“Le migliori realtà calcistiche pugliesi”: Superscomesse.it intervista il nostro direttore

Superscommesse.it, all’interno della rubrica “Dietro le quinte”, ha il piacere di presentare l’intervista a Fabio Lattuchella, direttore del portale calciowebpuglia.it. Con lui abbiamo parlato della nascita e dello sviluppo del sito, del lavoro che svolge on-line insieme alla redazione e delle realtà dilettantistiche pugliesi più convincenti, tra le quali spicca l’Audace Cerignola, che dopo pochi anni dal fallimento già lotta per la conquista della Lega Pro.

Come nasce calciowebpuglia.it?
Il portale nasce dalla passione del nostro editore, Emanuele Laquintana che per diletto creò il sito quando, insieme ad altri amici, calcava i campi della terza categoria. Era un modo per inserire foto e commenti su quanto accadeva sui campi della categoria provinciale ed era un modo per tutti i calciatori di sentirsi importanti anche disputando un campionato quasi amatoriale. Poi, grazie al supporto dei ragazzi, è nata l’idea di seguire anche le categorie superiori. Un balzo in avanti importante che ha permesso all’allora sito (calciowebdilettanti.it) di arrivare fino all’Eccellenza e alla Serie D: le massime espressioni del calcio a livello regionale e nazionale dilettantistico. In quel momento storico le strade dell’editore e la mia si sono incrociate e il sito è divenuta Testata Giornalistica regolarmente registrata al Tribunale di Foggia. Da Foggia, seguendo soltanto le squadre del foggiano, fino a “conquistare” tutta la regione, con una serie di iniziative di “reclutamento” che hanno permesso al portale di farsi conoscere anche più a sud. Pian piano il sito diveniva sempre più un punto di riferimento nel locale e prendeva strada a livello regionale fino ad avere collaborazioni in tutte le province. Oggi ha una ventina di collaboratori diretti. La svolta, però, è arrivata con il Foggia Calcio, la squadra seguita da me nello specifico. Con la retrocessione in D a seguito del fallimento del 2012, il Foggia è divenuta una squadra da seguire a tutti gli effetti, visto che ci occupavamo anche di Serie D, poi con la promozione in Lega Pro dell’anno successivo abbiamo deciso di allargare i nostri orizzonti e di guardare lontano. Da calcio dilettantistico a calcio pugliese, da calciowebdilettanti a calciowebpuglia il passo è stato breve e abbiamo cominciato a seguire la Lega Pro, tutta senza distinzioni, con un grandissimo impegno per le varie realtà presenti, poi anche la B prima solo con il Bari, poi anche con il Foggia stesso dopo la promozione dello scorso anno.  Se qualcuno dovesse andare in A, arriveremmo anche lì.

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Antonio Menga, quando il calcio migliora la vita

Antonio Menga, attaccante barese di 30 anni.

Antonio è un ragazzo come tanti, amante del gioco del calcio.

Da piccolo era uno dei più seguiti nel borgo antico di Bari, ma nella crescita ci sono scelte da fare.

La sua scelta non fu delle migliori e la strada sbagliata intrapresa lo costrinse a fare i conti con la giustizia.

Dopo tanto tempo, la voglia di calciare quella palla, gli ha dato la possibilità di stravolgere la sua vita e ritornando sui campi di calcio di Puglia si è fatto notare.

L’inizio di questa stagione sportiva lo ha visto giocare nelle fila del Calcio Palo (Seconda Categoria girone A).

4 reti segnate nelle prime gare di campionato.

Reti che gli sono servite per farsi notare fuori regione.

Di lì a poco è arrivata una chiamata da una squadra di Promozione laziale.

Oggi Antonio è il nuovo attaccante del San Lorenzo Nuovo, squadra della provincia romana.

Antonio è pronto a rimettersi in gioco e dimostrare che grazie al suo primo amore, il calcio, può tornare ad essere l’Antonio sorridente e onesto che tutti i suoi amici e conoscenti.

 

 

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ALESSANDRO POLICHETTI

È morto Dasoul, al Foggia nel 2005. Aveva 34 anni. 

Se ne è andato mentre coltivava la sua passione per il surf, Denis Andre Dasoul, ex calciatore belga, con alle spalle un’esperienza al Foggia.
Aveva compiuto 34 anni il 20 luglio scorso. Se ne è andato probabilmente colpito da un fulmine mentre surfava in Australia, dove si era trasferito dopo aver lasciato il calcio giocato. Classe 1983, da noi girò molto nei campi di provincia. Fu portato in Italia dal Perugia di Gaucci, che lo prelevò dallo Standard Liegi. Tra le fila degli umbri non trovò spazio. Dopo le esperienze al Genk, con gli austriaci del Bregenz, arriva al Foggia nel 2005. In Puglia è il ds Pavone a portarlo. Dopo un periodo di prova, riuscì a convincere la società allora guidata da Tullio Capobianco. Prese parte ad un campionato conclusosi con il 13esimo posto finale. In quella squadra, che vide alternarsi Morgia, Rumignani e Fiorucci sulla panchina dello Zaccheria, raccolse
poco più di 20 presenze. Centrocampista difensivo, a volte anche difensore, continuò a calcare i campi della provincia italiana, vestendo le casacche -tra le altre- della Torres e del Bolzano. A Foggia fece parte di un gruppo che vedeva protagonista il portiere Marruocco, Agostinone, Catalano, Cantoro, Pagliarulo ed il fantasista francese Mounard.
Ed è stato proprio il transalpino a ricordare il compagno scomparso. “Amico mio, ci siamo sentiti 3 giorni fa, eri felice, lavoravi in Australia. Un anno vissuto insieme a te a Foggia che non dimenticherò mai”. Questo il ricordo di Mounard.

Che la terra ti sia lieve Denis!

Luigi Garofalo

Catanzaro-Foggia a Pillitteri di Palermo

Sarà Luigi Pillitteri di Palermo, l’arbitro designato per Catanzaro-Foggia.

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Quattro i precedenti del fischietto siciliano con i rossoneri in campo, due in Coppa Italia di Lega Pro e due in campionato.

Il 9 maggio 2015 e lo scorso 21 gennaio in campionato contro la Paganese (3-0 all’ultima giornata di quella stagione) e contro la Vibonese (1-3 in favore dei rossoneri), mentre in coppa ottavi di finale e quarti entrambi vinti dal Foggia contro Benevento e Akragas.

Pillitteri, che invece dirigerà il Catanzaro per la prima volta in carriera, sarà coadiuvato da Salvatore Sangiorgio della sezione di Catania e da Alessandro D’Annibale della sezione di Marsala.

Fabio Lattuchella

Promozione, gir. B. Il punto dopo la 28^ giornata. L’Ostuni si aggiudica il derby con il Brindisi ed affianca il Tricase al terzo posto. Maglie e Manduria vicine a sfidarsi nei play out.

Si è disputata domenica ventisei marzo la 28^ giornata, tredicesima di ritorno, del campionato di Promozione girone B.

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Il Fasano ormai appagato perde, dopo quattro mesi, la prima partita contro il Lizzano al quale però non basterà questa vittoria per qualificarsi ai play off. Infatti, a due giornate dal termine, i giochi per i play off e la retrocessione sembrano quasi fatti. L’Aradeo, che batte il Manduria, oltre ad ipotecare il secondo posto si porta a più dieci dalla quinta in classifica Leverano e, per la regola dei sette punti, gli basterà una vittoria per accedere direttamente alla finale play off. Per il terzo posto rimangono in lotta il Tricase, che perde in trasferta a Mesagne, e l’Ostuni vittorioso nel derby contro il Brindisi e, proprio domenica prossima, queste due formazioni si sfideranno, in una sorta di “finale”, per poter giocare in casa la prima sfida play off. Il Brindisi e l’Uggiano, entrambe sconfitte, dicono addio alla speranza di disputare la fase finale per la promozione in Eccellenza.

In chiave lotta per la salvezza, il Mesagne, il Copertino ed il Massafra, ne sono già fuori, ed al Carovigno manca solo un punto per ipotecare, matematicamente, la permanenza in Promozione. La Toma Maglie, con la vittoria nel derby contro l’Uggiano, alimenta di poter sfidare il Manduria nell’unico scontro play off. Il Castellaneta ed il Grottaglie, con ogni probabilità, saluteranno domenica prossima il campionato di Promozione.

Programma della 29^ giornata che si disputerà domenica 2 aprile:

Città di Fasano – Massafra

Carovigno Calcio – Atletico Aradeo

Atletico Tricase – Ostuni 1945

Uggiano Calcio – Mesagne

Manduria Sport – Salento Football Leverano

Brindisi – Copertino

Toma Maglie – Lizzano

Grottaglie – Castellaneta

 

Angelo Cavallo

Ostuni – Copertino, in palio tre punti che valgono oro

Domenica alle ore 15:00 l’Ostuni ospiterà il Copertino, le due squadre si contenderanno tre punti che, per obiettivi diversi, sono molto importanti per il prosieguo di campionato.

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L’Ostuni, in corsa per un posto nella zona play off, cercherà di sfruttare il fattore campo per fare bottino pieno e continuare una lunga serie positiva interrotta dalla sconfitta interna contro la capolista Fasano. Il Copertino, invischiato nella lotta per non retrocedere, galvanizzato dai tre risultati utili consecutivi, di cui due vittorie, punterà ai tre punti per distaccarsi dalla zona play out.

Ben quattro le defezioni da entrambe le parti per squalificai, Mister Marasciulo non potrà disporre di Camassa mentre Mister Greco dovrà fare a meno di Frisenda, Alemanno e Verdesca.

Il match di andata, non disputatosi il 23 ottobre per impraticabilità del campo, è stato recuperato lo scorso 22 dicembre ed ha visto la squadra della Città Bianca imporsi, per uno a zero, con gol all’83’ di Schiavone.

La Società A.S.D. Ostuni 1945 ha organizzato per l’occasione una simpatica iniziativa. Si potranno acquistare biglietti, al prezzo di un euro, dai quali verranno estratti due vincitori che riceveranno, nell’intervallo della partita, una maglia ufficiale della squadra.

La partita sarà arbitrata dal Signor Davide Scaraggi, coadiuvato dagli assistenti Gianluca Maffione e Fabio Cantatore, tutti di Molfetta

Angelo Cavallo

Promozione, gir. B: Il programma della 22^ giornata e le designazioni arbitrali

Domenica dodici febbraio alle ore 15.00 si disputerà la 22^ giornata, settima del girone di ritorno, del campionato di Promozione girone B.

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La capolista Fasano, con un piede già in semifinale di Coppa Italia grazie alla vittoria a Manduria, ospiterà il Brindisi in ottima forma e bisognoso di punti in vista della volata finale per un posto nei play off. Impegno agevole per l’inseguitrice Tricase che riceverà un Carovigno in crisi e sprofondato in piena zona play off. La terza forza del campionato, l’Aradeo, non avrà vita facile in casa del Maglie che proverà a sfruttare il fattore campo per conquistare preziosi punti in chiave salvezza. Impegno non agevole anche per l’Ostuni che riceverà il Copertino, reduce da due vittorie consecutive. L’Uggiano, condannato a vincere per non perdere terreno dalla zona play off, sarà impegnato in casa contro il Manduria con i postumi di una pesante sconfitta nel turno infrasettimanale di Coppia Italia. Il Grottaglie, galvanizzato dalla vittoria contro il Tricase, cercherà di sfruttare il momento negativo del Lizzano per abbandonare l’ultimo posto ed agganciare il Castellaneta che, orfano di Mister Lippolis esonerato in settimana, sarà impegnato contro il Mesagne, galvanizzato dalla ottima prestazione contro l’Aradeo. Chiude il programma l’incontro Massafra – Leverano, dove le due formazioni potrebbero accontentarsi di un pareggio considerata la loro tranquilla posizione in classifica.

Le designazioni arbitrali:

Città di Fasano – Brindisi: Arbitro: Luca Vittoria. Assistenti: Ernesto Daniele Casula e Leonardo Miceli, tutti di Taranto.

