ultras Foggia preoccupati per il futuro del club

Gli ultras del Foggia hanno diramato un comunicato in queste ore per spiegare la loro preoccupazione riguardo il futuro del club rossonero.
Di seguito è riportato il comunicato integrale.
Apprendiamo con stupore che nei primi giorni del mese di maggio ci sarà un CDA tra i vari soci per discutere del futuro, avremmo preferito saperlo da qualcuno di voi, dagli addetti ai lavori per vie ufficiali, ma vogliamo pensare che vi è sfuggito di dircelo; certo è che avete tutto il diritto di mantenere riservate le vostre attività ma considerato che questo teatrino societario prosegue ormai da mesi e dopo aver ascoltato le parole di qualcuno che parla di futuro, ci sentiamo chiamati in causa ed è nostro dovere contornare questa vostra diatriba con alcune considerazioni e consigli che siamo certi vorreste percepire come gratuiti e per il bene del Foggia Calcio. Non sono di certo mancate, in questo anno calcistico e con alcuni di voi, le occasioni per un costruttivo confronto in cui abbiamo sempre rispettato i ruoli ed abbiamo sempre cercato di camminare nella stessa direzione per il bene di tutti, siamo stati sempre schietti e diretti, abbiamo pacificamente contestato quando si è ritenuto di farlo e diversamente applaudito quando c’è ne è stato il bisogno. Ora con la stessa sincerità esprimiamo le nostre preoccupazioni per quanto concerne il futuro del Foggia Calcio, ascoltare dichiarazioni in merito a programmazioni future continuano a stupirci e non poco considerato che dovreste sistemare prima alcune cose passate e presenti, parliamo di adempimenti tanto per intenderci, ma forse la cosa non vi preoccupa così molto. Vero è che se ci fosse stata una sorta di commissione a vigilire sui i conti societari, come qualcuno falsamente aveva promesso, oggi potremmo parlare con cognizione di causa, ma comunque a meno che non si sia ciechi, e noi non lo siamo, la situazione è ben chiara ed evidente. Pertanto cari signori soci del Foggia calcio cercate di arrivare ad un accordo immediato per traghettare la società fino a fine campionato senza il bisogno di ricorrere a “certi uffici”, perché noi non resteremo di certo inermi ad assistere ai vostri teatrini né tantomeno vi permetteremo di recare danno alla nostra storica maglia, e se in passato qualcuno ci ha accusato di non aver avuto polso, vorrà dire che questa volta ce li metteremo tutti e due. Perché come si dice dalle parti nostre :”live u cane e live ‘a ragge”.
LA FOGGIA ULTRAS”.

Brindisi, Montinaro: "Peccato per lo stop, potevamo toglierci qualche soddisfazione"

Matteo Montinaro, centrocampista del Brindisi, ha parlato ai microfoni di Agenda Brindisi per parlare della sua carriera e delle sue prime settimane a Brindisi.
Ecco le dichiarazioni: “Ho iniziato a tirare i primi calci molto presto, in una piccola scuola calcio, la San Guido. Successivamente ho effettuato tutta la trafila nel settore giovanile del Lecce, fino a 18 anni, per poi passare al Padova in Serie D. In seguito sono andato al Nardò per due anni e poi due anni a Bisceglie e uno a Monopoli”.
Le caratteristiche principali: “Una buona tecnica e una buona visione di gioco. Mi piace fare gol, ne ho realizzati 18, e farli fare ai compagni. Sono un centrocampista offensivo, fino a due anni fa ho sempre fatto l’esterno, ora sono mezzala“.
L’arrivo a Brindisi: “Ho iniziato gli allenamenti a metà dicembre, mi sono subito inserito nel gruppo grazie a dei compagni fantastici. Grazie a loro, alla stima di mister Ciullo e al preparatore atletico Cristian Manco, a febbraio ho deciso di fare parte del progetto. Ho giocato a sorpresa prima in casa con il Nardò e successivamente a Bitonto. Non giocavo da un anno. Sono contento delle mie prestazioni e mi dispiace che si sia tutto bruscamente interrotto a causa dell’emergenza Covid-19, potevamo toglierci qualche soddisfazione“.
Il futuro: “Spero di fare una buona carriera da calciatore, poi mi piacerebbe diventare allenatore anche se non è facile. Mi auguro che questo periodo finisca presto per tornare sui campi di calcio a fare il nostro lavoro e continuare la nostra passione“.

Deghi Calcio, Alberto Paglialunga:"Si pensi a un calcio dilettantistico nuovo"

