Casarano, il pensiero di Morleo sulle altre salentine

Intervenuto sulle pagine del Nuovo Quotidiano di Puglia, il difensore del Casarano Archimede Morleo esprime il suo pensiero anche sulle altre pugliesi del girone H, Taranto e Brindisi in primis. Ecco uno stralcio della sua intervista, pubblicata oggi:
Parliamo delle altre quattro squadre salentine: Fasano, Taranto, Brindisi e Nardò.
Il Fasano è a metà classifica e con la finale di Coppa Italia da giocare è quella che la classifica alla mano sta perdendo più di tutti. Mi aveva impressionato molto all’inizio del campionato, un gruppo consolidato anche se in casa li abbiamo battuti. Il loro livello è venuto fuori, hanno un bel gioco ma sono calati fisicamente.
Il Taranto è partita tra le favorite ed è secondo me una buona squadra anche se ha perso qualche pezzo. La piazza è esigente e particolare e avrebbe bisogno di più tranquillità per poter raggiungere importanti risultati. Se il campionato riprenderà, se la giocherà con noi per i playoff ma credo che abbiano comunque disputato un torneo sottotono, salvo qualche partita.
Il Brindisi è la squadra dove ho tanti amici anche per stagioni passate. Anche li una piazza importante e una buona squadra dove la tranquillità sarebbe fondamentale per centrare traguardi di rilievo. Comunque un campionato positivo anche se con alti e bassi.
Il Nardò è la squadra che in Coppa Italia ci aveva impressionato, specie con i giocatori davanti. Ha avuto qualche difficoltà all’inizio, poi con qualche rinforzo sono ripartiti e hanno ottenuto una serie di risultati utili consecutivi. All’andata li abbiamo battuti e non era la squadra vista in estate. Al ritorno, sia pure a sprazzi, l’abbiamo rivista.

Bitonto, mister Taurino: “Non se lo sport si sia fermato in tempo. La Lnd…”

Alla vigilia dell’emergenza Coronavirus, il Bitonto viveva il sogno promozione in Serie C: la squadra di mister Taurino, allenatore del club neroverde, è la prima classificata del girone H della Serie D. Il tecnico, ai microfoni di dabitonto.com, ha parlato del suo rapporto con lo staff ed i calciatori in questo periodo di emergenza e, soprattutto, delle sensazioni legate al progetto bitontino dal suo arrivo ad oggi.

“La tecnologia ed i “social” ci aiutano a mantenere un contatto costante tra staff e squadra. I ragazzi stanno tutti bene e stanno svolgendo un preciso programma individualizzato sotto l’attenta e scrupolosa supervisione del preparatore atletico Paolo Rizzo. Dover restare a casa senza poter respirare lo spogliatoio è davvero dura, ma assolutamente necessario in questo momento. Non so se lo Sport italiano si sia fermato in tempo ma il mio applauso va alla LND che è stata la prima Lega nazionale a fermare i campionati, dimostrando con i fatti che la salute è prioritaria”.

Il tecnico brindisino parla anche del suo approccio con la tifoseria e la città neroverde, dal suo arrivo ad oggi: “Con la piazza ho avuto subito un buon feeling (alimentatosi strada facendo grazie al percorso entusiasmante che i ragazzi ci stanno regalando) e il confronto con gli ultras neroverdi dopo le due sconfitte contro Fasano e Agropoli è stato determinante, secondo me… Ci ho messo la faccia, in quel momento così negativo, e i tifosi credo abbiano apprezzato il mio assumere le giuste responsabilità. Lì Bitonto ha iniziato a conoscere il Taurino uomo e non soltanto l’allenatore; di lì qualcosa è cambiato in meglio, tutti hanno iniziato a credere nel lavoro mio e di tutto lo staff. E sono arrivati anche i risultati sperati che ci meritavamo per il lavoro e l’impegno di tutti. La gente ha iniziato a credere, com’era giusto che fosse, anche e soprattutto nella figura cardine di tutto il progetto Bitonto Calcio, cioè il presidente Rossiello. A tal proposito, mi permetto di dare un consiglio a tutta la città: tenetevi ben stretto Francesco Rossiello e la sua straordinaria famiglia! Concludo ricordandovi che a luglio avevamo un grande sogno che oggi condividiamo noi squadra con tutta la città e tutti insieme proveremo a realizzarlo. Dobbiamo darci una mano, però, dobbiamo restare uniti e lottare insieme. Sempre. La parola chiave è stata, e lo è in questo momento più che mai, una sola: fiducia”.

Audace Cerignola, il ds Di Toro: “Non si può lasciare la stagione incompleta”

“Lasciare la stagione incompleta significa falsarla”. In casa dell’Audace Cerignola la pensano un pò tutti allo stesso modo: dirigenti, giocatori e staff tecnico vogliono terminare il campionato. La pensa così anche il direttore sportivo Elio Di Toro che spera di rivedere i suoi ragazzi calcare di nuovo i campi della Serie D.

La situazione per il Paese è drammatica e mette in pericolo sia la salute che l’economia. Se penso che si possa portare a termine la stagione? Non lo so ma credo che sia troppo importante chiuderla. Lasciarla incompleta significa falsarla. Il nostro girone, per esempio, ha ancora tante partite da giocare e molti punti a disposizione può cambiare molto.

Un periodo decisamente tosto, il calcio manca a tutti sia a chi va in campo che chi lo dirige. “Dobbiamo stare a casa per forza e ci dobbiamo arrangiare per come possiamo – rilancia Di Toro -: ogni settimana lo staff tecnico manda ai ragazzi il programma da seguire e loro si adeguano. Chiaramente però lo spogliatoio manca a tutti, manca il rapporto di ogni giorno, ma manca anche tanto la domenica, la sensazione della partita: speriamo di farlo presto, tornare a giocare vorrebbe dire che le cose in Italia si sono sistemate. Questo periodo è mentalmente molto tosto, ma non dobbiamo abbatterci.

