Comunicato stampa San Severo Calcio

Comunicato stampa San Severo Calcio

Stadio Ricciardelli

Grande onore sul campo, grande vergogna fuori dal rettangolo verde. Così si può riassumere la domenica dai due volti dell’U.s.d. San Severo Calcio, uscita indenne, almeno dal punto di vista del risultato, dal big match contro il Taranto giocato al “Ricciardelli”.

Calato il sipario sulla sfida che potrebbe aver regalato la permanenza in Serie D alla compagine giallogranata, è il momento di stilare un bilancio su quanto avvenuto lungo tutto l’arco della settimana che ha preceduto l’incontro, fatta di polemiche e sfottò, a volte condivisibili, altre volte meno, intercorsi tra le due parti. L’elemento scatenante, ormai noto a tutti, riguarda il numero limitato di tagliandi riservato dalla società dauna al pubblico ospite: un numero ritenuto, a ragione, a dir poco ridicolo per una tifoseria come quella tarantina, conosciuta per il calore, ma soprattutto per la quantità di persone che la compongono, grande in casa (solo qualche giornata fa, più di 10000 tifosi allo “Iacovone” contro il Potenza), ma cospicua anche in trasferta. Il risultato di sette giorni fatti di scaramucce soprattutto mediatiche è stato quello di una rinuncia totale, da parte dei sostenitori rossoblu, a seguire la propria squadra in quel di San Severo, risolvendo in tal modo una questione che avrebbe potuto avere conseguenze problematiche, soprattutto dal punto di vista dell’ordine pubblico.

Purtroppo, quella sperimentata dalla tifoseria tarantina non è stata altro che una situazione divenuta ormai insopportabile consuetudine per l’ambiente calcistico sanseverese. L’inadeguatezza del “Ricciardelli”, definito struttura “da terzo mondo” da alcuni, è problema consolidato e già conosciuto al bacino di utenza della compagine giallogranata. Per permettere una maggiore comprensione a quanti non avessero avuto occasione negli ultimi anni di avvicinarsi al maggiore impianto calcistico della città (come dargli torto…), basti pensare alla giornata vissuta ieri da addetti ai lavori e pubblico di casa.

Partiamo dalla problematica più grande di tutte: l’esistenza di un’unica tribuna, minuscola ma soprattutto scoperta; fattore, quest’ultimo, che non permette a quella parte di sostenitori composta maggiormente da famiglie di godersi le prestazioni  della propria squadra senza temere le intemperie, di qualunque genere esse siano, poiché è vero che la pioggia possa dar fastidio, ma è altrettanto realistico dire che, nelle giornate più calde, il sole non sia benevolo per i malcapitati accorsi presso la struttura.

Secondo punto sul quale soffermarsi: l’inesistenza, conseguenza del problema tribuna, di una struttura adeguata per la stampa. Tale mancanza, risolta al momento con un’arrangiata impalcatura, rende impossibile un maggiore seguito mediatico al San Severo, eccezion fatta per quei giornalisti coraggiosi, o comunque costretti dalle circostanze, che si recano puntualmente al “Ricciardelli”; giornalisti ai quali tocca spesso trovare “rifugio” presso la tribunetta vicina, o addirittura decidere di trasferirsi (come il sottoscritto) in curva.

Terzo ed ultimo punto, quello più discusso negli ultimi giorni: la minuscola tribunetta ospite. Sbeffeggiata dal pubblico avverso in questa settimana, è l’ultima nata (male) dell’impianto; pur potendola considerare adatta a quelle gare in cui il seguito ospite non è numeroso, diventa letteralmente insignificante in caso di tifoserie più grandi, per l’appunto come quella del Taranto.

L’U.s.d. San Severo in toto, sentendosi prima responsabile di questa situazione a dir poco vergognosa, chiede scusa alla società Taranto Football Club ed ai suoi sostenitori per i disagi vissuti in occasione del match di domenica. Scuse che vanno estese alla tifoseria di casa, della quale non si può far altro che sottolineare pazienza e voglia di sostenere la squadra, riempiendo per intero l’impianto anche in occasione della giornata Pro-San Severo.

Fatte le dovute premesse, dopo aver esaminato il caso in tutte le sue sfaccettature, la palla passa alla nostra amministrazione comunale, in particolare al sindaco Miglio ed alla sua giunta; ricordandoci che, prima che componenti di schieramenti diversi, siamo tutti figli della grande famiglia sanseverese, sarebbe opportuno al più presto un intervento deciso da parte di chi ha la possibilità di agire.

Tante le domande che bisogna porsi tutti insieme:

–         È concepibile che una città di quasi 60000 abitanti non possa disporre di un impianto calcistico adeguato?

–         È concepibile disporre ad oggi, aprile 2015, di un impianto non solo non migliorato, bensì peggiorato rispetto a quello che era diciotto anni fa, all’epoca dell’ultima partecipazione in Serie D?

–         È giusto dover privare il pubblico sanseverese della curva in occasione di gare importanti, o viceversa dover privare gli ospiti di un settore sufficientemente grande quando il seguito casalingo aumenta?

–         Nei casi in cui la tifoseria ospite decida, come fatto dai tarantini, di non recarsi al “Ricciardelli”, è giusto privare l’intera città dell’indotto conseguenza di una partita di calcio importante (basti pensare al vicino centro commerciale, o comunque ai tanti esercizi commerciali che potrebbero essere interessati dall’afflusso di forestieri a San Severo)?

–         È giusto non permettere agli abbonati ed al pubblico pagante di godere dei servizi basilari, primo su tutti la fruizione di una tribuna coperta?

–         È giusto non permettere agli addetti ai lavori (dalla stampa allo staff tecnico) di poter operare nel migliore dei modi?

–         Quali prospettive può offrire un movimento nonostante tutto in crescita come quello calcistico sanseverese ad eventuali imprenditori decisi ad investire, siano essi del posto o di città limitrofe?

Ma soprattutto…

Una città come San Severo merita di subire l’ennesima umiliazione, venendo colpita in uno degli aspetti positivi degli ultimi anni, quali il proprio ambiente calcistico?

Ad ognuno di questi punti interrogativi vorremmo far corrispondere, insieme a voi, ma soprattutto ai nostri amministratori cittadini, un punto fermo.

Salvatore Fratello

laquis

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