L’emergenza Coronavirus ha bloccato la quotidianità. Ridotti i contatti sociali e fermate le filiere produttive, stop anche per il caclcio. E se il mondo del professionismo attende notizie certe in merito a una possibile ripartenza, tutto tace attorno a quello dilettantistico. Un universo abnorme e capace di organizzare in un anno 550mila partite sul territorio nazionale.
«Al momento – le parole del patron della Deghi Calcio, Alberto Paglialunga – non ci sono le condizioni per ricominciare. La salute è il bene primario da salvaguardare, il resto si dovrà gestire in un secondo momento. Prima che arrivasse lo stop della Lnd in vista delle gare del 7 e dell’8 marzo scorsi, la Deghi Calcio aveva deciso di non scendere in campo in quel di San Marco in Lamis, di lì a poco considerata “Zona Rossa” a causa del Covid- 19 – aggiunge Paglialunga – in quanto la vita è più importante di qualsiasi risultato sportivo».
E da qui, il numero uno della società leccese di Eccellenza inizia un altro ragionamento: «È un momento di grande riflessione che deve coinvolgere tutte le parti che ruotano attorno al calcio dei “dilettanti”, La smania di successo e il desiderio smodato di vincere ha portato noi dirigenti a stravolgere le regole del gioco. Si spendono cifre importanti e non in linea con quello che accade attorno a noi – rimarca Alberto Paglialunga – ci sono tanti giocatori che vivono di calcio, le società di Eccellenza e Promozione pretendono le doppie sedute di allenamento e i ragazzi non si possono dedicare a un lavoro normale».
Paglialunga aggiunge: «Il calcio dilettantistico deve ripartire da novità importanti. Innanzitutto si deve investire sugli impianti che siano capaci di riportare la gente a bordo campo, si devono debellare gli episodi violenti che pure permangono e la Federazione deve presentare alle società le possibilità di credito agevolato che pure esistono. Detassare le sponsorizzazioni, abbassare i costi di iscrizione e di gestione – dice ancora – e valorizzare i settori giovanili e le scuole calcio».
Ma la «rivoluzione»s sognata dal presidente onorario della Deghi Calcio va oltre: «Immagino squadre che si fondano sui calciatori giovani. L’obiettivo non è quello di cercare il risultato nell’immediato ma costruire qualcosa che duri in maniera stabile nel tempo. Nel calcio come nella vita – l’esempio di Alberto Paglialunga – ci sta sbagliare una stagione e retrocedere e poi ripartire. Sarebbe importante se fosse abolita la regola degli Under e fosse inserita quella relativa a un numero massimo di Over da mandare in campo. Del resto – la riflessione credo sia incontrovertibile l’idea di un torneo Juniores inutile per come è costruito e rappresenti soltanto un costo per le casse societarie. Quegli stessi ragazzi di 18/19 anni dovrebbero essere messi in condizione di disputare i tornei dilettantistici maggiori. Un segnale forte e di rottura con un passato che non possiamo più sostenere. Lo sport, il calcio è palestra importante di crescita – rimarca Paglialunga – impara a fare accettare le regole del gioco, il rispetto degli altri e nutre i sogni. Non facciamo che tutto vada per aria».
L’imprenditore salentino con la passione straordinaria per il calcio conclude con un auspicio: «Sarebbe opportuno che il Comitato regionale Puglia di Figc/Lnd avesse un ruolo di raccordo con le centinaia di società abbandonate a loro stesse da troppe settimane. Un incontro aperto in videoconferenza ad esempio, nel corso del quale – la conclusione di Alberto Paglialunga – iniziare una discussione necessaria per stabilire modi e metodi della futura ripartenza».

Cerignola, Grieco torna sul mancato ripescaggio: "Colpa nostra che ci abbiamo creduto"

Nella serata di ieri è intervenuto su Antenna Sud Nicola Grieco, presidente dell’Audace Cerignola, il quale ha voluto parlare delle conseguenze che ha causato questo blocco alla sua squadra: “Mi sembrerebbe inutile non affermare che questa situazione ci ha penalizzato molto, perchè tutti noi siamo a conoscenza di quello che è accaduto in estate. Abbiamo finito di completare la rosa a ottobre, ottenendo 11 punti in altrettante gare. Poi per fortuna siamo stati protagonisti di una grande cavalcata con il tecnico Feola, ma anche grazie all’aggiunta di qualche innesto. Simo tutti coscienti del fatto che le squadre di Serie D e C solitamente si costruiscono tra giugno e luglio. Ribadisco, tale blocco ci ha penalizzati perchè eravamo a sei punti di distanza dalla capolista e in più ci mancava lo scontro diretto con la stessa. Non attribuisco – conclude parlando di quanto accaduto in estate quando al sodalizio ofantino fu negata la promozione in Serie C – le colpe a nessuno, se non che a noi. Abbiamo creduto in una promozione che poi non è avvenuta, e ciò ci ha condizionati. Io non penso sia colpa di nessuno e tanto meno del presidente Ghirelli, il quale è sempre stato cordiale con me, chiamandomi anche in occasione della morte di mia zia”.

Team Altamura, il ds Martelli: "Bitonto indubbiamente la più forte, lo dicono i numeri"

Nel corso della trasmissione di Canale 85 “La Puglia nel pallone”, è intervenuto il direttore sportivo del Team Altamura, Massimo Martelli.
Queste alcune sue dichiarazioni relative al alla ripresa:“Sicuramente nelle nostre categorie non sarà possibile rispettare alcuni protocolli perchè gli spazi sono talmente ridotti, da non poter garantire la giusta salvaguardia. Nei professionisti bisognerà fare una riforma fiscale e spero che sia permesso alle prime dei gironi di quarta divisione di salire in Serie C. Anche alle seconde, in caso di ripescaggi, sarebbe giusto farle salire tra i professionisti. In questo modo non si farebbero torti a nessuno. La lega di C dovrebbe capire prima quali sono le società capaci di offrire certezze, perchè quest’anno erano diverse le formazioni con un bilancio tutt’altro che positivo”.
La squadra più forte è stata senza dubbio il Bitonto, lo dicono i numeri. Hanno una rosa ben costruita con un tecnico che riesce a tirare il meglio dai suoi”. Prosegue parlando dell’attuale stagione e delle squadre più forti affrontate nel corso dell’attuale annata: “Anche il Cerignola mi ha impressionato, ha giocatori a disposizione che farebbero la differenza in Lega Pro. Forse quest’ultimi hanno pagato un inizio sotto tono”. Conclude con una battuta in riferimento al futuro del movimento calcistico italiano: “Indubbiamente ci sarebbero dei cambiamenti, a partire dai budget di ogni società. Le disponibilità economiche saranno limitate e bisognerà muoversi in tempo per cercare di aiutare ogni società a contenere le spese”.

Brindisi, D'Ancora: "Verdetti difficili da decretare. Bitonto e Cerignola le più forti"

Salvatore D’Ancora, centrocampista del Brindisi, intervenuto ai microfoni della trasmissione La Puglia del Pallone, in onda tutti i giovedì sera su Canale 85, ha parlato dell’emergenza Coronavirus e degli avversari affrontati in campionato: “Durante questo campionato le due squadre che mi hanno maggiormente impressionato sono state il Bitonto e l’Audace Cerignola. Credo che siano le due squadre più forti del girone. Annullamento del campionato? Onestamente mi metto nei panni di chi, con otto giornate alla fine, voleva giocarsi le proprie carte per salvarsi o cercare la promozione. È anche vero, però, che due terzi del campionato sono stati giocati e onestamente non saprei come si potrebbe gestire la situazione, dato che, in questi casi, è inevitabile creare dei malumori nelle società per quelle che saranno le decisioni future, di una situazione comunque davvero eccezionale nel suo genere“.