L’Audace Cerignola era in lotta per qualcosa di importante. “Per il momento teniamoci bassi, alla nostra stagione diamo un ottimo voto per la grande rincorsa. La classifica è bugiarda per il valore che abbiamo, meriteremmo molto di più.

Gli manca il campo, gli mancano i suoi ragazzi – conclude il Ds del Cerignola -. Non è stato, per il momento, deciso quando si ritornerà in campo, in questo senso l’Audace Cerignola sta applicando le norme per come esse esistono e accettarne il responso con responsabilità e sensibilità.

Bitonto, Marsili: “Futuro incerto ma sarà molto difficile riprendere”

Oggi i colleghi di MondoRossoBlù hanno intervistato l’ex capitano del Taranto Massimiliano Marsili, centrocampista classe 1987, oggi tra le fila del Bitonto.

Max, una situazione paradossale alla quale non eravamo minimamente preparati…
No, esattamente, è successo tutto così in fretta. Non pensavamo che nel 2020 potesse accadere qualcosa del genere. Magari abbiamo anche sottovalutato il problema, adesso invece è diventata una situazione grave e pericolosa. La cosa più importante è tutelare noi e le nostre famiglia, il calcio passa in secondo piano.

Come va l’allenamento “indoor” e il rapporto con squadra e società in questo momento?
In questo momento l’unica cosa che possiamo fare è allenarci, e possiamo farlo solo qui, dato che per la nostra sicurezza non ci è concesso di andare fuori a farlo. Non è facile fare attività da soli, senza sentire il calore del gruppo e della squadra, ma è nostro dovere attenerci alle disposizioni. In tutto questo però il Bitonto ci è vicino: allenatore, staff tecnico e medico, presidente, tutti ci stanno facendo sentire il loro affetto, ci chiamano spesso e questo è importante. Naturalmente anche di squadra ci sentiamo ogni giorno, siamo un bel gruppo.

D’accordo, ipotizzare una ripresa al momento è impensabile, ma quale sarebbe una tua soluzione per la stagione in corso?
Adesso non so che dirti, difficile ipotizzare cosa succederà nelle prossime settimane, posso solo dire senza dubbio che riprendere sarà molto difficile. La Federazione farà le sue valutazioni, l’unica cosa che possiamo fare è allenarci e continuare a fare sacrifici da casa.

Per anni sei stato una bandiera del Taranto, cosa pensi della stagione travagliata che i rossoblù hanno affrontato sinora?
Sinceramente mi dispiace per la situazione che sta affrontando il Taranto, sono 12 anni che vivo in questa città e ne sono innamorato, ma adesso devo pensare alla mia squadra, il Bitonto, dove mi sono subito trovato a mio agio, sin dal primo giorno.

Un saluto a chi legge, in questo brutto momento
Posso dire a tutti di fare ancora degli sforzi, so che stare anche senza il calcio è difficile, ma tutti quanti insieme ne usciremo vincitori, l’importante adesso è salvaguardare noi e le nostre famiglie. Un abbraccio a tutti.

Piano da 400 milioni per lo sport di base. Sibilia: “Bene, perché noi siamo il tessuto sociale del Paese”

Per avere un futuro dopo il coronavirus, il calcio deve “restare unito”, perseguire “l’interesse collettivo”. E’ l’appello del presidente della LND Cosimo Sibilia in un’intervento all’Ansa. “Lo dico sempre, un euro investito nello sport viene restituito 300 volte sul piano della sanità“.

Il numero uno della LND ha anche e soprattutto commentato l’annuncio del Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, che ha prospettato un piano di 400 milioni di euro per sport di base e associazioni dilettantistiche. “Sono contento e ringrazio il ministro per la sua disponibilità. Mi aspetto misure importanti per il nostro movimento, perché le nostre società sono la fotografia del Paese”.

CONI, il presidente Malagò: “Molti sport annulleranno la stagione”

Il presidente del CONI Giovanni Malagò, ha parlato della ripresa della Serie A ai microfoni di Radio 24: “Non sono contrario a quanto fatto dalla Federugby (sospensione definitiva della stagione 2019/2020). Magari non condivido il timing perché l’ordinanza scade il 3 aprile… Ieri Spadafora ha detto che in precedenza era stato troppo ottimista sulla ripresa del campionato il 3 maggio. Secondo me si arriverà a quanto detto dal rugby in molti sport, non so se in tutti. Ogni sport lo devi guardare nella sua specificità“.

Fasano, il dg Obbiettivo: “Riorganizziamo il calendario, giochiamo anche in notturna”

Dinanzi ai diversi scenari che si prospettano per la ripresa del Campionato di Serie D e di tutti i campionati dilettantistici di calcio, il nostro direttore generale Antonio Obbiettivo è voluto intervenire per poter offrire delle soluzioni non appena l’incubo Coronavirus sarà terminato: “In questo momento storico-spiega il dg biancoazzurro-le priorità sono altre e il calcio non lo è sicuramente. La salute viene prima di tutto e su questo siamo d’accordo. C’è da dire però che anche nel settore del calcio dilettantistico in molti sono in gravi difficoltà poiché in tantissimi si guadagnano da vivere esclusivamente da questo sport e hanno tutto il diritto di portare a casa i contratti pattuiti. Però allo stesso tempo, gli addetti ai lavori dovranno comprendere con grande senso di responsabilità che tantissime Società, essendo basate sull’economia del territorio, avranno difficoltà enormi. Servirà quindi compattezza ed è giusto che tutte le componenti si vengano incontro per trovare la migliore soluzione: FIGC, Addetti ai lavori, Società.La situazione meriterebbe un approfondimento specifico perché le criticità in questo mondo spesso sono ad ampio spettro.Èuna categoria in crisi nera da anni ormai e, questa emergenza non ha fatto altro che aggravare una situazione già borderline.Il mio è un discorso in prospettiva, relativo a quando l’emergenza sanitaria potrà farci pensare a trovare una soluzione riguardo i campionati dilettantistici, in modo da risultare il meno possibile penalizzato chi lavora in questo mondo, indotto compreso. Leggo di accorati appelli ad annullare la stagione in corso e sono completamente contrario a questa ipotesi.