Atletico Tricase – Carovigno Calcio: Arbitro: Salvatore Iannella. Assistenti: Roberto Nardi e Antonio Conte, tutti di Taranto.

Toma Maglie – Atletico Aradeo: Arbitro: Riccardo Mele di Lecce. Assistenti: Michele Colavito e Giuseppe Insabato, entrambi di Bari.

Ostuni 1945 – Copertino: Arbitro: Davide Scaraggi di Molfetta. Assistenti: Gianluca Maffione e Fabio Cantatore, tutti di Molfetta.

Uggiano Calcio – Manduria Sport: Arbitro: Nico Valentini di Brindisi. Assistenti: Michele Fracchiolla e Michele Spalierno, tutti di Bari.

Lizzano – Grottaglie: Arbitro: Giuseppe Turco. Assistenti: Andrea Mongelli e Francesco Minerva, tutti di Lecce.

Massafra – Salento Football Levereano, ore 17.00: Arbitro: Lorenzo Gadaleta di Molfetta. Assistenti: Giuseppe Francesco A Magnifico di Bari e Pasquale Rutigliani di Molfetta.

Mesagne – Castellaneta: Arbitro: Stefano Notaro di Lecce. Assistenti: Federico Peloso e Fabio Capurso, entrambi di Barletta.

Angelo Cavallo

L’Ostuni, in cerca di un pronto riscatto, riceve il Massafra. Pulpito: “sconfitta archiviata”

Domenica, alle ore 15:00, al comunale l’Ostuni ospiterà il Massafra, appena tre giorni dopo la sconfitta contro la capolista Fasano.

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Le squadre, entrambe in cerca di riscatto per i punti persi nelle ultime due giornate, scenderanno in campo con obiettivi diversi. L’Ostuni sarà costretta a vincere per tenersi stretta la quarta posizione. Il Massafra, ancorata al centro classifica in acque tranquille, potrebbe puntare al pareggio, anche in considerazione del fatto che Mister Mister Novellino non potrà disporre di Ingrosso, Riformato e Novellino.

Il match di andata, lo scorso 16 ottobre, si era chiuso con un pareggio con il risultato di uno ad uno. L’Ostuni, passato in vantaggio al 45’ con Galeandro, si era fatto raggiungere all’80’ con un gol di Camara.

In merito all’incontro abbiamo sentito il D.S. dell’Ostuni –  Enzo Pulpito: “abbiamo archiviato la partita contro il Fasano senza problemi. Stiamo bene, sia mentalmente che fisicamente, e ieri abbiamo preparato la gara nel migliore dei modi. Domenica Masi ed Ancona saranno nuovamente a disposizione di Mister Marasciulo”.

L’arbitrato dall’incontro sarà Cristiana Lapisarda coadiuvata dagli assistenti Davide Maci e Gianmarco Miccoli, tutti della Sezione di Bari.

Angelo Cavallo

Promozione, gir. B: Il programma della 21^ giornata e le designazioni arbitrali

Domenica cinque febbraio alle ore 15.00 si disputerà la 21^ giornata, sesta del girone di ritorno, del campionato di Promozione girone B.

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Impegni esterni non proibitivi sia per la capolista Fasano, contro la penultima, il Castellaneta, sia per l’inseguitrice Tricase che sarà ospitata dal fanalino di coda Grottaglie. Giocheranno in casa invice sia l’Aradeo, contro un rinato Mesagne, sia l’Ostuni, contro il Massafra che, nelle ultime due giornate, ha ben figurato senza raccogliere punti. Il match clou della giornata è quello tra Salento Football Leverano ed Uggiano. Il Lizzano in trasferta contro il Copertino proverà a recuperare i tre punti persi contro il Mesagne. Cercherà continuità il Brindisi avendo come avversario un Maglie reduce da quattro pareggi consecutivi. Chiude il programma lo scontro salvezza Manduria Carovigno.

Le designazioni arbitrali sono:

Castellaneta – Città di Fasano: Arbitro: Antonio Di Reda di Molfetta. Assistenti: Antonio Alessandrino e Ivan Alexandrovic Denisov, entrambi di Bari.

Ars et Labor Grottaglie – Atletico Tricase : Arbitro: Alessandro Recchia. Assistenti: Stefano Fusco e Andrea Nisi, tutti di Brindisi.

Atletico Aradeo – Mesagne Calcio 2011: Arbitro: Gabriele Totaro. Assistenti: Davide Gatto di Lecce e Cosimo Schirinzi di Casarano.

Ostuni 1945 – Città di Massafra: Arbitro: Cristiana Laraspata. Assistenti: Davide Addante e Gabriele Manzari, tutti di Bari.

Salento Football Leverano – Uggiano Calcio: Arbitro: Julio Milan Silvera di Valdarno. Assistenti: Danilo Maci di Lecce e Gianmarco Miccoli di Brindisi.

Copertino – Lizzano 1996: Arbitro: Andrea Palmieri. Assistenti: Vincenzo Ruggiero ed  Alberto Barile, tutti di Brindisi.

Brindisi – Toma Maglie: Arbitro: Salvatore Montanaro. Assistenti: Fulvio Talucci ed Alessandro Scrima, tutti di Taranto.

Manduria Sport – Carovigno Calcio: Arbitro: Gianluca Natilla. Assistenti: Damiano De Gennaro e Giovanni Francesco Massari, tutti di Molfetta.

Angelo Cavallo

Promozione, gir. B: Giovedì il recupero della 17^ giornata, s’incrociano le prime quattro della classe. Tutte le designazioni arbitrali.

Giovedì 2 febbraio, alle ore 15.00, si disputerà il recupero della seconda di giornata di ritorno del campionato di Promozione girone B.

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Le prime quattro della classe si sfideranno in un doppio derby. Quello brindisino tra Ostuni e Fasano e quello leccese tra Aradeo e Tricase. Nel primo gli “Under Terribili” di Mister Marasciulo dovranno compiere un’impresa per arginare il cammino travolgente dei fasanesi, reduci da otto vittorie consecutive. Ma è in casa che la giovane formazione gialloblu esprime al meglio il proprio gioco. A sperare nella vittoria degli ostunesi il Tricase, impegnato in trasferta nel derby leccese contro l’Aradeo, quest’ultimo sembra essere uscito dalla crisi grazia alla vittoria contro il Massafra. Il Leverano, che cercherà di riscattare la sconfitta di domenica scorsa, riceverà un Brindisi reduce da due vittorie consecutive. Sarà questa una sfida molto importante per la conquista della zona play off. Stesso obiettivo per Uggiano e Lizzano che saranno impegnate, in trasferta, in incontri meno ostici, rispettivamente a Massafra e Mesagne. Sembra favorito il Lizzano che affronterà un Mesagne incapace di far punti. Il programma prosegue con tre match fondamentali in chiave salvezza. CopertinoCarovigno, con i brindisini lievemente favoriti. Castellaneta – Manduria è un derby e, con la i ragazzi di mister Lippolis in ripresa, aperto a qualsiasi risultato. Grottaglie – Maglie, in cui il Toma, reduce da tre convincenti pareggi consecutivi, dovrà sfruttare l’occasione, avendo difronte un avversario ancora decimato dalle squalifiche, per allontanarsi dalla zona play out.

Le designazioni arbitrali sono:

Ostuni 1945 – Città di Fasano: Arbitro: Andrea Bordin di Bassano del Grappa. Assistenti: Francesco Acquafredda e Mauro Antonio De Palma, entrambi di Molfetta.

Atletico Aradeo – Atletico Tricase: Arbitro: Domenico Mallardi di Bari. Assistenti: Michele Fracchiolla di Bari e Gianmarco Miccoli di Brindisi.

Ars et Labor Grottaglie – Toma Maglie: Arbitro: Fabrizio Consales. Assistenti: Benedetto Direse e Luca Latini, tutti di Foggia.

Castellaneta – Manduria Sport: Arbitro: Andrea Palmieri di Brindisi. Assistenti: Nicola Ciocia e Gianluca Maffione, entrambi di Molfetta.

Città di Massafra – Uggiano Calcio: Arbitro: Lorenzo Gadaleta di Molfetta. Assistenti: Francesco Nasca e Giuseppe Insabato, entrambi di Bari.

Copertino – Carovigno Calcio: Arbitro: Carlo Palmisano. Assistenti: Alessandro Scrima e Leonardo Miceli, tutti di Taranto.

Mesagne Calcio 2011 – Lizzano 1996: Arbitro: Antonio Andrea Grosso. Assistenti: Leonardo Grimaldi e Michele Spalierno, tutti di Bari.

Salento Football Leverano – Brindisi: Arbitro: Alessandro Salvo. Assistenti: Alessio Mauriello e Mattia De Tuglie, tutti di Taranto.

Angelo Cavallo

 

Ostuni, tutti al Comunale per il derby con la capolista Fasano

Giovedì alle ore 15:00 al comunale di Ostuni si disputerà l’attesissimo incontro tra la giovanissima squadra della Città Bianca e la corazzata Fasano. Si tratta del recupero della seconda giornata di ritorno, non disputata lo scorso 8 gennaio per le avverse condizioni metereologiche.

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Sono otto i punti che separano le due formazioni. Il Fasano, che ha incanalato in campionato otto vittorie consecutive, è primo a quota quarantadue. L’Ostuni è quarto e di punti ne ha conquistati trentaquattro.  La posta in palio è altissima, entrambe le squadre non possono permettersi passi falsi in vista della volata finale per la lotta alla promozione in Eccellenza.

Nella stagione in corso, le due formazioni, si sono affrontate già tre volte: il tabellino è in favore dei fasanesi che hanno vinto l’andata di campionato con il risultato di due a zero e, con lo stesso punteggio, anche la prima degli ottavi di coppa. L’Ostuni si è invece aggiudicato il ritorno di coppa, per tre gol a due, ma a passare il turno sono stati i biancazzurri.

Il Presidente Molentino, nonostante il turno infrasettimanale, confida in una folta presenza di tifosi gialloblu. Sarà fondamentale il contributo che gli ostunesi potranno fornire alla squadra della propria città in questo difficilissimo incontro.

Per l’occasione la Società Ostuni 1945 ha organizzato la “Riffa di San Biagio” con in palio degli orologi. I biglietti si potranno acquistare al botteghino al prezzo di tre euro e l’estrazione avrà luogo tra il primo ed il secondo tempo del match.

La partita sarà arbitrata dal Signor Andrea Bordin della Sezione di Bassano del Grappa, coadiuvato dagli assistenti Francesco Acquafredda e Mauro Antonio De Palma della Sezione di Molfetta.

Angelo Cavallo

Promozione, gir. B: il programma della 20^ giornata e designazioni arbitrali

Si disputerà domenica alle ore 15:00 la 20^ giornata, quarta del girone di ritorno, del campionato di Promozione girone B.

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Il Fasano ha l’opportunità d’incrementare il vantaggio sulle inseguitrici. Infatti sarà impegnata in casa contro l’ultima in classifica, il Grottaglie, decimato dalle squalifiche per i noti fatti accaduti domenica scorsa nella partita contro il Brindisi. L’inseguitrice Tricase riceverà il Manduria, imbattuto da cinque giornate, che attraversa un buon momento di forma. L’Ostuni andrà a far visita al Maglie ed è condannato a vincere se vuol continuare a tenere il passo delle altre grandi ma i leccesi venderanno cara la pelle e punteranno anch’essi ai tre punti per uscire dalla zona calda della classifica. E’ condannato a vincere anche l’Aradeo ospite di un Massafra reduce da quattro risultati utili consecutivi.  Lizzano Leverano è il match più equilibrato della giornata. Entrambe impegnate nella lotta per un posto nella zona play off si contenderanno tre punti fondamentali per il prosieguo di campionato. Il Carovigno, dopo due risultati utili, è in cerca di conferme ma riceverà il Brindisi reduce da una vittoria, di misura su calcio di rigore, contro l’ultimo in classifica Grottaglie. Vittoria che ha avuto uno strascico infinito di polemiche per l’infelice direzione arbitrale del Signor Salanitro.  Altra pretendente a disputare i play off è l’Uggiano impegnata in casa contro un rinato Castellaneta, che nelle ultime giornate ha concesso davvero poco agli avversari. Chiude il programma l’incontro Mesagne Copertino, qui i tre punti in palio varranno oro in chiave salvezza. Fin qui i brindisini hanno raccolto molto poco rispetto alla buona organizzazione di gioco fatta vedere.

