preparati al meglio. Hanno dominato in gran parte del tempo ma abbiamo saputo pressarli ed erano anche più affaticati. Ho un bel ricordo di questo campo, ci ho giocato qualche anno fa con la Juventus San Michele (scuola calcistica foggiana, ndr) e sapevamo del blasone e del grande tifo. A malincuore per come sia andata, spero che, tuttavia,  il mister sia orgoglioso e sono contento di aver indossato la maglia della mia città, qui, al Miramare”. 

Manna invece, con tono più pacato ma un po’ deluso, racconta:

“Anch’io ho giocato qui, con la maglia del San Pio X Lucera , squadra della mia città, ero agli allievi, quindi conosco questo campo. Per noi è molto duro e faticoso, soprattutto per la lunghezza, ma abbiamo fatto il nostro dovere e qualche errore non è condannabile. Hanno un grande portiere e spesso era difficile batterlo.”

Per il Donia ha parlato di nuovo Mario D’Angelo, autore del gol-vittoria della scorsa giornata:

“Nonostante non siamo al top ed alcuni ragazzi fuori squadra per infortuni, abbiamo vinto ed è ciò conta. Ci siamo saputi difendere  ed abbiamo attaccato al momento giusto, creando occasioni e giocate anche lunghe, la palla non stava mai ferma (ride, ndr), ora speriamo di continuare così”.

Michela Rinaldi

Nino Morra ed il ritorno al “Miramare”

Dopo aver ascoltato il nuovo acquisto Lorenzo Salerno, non potevano mancare le parole di un calciatore già precedente in rosa. Nino Morra, attaccante e fratello di Alessandro.

La giovane promessa cerignolana si spiega:

“Non è stato facile ritornare ad allenarci insieme, come ha detto il mister. Il crollo sia mentale che fisico era evidente, ma abbiamo recuperato una grossa percentuale emotiva e di gioco. Penso si sia già visto domenica”.

In effetti, i biancoazzurri hanno sfidato l’Audace Barletta fuori casa (a Trinitapoli, ndr), vincendo di misura e a tal proposito ha precisato:

“E’ stato faticoso portare a casa la vittoria, loro ci hanno pressati, come già ci aspettavamo, ma i nostri inserimenti sono stati più efficaci e D’Angelo è riuscito a piazzarla in porta con un calcio di punizione” e continua “Come ogni risultato, soddisfacente o meno, questa è stata una vittoria di gruppo, non c’è chi ha faticato di più. Già al primo tempo potevamo segnare con una punizione di Trotta, ma non è stato decisivo. Comunque questo 1-0 è stata la conferma del recupero su cui mi sono già espresso, ma non si può dire di essere al top”.

Questa domenica il Donia ospiterà il Team Orta Nova e dalle parole della punta sembrerebbe non ci sia spazio per eventuali errori:

“Ogni partita ha la sua storia, bisogna avere la stessa tenacia con qualsiasi squadra, che sia la prima in classifica o l’ultima. Il calcio insegna che ci si può aspettare qualsiasi cosa, quindi mai sottovalutare l’avversario. Detto ciò, sarà tristissimo non avere i cori alle nostre spalle, pronti a sostenerci (il dpcm prevede che la riapertura degli stadi delle serie minori non includa la presenza dei tifosi, differentemente dalle ultime sfide d’ottobre ndr), ma dedicheremo comunque i nostri sforzi a loro. Sappiamo che non ci hanno abbandonato e di questo sono felicissimo e sono grato, mi sento fortunato ad indossare questa maglia”.

Dopo mesi quindi verrà riaperto il Miramare per far tornare a giocare i ragazzi del mister Rufini .

Finalmente un pò di normalità che farà bene a questa cittadina.