Poi leggo di formule strane, di soli play-off e play-out, in questa situazione ognuno giustamente dice la sua. Trovo però davvero complicate e astruse alcune soluzioni prospettate. A mio modesto modo di vedere, credo che per i dilettanti la soluzione ideale, più fattibile,meno invasiva e più lineare sarebbe quella di considerare come data di fine campionato il 30 agosto anziché il 30 giugno. Creando una “norma speciale” che consideri questo termine temporale ai fini di tesseramenti, prestiti, accordi economici etc. e ri-calendarizzando la stagione, magari in notturna se si dovesse andare verso la stagione più calda. Credo accontenterebbe tutti. Trovo inapplicabile l’annullamento di una stagione, sarebbe assurdo e ingeneroso per tutti, meglio considerare questa sosta, una sospensione a data da destinarsi, ma appunto con una norma speciale che allunghi la stagione sportiva 2019-2020.Chi ha fatto investimenti ingenti non lo merita, la stagione insomma va portata in fondo, non appena si avrà la soluzione definitiva dell’emergenza sanitaria in atto.Con questa formula non ci sarebbe la necessità di rincorrere date operando una compressione delle gare in tempi molto ristretti, permettendo inoltre ai calciatori, agli staff di tornare a lavorare in maniera più adeguata, senza rischiare infortuni.

L’eccezionalità della situazione non permette allo stato attuale soluzioni migliori secondo me e poi non creerebbe vantaggi o svantaggi per nessuno.Intanto pensiamo a rispettare i decreti con senso civico e disciplina, unica soluzione al contenimento di questa emergenza sanitaria.

Taranto, Matute: “Se torniamo a giocare, l’obiettivo è vincere i playoff”

Ai microfoni di Giornalerossoblu.it è intervenuto Kelvin Matute, centrocampista del Taranto. Queste le sue dichiarazioni in merito alla situazione attuale, con uno sguardo anche verso il futuro:

Innanzitutto come stai, e come stai passando questo periodo di riposo forzato?
“Sto bene, sono in casa con la mia famiglia. Stiamo passando un momento bruttissimo per la storia del mondo. Dispiace per tutti quelli che stanno soffrendo”.

Se dovesse dipendere da te, faresti riprendere il campionato? E alla fine secondo una tua opinione cosa succederà?
“Per adesso è difficile parlare del campionato, visto quello che sta succedendo. La vita viene prima di tutto, perciò discutere di calcio è superfluo, dobbiamo essere umani e cercare di aiutare il prossimo”.

Cosa non è andato in questa stagione?
“È stata una stagione particolare, non è andato niente per il verso giusto. Personalmente non sono venuto qua per giocare questo campionato, ma volevo vincerlo, poiché ero anche convinto del progetto. Abbiamo fatto di tutto per vincere in campo, ma purtroppo non è andata, anche le partite che potevamo fare nostre sono girate storte. A questo punto non posso dire cosa è andato storto o meno, non riesco a capirlo”.

Qual è l’obiettivo del Taranto in questa annata, qualora si dovesse riprendere a giocare?
“Minimo vincere i play off. Anche se per il momento siamo fuori, sono fiducioso di questo gruppo. La sosta ci poteva aiutare a dare una scossa. Abbiamo la voglia di fare risultato, tanto che pensavo che prima o poi la ruota dovesse girare dalla nostra parte, ma così non è stato”.

Vorresti rimanere in riva allo ionio per un’altra stagione?
“La mia intenzione era quella di vincere il campionato e di proseguire con la maglia del Taranto. Il campionato non è ancora finito, adesso non posso dire che non voglio rimanere, anche perché mi piacerebbe vestire la maglia rossoblù anche il prossimo anno. Ora vediamo come vanno a finire le cose e poi tireremo le somme”.

Figc, Gravina: “Vogliamo salvare la stagione 2019-2020 ma…”

L’emergenza coronavirus, come sappiamo, sta mettendo a dura prova anche il mondo del calcio. Ancora una volta è il massimo esponente del movimento calcistico italiano, il presidente della Figc, Gabriele Gravina a parlare. Stavolta sono i colleghi di Radio Sportiva ad intervistarlo sull’ovvio argomento di questi giorni: “Oggi possiamo abbandonarci a tutta una serie di elaborazioni, ma dobbiamo anche ricordarci che la prossima stagione ha una deadline chiara“, ha argomentato Gravina, riferendosi alle importanti scadenze già in calendario per giugno 2021. “Il prossimo anno avremo gli impegni dell’Europeo di calcio e competizioni internazionali legate ai club. Non possiamo commettere l’errore, già fatto lo scorso anno, di partire oltre metà agosto. È evidente che oltre metà luglio diventa complicato andare avanti con il campionato 2019-20. Dobbiamo però essere molto realisti e capire che in questo momento la situazione è in continua evoluzione. Abbiamo il dovere di approfondire giorno dopo giorno l’ipotesi della ripartenza, stiamo lavorando anche su ipotesi alternative“.

Foggia, capitan Gentile: “Non vanifichiamo mesi di lavoro”

Il capitano del Foggia, Federico Gentile, intervenuto sulle colonne del Corriere dello Sport (ed. Puglia) ha parlato di quanto i rossoneri siano pronti alla ripresa del campionato: “Un mese di completa inattività comincia a pesare sulla vita di tutti i giorni. Io non dispero e confido che prima o poi si torni alla normalità. Adesso pensiamo prima alla salute, si giochi o meno in questo momento ha davvero poca importanza. Se poi si gioca però è meglio, così non butteremmo all’aria mesi di lavoro“.

Taranto, Cuccurullo: “Non c’è voglia di pensare alla fine del campionato”

Ai microfoni di MondoRossoBlù quest’oggi uno degli under della compagine jonica, stiamo parlando del centrocampista Marco Cuccurullo, classe 2000 in prestito dal Benevento.