Le designazioni arbitrali sono:

Toma Maglie Ostuni 1945: Arbitro: Carlo Palmisano. Assistenti: Alessio Mauriello e Mattia De Tuglie, tutti della Sezione di Taranto.

Atletico Tricase Manduria Sport: Arbitro: Stefano Notaro di Lecce. Assistenti: Gianmarco Spagnolo di Lecce e Alberto Barile di Brindisi.

Carovigno Calcio Brindisi: Arbitro: Dario Acquafredda di Molfetta. Assistenti: Davide Addante di Bari e Pasquale Rutigliani di Molfetta.

Città di Fasano –  Ars et Labor Grottaglie: Arbitro: Riccardo Mele. Assistenti: Davide Gatto e Davide Fedele, tutti della Sezione di Lecce.

Città di Massafra –  Atletico Aradeo (con inizio alle ore 17:00): Arbitro: Niccolo’ Salomone. Assistenti: Antonio Alessandrino e Nicola Ostuni, tutti di Bari.

Lizzano 1996 – Salento Football Leverano: Arbitro: Luca Tagliente. Assistenti: Stefano Fusco e Andrea Nisi, tutti della Sezione di Brindisi.

Mesagne Calcio 2011 – Copertino: Arbitro: Salvatore Montanaro di Taranto. Assistenti: Nicola Ciocia e Giuseppe Natilla, entrambi di Molfetta.

Uggiano Calcio – Castellaneta: Arbitro: Andrea Recupero di Lecce. Assistenti: Andrea Bizio di Casarano e Gabriele Sindaco di Lecce

Angelo Cavallo

Promozione gir.B, programma della 16^ giornata e designazioni arbitrali

Domani 18 dicembre si disputerà la 16^ giornata del campionato di Promozione girone B, secondo il seguente programma:

FasanoAradeo:

E’ sicuramente la partita di cartello. Il Fasano è chiamato ad una prova di forza contro la corazzata Aradeo e cercherà di confermare i brillanti risultati ottenuti nelle ultime giornate, di contro l’Aradeo, in attesa di recuperare due incontri, proverà a vincere per tentare la fuga. Si preannuncia una partita scintillante.

Arbitro Michele Lopez di Bari; Assistenti Vito Errico e Francesco Nasca, entrambi di Bari.

TricaseCopertino:

Con gli occhi puntati alla partita di Fasano tra le due inseguitrici,  il Tricase, reduce da due pareggi consecutivi, proverà a frenare un Copertino che, reduce da cinque risultati utili consecutivi, è in piena ripresa.

Arbitro Salvatore Montanaro di Taranto. Assistenti Andrea Bizio di Casarano e Davide Fedele di Lecce.

UggianoOstuni:

Prova del nove per un’Ostuni in ottima salute che dopo la cinica vittoria di Carovigno tenterà di consolidare la quarta posizione in classifica. Di fronte un ostico Uggiano che, malgrado il passo falso casalingo contro il Lizzano, ha dimostrato di godere di ottima salute.

Arbitro: Alessandro Ancona di Taranto. Assistenti Mattia De Tuglie di Taranto e Marco Colecchia di Bari.

Brindisi Castellaneta:

Dopo il cambio di allenatore e l’innesto di numerosi nuovi calciatori il Brindisi deve assolutamente vincere per non perdere il treno per la zona play off.  Di fronte il Castellaneta, reduce da due vittorie consecutive, venderà cara la pelle.

 

Arbitro: Giuseppe Turco di Lecce. Assistenti: Andrea Mongelli e Piergiorgio Battista, entrambi di Lecce.

Carovigno S.F. Leverano:

Il Carovigno, reduce da due sconfitte consecutive e fortemente rimaneggiato a cause delle numerose squalifiche dovrà sfruttare il fattore campo per non farsi risucchiare dalla zona play out. Compito davvero impegnativo contro un Leverano in netta ascesa che dopo due vittorie consecutive occupa, meritatamente, la quinta posizione in classifica.

Arbitro: Gianluca Natilla di Molfetta. Assistenti: Nicola Ciocia di Molfetta e Alessandro Scrima di Taranto.

Lizzano Massafra:

Sarà un match equilibrato tra il Lizzano, che proverà a vincere per non perdere di vista la zona play off, ed il Massafra che farà di tutto per non perdere cercando, così, di tenere a debita distanza la zona paly out.

Arbitro: Andrea Salanitro di Bari. Assistenti: Vincenzo Abbinante e Mario De Marzo, entrambi di Bari.

Maglie Mesagne:

Il Maglie, che deve però recuperare due partite, è penultimo in classifica ed è reduce da una pesante sconfitta interna contro il Castellaneta.  Il Mesagne ha avuto un percorso altalenante in campionato ed è in piena zona play out. Si prefigura un incontro dove “non perdere” sarà l’obiettivo di entrambe le formazioni.

Arbitro: Luca Vitoria di Taranto. Assistenti: Vito Errico e Francesco Nasca, entrambi di Bari.

Manduria Grottaglie:

Il Manduria proverà a tirarsi momentaneamente fuori dalla zona play out sfruttando l’incontro casalingo contro un Grottaglie in caduta libera.

Arbitro: Andrea Palmieri di Brindisi. Assistenti: Gianmarco Spedicato e Riccardo Matteo, entrambi di Lecce.

Angelo Cavallo

 

 

 

ESCLUSIVA – Francesco Morga: “Fiorenzuola, ecco cosa è successo. Mi sto allenando con la Berretti del Monopoli grazie a mister Caricola e sul futuro…”

Quando un cavillo burocratico o un ritardo di pochi giorni ti costringono ad alcuni mesi di inattività. E’ quello che è successo a Francesco Morga, attaccante di Monopoli che ha vestito tantissime maglie tra la vecchia Serie C e l’attuale Lega Pro. Dall’approdo al Genoa di Enrico Preziosi che ripartiva dalla C dopo il caos  della gara Genoa-Venezia sino a vestire maglie importanti per la categoria come Juve Stabia, Giulianova, Rimini, Alessandria, Arezzo e infine Fiorenzuola. Ed è proprio alla fine della stagione disputata con gli emiliani in Serie D, che sono iniziati i problemi “burocratici” per Morga che lui stesso, in esclusiva ai microfoni di calciowebpuglia, ci ha spiegato.

Francesco, abbiamo letto del mancato trasferimento al Messina per problematiche burocratiche con il tuo vecchio club ossia il Fiorenzuola. Ci puoi spiegare cosa è successo?

Rispetto alle società professionistiche, che quando un calciatore gli scade il contratto c’è lo svincolo automatico, in Serie D funziona che ci sono delle date prefissate. Dal 1 al 15 luglio devi mettere in svincolo i giocatori dell’annata passata ed è successo che il Fiorenzuola, ci tengo a precisare in buona fede, ha fatto questo svincolo qualche giorno dopo dei tempi previsti. Sia io che loro eravamo convinti che il mio svincolo era andato a buon fine e anchio ero sicuro di essere svincolato. A saperlo, mi sarei organizzato nei tempi giusti per trovare squadra ossia il 31 agosto per la Lega Pro e il 16 settembre per la Serie D. Io, convinto di essere svincolato, il 18-20 settembre avevo trovato l’accordo con il Messina ma il mio trasferimento non è stato accettato in quanto risultavo bloccato in questa squadra. La mia situazione attuale? Devo aspettare il 1 dicembre per fare un trasferimento nelle società dilettantistiche oppure il 16 dicembre ed entro in regime di svincolo e posso accasarmi anche in Lega Pro. 

Per fortuna, questo tuo “calvario” dovrebbe finire tra qualche giorno con la riapertura del mercato. Bolle già qualcosa in pentola?

Sinceramente non voglio aspettare gennaio perchè è troppo lunga e non vedo l’ora di ritornare. Sto prendendo in considerazione l’idea di andare in Serie D e non ti nascondo che qualche squadra del girone H mi ha cercato. Se c’è qualche progetto buono è giusto prenderlo in considerazione. 

Nella tua carriera, hai vestito tantissime maglie soprattutto al centro-nord. Alla soglia dei trent’anni, come spieghi il fatto di non aver mai giocato in una pugliese? E’ un problema di “nessuno è profeta in patria”?

Diciamo che, per fortuna, ho avuto sempre un buon mercato di squadre di Lega Pro che in Puglia in passato non c’erano. Il Monopoli sono un paio di anni che è salito ma prima c’era poca roba. Per fortuna ho girato piazze come Genoa, Alessandria, Juve Stabia, Giulianova ma non è che non ho mai preso in considerazione di giocare in Puglia. A Rimini avevo tre anni di contratto e quando hai contratti di 2, 3 o 4 anni fai fatica a prendere in considerazione altre ipotesi.

Per tenerti in forma, in attesa di rientrare, ti stai allenando con la Berretti del Monopoli. Oltre a questo, sei monopolitano e credo ti tieni informato sull’andamento della formazione biancoverde. Come giudichi questo campionato dei gabbiani?

Innanzitutto ci tengo a ringraziare il mister Mimmo Caricola in quanto mi ha dato la possibilità di allenarmi con loro. Ho imparato molto da lui e anche se allena i ragazzini è un tecnico molto preparato. Ringrazio anche il presidente del settore giovanile Laricchia che mi sta dando l’occasione di stare con loro. Mi sto allenando con loro in quanto si allenano in modo molto professionale con il preparatore atletico Gianni per farmi trovare pronto. Il Monopoli? La Lega Pro è un campionato molto equilibrato e molto tosto anche come calore dei campi. La squadra sta pagando un ultimo mese un pò negativo ma sta rispettando gli obiettivi che si erano prestabiliti all’inizio. L’obiettivo loro è quello di raggiungere una salvezza tranquilla e credo ce la faranno con dei calciatori all’altezza della situazione. 

Nella tua carriera hai vestito tante maglie e hai giocato con tantissimi giocatori. Qual’è quello più forte con cui hai avuto modo di giocare? 

Quello che mi ha lasciato un segno e un ottimo ricordo è sicuramente Nicola Caccia. Io ero il suo pupillo quando eravamo al Genoa e mi ha fatto imparare molte cose in campo ma soprattutto fuori come professionalità in allenamento. Inoltre, lui dopo due anni ha smesso e quando è andato ad allenare la Biellese il primo giocatore che prese sono stato io. 

ANTONIO GENCHI 

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Messina-Foggia, arbitrerà Amoroso di Paola

Due curiosità a riguardo. Il fischietto calabrese ha già arbitrato un Messina-Foggia due anni fa e i rossoneri alla quinta giornata dello scorso campionato

Sarà Carlo Amoroso di Paola a dirigere Messina-Foggia in programma lunedì 19 settembre alle 20:45.

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Il fischietto calabrese ha diretto il Foggia 3 volte lo scorso anno, proprio alla quinta giornata dello scorso campionato a Matera (1-1, Gerbo e Kurtisi), il famigerato 6-1 contro il Siena in Coppa Italia di Lega Pro, che spianò la strada della finalissima ai rossoneri e  nello scorso mese di aprile, l’1-2 di Caserta, in campionato.

Altre due gare arbitrate nella stagione precedente, quella del 2014-15, e guarda caso una nuova curiosità. Era il direttore di gara di Messina-Foggia 0-1 (D’Allocco) e poi di Foggia-Juve Stabia 1-1.

In totale 5 direzioni con i rossoneri in campo, 3 vittorie 2 pareggi.

Sarà coadiuvato da Flavio Zancanaro della sezione di Treviso e da Pasquale Capaldo di Napoli.