Città di Fasano, mister Laterza fa il punto della situazione in casa fasanese

Giuseppe Laterza, intervenuto su Telesveva, ha fatto il punto della situazione in casa fasanese, tracciando inoltre un bilancio su quella che è stata la stagione dei biancazzurri.
Queste le sue dichiarazioni:
Sto vivendo questo momento particolare come tutti, ovviamente a casa, cercando di rispettare il protocollo sanitario e cercando di riempire la mia giornata con la famiglia. Parlando da persona intelligente è chiaro che il protocollo sanitario non è attuabile nella nostra categoria, di conseguenza più passa il tempo e più perdiamo le speranze di poter riprendere a giocare. Onestamente in questo momento i numeri non sono dalla nostra parte e dobbiamo rispettare tutto il lavoro che si sta facendo all’interno della nostra Nazione: restiamo calmi e attendiamo l’evolversi della situazione, però la vedo difficile riprendere“.

Il presidente Vangone: "L'anno prossimo Brindisi da vertice. Ciullo? Vorrei confermarlo"

Ai microfoni del Corriere dello Sport – Edizione Puglia, il numero uno del Brindisi Football Club, Umberto Vangone, ha affrontato la tematica legata alla sospensione dei campionati dilettantistici, parlando anche dei progetti futuri del club adriatico.
“Noi presidenti di squadre di Serie D, per la maggior parte, facciamo calcio grazie agli incassi, agli sponsor e agli sforzi economici personali. Dopo un’emergenza come quella che stiamo vivendo purtroppo dovremo riorganizzare tutto per gradi a partire dalle nostre aziende per tornare poi ad investire nel calcio. Io sarei favorevole alla cristallizzazione della graduatoria: promozione in C per la prima e retrocessione per l’ultima. Poi se le seconde classificate hanno la forza economica si affideranno al ripescaggio”.
In casa brindisina, si lavora già per la prossima stagione: ci saranno novità importanti sia nell’assetto societario ma, soprattutto, a livello di rosa. Vangone si esprime così: “Per prima cosa stiamo pensando a una nuova riorganizzazione societaria che potrebbe portare alcune novità, come la carica di presidente che dovrebbe essere divisa tra me e il socio brindisino Francesco Bassi. Ma non sarebbe l’unica novità. Nei prossimi giorni parlerò con il tecnico Ciullo. Per quanto fatto vedere sarà la prima persona che vorremmo confermare. E sarà lui poi ad indicarmi quali giocatori potranno fare al caso del Brindisi per la prossima stagione. Una cosa è certa: è nostra intenzione allestire una squadra di alta classifica, mettere a disposizione del tecnico una squadra forte per disputare un campionato da vertice”.

Futuro del Taranto: si parla già del prossimo direttore sportivo

In attesa di capire come si concluderà la stagione 2019/2020, in casa Taranto si comincia a programmare il futuro.
Secondo quanto rivelato dall’edizione pugliese del Corriere dello Sport, il presidente Giove intenderebbe effettuare un’altra rivoluzione in estate: il numero uno del club ionico, negli ultimi giorni, ha effettuato i pagamenti relativi agli stipendi dei calciatori fino a febbraio, mese in cui il Taranto ha effettuato l’ultima sua partita contro il Bitonto. Ci sarebbe stato anche un colloquio, seppur a distanza, tra il proprietario del club e Vincenzo De Santis: il diesse, che non sarà riconfermato nel suo ruolo, potrebbe essere sostituito da Antonio Amodio, attuale direttore sportivo del Sorrento. Il secondo nome, invece, sarebbe quello di Fracesco Vitaglione, ex Turris e Paganese, già accostato in precedenza al club tarantino.

Cerignola, Sansone: "Se non si riprende, il campionato è nullo"

“Cerco di tenermi impegnato con obiettivi giornalieri, per cercare di mantenere attivo sia il corpo che la testa” – ha dichiarato il giocatore dell’Audace Cerignola Gianluca Sansone ad Antenna Sud – “con i miei compagni ci sentiamo spesso. Ad inizio quarantena eravamo molto più fiduciosi, pensavamo che la situazione si sbloccasse in poco tempo ma adesso, più passano i giorni e più aumenta la preoccupazione. Non sappiamo quanto ritorneremo a giocare a calcio”.
“A quanto pare non ci sono le condizioni per riprendere i campionati” – ha aggiunto Sansone – “quindi sarà difficile decidere promozioni e retrocessioni. Mancavano 8 partite con tante squadre in corsa per centrare i propri obiettivi. Io penso che a questo punto il campionato sia nullo e non assegnerei promozioni e retrocessioni. Da quello che leggo, però, dovrà essere presa comunque una decisione e non so con quali criteri la politica del calcio deciderà. Qualsiasi sarà la decisione, sarà motivo di polemiche da parte delle società che non verranno accontentate”.

Team Altamura, Monticciolo: "Noi in purgatorio, altre vogliono giocare in base…"