Marco, stiamo vivendo indubbiamente una situazione non facile
Proprio così, il Covid-19 ci ha colpiti all’improvviso e ci ha costretto a fermare tutti i campionati. So che è difficile ma dobbiamo adeguarci, questo è un virus pericoloso. Tutto ciò che possiamo fare è stare tranquilli a casa per evitare inutili diffusioni di contagi.

Come va il rapporto con la società e l’allenamento a distanza?
Abbastanza bene. Con la società e col mister, ma anche con lo staff medico c’è grande sintonia e stiamo mantenendo dei contatti costanti. Per gli allenamenti stiamo ricevendo delle schede per mantenerci in forma, anche se non tutti hanno la casa grande per potersi esercitare: prima facevamo attività fuori casa ma adesso sappiamo tutti che le attuali disposizioni ce lo impediscono.

Chiaramente parlarne adesso è impossibile, ma hai delle tue soluzioni per la ripresa?
Come hai detto tu adesso non c’è nemmeno molta voglia di pensare al domani. Viviamo nell’incertezza, i casi continuano ad aumentare, quindi la cosa fondamentale adesso è pensare a sconfiggere questo virus, poi se il campionato lo finiremo a maggio o a giugno non cambierà granché.

Parliamo di calcio giocato: che bilancio fai della tua esperienza al Taranto sino a questo momento?
Sicuramente posso dire di aver imparato tanto in quest’anno. La mia fortuna è stata quella di essere arrivato in un grande gruppo, e di questo ne sono onorato. Sono cresciuto anche nelle difficoltà che abbiamo incontrato durante la stagione, e per questo devo dire grazie ai miei compagni che hanno più esperienza: mi hanno migliorato sotto tanti punti di vista, sia tecnici che caratteriali. Posso assicurare che darò il massimo fino alla fine.

Un saluto a tutti i tifosi rossoblù
Ciao a tutti, ragazzi, forza Taranto e, soprattutto, restiamo a casa.

Taranto, Guaita: “La falsa partenza ha prodotto effetti disastrosi”

Sicuramente quella interrotta tre settimane da non potrà mai considerarsi la sua migliore stagione, ma Leandro Guaita, 33enne esterno argentino del Taranto guarda avanti, in attesa che la pandemia di Covid-19 possa rallentare e consentire il graduale ritorno alla normalità.

Come sta trascorrendo questo tempo sospeso?
Come tutti, chiuso nella mia casa qui a Taranto. Siamo ovviamente preoccupati per l’escalation di contagi che si sono registrati in Italia ed osserviamo scrupolosamente le indicazioni fornite dal Governo. Ora la priorità è quella di preservare la salute, per il calcio ci sarà tempo dopo, quando tutto questo sarà alle spalle. È chiaro, però, che nel frattempo cerco di mantenermi in forma attenendomi alle schede di allenamento che settimanalmente il nostro preparatore atletico ci invia. Purtroppo non tutti abbiamo a disposizione giardini o cortili per svolgere attività all’aperto e chi, come me, deve lavorare in casa, è molto limitato.

Tornando con la mente a qualche settimana fa, c’è il rammarico per un campionato che il Taranto e Guaita non hanno vissuto da protagonisti come ci si attendeva.
Il calcio è uno sport di quadra, e come tale va vissuto e valutato. Da qui si può tranquillamente desumere che il mio rendimento è stato in linea con quello di tutto l’organico. So di aver reso molto meno rispetto al passato, ma purtroppo in questa annata tutto ha girato per il verso sbagliato. A cominciare dalla gara con il Brindisi. Psicologicamente quella falsa partenza ha prodotto effetti disastrosi sul piano dell’entusiasmo. La piazza ha cominciato a mugugnare e, nonostante le successive tre vittorie, non siamo riusciti a mantenere la continuità necessaria. Se le analizziamo tutte, le nostre sconfitte, ci renderemo conto che c’è sempre stato qualche episodio che ci ha penalizzato. L’unica volte, forse, che la fortuna ci aveva baiato le gote è stata quando abbiamo agguantato il pareggio nella gara interna contro il Cerignola. Gioia effimera, subito vanificata dalla sconfitta a tavolino. Anche quella per noi è stata una mazzata.

Cosa c’è nel futuro di Guaita, ammesso che si riesca a riprendere a giocare?
Io mi auguro ci sia il Taranto. Spero di avere un’altra opportunità.

Gravina a Sky Sport: “Rischiamo di perdere 3000 società dilettantistiche”

Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio, è intervenuto a Sky Sport, soffermandosi sulle strategie in merito alle tante ipotesi sulla ripresa dei campionati attualmente fermi a causa dall’emergenza Coronavirus: “L’ipotesi di passare ad una Serie A a 22 squadre dovrebbe confrontarsi con un campionato che probabilmente partirà già in ritardo e dovrà comunque finire a maggio 2021 per l’Europeo: mi apparirebbe cosa schizofrenica avere l’esigenza di giocare meno partite e fare una A con 22 squadre. Sarebbe un campionato ingestibile. Sono preoccupato per tutto il calcio, la A, la B, la C e il mondo dilettantistico – dice ancora Gravina -. Anzi, comincerei da lì perché è un settore che rischia di perdere oltre tremila società: un disastro”.

Foggia, Felleca: “Andremo in serie C, in campo o con ripescaggio”

Roberto Felleca, patron del Foggia, attraverso le colonne del Corriere dello Sport ha rassicurato i propri tifosi: “I nostri programmi sono confermati, stiano tranquilli i nostri tifosi. Siamo la migliore seconda, classifica alla mano, sarebbe giusto ripescarci qualora i campionati finissero qui. Pur avendo la promozione in tasca, vorremmo però. tornare a giocare perché vogliamo completare l’opera“.

Nessun contrasto con il Bitonto: “Noi ragioniamo solo pensando al Foggia. Se ritornassimo a giocare a un mese dallo stop dei campionati, si partirebbe tutti alla pari sia dal punto di vista fisico che d a quello atletico e lo spettacolo per i tifosi credo non mancherebbe“.