Fabio Lattuchella

Storie pugliesi: Antonio De Iacovo: dalla Puglia al Trentino con passione

Antonio De Iacovo

Antonio De Iacovo

Antonio De Iacovo, attaccante classe ’87, nativo di Bari.
Forse vi starete chiedendo chi sia.
Ebbene: De Iacovo è uno dei tanti calciatori pugliesi che giocano fuori dalla nostra regione e la passione per il calcio lo ha spinto a continuare e a migliorarsi.
De Iacovo è un attaccante che può giocare sia da prima che da seconda punta.
Ha giocato in Puglia con la Nuova Andria in Promozione nella stagione 2013-2014, anno in cui fece il suo esordio nella categoria, con mister Cosimo Sinisi in panchina.
Poi ha giocato nella Virtus Bitritto sempre in Promozione e poi a Noicattaro in Seconda categoria.
Dopo queste esperienze regionali, nella scorsa stagione ha giocato in Germania e ora milita nel Mezzocorona, squadra dal passato illustre e che ha disputato quattro campionati di Lega Pro seconda divisione tra il 2007 e il 2011.
Ora il Mezzocorona gioca in Promozione trentina e De Iacovo pian piano si sta prendendo il suo spazio.
L’agente Fifa, Max Leghissa (con trascorsi da procuratore nella massima serie svedese e in tutta la zona scandinava) lo ha portato nel Trentino Alto Adige per una nuova esperienza calcistica ma soprattutto di vita.
I sogni e le passioni non si abbandonano mai e De Iacovo fa leva su questo.
“Sto vivendo una bella esperienza. Da poco mi trovo in questa squadra ma posso dire con certezza che mi trovo bene con una squadra giovane e ambiziosa. Una nuova sfida per me, davvero interessante e che arricchisce il mio bagaglio d’esperienza. Sto cercando di mettere a disposizione la mia esperienza al servizio della squadra. La differenza tra il calcio pugliese e del Trentino è minima, perché da noi il calcio è molto più fisico, tattico e tecnico, mentre qui c’è più tatticismo.
Ringrazio il ds Max Leghissa. È grazie a lui se sono qui a Mezzocorona. Lui è una persona diversa della solite e che punta anche sui “vecchietti” (calcisticamente parlando ovviamente).
Le ambizioni per quest’anno sono quelle di fare bene e se dovesse esserci la possibilità di tornare in Puglia. Con un bel progetto ci tornerei ben volentieri.
Insomma, la Puglia non si dimentica ma il calcio può spingerti ovunque, perché le passioni bisogna portarle avanti e i sogni da un momento all’altro potrebbero realizzarsi davvero!

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ALESSANDRO POLICHETTI

Foggia-Monopoli, dirige Prontera di Bologna

Fischietto emiliano per Foggia-Monopoli di sabato prossimo. Sarà, infatti, Alessandro Prontera a dirigere il terzo derby pugliese della stagione con i rossoneri in campo. Prontera sarà coadiuvato dalla coppia di assistenti tutti di Termoli, Giuliani e Pizzi. Per Prontera non è la prima volta con il Foggia in campo. Due sconfitte e una vittoria nei precedenti, nel 2013 a Francavilla in Sinni, vittoria per i rossoneri 1-2, mentre le sconfitte sono arrivate nella stagione successiva, in Seconda Divisione e tutte allo Zaccheria (contro Vigor Lamezia e Aversa Normanna). Paolini di Ascoli Piceno per Lecce-Cosenza, Amabile di Vicenza per Fidelis Andria-Melfi e Pillitteri di Palermo per Martina-Matera, le designazioni per le altre pugliesi in campo.

Ecco le designazioni arbitrali complete del girone:

MESSINA vs CATANIA (dom ore 14.30): Carlo Amoroso di Paola (Bernabei-Annunziata)
AKRAGAS vs CASERTANA (dom ore 14): Fabio Piscopo di Imperia (Stazi-Benedettino)
FIDELIS ANDRIA vs MELFI (sab ore 15): Daniel Amabile di Vicenza (Cassara’-Vono)
FOGGIA vs MONOPOLI (sab ore 20.30): Alessandro Prontera di Bologna (Giuliani-Pizzi)
LECCE vs COSENZA (dom ore 15): Edoardo Paolini di Ascoli Piceno (Evoli-Spiniello)
LUPA CASTELLI ROMANI vs CATANZARO (sab ore 14): Nicola De Tullio di Bari (Ruggeri-Spreafico)
MARTINA FRANCA vs MATERA (dom ore 17.30): Luigi Pillitteri di Palermo (Scarica-Iovine)
PAGANESE vs ISCHIA ISOLAVERDE (sab ore 20.30): Francesco Guccini di Albano Laziale (Sangiorgio-Trifiro’)
BENEVENTO vs JUVE STABIA (lun ore 20): Pierantonio Perotti di Legnano (Trovatelli-Bercigli)

Fabio Lattuchella

Arbitri di Foggia nella storia

2 luglio 2014. Una data che gli arbitri della Sezione “A. Formillo” di Foggia difficilmente dimenticheranno. Ieri si è svolta a Roma, infatti, la consueta conferenza stampa di presentazione dei ruoli arbitrali nazionali per la stagione sportiva 2014/2015.Il Presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Marcello Nicchi, insieme ai più alti dirigenti arbitrali nazionali, ha reso note le promozioni e le dismissioni dei fischietti operanti nei massimi campionati calcistici federali.
Foggia può davvero sorridere: i numeri parlano chiaro, e sono frutto del lavoro certosino e meticoloso del Presidente sezionale Antonello Di Paola, il quale può giustamente gioire, assieme a tutta la sua squadra, per le soddisfazioni giunte ieri pomeriggio.
La sezione dauna riesce nell’impresa, per la prima volta nella sua ultrasettantennale storia, di portare ben quattro arbitri regionali a livello nazionale: Carmine Lopriore e Gianluca Roca transitano dall’Eccellenza Pugliese alla Commissione Arbitri Interregionale, e Davide De Ninno e Pasquale Falcone accedono alla Commissione Arbitri Nazionale di Calcio a 5.
Ottimi risultati, dunque, per la sezione dauna, che può contare sulle riconferme della punta di diamante Giuseppe Stallone in Serie A e di Diego Roca e Pasquale De Meo in Serie B.
Il movimento arbitrale foggiano, che conta oltre 200 associati, rappresenta un punto di riferimento per coloro che credono nello sport come importante strumento di crescita umana e sportiva.
L’attività arbitrale rappresenta una palestra di vita volta alla sana formazione atletica e mentale di ragazzi che vogliono conoscere il mondo dello sport da una prospettiva diversa, caratterizzata da rettitudine ed onestà intellettuale, ma allo stesso tempo stimolante ed avvincente.
Sacrificio, dedizione, rispetto delle regole e competenza tecnica: questi i valori degli arbitri di Capitanata che, guidati dal Presidente Di Paola, si apprestano a vivere un’altra stagione al servizio del calcio e dello sport.

Gli arbitri foggiani impegnati nei campionati regionali

Ancora una domenica di grandissime soddisfazioni per i fischietti foggiani impegnati nei campionati dilettantistici regionali.

Daniele Labianca

Nel campionato di Eccellenza Pugliese, giunto all’ultima giornata e con ancora moltissimi verdetti da definire, saranno impiegati ben due arbitri: Vincenzo Andreano nel delicatissimo Galatina – Castellaneta, con entrambe le squadre alla disperata ricerca di punti-salvezza; mentre Daniele Labianca dirigerà il derby Francavilla – Ostuni, con i padroni di casa bisognosi dei tre punti, sempre in ottica playout.

Carmine Lopriore

Vincenzo Andreano

Nel campionato di Promozione Pugliese, affidate a due arbitri molto esperti i big match della trentunesima giornata. Gianluca Roca, coadiuvato da Di Luzio e Di Lucia, sarà di scena al “San Sabino” di Canosa, per il match tra i locali e la capolista Bitonto (che già domenica potrebbe festeggiare il ritorno in Eccellenza). Carmine Lopriore fischierà nel derby salentino Novoli – Otranto, con i padroni di casa decisi ad agguantare la capolista Putignano, distante una sola lunghezza.

 

Gianluca Roca

Per finire, in Prima Categoria Roberto Tarallo dirigerà Reali Siti Stornarella – Rocchetta S.A. nel girone A, e Luca Brunone sarà di scena nel girone B per Mottola – Delfini Rossoblu.

 

In bocca al lupo a tutti!

 

promozione girone B – Le designazioni arbitrali

Gli Arbitri della 12^ Giornata di Ritorno:

A.TOMA – LEPORANO Reginaldo Ventresca Brindisi / Emanuele Marco Fumarulo Barletta / Roberto Iennarelli Barletta
ATLETICO TRICASE – VIRTUS CALCIO PUTIGNANO Carlo Palmisano Taranto / Paolo Giovanni Laghetti Taranto / Fabio Giudetti Taranto
AVETRANA – OTRANTO Vincenzo Ruggiero Brindisi / Claudio Salierno Molfetta / Giuseppe Sicolo Molfetta
GALATONE A.S.D. – SAN CESARIO ARIA SANA Domenico Mallardi Bari / Pietro Gasparre Bari / Andrea Masino Bari
LIZZANO 1996 – CAROVIGNO CALCIO Raffaele Manuel Padula Foggia / Gianluca De Bellis Molfetta / Giuseppe Natilla Molfetta
NOVOLI – REAL ALBEROBELLO Antonio Zammillo Brindisi / Roberto Nardi Taranto / Ernesto Daniele Casula Taranto
PUGLIA SPORT ALTAMURA – LORENZO MARIANO Nicola Maria Peres Barletta / Maurizio Gramegna Bari / Fabrizio Natilla Bari
REAL GIOIA – FRAGAGNANO Simone Petracca Lecce / Gianluigi Schito Casarano / Andrea Tommaso Panico Casarano
S.VITO – LEVERCALCIO Pierpaolo Natilla Molfetta / Giuseppe Centrone Molfetta / Francesco Fallacara Molfetta

Gli arbitri foggiani in campo nel fine settimana

Vincenzo Andreano

Dopo le designazioni dei fischietti dauni nelle massime competizioni nazionali, è il momento di analizzare le gare affidate alle giacchette nere di Capitanata negli altri campionati.

In Serie D l’assistente arbitrale Michele Savino sbandiererà in Savoia – Agropoli, gara del girone I.

Nella Serie A della regione Puglia (campionato di Eccellenza), Vincenzo Andreano dirigerà la gara tra il Terlizzi/Trani e il Manduria, con i padroni di casa, guidati dal neo tecnico Pino Giusto, attesi da un facile (sulla carta) impegno per continuare a far punti in chiave salvezza. Giuseppe Panarese, invece, svolgerà funzioni di assistente arbitrale in Francavilla – Sudest. Nel campionato di Promozione il delicato derby tra Celle San Vito e Monte Sant’Angelo, con entrambe le formazioni obbligate a vincere per opposti motivi, è stato affidato ad una terna tutta foggiana, capitanata da Daniele Labianca, coadiuvato da Dilucia e Sabatino. Raffaele Manuel Padula fischierà in Bitonto – U.C. Bisceglie.

Daniele Labianca

In Prima Categoria impegnati Vincenzo Cuomo (Ordona – Alexina, gir. A) e Davide Ambasciati(Real San Giorgo Jonico – Ginosa, gir. B).