La Team Altamura stava disputando un grandissimo girone di ritorno come conferma, a Tutto Sport Taranto, il tecnico Alessandro Monticciolo partendo dal periodo…: “Cerco di tenere il morale sempre alto: stare tutto questo tempo in casa è dura. Scendo solo per portare un po’ il cane giù. Il pomeriggio leggo la rassegna stampa e lavoro. Fortunatamente qualcosa da fare la si trova sempre. Poi, chiamo amici, direttori e calciatori perchè c’è sempre il bisogno di sentirsi”.
LA TEAM ALTAMURA: “Precisamente non so come sta il gruppo ma, sicuramente, i ragazzi staranno facendo esercizi in casa. Se si dovesse riprendere, però, dovremo rifare la preparazione. Fondamentale sarà anche l’aspetto psicologico dei calciatori visto che il contatto con le persone manca da un po'”.
LA RIPRESA: “E’ normale che tutte le squadre vorrebbero tornare a giocare in base alla classifica: ovvio che chi sta sotto si trova penalizzato. Saranno gli organi competenti a decidere. L’Altamura si trova nel Purgatorio; vorremmo ottenere l’obiettivo sul campo. Il nostro cammino è coerente e va in linea con quello che ci eravamo prefissati”.
SERIE D/H: “I ragazzi hanno mostrato una grande crescita in un campionato in cui tutte le partite sono difficili. Nel girone di ritorno ci eravamo prefissati di non perdere in trasferta e di fatto siamo caduti soltanto, al 94′, a Nocera. Abbiamo, tra l’altro, battuto il Taranto. Ci è mancata un po’ di attenzione in più e un pizzico di buona sorte: avremmo potuto avere almeno cinque, sei punti in più. Nel complesso il girone è bello e forte con squadre che dispongono di calciatori importanti che neanche in serie C si trovano: il Cerignola ha gente come Loiodice, Rodriguez e Marotta, il Bitonto Patierno e Lattanzio. Il Casarano e il Taranto sono due squadroni. Mi auguro che con l’eventuale riforma dei campionati e con una C2 queste compagini, tra cui Taranto e Foggia, possano trovarsi in altre categorie. Anche Altamura è una cittadina che merita altri palcoscenici”.
IL TARANTO: “E’ già difficile fare una sorta di analisi in casa mia. Per quanto riguarda il Taranto, Panarelli è un amico, preparato. E’ una piazza in cui allenare è difficile perchè si vuole tutto e subito: servirebbe equilibrio nelle sconfitte. Questo punto lo dovrebbero gestire gli addetti ai lavori. Dopo cinque vittorie di fila, magari, arriva un ko e si inizia a contestare: non va bene. Non bisogna essere distruttivi. So che il troppo amore della dirigenza e della piazza porta a ciò ma bisogna stare calmi e non criticare. Serve grande programmazione”.

Serie D in bilico, ma il presidente Sibilia non molla: "Fin quando ci sarà anche l'ultima possibilità…"

In bilico tra ripresa e stop definitivo. Cosimo Sibilia, presidente della LND, fa il punto della situazione sul sistema calcio, ma se la Serie A ha margine per ripartire per il calcio dilettantistico la situazione è molto più complessa.

Intervistato da Radio Punto Nuovo nei giorni scorsi, ha affermato: “La Serie A deve ricominciare a giocare anche perché deve produrre dal punto di vista del prodotto, quindi vendere e aiutare l’economia. Cominciare ad inizio Giugno? E’ un’ipotesi vicino alla realtà. Per quanto riguarda la LND siamo in trepidante attesa per avere qualche notizia sulla conclusione dei campionati, anche per l’Eccellenza. Il Ministro Spadafora ha detto che hanno necessità di valutare i numeri della LND e che tra qualche giorno ci avrebbero fatto sapere con un eventuale nuovo protocollo che noi possiamo attuare. Fin quando ci sarà anche l’ultima possibilità di giocare, cercherò di perseguirla”.

E spiega che tra le questioni sul tavolo c’è anche quella economica: “Soldi in più alla LND? E’ uno dei motivi per cui la Serie A sta discutendo. Dobbiamo avere questa solidarietà perché in questo momento ne abbiamo necessità. Ho chiesto che la legge Melandri – che dà fondi alla Federcalcio – possano andare anche in parte sull’attività di base LND: anche questo potrebbe essere un segnale. La LND è per la ripresa dei campionati, con le dovute precauzioni e le massime misure di sicurezza sanitarie. Dobbiamo cercare di far dare l’ultima parola al rettangolo di gioco, ma se il protocollo è quello di Serie A, noi non abbiamo le loro capacità”.

Brindisi, il punto della situazione

Intervenuto nel corso del TG di Studio 100, l’allenatore del Brindisi, Salvatore Ciullo, ha fatto il punto della situazione in casa biancazzurra, esprimendo inoltre le sue preoccupazioni riguardo il futuro del calcio dilettantistico.

Queste le sue parole:

“Vedendo tutti i protocolli e considerando i disagi che potremmo incontrare, io credo che non ci sarà modo di ripartire. È normale che noi vogliamo riprendere la nostra vita calcistica il più presto possibile, la nostra passione è quella e ci auguriamo quello. Con i ragazzi ci sentiamo quasi sempre ed in questo momento cerchiamo di sentirci uniti anche in questa situazione, senza perdere mai la speranza. Sono preoccupato per il futuro perché molti presidenti non sappiamo come reagiranno a questo difficile momento e mi auguro che quella passione di stare nel calcio che loro hanno, non la perdano.
Ho sentito una decina di giorni fa il presidente e sono in continuo contatto col direttore generale Carbonella e con il direttore sportivo Dionisio. Noi viviamo di calcio e lavoriamo anche per portare a casa lo stipendio, in questo momento c’è tanta preoccupazione perché non c’è chiarezza e dà fastidio anche sentir parlare sempre di Serie A, Serie B e Serie C, mentre la D non viene neanche considerata. Voglio lanciare un appello a chi di dovere: pensare a questi ragazzi qua, ovviamente anche gli allenatori, un po’ di più, perché la Serie D è una categoria importante”.