Bitonto, bomber Patierno a NC: “Lotta a tre per la C, ma sarà difficile riprendere”

Insieme a Scotto è l’unico attaccante di serie D ad aver già collezionato la bellezza di 20 reti: parliamo di “Kikko” Patierno, 29enne attaccante del Bitonto, alla sua terza stagione consecutiva in maglia neroverde. Un rendimento costantemente elevato per il bomber, che si è raccontato in esclusiva ai microfoni della nostra redazione: “Quando quest’anno ho ricominciato a lavorare, ho pensato subito a voler migliorare rispetto allo scorso anno e, fin dall’inizio, sapevo che potevo ritoccare il mio record personale. A livello di squadra, già in ritiro vedevo una squadra che poteva migliorarsi, poi con le idee del mister, e con i calciatori forti, mi sono convinto che avremmo fatto un campionato di vertice. Noi dal 15 ottobre siamo primi in classifica, non è da tutti essere al comando per tanti mesi“.

Sulla lotta alla serie C: “Per me Foggia e Cerignola sono le squadre che si giocano il campionato con noi; il Sorrento è una grande squadra, sta facendo meglio di tutti, ma se penso agli organici, credo sia una lotta a tre“.

Sul futuro della stagione corrente: “Desidero che tutto torni alla normalità, vorrei vincere il campionato sul campo, ma, vedendo ciò che sta accadendo, credo sia difficile riprendere. Ci atteniamo a chi dall’alto prenderà le decisioni“.

Il coronavirus ha fatto saltare 45.000 gare tra i Dilettanti

Dallo stop delle gare di calcio per contrastare la diffusione dell’epidemia di coronavirus a oggi, nei campionati della Lega Nazionale Dilettanti sono saltate oltre quarantacinquemila gare tenendo conto che in una stagione se ne disputano circa cinquecentocinquantamila. Numeri enormi come è grande il movimento dei tesserati del calcio dilettantistico italiano, uno dei più organizzati al mondo. Del resto, basti pensare che oltre un milione di calciatori (1.045.565) sono tesserati per club della Lnd, pari al 98 percento di tutti i calciatori presenti in Italia (ossia 1.057.000).

Le attività della Lega Nazionale Dilettanti generano un movimento annuale a vantaggio dell’economia nazionale pari a 2,1 miliardi di euro fra consumi delle società, interventi nell’impiantistica e creazione di occupazione. Un contributo non indifferente al Prodotto interno lordo che giocoforza sarà in parte decurtato per lo stop forzato derivante dall’epidemia in corso.

Nel prospetto economico vanno evidenziati anche gli ottocentododici milioni di euro quale valore stimato del volontariato sportivo in Italia, una delle colonne portanti sulla quale poggia l’attività del calcio dilettantistico. Qui cuore e passione vanno oltre le cifre. Migliaia di volti sconosciuti con il loro lavoro (gratuito) permettono che ogni benedetta domenica o nei giorni dettati dal calendario (calcistico) migliaia di squadre possano scendere in campo nelle migliori condizioni possibili. Adesso che è tutto fermo e il pallone non rimbalza, appare più chiara la sua assenza.

In Italia, il venti per cento dei ragazzi tra i 5 e i 16 anni è tesserato per una società di calcio. Il “Sistema Calcio Lnd” si conferma come un pezzo del sistema “formativo” della società italiana, con responsabilità importanti per quanto riguarda l’educazione sia del fisico sia delle capacità relazionali delle persone coinvolte. Questo potrebbe significare che, qualora vi fosse un decremento del 30% da parte delle società, oltre duecentomila giovani rientranti nelle classi di età sopra citate potrebbero non avere una squadra nella quale giocare. Il che non è certo né bello né auspicabile in uno dei Paesi al mondo con una delle più importanti tradizioni calcistiche. Quattro stelle sulla maglia azzurra non sono arrivate per grazia ricevuta, ma frutto di oltre un secolo di attività nel football moderno.

Chiamatela anche con parole semplici, ma c’è un algoritmo elaborato da Figc e Uefa, denominato “Social Return On Investment (SROI) Model”, che ha permesso di rappresentare i benefici derivanti dalla pratica calcistica di base e il conseguente impatto generato sul “Sistema Paese”, con l’obiettivo di indirizzare maggiormente gli investimenti a lungo termine e facilitare le partnership strategiche finalizzate alla crescita del calcio italiano. Lo studio, nello specifico, ha analizzato il rilevante impatto socio-economico di tutto il calcio italiano, che risulta pari nel 2018-19 a circa 3,01 miliardi di euro. Oltre all’analisi dello scenario attuale, il modello SROI ha permesso anche di stimare la legacy derivante da un potenziale investimento nel calcio di base, in termini di aumento di calciatori tesserati e conseguenti risvolti a livello socio-economico. In particolare, dall’analisi risulta che un investimento potenziale aggiuntivo pari a circa 549.000 euro potrebbe condurre a un aumento dei calciatori tesserati per la Lega Nazionale Dilettanti nell’ordine di 26.421 nuovi atleti registrati, con un impatto socio-economico aggiuntivo stimabile in 71,5 milioni di euro. Le cifre non hanno mai la bellezza della poesia o della letteratura, ma l’economia fa camminare il mondo.

LND, l’avvocato Barbiero: “Non sappiamo se si concluderanno i campionati”

Grandi incognite aleggiano sull’evoluzione di tutti i campionati di calcio, compreso quello di serie D. Più passano i giorni e più aumenta la sensazione che, almeno quelli dilettantistici, difficilmente possano essere conclusi, anche per le difficoltà economiche che troveranno molte società una volta che l’emergenza legata al Coronavirus sarà rientrata.

Sul punto il Coordinatore della LND, l’Avvocato Luigi Barbiero, non si sbilancia: “Cosa posso dire… Ci troviamo, forse, nella fase più dura di questa tragedia legata al Coronavirus. In questo momento non possiamo ipotizzare proprio nulla e chi lo fa probabilmente non si rende conto della gravità della situazione. Dobbiamo attendere i prossimi sviluppi per fare dei ragionamenti. La nostra priorità oggi è di superare questa emergenza che sta affliggendo tutto il mondo. Solo una volta superata, valuteremo se i campionati si potranno concludere o meno”.