 A questi link le altre designazioni:

 

II Categoria: http://aia-figc.it/designazioni/puglia/des.asp?gare=15-0-SEC-A

 

III Categoria gir. A: http://aia-figc.it/designazioni/puglia/des.asp?gare=15-414-TER-A

 

III Categoria gir. B: http://aia-figc.it/designazioni/puglia/des.asp?gare=15-414-TER-B

 

 

Un weekend particolare per gli arbitri foggiani

Presidente Di Paola

Di soddisfazione in soddisfazione. Gli associati della Sezione “Formillo” di Foggia, con in testa il loro Presidente Antonello Di Paola, possono davvero essere felici. Infatti, dopo aver ricevuto la visita del Presidente Regionale Arbitri Raffaele Giove, i quasi 200 fischietti di Capitanata si preparano a seguire e sostenere i loro massimi rappresentanti, impegnati sui campi di Serie A e Serie B. Stiamo parlando di Diego Roca, arbitro in forza alla CAN B, che dirigerà la gara Sampdoria – Cagliari; per Diego questa è la seconda apparizione nella massima serie, dopo Palermo – Parma della scorsa stagione. L’assistente arbitrale Giuseppe Stallone, invece, sarà chiamato a coadiuvare l’arbitro Doveri in uno dei big match di giornata: lo scontro che vedrà opposta la capolista Juventus all’Hellas Verona, vera squadra rivelazione di questa Serie A.
Stallone, che sta inanellando prestazioni di grande spessore, aveva già “sbandierato” in Cagliari – Juve, poco meno di un mese fa. Il Presidente Di Paola, insieme a tutto il Consiglio Direttivo Sezionale, può dirsi oltremodo orgoglioso di tali designazioni, considerando che dal lontano 1977 la Sezione di Foggia

Giuseppe Stallone

non vedeva un proprio arbitro ed assistente designati assieme, nella stessa giornata di campionato della massima divisione nazionale. Non dimentichiamo, infine, che l’assistente arbitrale Pasquale De Meo, dopo essere uscito anch’egli in Serie A due settimane fa, sarà impegnato in una delle gare più insidiose della Serie B: Virtus Lanciano – Cesena, che si disputerà in anticipo notturno venerdì sera.

Editoriale: Il calcio non è più semplicemente un gioco

Una vile aggressione. Il risultato espresso fuori dal campo è sicuramente più eloquente dell’1-1 che Gallipoli e Fidelis Andria hanno prodotto sul campo. Eppure le premesse erano buone, in nome di un comportamento corretto (elogiato dallo stesso presidente del Gallipoli) nella gara di andata. Una vile aggressione che, indipendentemente da quanto successo all’andata, non doveva essere assolutamente collegata al calcio. Ma oggi va di moda, oggi va così. Non è importante sentirsi tutti pugliesi, perché quando si va “fuori regione” e ci si sente attaccati, tutti mostriamo il radicamento e l’attaccamento alle origini, alla nostra terra, portando in giro la nostra “pugliesità” con orgoglio, ma basta una semplice partita di calcio, tra due realtà della stessa regione, “tra di noi” come si usa dire, a distruggere e a far mettere da parte tutto questo. Non è stata la prima volta e non sarà neppure l’ultima. Non è un problema di Gallipoli e Fidelis Andria (che oggi finiscono sui giornali loro malgrado), insomma, è un problema di tutti. L’osservatorio sulle manifestazioni sportive a volte sembra esagerato nelle decisioni prese ma forse, in fondo, la colpa è anche nostra, di tutti coloro che hanno qualunque interesse nel calcio, dal tifoso al calciatore, dal dirigente agli organi di informazione. Mettiamoci tutti in discussione se vogliamo riportare la “normalità” nel calcio. E la normalità è poter permettere ai tifosi della Fidelis Andria, o di qualunque squadra che giochi fuori casa, di assistere alla gara, ad una famiglia qualsiasi di recarsi allo stadio e di godersi uno “spettacolo”, come quando si va a teatro, come quando si va al cinema, come quando si porta i bambini al parco giochi. Lo stadio non deve essere diverso da questi luoghi.

Portare all’esasperazione anche una gara di Eccellenza, tra due realtà che nulla hanno a che vedere  con questa categoria (va detto), è il sintomo già ampiamente evidenziato che il calcio non è più semplicemente un “gioco”. Tutti sanno che è sbagliato, tutti prendono le distanze da un episodio vile, nessuno vuole la colpa, ma qualcuno l’ha fatto. Non si vuole e non si deve crocifiggere nessuno, sia chiaro, ma certi episodi hanno bisogno di essere chiamati con il proprio nome, “violenza”, e in quanto elemento diseducativo e divisorio non può essere mescolato, o semplicemente affiancato grammaticalmente, a qualcosa che dovrebbe unire, come una partita di calcio.

Succederà ancora, magari forse anche domenica prossima, magari anche in una gara di Prima, di Seconda o ancora di Terza Categoria perché, e questo è importante ricordarselo, purtroppo il calcio non è più semplicemente un gioco.

Fabio Lattuchella

Ultras U.S. Lecce:
è l’ignoranza che crea la violenza

Una vecchia canzone dei Sud Sound System, noto gruppo salentino, cantava “è l’ignoranza che crea l’intolleranza di gente cieca e senza coscienza che è violenta ma non per esigenza. È solo oppressa dalla sua stessa esistenza. È l’ignoranza che crea la violenza”.

Ieri pomeriggio lo Stadio Via del Mare di Lecce, capoluogo della penisola salentina, ha portato in scena due tragedie. Una squadra precipitata dalla Serie A alla Lega Pro per le note vicende del calcioscommesse, nonostante una rosa “di un’altra categoria” (così dicono), non riesce a conquistare la promozione in Serie B condannandosi, autonomamente, ad un altro anno di purgatorio. Il triplice fischio dell’arbitro ieri ha dato anche il via al secondo dramma: un’orda di tifosi frustrati dalle innumerevoli delusioni subite quest’anno dalla loro squadra del cuore e non solo, come uno tzunami, invade il campo e distrugge tutto ciò che trova sulla sua strada. Un delirio ingiustificabile. Vengono colpiti stewart, cameraman e giornalisti. I giocatori, vero obiettivo degli scalmanati, riescono a sparire negli spogliatoi. Questa è la rapida fotografia di un episodio di cui si parlerà ancora per molto e, a causa del quale, molte persone pagheranno. Tuttavia, in casi di questo tipo, non sono solo i diretti interessati a pagarne le conseguenze. Il calcio italiano ha subito l’ennesima squarcio in una ferita ancora aperta e si tornerà a parlare, ancora una volta, di responsabiltà oggettiva. Nel lontano 1989 con la legge n. 401, la violenza negli stadi trova, in Italia, il suo primo intervento legislativo. Nel 2007 con la legge n. 41 sono state introdotte delle modifiche al fine di appesantire la mano sanzionatoria sulle specifiche condotte illecite in occasione delle manifestazioni sportive. Sono passati 23 anni dall’inizio della battaglia e, sinceramente, pochi sono stati i risultati ottenuti.

I fatti descritti hanno una duplice valenza. Non è solo l’Ordinamento statale che cerca il suo bersaglio, l’Ordinamento sportivo, nella sua autonomia, cerca il colpevole da punire e, sappiamo bene, che non esiterà a sanzionare anche chi, direttamente, nulla ha a che vedere con tali folli gesti.

L’ordinamento statale con l’art. 3 della legge 41/2007 stabilisce che “chiunque, nei luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive ovvero in quelli interessati alla sosta, al transito, o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle manifestazioni medesime o, comunque, nelle immediate adiacenze di essi, nelle ventiquattro ore precedenti o successive allo svolgimento della manifestazione sportiva lancia o utilizza, in modo da creare un concreto pericolo per le persone oggetti contundenti, o, comunque, atti ad offendere, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. La pena è aumentata fino alla metà se dal fatto deriva un danno alle persone o danneggiamento alle attrezzature e all’impianto sportivo”. La legge continua introducendo l’art. 583-quater del codice penale, che stabilisce: “nell’ipotesi di lesioni personali cagionate ad un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive, il colpevole viene punito con la reclusione da 4 a 10 anni; le lesioni gravissime, con la reclusione da otto a sedici anni“.

Domenica scorsa gli ultras salentini non si sono fatti mancare nulla. Come cavalli imbizzarriti non hanno retto l’ennesima delusione e, accecati dalla rabbia, hanno violato ogni norma si ponesse innanzi a loro. Tuttavia, si sa bene, l’ignoranza della legge non giustifica. La caccia delle Forze dell’ordine è partita e, ben presto, molti conosceranno le loro gelide mani.  

Per molti di questi la partita di ieri, con tutta probabilità, sarà l’ultima che vedranno per i prossimi 5 anni. L’autorità di pubblica sicurezza può, infatti, ordinare il divieto di accesso negli stadi, per un massimo di 5 anni, alle persone che siano state condannate o che risultino denunciate per aver preso parte attiva a episodi di violenza. Il cosiddetto DASPO. La forza punitiva dell’ordinamento sportivo è ormai nota a tutti. Tali condotte vengono specificamente sanzionate dal Codice di giustizia sportiva all’articolo 14.

Come già successo per il calcioscommesse, gli unici a “pagare” saranno i tifosi, quelli veri, quelli che non hanno bisogno di sfasciare uno stadio per manifestare l’amore per i colori della propria squadra. Da questo episodio il Lecce calcio ed il calcio a Lecce ne usciranno, ancora una volta, distrutti, traumatizzati.

L’Ordinamento sportivo individua, infatti, una forma di responsabilità oggettiva in capo alle società per i fatti violenti commessi dai propri sostenitori. Queste rispondono per i fatti commessi in occasione della gara, sia all’interno che all’esterno del proprio impianto sportivo, da uno o più dei propri sostenitori se dal fatto derivi un pericolo per l’incolumità pubblica o un danno grave all’incolumità fisica di una o più persone. Oltre all’applicazione di una ammenda, in casi di particolare gravità gli organi di giustizia potranno anche obbligare la squadra a disputare una o più gare a porte chiuse, con uno o più settori privi di spettatori o comminare la squalifica del campo per una o più giornate di gara o a tempo determinato, fino a due anni. La violenza negli stadi è, forse, l’unica questione nella quale l’Ordinamento sportivo ha contezza di quanto possa essere avvilente essere sanzionati per la pazzia di un manipolo di scalmanati che, alcun collegamento, hanno con la società. Per tale motivo, individua, precisamente, le condizioni grazie alle quali le società possono svincolare o, quantomeno, attenuare le relative responsabilità. In concreto le società devono aver adottato, prima dei fatti, dei modelli di organizzazione idonei a prevenire le condotte violente; devono concretamente cooperare con le forze dell’ordine per prevenire i fatti violenti e per identificare i sostenitori responsabili.

La convalescenza dalla malattia del calcioscommesse non era ancora finita ed è stato inferto l’ennesimo colpo. Il virus è ancora presente. Il calcio italiano è tramortito, stanco, debilitato. Il tifoso è colui il quale supporta e sopporta, trasforma la carica negativa in positiva. Urla per la propria squadra, soffre per un goal sbagliato, piange per un goal fatto. L’altalena delle emozioni è difficile da reggere. Non tutti, evidentemente, possono permetterselo. Ribadisco: è l’ignoranza che crea la violenza. 

 

Avv. Cristian Zambrini (www.studiolegalezambrini.it)

Il titolo sportivo ed il concetto di cessione

Ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 52 delle Noif Il titolo sportivo viene definito dall’ordinamento sportivo come il riconoscimento, da parte della Federerazione di appartenenza, delle condizioni tecnico sportive che consentono, concorrendo gli altri requisiti economici e statutari previsti dalle norme federali, la partecipazione di una società/associazione ad una determinato campionato.

In buona sostanza il titolo sportivo rappresenta il merito sportivo/agonistico acquisito da una società, nell’arco della sua storia, una qualità inerente alla posizione che questi riveste nei confronti e nell’ambito dell’organizzazione settoriale di cui fa parte.

Gli unici riferimenti acquisibili in merito all’istituto del titolo sportivo come bene giuridico sono inquadrabili nell’ambito dello sport professionistico.

Il titolo sportivo pur costituendo un valore di carattere agonistico ha, benchè le norme dicano il contrario, un valore oggettivamente commerciale per le società di capitali professionistiche che ne sono titolari oltre che un valore morale per la città che il sodalizio rappresenta sul campo. A dispetto di queste considerazioni meramente pratiche il titolo è, tuttavia, considerato, dalla normativa di settore, anche se spesso in contraddizione con se stessa, come bene non commerciabile. Come, infatti, stabilisce l’art. 52 noif “in nessun caso il titolo sportivo può essere oggetto di valutazione economica o di cessione”.