Il calcio allunga le mani sul futuro. In Puglia si alza l’urlo dei dilettanti

Vincenzo Pizzarelli ha preso carta e penna (si fa per dire) e su carta intestata della associazione di cui è presidente – la Arboris Belli 1979, neonato sodalizio di Alberobello – ed ha scritto a Vito Tisci, presidente del Comitato regionale della Lega dilettanto. Non per il solito cahier de doleance, ma avanzando proposte.
Una: deducibilità delle liberalità (ovviamente tracciabili) fino a 1.500 euro; 6 juniores in distinta con le stesse «classi» della stagione sospesa; 18 atleti in distinta; sospensione per un anno dell’obbligo di partecipare alla Juniores. Il n°1 del club gialloverde con squadra al secondo posto dietro il Locorotondo nel Girone B di Prima Categoria pensa al futuro. La Gazzetta ha sentito alcuni dirigenti sul calcio che sarà. Sul day after del pallone, insomma. Sul tema fiscale si concentra Gianluca Frascati, direttore sportivo del Molfetta, capolista dell’Ec – cellenza, come la Promozione, interrotta a 5 turni dalla fine. «L’Eccellenza è un campionato importante, a mio parere può essere tranquillamente equiparato alla Serie D. In Puglia, poi, siamo ai vertici.
Quindi, introdurrei l’obbligo della contrattualizzazione dei tesserati anche nei 35 campionati». Facendo un po’ di conti, circa diecimila tesserati. «Un provvedimento che provocherebbe l’emersio – ne di piccoli ma significativi redditi che oggi sono quasi del tutto sommersi, a parte i cosiddetti rimborsi spesa». Sulla ripresa immediata pesano anche gli episodi. Su uno si sofferma Leo Rubini, direttore sportivo del Bitonto, capolista del Girone H della Serie D: «Abbiamo tutti la sensazione che la situazione stia migliorando e quindi tutti attendiamo con ansia il 4 maggio. Ma poi ti cade addosso la notizia che un’azienda del territorio, tra Bitonto e Palo, ha oltre trenta casi di contagio e ti fai domande non solo sul senso delle nostre cose di calcio, ma anche sui pericoli che comunque corrono e potranno correre le “co – munità”, a qualsiasi livello». Frascati e Rubini non invidiano affatto chi dovrà decidere.
Il diesse neroverde tuttavia non ha dubbi: «Qualunque sia la decisione, dobbiamo accettarla. E in ogni caso, se si dovrà scendere in campo, siamo pronti ad adottare quanto prevedono i protocolli che saranno approvati per il calcio dilettantistico ». «Il re è nudo – commenta Gianni Del Mastro, presidente della Alter Palese, seconda in classifica alle spalle del Trinitapoli nel Girone A di Seconda Categoria -. La Figc è l’unica a distinguersi per incapacità decisionale. Il corto circuito è totale e purtroppo coinvolge anche i dilettanti. Non si può solo pensare a denaro e diritti televisivi. Spero che sia l’occasione storica per ribaltare tutto e ripartire dalla condivisione di valori sani ».
«La ripartenza – così la pensa Danilo Dammacco, manager della Vigor Bitritto, 3° posto nel Girone A di Promozione, all’inseguimento di Sly Bari e Manfredonia – sarà macchinosa, con enormi problemi economici e molte defezioni. Si allargheranno le differenze fra coloro, pochi, che troveranno, anche nelle proprie tasche, le risorse necessarie, e tutti gli altri. Questo comporterà un enorme utilizzo di giovani, che sia imposto dalle regole o no ». E il futuro immediato? Del Mastro: «I campionati minori possono riprendere solo se il rischio di contagio sarà zero. Le strutture non offrono garanzie. E i giovani arbitri, ci pensiamo? Vi prego, ridateci la dignità che meritiamo». Frascati: «Qualunque decisione dovrà essere accettata. Purché non si arrivi all’assurdo di annullare la stagione. Questo, no, non avrebbe nessun valore, né sportivo né etico. E, fra l’altro, provocherebbe una pericolosissima disaffezione da parte di quei dirigenti che già oggi faticano, senza sponsor, a reggere l’urto della crisi». Dammacco avanza una proposta: «Passino le prime e playoff per gli altri. Poche partite, a porte chiuse, e garanzia di sicurezza». «Noi stiamo cercando di programmare la ripartenza – scrive Pizzarelli al Governatore del pallone di Puglia -, e attendiamo di conoscere le linee guida che Figc e Governo indicheranno». Il calcio di provincia guarda al futuro con preoccupazione. Ma con fiducia.

Puglia: Dall’Eccellenza alla Terza categoria col fiato sospeso

Ormai se ne dibatte da settimane. Forse è meglio dire dal principio della pandemia e dal suo riverbero devastante. La questione riguarda i campionati minori, per capirci quelli del football sommerso in tutte le sue sfumature della gerarchia dilettantistica.
Se la massima serie, la A si muove alacremente per una possibile ripresa post Covid 19, cadetteria e Lega Pro sono intenzionate a chiudere qui la stagione, stante prescrizioni sanitarie sfidanti ed onerose economicamente, figurarsi ad immaginare in campo il mondo dei Dilettanti. Il calcio regionale pugliese in tutte le sue sfaccettature non sfugge a questo indirizzo ed aspetta di capire quali saranno le linee guida per archiviare una stagione senza precedenti. Nella storia non vi è un precedente manifestamente infausto, così come nelle famigerate Noif (Norme Organizzative, Interne, Federali) non c’è traccia o parola spesa per una imprevista epidemia da mettere in ginocchio l’intera attività di tutta la filiera dei tornei.
Come uscire dall’impasse? È il tema di questi giorni, dove comunque il calcio si è fermato solo nei suoi riflessi agonistici, non certo nella sua politica federale. Prova ne è che in ambito regionale il presidente della Lnd Puglia, Vito Tisci ha convocato una conference call con tutti i suoi dirigenti per illustrare lo stato delle cose e ottimizzare un piano di iniziative da spendere in un futuro prossimo per la salvaguardia delle società e patrimonio calcistico pugliese.
La richiesta della scorsa settimana di supporti economici a 700 società pugliesi con 45mila tesserati di ogni categoria ed età rivolta al presidente della Regione ne è la prova lampante. Già, ma come si chiuderanno i campionati regionali? È la domanda principe su cui ruota ogni discussione fra gli addetti ai lavori. Non c’è una formula magica, si attendono disposizioni e linee guida, che dovrebbero arrivare dal consiglio della Lnd e poi essere varate dal Consiglio Federale. La Lega Pro, ad esempio cristallizza le classifiche sino alla sospensione e chiede la promozione delle prime in classifica dei tre gironi, per il quarto posto ci sarebbe un ipotetico sorteggio fra i 27 partecipanti ai play off, bloccando retrocessioni ed eventuali ripescaggi. Se si dovesse fare strada questa ipotesi anche in ambito regionale, si avrebbe la promozione dal girone unico d’Eccellenza pugliese alla D e sarebbe appannaggio del Molfetta primo in classifica.
Così, a seguire per gli altri segmenti della mappatura regionale. Si tratta di discorsi prematuri e tutti da decrittare alla luce del fatto che, dopo la pandemia, si dovrà mettere in conto quali contraccolpi porterà al calcio di base gli effetti della grave recessione economica esplosa. Non a caso, il presidente della Lnd, Cosimo Sibilia stima una perdita di circa il trenta per cento dell’intero carrozzone dilettantistico. Così in ambito nazionale, poi bisognerà capire quali potranno essere le ricadute anche sul territorio pugliese, argomento sensibile e certamente ricorrente dei prossimi mesi.