Barbiero bacchetta anche chi, in questo momento, sta esternando o proponendo delle soluzioni per completare i campionati, spesso e volentieri dettate da personali interessi di classifica: “La nostra volontà è di completare il campionato, ma ad oggi nessuno può dire se ci sarà il tempo o meno per farlo. Tanti si stanno sbizzarrendo in ipotesi e valutazioni sul da farsi, nel caso in cui si possa riprendere o non si possa riprendere la stagione, ma la verità è che la nostra posizione attuale riguarda solo il superamento di questo momento molto difficile per tutti. Solo dopo aver ottenuto questa vittoria, poi si penserà a come far ripartire il paese e tutte le attività ad esso relazionate, tra le quali ovviamente anche il calcio”.

L’avvocato Barbiero aggiunge: “La nostra scadenza ufficiale è quella del 3 aprile. Prima di quel giorno valuteremo i numeri ed in base a quelli verranno emanati nuovi provvedimenti. Ma tutti devono avere ben chiaro che oggi ci sono ben altre questioni più importanti del calcio. Approfitto dell’occasione per esternare il mio sostegno a tutti coloro che in questo momento si stanno prodigando in prima linea per garantire la salute altrui. E soprattutto #IO RESTO A CASA!”.

Taranto, Manzo: “Novembre decisivo in negativo per il nostro campionato”

Per Stefano Manzo il riposo forzato era cominciato ben prima che l’esplosione della pandemia causata dalla diffusione del virus Covid-19 provocasse il lockdown italiano. La frattura della clavicola rimediata lo scorso 23 febbraio in occasione di Taranto-Bitonto, infatti, lo ha costretto ad un intervento chirurgico (effettuato dal dottor Mario Mercede presso la clinica Pineta Grande di Castelvolturno) e ad un lungo periodo di riabilitazione.

Manzo, come procede la convalescenza?
“Tutto sommato bene. Oggi (ieri, ndr) avrei dovuto sostenere una visita di controllo, ma vista la situazione mi è stato consigliato di rimanere in casa. Il prossimo 30 marzo, però, dovrò necessariamente recarmi presso la struttura dove mi sono operato per togliere il filo di Kirshner (il tutore in titanio che ora è all’interno della sua spalla) e constatare se il tutto volge alla completa guarigione. Non nascondo che sono impaziente, anche perchè è oltre un mese che ho il braccio immobilizzato ed ora che avverto miglioramenti comincia a pesarmi non poco”.

E dal punto di vista psicologico come ha assorbito questo periodo, coinciso con lo scoppio della pandemia le successive restrizioni?
“Sinceramente, considerando anche la mia condizione fisica, per me cambia poco. In ogni caso non avrei potuto allenarmi, nè tantomeno giocare. E’ chiaro che il mio obiettivo personale è quello di recuperare quanto prima per farmi trovare pronto nel momento in cui si deciderà di riprendere a giocare”.

Si tornerà a giocare? Lei che sensazioni ha?
“Da quello che si può evincere dalle decisioni dell’Uefa e delle varie Federazioni, penso che ci sia la volontà di riprendere a giocare non appena le condizioni lo permetteranno. Ovviamente va tutelata prima la salute pubblica e, se ripresa sarà, avverrà solo in situazioni di massima sicurezza. Lo spostamento di un anno degli Europei è il segnale che tutti vogliono portare a termine i vari campionati nazionali, e dunque a cascata anche quello di serie D”.

Per il Taranto si tratterebbe di portare a termine un campionato deludente.
“Purtroppo siamo mancati in alcune partite nel mese di novembre. Quelle sconfitte in successione hanno condizionato in negativo tutta l’intera stagione”.

Bonus 600 euro del decreto “Cura Italia” anche ai dilettanti. E per i club…

Buone notizie arrivano per tutti coloro che rivestono un ruolo nel calcio dilettantistico. Secondo quanto scritto dai colleghi di tzoone.com, piattaforma di servizi per società e protagonisti del calcio, nel decreto legge 18/2020 emanato lo scorso diciassette marzo 2020, e pubblicato in Gazzetta Ufficiale numero 70, il cosiddetto “Cura Italia”, ci sono specifici articoli che riguardano il mondo dilettanti.

In particolare, ci sarebbe anche per chi lavora in ambito dilettantistico, sia esso calciatore, allenatore, preparatore atletico o altro, la possibilità di accedere al bonus di 600,00 euro previsto dal decreto legge. Notizie positive anche per i club con la sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per assicurazione obbligatoria oltre alla sospensione dei canoni di pagamenti di locazione e concessori relativi all’affidamento di impianti sportivi pubblici dello stato e degli enti territoriali per associazioni e società sportive professionistiche dilettantistiche fino al 31 maggio 2020.

Questo in particolare quanto sottolineato dai colleghi di tzoone:

L’articolo 27, prevede, in particolare, la possibilità di utilizzare la cassa integrazione in deroga per i lavoratori dipendenti del mondo dello sport. Inoltre, è prevista una indennità di € 600,00 per autonomi e collaboratori titolari di partita Iva e ai titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, iscritti alla Gestione separata Inps, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie. In tale misura rientrano tutti gli sportivi dilettanti (ad esempio personal trainer, maestri di tennis, ecc.) purchè iscritti alla gestione separata Inps e non alla c.d. gestione spettacolo ex Enpals. Detta indennità, erogata dall’Inps, non concorre alla formazione del reddito, e non potrà essere riconosciuta ai percettori di reddito di cittadinanza.