A parere di chi scrive, tuttavia, la contraddizione è chiaramente invidividuabile.

Anche se il titolo sportivo è inquadrato come bene non commerciabile lo stesso viene, tuttavia, considerato, nell’ambito di una valutazione patrimoniale di una società in stato di fallimento, come uno dei cespiti del patrimonio senza dubbio di maggior valore. Volendo escludere da queste considerazioni il parco giocatori, il titolo costituisce, senza dubbio, il principale bene patrimoniale e, comunque, un elemento imprescindibile dell’azienda sportiva professionistica.

Seppur non commerciabile il titolo sportivo può essere trasferito?

Bisogna chiarire che le uniche ipotesi di trasferimento del titolo sportivo, considerate ed avallate dall’ordinamento sportivo, oltre al caso della cessione definitiva effettuata unitamente alla vendita dell’intera società o del ramo d’azienda, riguardano esclusivamente società sportive professionistiche.

Una  prima ipotesi si pone in essere in caso di fallimento della società.

In questo caso entra in azione il noto Lodo Petrucci: una società sportiva della medesima città può intervenire nella procedura concorsuale acquistando il cespite rappresentato dal titolo in questione. In virtù di tale procedura il sodalizio interessato potrà, dunque, iscriversi al campionato dell’anno successivo, con il titolo sportivo della società in fallimento, anche se nella categoria immediatamente inferiore a quella in cui militava la società in liquidazione.

Una seconda ipotesi è rappresentata dal caso in cui una società, per difficoltà economiche avute nel corso dell’anno, non riesce a raggiungere i parametri indicati dalla Federazione per ottenere l’iscrizione al campionato della sua categoria.

In tale, spiacevole, evenienza la stessa verrà retrocessa nell’ultima categoria dilettantistica perdendo la titolarità del titolo sportivo che verrà espropriato “a euro zero” ed assegnato, per procedura d’ufficio della Federazione di appartenenza, ad altra società della medesima città analogamente ad un trasferimento d’azienda ex art. 2112 c.c..

Per quanto riguarda il settore dilettantistico il concetto di titolo sportivo è ancor più connesso all’esistenza stessa dalla società nata, senza scopo di lucro, al fine esclusivo di esercitare attività sportive agonistiche.

Privare una società dilettantistica del suo titolo sportivo e, dunque, dell’elemento che più di ogni altro la caratterizza e che le permette di iscriversi ai campionati significherebbe eliminare ogni possibilità, per la stessa, di realizzare la finalità principale definita e stabilita dallo statuto.

Come noto ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 27 c.c. “oltre che per le cause previste nell’atto costitutivo e nello statuto, la persona giuridica si estingue quando lo scopo è stato raggiunto o è divenuto impossibile”.

Il titolo sportivo non potrà scindersi dalla società/associazione titolare se non in caso di mancata iscrizione al campionato di categoria. In tale caso se la società provasse ad iscriversi e non rispettasse i criteri stabiliti dalla Federazione la stessa verrebbe espropriata a euro zero del suo titolo sportivo in favore di una altra società della medesima città.

Appare, pertanto, chiaro che se una società si privasse, in qualsiasi modo, del suo titolo sportivo non potrebbe in alcun modo mantenere l’affiliazione presso la Federazione atteso che non è configurabile il caso di una società affiliata senza titolo. In sostanza con la cessione del suo titolo sportivo, lo società/associazione perderebbe il nucleo stesso della sua attività.

Avv. Cristian Zambrini (www.studiolegalezambrini.it)

Il fallimento delle ASD

Il periodo storico attuale impone a chiunque una ponderata valutazione della normativa esistente; non sono ammesse distrazioni. Il rischio fallimento dovrebbe essere, oggi più che mai, valutato da chiunque; anche da chi, per pura passione, decida di entrare nel mondo dello sport nelle vesti di un dirigente mecenate.

La crisi economica ha investito come un treno tutte le attività commerciali e, pertanto, il legislatore ha negli anni cercato di alzare il livello di guardia, anche quando siano coinvolte associazioni sportive dilettantistiche. Come noto le associazioni sportive dilettantistiche sono inquadrate come enti giuridici non commerciali.

Con il termine “fallimento” si indica l’obiettiva incapacità di un soggetto (imprenditore commerciale) di far fronte puntualmente alle proprie obbligazioni. Il fallimento è definito dalla prevalente dottrina come quel processo esecutivo rivolto all’esecuzione coattiva del diritto dei creditori. Come noto, l’assoggettabilità al fallimento è legata ad una preventiva valutazione, da parte del giudice, al fine di stabilire se l’ente non commerciale, nel corso della sua attività ed in riferimento ad un riscontrato stato di insolvenza, abbia assunto la qualità di imprenditore commerciale.

La delicata questione deve essere affrontata partendo dal fatto che il fallimento non dovrebbe riguardare le associazioni in quanto, tali categorie di soggetti, non sono giuridicamente ricomprese in quella degli imprenditori commerciali. L’attività di queste, infatti, dovrebbe essere rivolta di regola ai fini istituzionali senza perseguire, quindi, finalità lucrative.

Nell’ambito dell’attività sportiva dilettantistica la forma più utilizzata dagli enti è proprio quella dell’associazione. In particolare l’ordinamento italiano prevede due tipi di associazioni: riconosciute e non riconosciute. La maggior parte delle società affiliate alle Federazioni svolgono la loro attività nella forma di associazioni non riconosciute e, quindi, prive di personalità giuridica.

La mancanza di tale requisito, in ogni modo, non impedisce che l’associazione stessa abbia una sua capacità di agire mediante persone fisiche che agiscono in base al principio della rappresentanza organica. Il carattere distintivo degli enti non commerciali è costituito, quindi, dal fatto di non avere come oggetto esclusivo o principale lo svolgimento di un’attività di natura commerciale che determina reddito d’impresa.

Al fine di individuare l’oggetto esclusivo o principale dell’ente si deve considerare l’attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari dell’associazione così come stabilito nello statuto e nell’atto costitutivo. L’art. 111 bis, comma 1, DPR 917/86 prevede, tuttavia, che, indipendentemente dalle previsioni dello Statuto e dell’Atto Costitutivo, l’ente perde la qualifica di ente non commerciale se eserciti prevalentemente attività commerciale.

Alla luce di quanto detto, quindi, si può affermare che l’ente, la cui prevalente attività si caratterizzi come impresa, anche se costituito in forma di associazione non riconosciuta, debba essere dichiarato fallito ove insolvente.

Destino questo che accomuna tutte le imprese insolventi prescindendo dalla loro giuridica conformazione. Pertanto, pur mancando un’apposita previsione normativa, deve ritenersi come dato acquisito, vista anche l’esigenza di garantire un’adeguata protezione ai terzi e ai creditori, che, qualora l’associazione sportiva perda la qualifica di ente non commerciale, la stessa debba essere assoggettata a fallimento nel caso in cui risulti insolvente.

Alla luce di quanto detto, quindi, si può affermare che l’ente, la cui prevalente attività si caratterizzi come impresa, anche se costituito in forma di associazione non riconosciuta, debba essere dichiarato fallito ove insolvente.

Destino questo che accomuna tutte le imprese insolventi prescindendo dalla loro giuridica conformazione.  Pertanto, pur mancando un’apposita previsione normativa, deve ritenersi come dato acquisito, vista anche l’esigenza di garantire un’adeguata protezione ai terzi e ai creditori, che, qualora l’associazione sportiva perda la qualifica di ente non commerciale, la stessa debba essere assoggettata a fallimento nel caso in cui risulti insolvente.

L’art. 1 della Legge Fallimentare e l’art. 2221 c.c., infatti, nell’indicare i soggetti sottoposti a questo tipo di procedura si riferiscono agli imprenditori in senso lato che esercitino un’attività commerciale, compresi quindi anche gli enti non societari che svolgono comunque tale attività in forma collettiva. La necessità di tutelare i creditori e i terzi che contrattano con le associazioni ha spinto il legislatore ad avere un occhio particolarmente attento al fine di evitare che queste, divenute insolventi, rischino di godere di una sorta di impunità pur svolgendo attività identiche a quelle d’impresa.

La giurisprudenza, in sostanza, sostiene che è sufficiente che lo stato di crisi irreversibile sia cagionato dallo svolgimento di un’attività commerciale che, anche se svolta in vista del perseguimento dei fini istituzionali, risulti prevalente o addirittura esclusiva rispetto alla complessiva attività dell’associazione. Il fatto che l’aspetto commerciale prevalga sul resto delle attività rappresenta un affievolimento del fine sociale; tale circostanza legittima l’applicazione delle procedure concorsuali (fallimento).

È bene, dunque, sottolineare che un’associazione sportiva dilettantistica può si gestire un attività commerciale purchè la stessa non snaturi la finalità non lucrativa dell’ente. Alla luce di quanto esposto, a costo di sollevare un certo allarmismo che, tuttavia, sembra più che giustificato, mi spingerei fino a dire che lo strumento dell’associazione sportiva non riconosciuta sia addirittura pericoloso. L’assenza in tali enti della c.d. autonomia patrimoniale perfetta rappresenta un grandissimo rischio per le persone fisiche coinvolte. In sostanza le obbligazioni contratte dalle Asd sono garantite, oltre che dal patrimonio della medesima associazione anche dal patrimonio personale di coloro che hanno agito in sua rappresentanza.

Tale considerazione conduce ad una chiara riflessione: se l’associazione fallisce corre uguale rischio chi ha agito per nome e conto di essa! Per le obbligazioni assunte dalla associazione i terzi possono, infatti, far valere i loro diritti oltre che sul fondo comune anche sul patrimonio delle persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione poichè le stesse sono personalmente e solidalmente obbligate.

Con riferimento al rischio di fallimento la posizione di tali soggetti è particolarmente delicata atteso che il fallimento di una associazione non riconosciuta produce il fallimento di tutti gli associati che siano illimitatamente responsabili secondo la disciplina propria delle associazioni non riconosciute, ossia, a norma dell’art. 38, 1º comma, c.c., coloro i quali abbiamo agito in nome e per conto dell’associazione.

Alla luce di tutto quanto sopra esposto, appare chiaro che lo strumento delle associazioni sportive dilettantistiche non rinosciute debba essere abbandonato lasciando lo spazio a Società ad esempio costituite nelle forme di s.r.l. ovvero di s.p.a. (senza scopo di lucro).

Tali forme, pur non dovendo rinunciare alle agevolazioni storicamente riconosciute alle A.S.D., sono dotate di una struttura ed una regolamentazione più adeguate. La S.S.D. (per esempio s.r.l.), infatti, oltre ad essere contraddistinta da una puntuale disciplina legislativa è dotata di personalità giuridica, con la conseguenza che, delle obbligazioni sociali, risponderà solo ed unicamente la società con il proprio patrimonio senza alcuna esposizione per il patrimonio personale degli amministratori e/o dei soci.

Avv. Cristian Zambrini (www.studiolegalezambrini.it)

I controlli sanitari delle società professionistiche

Può davvero una malformazione congenita sfuggire ai costanti controlli sanitari delle società professionistiche?

Definire “ambigui” gli ultimi tragici episodi che hanno colpito come una scure il calcio mondiale sarebbe un eufenimo.

A parer di chi scrive nascondersi sotto il velo dell’ipocrisia non porta mai alcun vantaggio. Ecco perchè, senza voler emettere alcuna sentenza, ci si limita con il presente articolo ad evidenziare le ragioni che dovrebbero portare chiunque a sostenere che dietro l’angolo si cela, forse, la più grande minaccia doping della storia dello sport mondiale.

La storia ci ha insegnato, anche in virtù dei sempre più frequenti scandali, che il doping è sempre più avanti dell’antidoping; non è un caso che, in numerosi episodi, sia stato evidenziato ed accertato il coinvolgimento di medici e/o esperti chimici che, in molti casi, erano parte dell’organigramma interno alle stesse società.