Michela Rinaldi  

Lorenzo Salerno: “Ritorno in campo in uno splendido gruppo”

Dopo le parole del mister Rufini riguardo la ripresa ulteriormente prorogata (a causa del ritiro dell’Ostuni dal campionato), anche il nuovo acquisto l’attaccante Lorenzo Salerno non ha esitato ad esprimere le sue prime sensazioni:

“Tornare in campo non è stato facile, soprattutto dopo uno stop così lungo. Di certo i miei compagni mi hanno accolto molto gradevolmente e mi sono trovato subito benissimo. L’ultima squadra di cui ho indossato la maglia è stato il Vasto Marina e la chiamata di Danilo (mister) è stata preziosa. L’ho conosciuto al San severo e da lì i nostri rapporti non si sono mai interrotti. Non ho avuto ancora il piacere di stringere la mano (in tempo di COVID-19 questa frase è un parolone, ndr) ma spero di averne presto l’occasione.”

Come ha già anticipato, la compattezza dello spogliatoio, presente ancor prima del suo arrivo, ha aiutato la sua integrazione e ha spiegato:

“Conoscevo solo Angelo Rubino, dato che abbiamo giocato a Vieste insieme, per il resto mi son trovato una schiera di rivali (ride, ndr) visto che ho calciato su quest’erbetta solo in amichevoli, però la verità è che non vedo l’ora di poter gareggiare ufficialmente con loro”.

La prossima domenica i biancoazzurri sfideranno l’Audace Barletta a Trinitapoli, squadra che ha mostrato pochi senti di cedimento e un grande carisma, Salerno ci tiene a specificare:

“Hanno un grande organico, la maggior parte degli uomini hanno una grossa esperienza e capacità di gioco ma noi non saremo da meno e non ci fasciamo la testa prima di rompercela. Mostreremo le nostre qualità dal punto di vista tecnico e di gruppo, grazie soprattutto alla competenza del nostro allenatore che ci guida e di cui ci fidiamo ciecamente, poiché conosciamo la validità del suo operato. Non li temiamo ora e non lo faremo neanche nel faccia a faccia”.

Non ha risparmiato, peraltro, parole per i tifosi, aggiungendo che il nuovo ordinamento antipandemico prevede che non ci siano spettatori in presenza:

“Ho sentito parlare di quanto siano calorosi gli spalti del Miramare, è un peccato non poter iniziare con i loro cori e la loro carica. Noi giocheremo anche per loro, anzi, soprattutto per loro”.

Che sia di buon augurio questa sua prima intervista.

Michela Rinaldi

Manfredonia. Lorenzo Salerno è biancoceleste

Lorenzo Salerno è un nuovo calciatore del Manfredonia Calcio 1932: innesto di peso per l’attacco di mister Danilo Rufini

In riva al Golfo arriva un ariete che porta peso specifico e gol nell’organico sipontino.

Classe 1988, nativo di San Nicandro Garganico, vanta una carriera fatta di gol che lo hanno reso uno dei centravanti più importanti delle categorie dilettantistiche. Dopo le esperienze con Vieste, San Severo, Gargano, Apricena e Termoli, è a San Marco in Lamis che Lorenzo trova la sua definitiva consacrazione, mettendo a referto oltre 60 gol e trascinando a suon di marcature la squadra fino all’Eccellenza.

Dopo la stagione 2019-2020 con il San Marco in Eccellenza, la sua ultima esperienza è stata nel Vasto Marina in Abruzzo, dove ha continuato a segnare con regolarità fino all’interruzione dei campionati. Ora arriva a Manfredonia per proseguire la sua carriera di attaccante di razza.

Il Manfredonia puntella dunque il suo reparto avanzato e regala alla tifoseria un nome di peso, in vista della ripresa del campionato di Eccellenza.

Queste le sue prime parole: “Sono stato più volte vicino ad indossare questa maglia e siamo riusciti finalmente a chiudere il cerchio. Ringrazio la società per aver creduto in me e cercherò di ricambiare la loro fiducia per portare in alto questi colori in questo mini campionato che ci attende.

Arrivo in una piazza che non ha bisogno di presentazioni e che spero di ripagare con i gol e le vittorie. Forza Manfredonia”