E non finisce qui. L’articolo 96 prevede infatti il riconoscimento, da parte di Sport e Salute S.p.A., di una indennità di € 600,00 a favore dei collaboratori delle società sportive e delle associazioni dilettantistiche e degli enti di promozione sportiva (indennità già prevista dal precedente 27 anche in relazione ai rapporti di collaborazione di cui all’articolo 67, comma 1, lettera m), Tuir, già in essere alla data del 23 febbraio 2020, instaurati da federazioni sportive nazionali (FSN), enti di promozione sportiva (EPS), società e associazioni sportive dilettantistiche (SSD e ASD). Presupposto per ottenere la predetta indennità è il “rapporto di collaborazione” ovvero lo svolgere attività sportiva dilettantistica o prestare collaborazione coordinate e continuative di carattere amministrativo-gestionale con carattere oneroso e, quindi, non di volontariato in essere alla data del 23 febbraio 202.

Bitonto, mister Taurino: “La proposta di Felleca? Non c’è una base per farla”

Mister Roberto Taurino, allenatore del Bitonto, è intervenuto nel corso della trasmissione Telesveva Sport: “Questo è un momento in cui bisogna mettersi alla prova, è una situazione complicata, ma abbiamo le persone adatte per venirne fuori, basta adeguarsi alle regole. Per rispetto dei medici, dobbiamo restare a casa ed evitare di complicare la situazione del sistema sanitario. Ovviamente parlare di sport in questo momento è particolare; tutti siamo desiderosi di tornare in campo, alla vita normale, però per fare questo c’è ancora da lavorare. Per quanto mi riguarda, il calcio è un pensiero lontano; ho letto dei consigli su come venire fuori da questa situazione, a volte anche poco elegante ed intelligente, ho letto di proposte che non sono fattibili. Mi viene da ridere: prima si dicono idee per un proprio tornaconto, e poi si dice di dover pensare alla salute. Foggia? Mi riferisco a diverse situazioni. Corda può pensare anche che la sua squadra sia la migliore, non mi riguarda questo; ho sentito il presidente del Foggia, dice che dovrebbero salire in C le prime due. Su che base? Facciamo salire le prime due di ogni girone, ovvero 18 squadre? E chi andrebbero a rimpiazzare? Non c’è una base per fare un proposta del genere. Credo sia stupido parlare a proprio favore, bisogna farlo in modo oggettivo, e non mi riferisco al Foggia, ma a tante interviste lette in questi giorni“.

Il presidente Ghirelli: “Ecco i tre scenari per il futuro della serie C”

“Il Coronavirus è l’occasione per il calcio italiano per ragionare a sistema e ripensare questa disciplina nel profondo, come farla tornare ad essere uno strumento sociale utile alla collettività, come ripensare l’esperienza dello stadio e dei tifosi una volta che la crisi sarà terminata”.

Così dichiara Francesco Ghirelli, Presidente della Lega Pro che, a seguito del Consiglio Direttivo, ha consegnato alla FIGC lo studio condotto da PwC TLS sull’impatto potenziale che il coronavirus avrà sul calcio della Serie C.

L’impatto potenziale, per la stagione corrente e per la prossima, va da un minimo di circa 20 milioni di euro ad un massimo di circa 84 milioni. Si stima un impatto economico fino a circa il 30% di contrazione sul fatturato medio annuo delle squadre, un impegno da parte del sistema della serie C non sostenibile con una concreta possibilità di default dei club già in forti difficoltà di bilancio prima della emergenza del coronavirus.

A rischio è l’intera piattaforma sportiva e sociale che le 60 squadre alimentano attraverso le attività giovanili, i centri sportivi, la crescita dei talenti, la quarta categoria e altre centinaia di iniziative sociali sul territorio. Attività e ruoli non ancora pienamente riconosciuti e condotti con professionalità, energia e passione dalla Lega Pro, che rischiano a questo punto di venire a mancare.

La stima dell’impatto è stata calcolata sulla base del verificarsi di tre differenti scenari, a seconda del protrarsi della pandemia.

Il primo è uno scenario “porte aperte”, nel quale si prevede la conclusione della stagione in corso e la disputa dei play off/play out a porte aperte. C’è poi uno scenario “porte chiuse”, per il quale si ipotizza la conclusione della stagione in corso con partite a porte chiuse. Il terzo scenario, chiamato “stop campionato”, prevede il termine anticipato del campionato in corso e la ripresa delle partite, a porte chiuse, per i primi due mesi della prossima stagione.

Per ciascuno di questi scenari è stato stimato un impatto economico derivante da eventi diretti certi, come ad esempio il mancato incasso da botteghino, ed eventi probabili.

“La stagione delle riforme per il mondo del calcio – conclude Ghirelli – è irrinunciabile. Il Governo e il Ministro Spadafora riconoscono che il calcio è parte integrante del sistema produttivo nazionale. L’ecosistema del calcio della serie C ha bisogno di benzina per funzionare ma vuole anche proporre soluzioni per la ripresa economica, sociale ed occupazionale del Paese.”

Cristian Agnelli: «Foggia, tutto fa pensare a te»

Allo stesso modo dei tesserati di tutte altre squadre anche i calciatori della Pergolettese sono rimasti al domicilio di lavoro con le attenzioni che l’emergenza sanitaria impone.

Responsabilmente, da cittadino prima che calciatore, suo malgrado (la famiglia si trova in Puglia), resta in sede anche il 34enne Cristian Agnelli arrivato ad inizio campionato nella formazione gialloblù cremasca.

Centrocampista di grande esperienza, per aver militato nel Lecce, Verona, Catanzaro, Juve Stabia, Salernitana, Benevento e Spal oltre alla nazionale under 19 e 20. Ma è soprattutto a Foggia che ha lasciato, e accumulato, splendidi ricordi.

Agnelli è stato l’unico calciatore nella storia ad aver realizzato con la maglia del Foggia almeno una presenza in ben quattro categorie differenti: «E’ stato un onore per me aver indossato quella maglia. Sono nato a Foggia, ci vivo tuttora con mia moglie e i miei due figli Melissa e Gerardo anche se la situazione mi ha ha portato a continuare la carriera al nord con la Pergolettese dove mi trovo benissimo».