Non pare opportuno nascondere l’evidenza dei fatti anche se il sistema, a volte, ce lo impone. Gli ultimi orribili episodi, tra cui la morte del giovane giocatore del Livorno Piermario Morosini, pongono inquietanti interrogativi: nel calcio professionistico può davvero sfuggire un problema fisico tale da portare alla morte un ragazzo di soli 25 anni? La risposta è davvero da ricercare in un omesso controllo o, invece, nella minaccia del doping?

Le informazioni seguenti serviranno per maturare un opinione.

Il 28 Aprile 1995 viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il D.M. 13/03/1995 “Norme per la tutela sanitaria degli sportivi professionisti” colmando  un vuoto legislativo assai imbarazzante nonostante il risalto dato in Italia allo sport professionistico. L’intervento legislativo giunse a seguito dell’impulso fornito da numerose Federazioni nazionali che già si erano dotate di regolamenti volti a disciplinare il controllo sanitario dell’attività sportiva professionistica praticata dai loro iscritti.

I punti chiave del Decreto, indirizzato alla tutela del corretto esercizio dell’attività sportiva professionistica, sono l’istituzione della scheda sanitaria e la definizione del ruolo di medico sociale.

Si ricorda che, alla luce della Legge 91/1981, per professionista sportivo si intende colui il quale “esercita attività sportiva a favore di una società o federazione sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI che hanno riconosciuto il professionismo”.

Il Decreto subordina l’attività sportiva professionistica al possesso, da parte dell’atleta, della cosidetta “scheda sanitaria” prevista dall’art. 7, comma 2, della legge 23 marzo 1981, n.91 che accompagnerà l’atleta per l’intera durata della sua attività sportiva professionistica e che dovrà essere aggiornata con periodicità almeno semestrale.

Il Decreto stabilisce che le Federazioni sportive nazionali debbono integrare i propri regolamenti prevedendo la figura del medico federale e sociale, munito di una specifica specializzazione in medicina dello sport.

Nella scheda sanitaria suindicata, custodita dal medico incaricato, devono essere annotati tutti i controlli sanitari effettuati e, in caso di trasferimento dell’ atleta, deve essere trasmessa da una società all’altra. La scheda attesta l’avvenuta effettuazione degli accertamenti sanitari prescritti e contiene una sintetica valutazione medico-sportiva dello stato di salute attuale dell’atleta nonché sull’esistenza di eventuali controindicazioni, anche temporanee, alla pratica sportiva agonistica professionistica.

Le implicazioni medico legali e legali che discernono da questi 2 articoli sono ovvie: il medico sociale, così come la società sportiva, vengono fortemente responsabilizzati in merito alla tutela dei propri tesserati.

Ai sensi e per gli effetti dell’art. 7 della legge 23 marzo 1981, n.91, il medico sociale assume la responsabilità della tutela della salute degli atleti professionisti legati da rapporto di lavoro subordinato con la società sportiva.

Il medico sociale cura, avvalendosi dei centri di medicina dello sport pubblici o privati autorizzati e accreditati dalle regioni o dalle province autonome, l’effettuazione periodica dei controlli ed accertamenti clinici previsti e cura l’effettuazione di ogni altro ulteriore accertamento che egli ritenga opportuno; lo stesso è tenuto alla verifica costante dello stato di salute dell’atleta e dell’esistenza di eventuali controindicazioni, anche temporanee, alla pratica dell’attività professionale.

La complessità di tali aspetti costituiscono punti di una responsabilità professionale di tipo contrattuale ed extracontrattuale assai delicata, considerate anche le complesse questioni sul doping e sull’uso terapeutico di sostanze proibite o sull’uso difforme di farmaci rispetto alle indicazioni terapeutiche e/o ai dosaggi previsti.

Il riferimento al medico sociale nella normativa federale del calcio professionistico è nell’art. 44 delle NOIF “Adempimenti per la tutela medico sportiva delle società professionistiche”. Con tale articolo viene imposto alle società di sottoporre i calciatori, gli allenatori, i direttori tecnici ed i preparatori atletici professionisti agli accertamenti sanitari previsti dalle leggi, dai regolamenti e dalle presenti disposizioni.

Ogni società ha l’obbligo di tesserare un Medico sociale responsabile sanitario iscritto in un apposito elenco presso il Settore Tecnico della F.I.G.C..

L’art. 5 comma 4 della legge n. 1099/1971, attribuisce ai medici incaricati dei prelievi la qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria durante l’espletamento di tale incarico. In quanto rappresentanti della polizia giudiziaria, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 347 c.p.p., i medici hanno l’obbligo:

a) di acquisire le notizie di reato; b) di riferire, per iscritto e senza ritardo, al pubblico ministero gli elementi essenziali del fatto e gli altri elementi raccolti, indicando le fonti di prova e eventuali le attività compiute, trasmettendo la relativa documentazione; c) di comunicare, quando è possibile, le generalità, il domicilio e quanto altro utili ai fini della identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, della persona offesa e di coloro che siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti.

Sulla scorta di tali imposizioni il medico sportivo che, nell’esercizio della sua attività, venga a conoscenza di un fatto costituente reato, perseguibile d’ufficio, ha l’obbligo di denunciarlo all’autorità giudiziaria, pena la incriminazione per omissione di referto.

Se il reato di cui è venuto a conoscenza è uno di quelli previsti dalla normativa antidoping, il medico reticente risponde del più grave delitto di omessa denuncia, punto con la reclusione fino ad un anno (art. 362, comma 2 codice penale).

Le società e gli enti sportivi rispondono in proprio della omessa attuazione delle procedure di controllo della idoneità fisica degli atleti per le prestazioni svolte come lavoratori dipendenti. Le società sportive sono tenute a tutelare la salute degli atleti sia attraverso la prevenzione degli eventi pregiudizievoli della loro integrità psicofisica sia attraverso la cura degli infortuni e delle malattie che possono trovare causa nei rilevanti sforzi caratterizzanti la pratica professionale.

Alla luce di quanto fin qui esposto quale può essere la causa della morte di un giovane atleta professionista di soli 25 sottoposto a continui controlli sanitari continuamente aggiornati e verificati?

Avv. Cristian Zambrini (www.studiolegalezambrini.it)

Il premio di preparazione

Per le piccole società calcistiche, in particolar modo per quelle dilettantistiche, il premio di preparazione, come quello per la carriera, rappresentano una entrata consistente e di primaria importanza per il proseguimento della loro attività. Poche sono, tuttavia, le società che azionano concretamente questi diritti.

Per mera ignoranza della normativa o per scarsa informazione proveniente dalla Lega di appartenenza, le associazioni dilettantistiche finiscono spesso per essere terra di saccheggio delle potenti corazzate professionistiche che, sfruttando le norme organizzative a loro vantaggio, riescono a smarcare con agilità eventuali richieste di premi. Al fine di meglio comprendere la questione sarà utile portare, agli occhi di voi lettori, un esempio tipico, nel quale molti si riconosceranno. Nel 2007 il presidente di una sodalizio partecipante ai campionati nazionali di Serie D cede un ragazzo di talento del settore giovanile ad una nota squadra di Serie A. Il Settembre scorso il ragazzo compie 14 anni. L’associazione, nella persona del suo Presidente, convinta di averne diritto, avanza presso le competenti sedi richiesta per il pagamento del premio di preparazione ricevendo, tuttavia, un tonante diniego. Quale è il motivo? Si può riferire che l’art. 96 Noif “Premio di preparazione” stabilisce che “le società che richiedono per la prima volta il tesseramento come “giovane di serie”, “giovane dilettante” o “non professionista” di calciatori che nella precedente stagione sportiva siano stati tesserati come “giovani”, con vincolo annuale, sono tenute a versare alla o alle società per le quali il calciatore è stato precedentemente tesserato un premio di preparazione”. Prima di proseguire nell’analisi di questa disposizione, al fine di meglio comprenderne il senso, risulta necessario chiarire cosa significhi e cosa comporti lo status di “giovane di serie”. Ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 33 Noif “i calciatori giovani dal 14° anno di età assumono la qualifica di giovani di serie quando sottoscrivono e viene accolta la richiesta di tesseramento per una società associata in una delle Leghe professionistiche”. È bene immediatamente evidenziare che fino al 2005 tale disposizione presentava delle differenze. Con la vecchia normativa, in sostanza, il calciatore tesserato per una società professionistica all’atto del compimento del 14° anno di età faceva scattare automaticamente il diritto al premio per le società titolari del tesseramento, annuale o biennale, nelle ultime tre stagioni sportive, ciò in quanto la qualifica di “giovane di serie” veniva acquisita dal ragazzo per il semplice fatto di essere “vincolato” per un club professionista. La nuova versione dell’art. 33 delle Noif puntualizza che lo status di “giovane di serie” si concretizza quando il calciatore, dopo aver compiuto i 14 anni, sottoscrive la richiesta di tesseramento e questa viene accolta dalla Lega di competenza. Dalla lettura della nuova disposizione si può dedurre come non sia più automatico il pagamento del premio di preparazione da parte delle società professionistiche. Questo l’effetto della recente modifica dell’articolo 33 comma 1 delle Norme organizzative interne federali (Noif), contenuta nel comunicato ufficiale della Figc n° 220/A del 13 giugno 2005, integrato successivamente dal comunicato n° 230/A del 29 giugno 2005. Formalmente la procedura non è cambiata ma, nella sostanza, gli effetti, ai fini del premio, sono diversi. Prima della modifica la società professionista che non provvedeva alla sottoscrizione del tesseramento come “giovane di serie” doveva ugualmente pagare il premio alle eventuali società aventi diritto e in caso di mancato accordo la Commissione premi di preparazione, preposta in prima istanza a decidere su eventuali ricorsi, verificata la legittimità della richiesta, deliberava il pagamento del premio, oltre a liberare “contrattualmente” il giovane calciatore libero di accasarsi con un’altra società. Con la nuova versione dell’art. 33 comma 1, il club professionista può decidere di non sottoscrivere il tesseramento come “giovane di serie” senza quindi far scattare il diritto al premio, rendendo vano un eventuale ricorso alla Commissione da parte delle società/associazioni aventi diritto secondo il vecchio testo; come in precedenza, però, il mancato tesseramento come “giovane di serie” pone in posizione di svincolo il calciatore. La modifica apportata, quindi, indebolisce la posizione delle società/associazioni dilettantistiche e di puro settore giovanile. Le società professionistiche fanno il bello e cattivo tempo e le risorse a favore del calcio di base risultano sempre più ridotte. Con questo meccanismo un club professionista può decidere, valutando le effettive potenzialità del calciatore, se procedere o meno ad un tesseramento come “giovane di serie”, senza doversi accollare il pagamento del premio in via automatica.

In realtà la furbizia delle società professionistiche è ancora più sottile; non è un caso, infatti, che queste riempiano i loro vivai di giovani dai 10 agli 11 anni. Quattro anni di preparazione sono più che sufficienti per maturare un giudizio sulle potenzialità del giocatore e, se non bastasse,

liberano da qualsiasi peso di eventuali premi da pagare in favore delle società dilettantistiche di provenienza. Come su indicato, infatti, se al compimento del 14esimo anno di vita si deciderà di sottoscrivere il fatidico contratto come giovane di serie la società dovrà versare il premio in favore della o delle società che nei precedenti 3 anni abbiamo avuto il giocatore tra le loro fila.

Se, tuttavia, le società professionistiche non siano riuscite a scippare il giovane in quell’intervallo di età queste “rischiano” di dover pagare il premio. Anche per questa evenienza la soluzione è pronta. Spesso, infatti, si decide di far firmare al calciatore, prima del compimento del 14° anno di età, un cartellino biennale, posticipando dunque la decisione sul tesseramento come “giovane di serie” smarcando così la problematica premi.