Unione Bisceglie, lettera aperta al Presidente della Lnd Puglia Vito Roberto Tisci

Gent.mo Presidente,
a nome della famiglia Unione Calcio Bisceglie sentiamo, in questo momento così critico e delicato, di farLe giungere la nostra voce e le nostre considerazioni.
Premettiamo che da sempre siamo coinvolti nella crescita del territorio attraverso le logiche dello sport, del nostro amato calcio e attraverso questo strumento proviamo a dare un’impronta sociale intrisa di contenuti di valore.
Non ci dilungheremo su quanto teniamo prima ai valori e poi al risultato sportivo in sé, ma è proprio per questo principio che in questo momento siamo obbligati a pensare prima alla salute di tutti (tesserati, collaboratori, spettatori e tutti coloro i quali orbitano, e sono tanti, intorno ad un movimento di interesse calcistico locale) e poi alle classifiche, alle gare e alle competizioni sportive.
Pertanto ci sentiamo in dovere di farLe giungere la nostra considerazione e la nostra proposta di non riprendere alcun campionato di questa stagione sportiva 2019-2020 e lasciare alla politica dello sport che saprà essere equa e super partes le decisioni su come riprendere, con i giusti accorgimenti di sicurezza, per la stagione prossima.
A livello professionistico sono tenuti a provare a concludere le annate sportive per ovvie considerazioni di carattere economico ma per noi dilettanti non è così. Infatti, l’impatto economico delle azioni che dovremmo mettere in atto per garantire la ripresa dei campionati, potranno avere un’incidenza non sostenibile per tutte le società dilettantistiche.
Questa pandemia potrebbe mettere in serio pericolo la sopravvivenza di molti club.
Siamo certi che questo nostro pensiero sarà condiviso da molti nostri colleghi di altre squadre e Lei, in qualità di Presidente, saprà cogliere questo nostro spunto di riflessione per terminare la stagione alla data odierna. Se così non fosse, non ce la sentiremmo di obbligare il mondo Unione Calcio a qualsiasi rischio e non scenderemmo certamente in campo.
La salute di ognuno di noi vale più di qualsiasi risultato sportivo e qualsiasi goal.
Così facendo si potrà pianificare con serenità il futuro sportivo, dopo che la situazione di emergenza sarà completamente superata, e siamo certi che tutti ricominceremo a darci battaglia serenamente sui rettangoli di gioco, esultare con i compagni per un goal e abbracciare gli avversari a fine gara.
Con immensa stima.
La dirigenza
Asd Unione Calcio Bisceglie

Brindisi, il ds Dionisio: "Serie C e D non riprenderanno"

Intervenuto in collegamento telefonico su Canale 85, il direttore sportivo del Brindisi, Nicola Dionisio, ha fatto il punto della situazione sul difficile momento dell’Italia e sull’improbabile ripresa dei campionati. Queste le sue parole:
Come tutti gli italiani sto vivendo malissimo questa quarantena, però ringraziando il Signore tutto bene. Dispiace tantissimo per quelle povere persone che sono decedute e che questo serva per riflettere perché si sta vivendo un accanimento per far riprendere i campionati, cosa che secondo me in questo momento è inopportuna. Noi come Brindisi abbiamo preso una posizione sin dall’inizio, consci del fatto che una tragedia così grossa non potrà mai dare campo libero. Secondo me la Serie C non riprenderà, anche perché ho un sacco di amici presidenti e mi hanno detto che non hanno alcuna intenzione di ricominciare e la stessa cosa sarà sicuramente anche per la Serie D. È difficile mettere in atto quel protocollo consegnato oggi dalla FIGC al Governo: solo i club di Serie A e forse quelli di Serie B, che dispongono di risorse economiche notevoli possono far fronte, a tutto ciò. Io credo che la Serie D vada fermata anche per non rischiare di compromettere la prossima stagione”.

Taranto, Olcese: "Otto gare sono poche, giochiamole. Ho ancora voglia di giocare"