A Foggia ho iniziato tutta la trafila del settore giovanile. Dopo aver maturato qualche anno di esperienza con altre squadre sono ritornato nel 2012 da dove è iniziata una splendida cavalcata che ci ha portato dalla D alla serie B con una tifoseria incredibile che ci faceva volare. Ho sempre dichiarato che vestire la maglia del Foggia per me era come indossare la maglia della Nazionale, con le stesse emozioni: è stato qualcosa di incredibile». Foggia una città che vive di calcio? «Forse a volte anche un po’ troppo, spesso si va agli eccessi che fanno male. Questo è dovuto anche al fatto che la città non offre tante alternative e spesso si arriva a quella esasperazione che non aiuta né la gente né la squadra stessa. Lì o si vince il campionato o si entra nello sconforto e lo si è visto anche lo scorso anno: si vuole tutto e subito e non si riesce a programmare».

C’è stato un allenatore a Foggia negli anni con cui si è sentito legato maggiormente e conserva il miglior ricordo? «Sono sempre stato un pro-allenatore nel senso che cerco di andarci sempre d’accordo perchè capisco il ruolo difficile che copre. Poi ho ancora rapporti bellissimi con tutti, ma se devo citarne qualcuno sicuramente De Zerbi che mi ha dato maggiori soddisfazioni e mi ha insegnato qualcosa che ancora non conoscevo, quella mentalità vincente e di restare sempre un gradino sopra gli altri. Non posso scordarmi di Stroppa che mi ha trasmesso quella voglia di impegnarmi in qualcosa di grande e non posso fare a meno di dimenticarmi Padalino con cui ho fatto un percorso insieme e che è stato il fautore di questa rinascita del Foggia».

Gravina, mister Loseto: “Molto difficile riprendere il campionato”

Intervenuto sul profilo ufficiale del Gravina, il tecnico gialloblu Valeriano Loseto ha parlato del delicato momento che la squadra sta vivendo, così come le altre, durante l’emergenza sanitaria per il Coronavirus.

Questo quanto raccolto dai colleghi di tuttocalciopuglia: “Io ho un’idea che si accomuna con quella del presidente: credo che sia molto difficile che possa riprendere il campionato. La situazione fa molta paura, speriamo che si possa trovare un vaccino che possa mettere fine a tutta questa situazione. Da professionista spero che si possa riprendere quanto prima, ma è difficile. Mi sento spesso con i ragazzi che continuano ad allenarsi, per come possono, nelle loro abitazioni“.

Taranto, la fondazione Taras: “No a questi metodi nella nostra comunità”

L’A.p.s. Taras 706 a.C. condanna nel modo più deciso il gesto intimidatorio indirizzato nei giorni scorsi a Massimo Giove, che si aggiunge alla serie di atti violenti rivolti nei mesi scorsi a dirigenti, ex dirigenti e calciatori rossoblù.
Questi metodi non devono e non possono trovare cittadinanza nella nostra comunità e, più in generale, nello sport. Anche la più dura critica nei confronti dell’operato dell’attuale proprietà del Taranto deve avvenire nel perimetro di modalità democratiche e non violente. Al buon senso e alla lealtà, pertanto, richiamiamo tutte le componenti che si interrogano sul futuro del nostro amato Taranto, specialmente in un momento di tensione collettiva come quello che stiamo affrontando.

Cerignola, capitan Dicecco: “Questa piazza merita ben altro”

Il capitano è sempre il capitano ed è, giustamente, il punto di riferimento di tutta la squadra. Ed allora Domenico Dicecco dalla sua Lanciano (dove abita) tiene il collegamento con tutti i calciatori dell’Audace Cerignola. “Diciamo che con le nuove tecnologie ci vediamo tutti i giorni – ammette il capitano dell’Audace Cerignola -, spesso i nostri incontri sui social servono anche per sdrammatizzare il momento che stiamo vivendo“.

Nonostante la lontananza tra i vari calciatori, il più delle volte sembra di essere nello spogliatoio del Monterisi. “Gli scherzi tra i ragazzi sono all’ordine del giorno – continua Dicecco -, giusto così: questi momenti aiutano ad avere più amalgama tra noi e spesso non si parla solo di calcio ma anche di situazioni famigliari. Posso confermare che la squadra sta bene, gli manca solo il campo ed un pallone”.

Il centrocampista Domenico Dicecco capitano dell’undici di mister Vincenzo Feola è uno dei veterani dell’organico glialloblu: per lui oltre 400 presenze tra Serie B e C. Dicecco (36 anni) ha esperienza da vendere: nel campionato cadetto ha indossato la casacca di Avellino e Virtus Lanciano (squadra della sua città natale). Nella vecchia C1 tante presenze tra Chieti, Barletta, Avellino, Virtus Lanciano, Catania e Sambenedettese. “Certo, è’ una situazione difficile – rimarca Dicecco -. Faccio appello a tutti di rispettare le misure previste e di restare a casa. Stiamo combattendo contro qualcosa di invisibile. E solo stando a casa e rispettando le regole possiamo vincere. Cerignola è nel mio cuore: speriamo passi tutto al più presto“.

Il capitano del Cerignola è ottimista e non vede l’ora di riabbraciare i suoi compagni di squadra. “Stiamo vivendo tutti un periodo molto complesso, dobbiamo unirci per superare la tempesta – rilancia Dicecco -. Dobbiamo avere tutti un comportamento responsabile per tutelare noi stessi e gli altri. Vivendo in Abruzzo devo dire che non si riesce a capire quando questo momento drammatico possa passare. Detto ciò abbiamo il dovere morale di credere nella ripresa di tutto il mondo dello sport in quanto simboleggerebbe la ripresa del nostro Paese. Da nord a sud stiamo vivendo una tragedia, perciò non bisogna strumentalizzare la situazione”. Una stagione positiva per lui fin quando si è giocato. “Ho calpestato campi da gioco di piazze importanti, ma Cerignola è una piazza che merita categorie superiori – conclude -, mi auguro che un giorno questa piazza possa arrivare il più in alto possibile”.