Gli ingranaggi di queste diaboliche strategie siano sempre ben oliati. Basterebbe trattenere il ragazzo anche un solo anno in più per rompere questo meccanismo perfetto e vedersi riconosciuto il tanto meritato premio. In realtà bisogna comprendere che solo la conoscenza della normativa può salvare il calcio dilettantistico.

In realtà un ulteriore rammarico può aggiungersi. Se il ragazzo riuscisse poi ad emergere, giungendo perfino ad esordire in serie A neanche in questo caso la sua società potrà accedere ad alcun premio. L’art. 99 bis delle Noif “Premio alla carriera” stabilisce, infatti, che “alle società della L.N.D. e/o di puro Settore Giovanile è riconosciuto un compenso forfettario pari a Euro 18.000,00= per ogni anno di formazione impartita a un calciatore da esse precedentemente tesserato come “giovane” o “giovane dilettante” quando il calciatore disputa, partecipandovi effettivamente, la sua prima gara nel Campionato di serie A o quando disputa, partecipandovi effettivamente con lo status di professionista, la sua prima gara ufficiale nella Nazionale A o nella Under 21”. Il medesimo articolo precisa, tuttavia, che “il compenso è dovuto esclusivamente a condizione che il calciatore sia stato tesserato per società della L.N.D. e/o di puro Settore Giovanile almeno per la stagione sportiva iniziata nell’anno in cui ha compiuto 12 anni di età o successive…”

Si deduce chiaramente che neanche tale premio potrà essere riconosciuto alla associazione se il giovane prodigio, al momento del trasferimento al nuovo sodalizio, non aveva raggiunto tale età!!! Si capisce, dunque, che basterebbe trattenere almeno fino ai 12 anni un giocatore per salvare i conti di molte società dilettantistiche ricche di talenti ma troppo presto svenduti alla prima richiesta.

Per concludere a prescindere dal caso specifico, a parer di chi scrive, l’intero istituto dei premi andrebbe rivisto. La semplicità degli “escamotage” studiati dalle società professionistiche per eludere il pagamento dei premi, sono un forte segnale della necessità di nuovi meccanismi di funzionamento e applicazione al sol fine di mantenere vivo il settore base del calcio italiano.

Avv. Cristian Zambrini (www.studiolegalezambrini.it)

Il vincolo dei giocatori dilettanti

Molti non hanno ben chiaro come si struttura il rapporto tra un giovane atleta e la rispettiva società calcistica dilettantistica. Si sente parlare di vincolo e tesseramento senza che, spesso, si capisca un granchè. In questo articolo cercheremo di dare un pò di ordine e chiarezza ai concetti chiave.

La questione vincolo sportivo relativamente agli atleti dilettanti attanaglia, oggi più che mai, buona parte degli esperti del settore. In primo luogo è bene sottolineare che a livello legislativo non esiste una nozione di attività dilettantistica, la stessa viene, infatti, desunta a contrario dalla individuazione di quell’attività definita come professionistica.

Gli unici tentativi per individuare una definizione formale di attività dilettantistica trovano sede nella normativa delle singole federazioni. Risulta per questo necessaria la predisposizione di una legge ad hoc considerato che l’esistenza di un vuoto normativo di tale entità ha creato, nel tempo, una zona franca vittima dell’astuzia di molti.

Ritornando all’argomento il vincolo sportivo rappresenta il contratto associativo stipulato tra una associazione, regolarmente affiliata alla federazione di riferimento, ed un giocatore dilettante tesserato alla medesima federazione. Il tesseramento, invece, rappresenta il rapporto che si viene ad instaurare tra l’atleta e la Federazione di riferimento della disciplina praticata. In realtà il rapporto instaurato tra l’atleta e l’Associazione non può ritenersi solo di natura associativa in quanto viene a presentarsi anche uno scambio reciproco di prestazioni (rapporto di natura “sinallagmatica”): l’associazione utilizza l’atleta per perseguire i propri fini ed nello stesso tempo offre all’atleta la possibilità di esercitare l’attività sportiva.

Tale vincolo nei dilettanti si caratterizzava fino al 2003 come un legame praticamente perpetuo e senza possibilità di essere sciolto, se non con il consenso della società di appartenenza. Un vincolo di tale consistenza trovava la sua motivazione nella volontà di non disperdere il patrimonio sociale del sodalizio sportivo che, costituito dagli atleti tesserati, rappresentava l’unica fonte di sostegno dell’attività agonistica delle stesse. Per tale motivo numerosi sono stati i tentativi di giustificare l’esistenza e la conservazione di tale istituto.

Entrando nel tema focale di questo articolo può certo sostenersi che il diritto degli atleti italiani di svolgere una attività agonistica, seppur dilettantistica, veniva, e in parte viene tuttora, compromessa sensibilmente proprio dall’istituto del vincolo sportivo. La società era l’unico soggetto del rapporto ad avere la facoltà di concedere lo scioglimento di tale legame a meno che l’atleta non decidesse di rinunciare al tesseramento con la Federazione. In sostanza per l’atleta di turno il trasferimento presso un altra società risultava impossibile, limitando in questo modo la possibilità di concorrenza fra le società sportive.

Con una disposizione del 2004, il Consiglio Nazionale del Coni invitava, finalmente, le Federazioni a disciplinare più ragionevolmente la questione. Tale invito, pur se con molte frizioni, veniva tradotto, dalle singole Federazioni, con l’introduzione del raggiungimento di una certa età come limite alla durata del vincolo. A titolo esemplicativo la Figc decideva di porre al 25° anno di età tale limite. Nell’articolo 32 delle N.O.I.F. viene infatti stabilito che i calciatori dal 14° anno di età posso mutare il loro status in “giovani dilettanti” vincolandosi però sino al termine della stagione entro la quale abbiano compiuto il 25° anno di età.

Col raggiungimento dell’età stabilita dalla singola Federazione di appartenenza l’atleta può adesso automaticamente svincolarsi dal proprio club. In sostanza, per il giovane minore di 25 anni il vincolo ed l’accordo economico non hanno la medesima durata atteso che, pur non potendo firmare un accordo di durata superiore ad un anno, lo stesso sarà legato al medesimo sodalizio sportivo fino al compimento del 25° anno di vita per effetto del vincolo sportivo. Col compimento dei 25 anni la durata dell’accordo e del vincolo coincideranno permettendo al giocatore di decidere, con libertà, dove accasarsi. In realtà l’introduzione del limite anagrafico non ha poi così tanto cambiato le cose.

L’atleta dilettante è, tuttora, inderogabilmente legato ad un club per tutto l’arco della sua formazione atletica e mentale condizionandone, senza dubbio, la sua carriera. Le problematiche, dunque, connesse al vincolo sportivo di natura dilettantistica non trovano tuttora una soluzione anche se l’istituto deve ritenersi nullo poichè in contrasto col principio costituzionale secondo il quale l’esercizio dell’attività sportiva è libero; nonchè col diritto garantito dall’art. 18 cost. che attribuisce all’associato il potere di recedere dall’ente cui è legato. Sembra quasi che le Federazioni sportive nazionali non riconoscano il potere della legge statale nei propri confronti lasciando intendere un principio secondo il quale non sia lo sport a doversi adattare alle leggi dello Stato ma piuttosto le leggi debbano seguire lo sport nelle sue continue trasformazioni.

Tutto ciò avviene con la complicità, neanche tanto mistificata, delle società sportive; le stesse hanno un forte interesse economico a lucrare sui movimenti dei cartellini di tesseramento che spesso rappresentano buona parte dei loro ricavi. Risulta, pertanto, necessaria, a parer di chi scrive, la verifica della conformità della vigente normativa adottata dalla FIGC anche alla luce del diritto comunitario, con specifico riguardo alla libera circolazione dei cittadini e dei lavoratori, nonché del diritto della concorrenza.

>Avv. Cristian Zambrini (www.studiolegalezambrini.it)

Il risarcimento delle lesioni subite dall’atleta dilettante

A seguito di uno scontro durante una partita di campionato un giocatore di una associazione sportiva dilettantistica subisce un infortunio con conseguente rottura del legamento del ginocchio destro.

Nel presente articolo chiariremo in che modo e nei confronti di chi l’atleta danneggiato potrà avanzare la richiesta di risarcimento per le lesioni subite. Episodi come quello su descritto sono, purtroppo, all’ordine del giorno ed è per questo che l’ordinamento sportivo si è prodigato al fine di fornire una adeguata tutela nei confronti dei soggetti che si cimentano in un attività che, seppur ludica, evidenzia delle caratteristiche di pericolosità.

Nell’ambito professionistico, l’ordinamento sportivo prevede una espressa ed inequivoca tutela sanitaria a favore di tali atleti, posta a carico delle società sportive per le quali gli stessi risultano tesserati. Le società si impegnano a curare la migliore efficienza sportiva del calciatore, fornendo attrezzature idonee alla preparazione atletica e mettendo a disposizione dello stesso un ambiente consono alla sua dignità professionale.

Per tale motivo le società sono tenute a sottoscrivere una polizza assicurativa contro gli infortuni in favore dell’atleta presso una Compagnia di primaria importanza il calciatore. Il diritto sportivo, facendo leva sul codice civile (artt. 1218, 2049 e 2087) impone alle società sportive di adottare, attraverso i propri medici sportivi, le misure generali di prudenza e diligenza nonché le cautele necessarie secondo le norme tecniche e di esperienza, a tutelare l’integrità fisica del calciatore-lavoratore.

Volendo porre l’attenzione sul fronte del calcio dilettantistico la posizione di tale tipo di calciatore è ovviamente diversa. Pur in mancanza di norme ad hoc, non sembra, tuttavia, si possa dubitare che all’atleta dilettante, che abbia subìto un danno ingiusto nell’esercizio dell’attività sportiva, spetti un risarcimento. Consolidata Giurisprudenza ha, infatti, riscontrato una responsabilità contrattuale della società sportiva nei confronti del calciatore, anche se dilettante, in caso di suo infortunio. Il rapporto tra società dilettantistica e calciatori in taluni casi può essere, infatti, qualificato come “lavoro” sportivo e, quindi, in caso di sinistro, la società deve risarcire il proprio atleta.

Ovviamente tale considerazione non può trovare alcun fondamento nell’ordinamento sportivo atteso che, ai sensi dell’art. 94 ter Noif (Norme organizzative interne della Federazione), “per i calciatori/calciatrici tesserati con società partecipanti ai Campionati Nazionali della Lega Nazionale Dilettanti, è esclusa… ogni forma di lavoro autonomo o subordinato”. Quel che qui interessa è, tuttavia, ottenere una forma di risarcimento del danno subito. Tale materia non può essere sottoposta alla giurisdizione dell’ordinamento sportivo atteso il coinvolgimento di un diritto indisponibile quale quello alla salute. La qualificazione del rapporto tra la associazione e l’atleta come rapporto di lavoro è, peraltro, ormai sostenuta da una notevole giurisprudenza. Tale considerazione può, altresì, avallarsi in base alla considerazione che la volontà delle parti contraenti prevale su ogni eccezione di nullità del contratto e che l’accordo nullo per l’ordinamento sportivo non lo è necessariamente per l’ordinamento giuridico nazionale, ispirato costituzionalmente in primis alla tutela della persona e della sua salute.

Analizzando i profili di danno risarcibili il calciatore dilettante, oltre al risarcimento del danno fisico subito, ha diritto alla liquidazione del danno non patrimoniale ed in particolare a quello esistenziale che segue in modo pressoché automatico il danno fisico ed è liquidato in proporzione del quantum riconosciuto a titolo di danno biologico. Il danno esistenziale, in riferimento allo sportivo (anche se dilettante), rappresenta la lesione del diritto di praticare lo sport, diritto che rappresenta una estrinsecazione del diritto della personalità e, di conseguenza, trova ferrea tutela nell’art. 2 della Cost (“la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”).

L’interruzione di una pratica sportiva ha ricadute negative immediate da una parte sul piano del benessere individuale, della felicità della persona e della realizzazione della propria dimensione di vita e dall’altra parte sul versante della vita di relazione.

Avv. Cristian Zambrini (www.studiolegalezambrini.it)