Emiliano Olcese, attaccante del Taranto, ha rilasciato un’intervista ai colleghi del Corriere dello sport:
Emiliano Olcese, come sta trascorrendo la quarantena?
«Mi sto godendo la famiglia, ma pensavo che fosse una situazione che potesse risolversi in tempi brevi. Mi alleno tutti i giorni fortunatamente ho a disposizione lo spazio adeguato per farlo. Svolgo tutto il programma che ci dà il preparatore atletico, anche se
mi manca ovviamente il campo».
Lei è di origine argentina, com’è la situazione nel suo Paese?
«Anche in Argentina sono in quarantena, ma diversamente da quanto accaduto in Italia è iniziata quando c’erano poche decine di casi e dunque la situazione sembrerebbe sotto controllo. Ora ci sono alcune migliaia di contagi con un centinaio di decessi, pochi se confrontati a quelli registrati in Italia o altri Paesi del mondo».
Passando al calcio giocato, secondo lei il campionato andrebbe concluso?
«Se fosse per me tornerei a giocare, perché alla fine si tratterebbe di otto turni: in questo modo si porrebbe fine a ogni tipo di discussione sulle promozioni e le retrocessioni».
Qual è la sua idea sugli stipendi ai calciatori?
«Al momento nessuno parla di soluzioni e siamo preoccupati. La crisi ha colpito tutti, giocatori e società. Abbiamo famiglia e non ricevere gli stipendi è chiaramente un problema; dall’altra parte comprendiamo bene tutte le difficoltà che affrontano i presidenti, che investono tanto nel calcio a prezzo di enormi sacrifici e che perciò si trovano in difficoltà. Bisognerà trovare un accordo, che alla fine, tra persone di buon senso, ci sarà».
Cosa l’ha spinta a lasciare il Casarano per il Taranto?
«Mi affascina la piazza, poi concretamente mi hanno cercato sia il presidente Giove che il direttore sportivo De Santis, con cui avevo
vinto un campionato ad Andria. Già due anni fa firmai per il Taranto, ma un problema familiare mi costrinse a rimanere dove ero. Ho scelto Taranto nonostante una situazione complicata, perché per me costituisce un’altra sfida».
Come valuta questa breve esperienza durata, al momento, lo spazio di dieci gare?
«Secondo me non abbiamo fatto male, ma tutto è stato condizionato dall’obbligo di dovere vincere e questo ci ha fatto giocare con un po’ di ansia. Questa, e lo dico con l’esperienza che ho, è una squadra molto forte e che con certi equilibri potrebbe fare molto, ma molto bene. Nel girone di ritorno abbiamo perso solo due partite, una ad Altamura, dove abbiamo giocato male e l’altra con il Foggia contro cui avremmo meritato altra sorte».
In questa stagione ha avuto tre allenatori, De Candia, Bitetto e Panarelli: com’è cambiato il suo modo di giocare?
«Ogni allenatore ha le proprie idee e i propri schemi, ma io mi adatto a ciascuna richiesta. Rimango un centravanti puro, non statico ma di movimento, che prende palla per attaccare lo spazio creato, quando porto fuori posizione un difensore».
Con quale attaccante, nel corso della sua lunga carriera si è trovato meglio?
«Direi con tanti, ma mi viene in mente Ivan Bonocunto, con cui ho giocato a Pesaro, San Marino e Rimini».
Com’è nata l’idea di venire in Italia?
«Tramite un procuratore argentino, che lavorava con un collega italiano: mi propose Matera per la stagione 2004/05 e io accettai; poi sono rientrato in Argentina, ma dal 2007 in poi ho scelto di tornare qui. Prima di giungere in Italia, a vent’anni, l’Argentinos Juniors mi diede in prestito gli scozzesi del Livingston. Recentemente, con i sammarinesi de’ La Fiorita, ho avuto la possibilità di giocare le qualificazioni per la Champions League, contro i nord irlandesi del Linfield».
Quali sono i tuoi miti calcistici?
«Direi Maradona, ma anche Batistuta e Crespo, Inzaghi e Trezeguet: da ciascuno si può imparare qualcosa».
Qual è la sua squadra del cuore?
«Non ho dubbi, direi il Boca Juniors, mentre in Italia, avendo vissuto molto tempo in Campania, direi il Napoli».
Il prossimo 14 maggio compirà 37 anni: ha ancora voglia di giocare?
«Certo, perché anche in questo periodo di inattività mi sto allenando come se dovessimo riprendere a giocare domani. Sto progettando il mio futuro e per questo sto studiando Scienze motorie, una materia che mi appassiona tanto. Più che allenatore mi vedo preparatore atletico».
Nella stagione 2020/21, Olcese sarà ancora a Taranto?
«È ancora presto per dirlo, perché dobbiamo capire come finirà questa stagione».

Gravina, l'attaccante Granado lascia: "È arrivato il momento che non volevo… me ne vado con il cuore in mano"

Leonardo Granado lascia il Gravina, è lo stesso attaccante a annunciarlo tramite il proprio profilo Facebook, con un post con il quale ha voluto salutare l’intero ambiente murgiano.
È arrivato il momento che non volevo. Contento per tornare dalla mia famiglia, ma molto dispiaciuto per non poter continuare il mio percorso con questa maglia. È un momento complicato per tutto il mondo, il Covid-19 ci ha colpito duramente e per questo motivo si è deciso di finire qui questa breve storia tra me e l’FBC Gravina, ci tengo a fare un grandissimo ringraziamento a tutti coloro che ho conosciuto in questo periodo. Il presidente, lo staff tecnico e medico, e soprattutto i mei compagni e tutti i collaboratori! Ai tifosi e tutto il popolo gravinese, GRAZIE MILLE. Anche se per poco tempo, ho sentito la vostra passione per la squadra e società che vi rappresenta. Un grosso in bocca al lupo! E con questo ricordo che me ne vado, con il cuore in mano. Spero sia un arrivederci, LEO GRANADO”.

Nocerina, Liurni: "Bitonto e Cerignola le più forti. Ricordo il gol con l'Altamura"

I colleghi di MondoRossoBlù.it hanno intervistato Lorenzo Liurni, attaccante classe ’94 autore di 12 reti stagionali con la maglia della Nocerina, società militante nel Girone H del campionato di Serie D.
Stiamo vivendo uno dei periodi più difficili della nostra storia, questa pandemia sta creando diverse difficoltà sotto più aspetti. Cosa ne pensa?
È surreale, non allenarsi e non giocare per noi sportivi è difficile. È una situazione grave dove muore della gente, speriamo che passi il prima possibile.
Sul profilo umano e calcistico, come sta affrontando questo blocco del campionato?
Cerco di allenarmi tutti i giorni e di seguire una dieta rigidissima che mi permette di mantenere il peso forma con la speranza che passi tutto in fretta. Per noi calciatori non è facile allenarsi da casa ripetendo sempre gli stessi allenamenti e quindi, contando anche che siamo ormai fermi da due mesi circa, se si riprenderà sarà durissima, anche se, personalmente la vedo dura sul fatto che si possa riprendere.
Quindi crede che le probabilità di riprendere siano sempre meno?
Se ne sentono tante di ipotesi. La mia opinione è che se la gente continua a morire e anche in Serie A faticano a ripartire, figuriamoci in una categoria come la Serie D, la vedo dura. Sotto più aspetti, compreso quello dei tamponi, nessuno ci tutela. Penso, quindi, che tornare a giocare sia difficile, la priorità è tornare soprattutto alla vita normale, se poi dovessero decidere di non farci giocare più accetteremo la decisione.
Facendo un salto nel recente passato e parlando di calcio giocato, un suo bilancio di quella che è la stagione della Nocerina fino all’ultima partita disputata?
L’obiettivo è stato fin da subito quello della salvezza, nell’ultimo periodo stavamo ottenendo degli ottimi risultati, avevamo raccolto quattro punti nelle ultime due partite ed eravamo in linea con quello che ci eravamo prefissati. Fu molto importante la vittoria a Taranto, noi avevamo in programma quattro partite difficili contro Casarano, Taranto, Gravina e Cerignola, sapevamo che c’era bisogno di fare un colpaccio e ci riuscimmo proprio a Taranto con un mio gol, fu un momento positivo e felice, soprattutto per la squadra. Nel corso della stagione ci sono stati degli alti e bassi, abbiamo incontrato delle squadre fortissime, come sappiamo il Girone H è molto difficile, ma nei momenti di difficoltà siamo sempre stati bravi a riprenderci e a lottare per la salvezza.
C’è un gol o un momento di questa stagione che ricorda in modo particolare?
Si, ricordo il gol contro l’Altamura alla penultima partita prima dello stop. Era una partita fondamentale per la salvezza, rischiavamo di finire penultimi, vincemmo con un mio gol e in tribuna era presente tutta la mia famiglia, fu un momento particolare, mi lasciai andare.
Il Coronavirus, oltre a creare incertezze per la ripresa dei campionati, ne crea altre per il domani dei calciatori. C’è spazio per pensare al suo futuro in un periodo del genere?
Non so ancora niente, in questa situazione non si sa nulla di preciso. Valuterò ciò che mi arriverà e vediamo anche chi mi chiamerà, appena finirà tutto questo penso che gli addetti si rimetteranno a lavoro. Se si riprenderà penseremo al campo, in caso contrario, invece, penseremo al futuro.
Parlando del campionato in generale, come già detto il gruppo H è abbastanza complesso e presenta diverse sfide contro piazze blasonate. Com’è, per un calciatore, affrontare un girone cosi difficile?
Per un calciatore da molti stimoli, ci sono molte realtà importanti con giocatori forti. Non dimentichiamoci che gioco per la Nocerina, una società che ha alle spalle anni di Serie B ed è una delle tante squadre che ha un blasone enorme per questa categoria. Basta pensare anche a Foggia, Taranto, Brindisi e Andria. Senza dubbio è il girone più difficile e affascinante di tutta la Serie D.
C’è qualche squadra nello specifico che l’ha impressionata?
Il Bitonto e il Cerignola in particolare, sono due squadre fortissime. La prima ha una squadra forte, ha un grande attaccante come Patierno che fa la differenza. La seconda, invece, soprattutto in casa è una squadra forte e difficile da affrontare.

La Sly lascia Bari? Il presidente Quarto:" Grandi città sono interessate al nostro progetto"

La Sly United lascia Bari?
Il presidente Danilo Quarto, intervistato nel corso di “A che calcio giochiamo?”, non esclude questa possibilità. “Negli ultimi due anni grandi città, dove si è anche fatto calcio a livello professionistico, hanno mostrato interesse verso il nostro progetto – spiega il 34enne imprenditore barese da Milano, sede principale delle sue attività – se una piazza dovesse accettare di vedere il nome Sly abbinato alla propria città, è un’idea che in futuro si potrebbe prendere in considerazione. Già dopo aver vinto il campionato di Seconda categoria sono arrivate richieste di lasciare Bari per continuare in altre grandi città della provincia. Per Bari sto facendo tanto, portando qui anche eventi importanti come la Bobo Summer Cup, investendo 150mila euro per dare lustro alla nostra città, quindi pensiamo di meritare un po’ più di rispetto. A volte sembriamo dei fantasmi“.
E aggiunge: “Alcune società del Nord di serie C mi hanno fatto proposto incarichi da team manager, ma io non vado a fare il mercenario. Voglio continuare il progetto Sly con i miei uomini: se dovessi farlo in altre città, non lo farei mai in società con altri, farei tabula rasa di quello che c’è attualmente“.
Infine, sulla possibilità di ripresa dei campionati dilettantistici (la Sly United Bari guida il girone A di Promozione con 4 punti di vantaggio sulla seconda, Il Manfredonia, a 5 turni dal termine), Quarto si mostra alquanto scettico: “Non mi sembra che ci siano le condizioni, dopo due mesi di stop, di poter tornare in campo. Ma una cosa è certa: non accetteremo mai l’annullamento del campionato e quindi di tornare a disputare la Promozione. L’Eccellenza l’abbiamo meritata sul campo, come ha onestamente detto nei giorni scorsi anche il presidente del Manfredonia, De Nittis“.
(In alto il presidente Danilo Quarto, foto Sergio Porcelli)

Bitonto, Marsili: "Tra i dilettanti situazione incontrollabile. Taranto? Vi spiego…"

Una lunga intervista quella rilasciata da Max Marsili, pilastro del centrocampo del Bitonto, all’edizione odierna del “Corriere dello Sport”, ed.Puglia.
Diversi i temi trattati dal classe ’87, secondo cui una ripresa delle attività è abbastanza complicata: “È possibile discutere di controlli accurati attraverso test e tamponi soltanto nei contesti calcistici principali, mentre sul fronte-dilettanti la situazione sarebbe incontrollabile: è difficile ripartire, ma ci atterremo alle decisioni degli organi competenti”.
L’atleta neroverde si dice soddisfatto della scelta estiva di legarsi al Bitonto, dopo l’inaspettato addio al Taranto: “Potrebbe sembrare un pensiero retorico, ma a Bitonto ho incontrato gente seria e ambiziosa sia sul fronte dirigenziale che tecnico. Ho avvertito subito quel feeling necessario per poter raggiungere grandi obiettivi: l’unione del gruppo ci ha consentito di duellare per la C. Voglio conquistare la promozione anche qui dopo quelle di Nocera e Matera. L’addio al Taranto non è dipeso da me, ma da scelte tecnico-societarie ben precise che non posso far altro che rispettare. Auguro ai rossoblù il meglio”.

Coronavirus, FIGC invia protocollo di ripresa ai ministri di Sport e della Salute

(ANSA) – ROMA, 18 APR – Il protocollo contenente tutte le disposizioni per la ripresa in sicurezza degli allenamenti delle squadre di calcio, studiato dalla commissione medico scientifica della Federcalcio con l’aiuto di esperti del settore, è stato inviato nel primo pomeriggio dal presidente federale, Gabriele Gravina, ai ministri dello Sport e della Salute, Vincenzo Spadafora e Roberto Speranza. Il documento, frutto del gruppo di lavoro presieduto dal prof. Paolo Zeppilli, sarà adesso valutato dai due ministeri. Le linee prevedono che le squadre potranno tornare al lavoro ma con rigidi criteri di sicurezza: i giocatori verranno costantemente monitorati e i contatti con l’esterno dovranno di fatto essere azzerati. (ANSA).